giovedì, dicembre 10, 2009

Berlusconi, un uomo senza coglioni: per la poltrona offende gli italiani, attenta alla Corte Costituzionale, vuole ricostruire lo stato fascista.


Le dichiarazioni di Berlusconi a Bruxelles sono un vero e proprio atto di guerra contro le Istituzioni.
Un atto di eversione dell’ordine democratico.
Le sue farneticanti dichiarazioni vanno a braccetto con i discorsi di Benito Mussolini quando innestò il ventennio fascista.
Se allora fu una tragedia con 40.000.000 di morti, questa si appresta ad essere l’ennesima farsa di un individuo vigliacco e senza “coglioni”. Un incapace che attenta alla Costituzione perché incapace e impotente di gestire uno stato e una società che ha cacciato nella più nera disperazione.

Queste dichiarazioni sottolineano il sospetto che Berlusconi sia stato il mafioso mandante delle stragi degli anni ’90, come prima di lui i mandanti delle stragi di Bologna, di piazza Fontana e di Piazza della loggia, furono individui delle Istituzioni in tentativi continuati di creare le condizioni per fare colpi di stato e attentare alla costituzione prima che la Costituzione, ingabbiata nel terrorismo cattolico, fosse applicata in tutta la sua estensione alla società civile.

I Partiti popolari Europei, in particolare quello tedesco e quello italiano, per ordine del Vaticano, favorirono l’avvento al potere di Hitler in Germania e di Mussolini in Italia: individui senza palle, incapaci di vivere in una società di uomini che dovevano macellare per poter esercitare il loro potere. Così Berlusconi. Incapace, impotente, senza palle. Un individuo che scappa, pauroso e vile, anche a delle innocenti domande come quelle del giornale La Repubblica. Un uomo che ha rubato, attraverso la Fininvest, e che si rifiuta di restituire il mal tolto. Un corruttore che fa della corruzione e dell’uso di magistrati amici con cui ricattare i cittadini, uno strumento di uso sistematico.

Berlusconi dimostra di essere un individuo allo sbando in un partito allo sbando. Un fallito che dopo aver usato le televisioni per ingannare gli italiani, dopo aver usato la corruzione per abbattere il governo Prodi, ora sta cercando scuse con cui nascondere la sua incapacità. Un’incapacità che sta portando l’Italia allo sbando e al fallimento.
Riporto dal giornale La Repubblica:





Berlusconi al congresso del Ppe a Bonn:

"Sovranità in Italia è passata alla magistratura

Contro il partito dei giudici e la Consulta cambierò la Costituzione"
Il premier attacca la Corte "Sono stanco delle ipocrisie"
Fini gli risponde subito:

"Parole non condivisibili. Genera confusione sull'Italia. Chiarisca"

La controreplica del capo del governo.

E poi il duro intervento di Napolitano



ROMA - Da Bruxelles, dove partecipa al congresso del Partito popolare europeo, Berlusconi torna ad attaccare i magistrati e la Consulta con toni durissimi. E il rimbalzo in Italia è un nuovo, aspro scontro con Gianfranco Fini e con il presidente della Repubblica Napolitano. "In Italia - dice Berlusconi - succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo" e il Parlamento "fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale" e la Corte "abroga la legge". E' per questo, prosegue il presidente del Consiglio nel suo intervento al congresso del Partito popolare europeo a Bonn, che la maggioranza "sta lavorando per cambiare la situazione anche attraverso una riforma della Costituzione". All'indomani del parere della sesta commissione che ha riscontrato "elementi di incostituzionalità" nel ddl sul processo breve, il premier tira di nuovo in ballo anche la Consulta, a suo avviso "non più un organo di garanzia, ma un organo politico, composto per 11 membri su 15 da esponenti di sinistra", per via del fatto che ci sono stati tre presidenti della Repubblica di sinistra. L'analisi della situazione politica italiana che Berlusconi porta al congresso del Ppe parte dal presupposto che "la sinistra è allo sbando e cerca di avere ragione" di lui "attraverso i processi". Dall'altra parte, aggiunge, c'è "una maggioranza coesa e forte, con un premier super". "C'è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie - dice il Cavaliere -. Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?'". L'imbarazzo del Ppe. Le parole di Berlusconi prendono di sorpresa l'uditorio dei popolari europei. Che sembrano volersi tenere lontani dalla polemica. No comment della Merkel, mentre il neopresidente del Ppe Martens dice che il premier "è il primo presidente del Consiglio italiano, dopo la prima guerra mondiale, ad avere una maggioranza così forte". E alla domanda se ciò equivalesse ad un appoggio nei confronti delle dichiarazioni di Berlusconi sui giudici, risponde: "Mi limito a quello che ho detto". La risposta di Fini. Il presidente della Camera non fa attendere la sua replica. "E' certamente vero che la sovranità appartiene al popolo, ma il Presidente del Consiglio non può dimenticare che esso 'la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione' (art. 1). Ed è altresì incontestabile che gli articoli 134 e 136 indicano chiaramente il ruolo di garanzia esercitato dalla Corte costituzionale". Ancora, Fini rileva: "E' la ragione per la quale le parole di Silvio Berlusconi, secondo cui la Consulta sarebbe un organo politico, non possono essere condivise; mi auguro che il premier trovi modo di precisare meglio il suo pensiero ai delegati del congresso del Ppe per non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo". La contreplica del premier. Secca, e altrettanto dura, la risposta del Cavaliere al presidente delal Camera. "Non ho nulla da chiarire - dice - anzi, sono stanco delle ipocrisie". L'Anm. "Per fortuna di tutti l'ordinamento italiano e la Costituzione vigente prevedono organi di garanzia e il controllo dell'operato di qualsiasi potere e ordine, magistratura compresa", scrivono in una nota il presidente, il vicepresidente e il segretario dell'Anm, Luca Palamara, Gioacchino Natoli e Giuseppe Cascini. "Ovviamente la Corte costituzionale - spiegano - come in ogni Paese del mondo che ne preveda l'esistenza, giudica le leggi approvate dalle maggioranze parlamentari, di qualsiasi colore e orientamento politico. E la Costituzione, come spiega qualsiasi manuale di Educazione civica, la colloca tra gli organi di garanzia e non tra le articolazioni della magistratura". L'opposizione in Italia. La prima reazione arriva da antonio Di Pietro. Ed è durissima: "Berlusconi sta stracciando la Carta Costituzionale, prima riducendo il Parlamento ad un servizio privato ora volendo eliminare la Consulta, ultimo baluardo della Costituzione. Se non è fascismo questo, che cosa ci vuole? l'olio di ricino?". Poi parla il Pd, con la vicepresidente dei deputati Marina Sereni: "Un comizio indecente contro il presidente della Repubblica e i suoi predecessori, contro la Corte Costituzionale, contro i magistrati, contro l'opposizione democratica. Berlusconi è vittima di un'ossessione, i suoi processi gli impediscono di occuparsi dei problemi reali delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese italiane". A stretto giro interviene anche il segretario democratico, Pier Luigi Bersani. "I popolari europei . commenta - hanno avuto modo di constatare direttamente cos'è il rischio di populismo. Sono convinto che anche loro se ne preoccuperanno perchè il centrodestra in Europa sa bene cos'è una Costituzione, cosa vuol dire picconare una Costituzione e a quali esiti può portare". E, dopo l'intervento del Quirinale, il leader Pd - mentre dal partito sale la richiesta al premier di venire in Parlamento - aggiunge: "Le parole di Napolitano sono ferme e sagge". Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc presente alla riunione del Ppe, si dice preoccupato: "Non fa bene all'Italia - scrive in una nota - trasferire in ambito europeo le vicende della nostra politica e quelle personali del presidente del Consiglio. Conferma l'immagine dell'Italia come un paese di pulcinella". Dopo la nota del Quirinale parla anche Casini, secondo il quale "l'attacco del presidente del Consiglio alla Corte costituzionale è stato portato con "parole del tutto improprie, sbagliate nella sede e autolesionista per gli interessi del paese e dello stesso presidente del Consiglio". "Chi vince le elezioni - conclude - non è in alcun modo il padrone del paese, si deve confrontare la Costituzione, con i pesi e i contrappesi. L'Udc sta senza se e senza ma con il Presidente della Repubblica, con la Corte costituzionale, con la Costituzione e con il Parlamento". Mancino: "Nostro parere non vincolante. Sulla questione del parere della commissione interviene anche il vice presidente del Csm Nicola Mancino, che replica alle critiche ricordando che "il parere non è vincolante". E annuncia che dopo la pausa natalizia il plenum del Consiglio superiore della magistratura si riunirà alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
(10 dicembre 2009)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-20/cronaca-10dic/cronaca-10dic.html



Il parere non vincolante del CSM è, in realtà, l’analisi sulla legittimità Costituzionale del provvedimento.
Berlusconi si è dimenticato che se la volontà popolare vuole un regime fascista, è compito delle Istituzioni impedirlo. Lui può manipolare l’informazione. Chi doveva fermarlo, non lo ha fatto. Anzi, persone che avrebbero dovuto essere i suoi avversari politici, come D’Alema o Veltroni, hanno di fatto appoggiato le sue trame eversive collaborando ad aggredire la società civile.
Berlusconi ingiuria la Democrazia. Berlusconi ingiuria e offende gli Italiani. Berlusconi offende la Costituzione della Repubblica.
Ciò che ci lascia perplessi è che Berlusconi ha firmato il Trattato di Lisbona. L’ha fato approvare in Parlamento e dal primo di dicembre ogni provvedimento legislativo, compreso il suo tentativo di trasformare l’Italia in uno stato fascista e nazista, dovrà passare per il vaglio della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

I criminali ignoranti, come Berlusconi sta dimostrando di essere, fanno molto danno al paese perché aggrediscono il sistema produttivo, il sistema delle libertà sociali e trasformano poliziotti, carabinieri, vigili urbani, in terroristi che attentano ai principi fondamentali della Costituzione.

Dopo Berlusconi sarà necessario fare un bilancio delle ferite che questo incapace senza coglioni, ha inferto al paese con la collaborazione di Ratzinger e dei vescovi italiani.

10 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì, dicembre 07, 2009

Il non ammazzare dei cristiani; il solido legame familiare di Monica Cabrele; la manipolazione mentale cattolica.

Il comune di Asiago che, imponendo l'orrore del crocifisso a bambini indifesi, in assoluto disprezzo delle leggi dello Stato e della Costituzione della Repubblica, forte del non intervento di magistrati corrotti, pone le basi per emarginazione, disagio sociale e patologie psichiatriche che portano all'omicidio: è il non ammazzare dei cattolici.
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Il quinto comandamento, non ammazzare, viene usato dalla chiesa cattolica per legittimare il diritto di ammazzare.
Questa contraddizione è solo apparente. O meglio, è una contraddizione soltanto nella società civile retta dall’articolo 3 della Costituzione per cui ogni principio di legge si deve applicare in maniera uguale a tutti; non lo è nell’ideologia cattolica che, invece, costruisce una gerarchia di soggetti al di fuori della legge, come il suo dio padrone, il Gesù, la gerarchia ecclesiastica, la gerarchia sociale. Tutti soggetti che, secondo l’ideologia religiosa della chiesa cattolica, si sottraggono dall’obbligo di non ammazzare.
Possono ammazzare e, secondo la chiesa cattolica, in alcuni casi debbono ammazzare: quando lo ordina il dio padrone.

L’ordine di ammazzare, imposto dalla chiesa cattolica mediante il quinto comandamento (vedi: http://www.federazionepagana.it/bibbiaquintocomandamento.html ) viene veicolato nella società civile quando le patologie psichiatriche distruggono le resistenze che la società civile impone con le proprie regole sociali.
Il caso della madre del padovano che ammazza a coltellate il figlioletto in un crescendo di frustrazioni psicologiche, è un esempio di come l’imposizione del quinto comandamento dei cattolici, il non ammazzare, impone alle persone di ammazzare quando l’ordine viene da dio. Solo che mentre la chiesa cattolica considera sé stessa colei che pronuncia le parole in nome di dio, la patologia da identificazione che ogni cristiano fa col proprio dio, un dio, appunto, personale, lo porta a parlare con lui, ad accogliere la sua parola. Nella patologia, questa parola, questo ordine di dio, diventa l’assoluto della relazione psichica del soggetto, come questa “madre” che fissa il suo ruolo e la sua proprietà nei confronti del figlio, marchiandola con numerose coltellate.
Riporto l’articolo e sottolineo l’aspetto religioso che l’articolista, proprio per permettere lo sviluppo e l’esecuzione di altri omicidi, tende a nascondere fra le pieghe dell’articolo anziché metterlo in risalto:



Padova. La mamma: «Non crederci se ti dicono che ho ucciso un bambino»
L'omicidio del piccolo Alessandro fu quasi annunciato:


accuse di stupro ai parenti e la fuga di notte con la figlia
di Matteo Bernardini



PADOVA (6 dicembre) - Una bella casa, singola, con il giardino curato. Due figli sani, Alessandro di quasi tre anni, la sorellina appena nata, di pochi mesi. La tranquillità economica e un legame coniugale, quello tra Gianni Bellato e Monica Cabrele, solido in una famiglia in cui tutti si volevano tanto bene. Ma questa era la superficie. Una calma solo apparente che ha reso, a molte persone, incomprensibile il terremoto che in un gesto ha distrutto una famiglia e sconvolto un’intera comunità lasciando aperte ferite che non si rimargineranno più.


IL MATRIMONIO


I segnali che qualcosa, nella mente di Monica Cabrele, fosse ormai andato fuori posto erano infatti evidenti. E numerosi. Le scosse che preannunciavano il terremoto che la sera di sabato 21 novembre si è manifestato in tutta la sua tragicità con l’uccisione da parte della mamma del piccolo Alessandro ormai si ripetevano da giorni, da settimane. Alcuni segnali addirittura da anni. Da quando Monica, già dopo il matrimonio, aveva cominciato ad accusare i primi segnali di "stress". Era convinta che tutti, in paese, pensassero e parlassero male di lei, e per questo vedeva le persone in maniera diffidente. E dopo il matrimonio aveva anche interrotto le visite degli amici, i normali momenti di incontro tra coppie che invece sono solite trovarsi di tanto in tanto per raccontarsi le loro esperienze, i loro momenti di vita. Perché sporcavano.


I GENITORI


Si era incrinato il rapporto con i genitori con i quali Monica restava senza parlare anche per interi giorni. Però Gianni, conoscendo il carattere non facile della moglie, a questi segnali non aveva dato troppo peso. Monica era così. Ma il salto nel buio era ormai evidente quando, alcuni giorni prima di straziare suo figlio a coltellate, la mamma aveva cominciato a benedirlo con un crocefisso. Oppure quando due giorni prima dell’omicidio continuava a ripetere di avere il telefono sotto controllo per colpa di suo padre, che era convinta avesse commesso un piccolo furto. Monica aveva addirittura impedito al nonno materno di vedere il bambino e di entrare in casa, temendo che potesse far del male al nipote. La mamma aveva paura che qualcuno potesse accanirsi contro suo figlio, e che addirittura un parente, un anno fa, avesse abusato sessualmente di lui un pomeriggio in cui l’aveva lasciato in sua custodia.


IL FILM


Un quadro insomma composto da tanti dettagli che proprio nelle ore precedenti l’omicidio si infittiscono e si mostrano ancora più evidenti e sconcertanti. Le scosse non solo si ripetono, ma si fanno ancora più intense. Monica, il venerdì pomeriggio che ha preceduto il delitto si era chiusa a chiave nella stanza matrimoniale, un gesto assolutamente inconsueto, e aveva visto il film "The Secret". Un lungometraggio-documentario di un’autrice australiana, Rhonda Byrne, che spiega come la realtà sia la proiezione della nostra mente e dei nostri pensieri più convinti. È una serie di interviste ad esperti nell’uso della mente per influenzare la vita. Il "Segreto" che consente di modellare l’esistenza secondo i nostri desideri è la "legge dell’attrazione". Al tentativo del marito di entrare in stanza, Monica aveva risposto quasi urlando di non disturbarla e di «non fare male al Redentore». Gesti e parole che avevano scosso il marito così da chiedere aiuto a un’amica comune. Perché lui non sapeva come fare.


LA FUGA


La giornata di venerdì si è poi chiusa con un altro comportamento inspiegabile da parte di Monica Cabrele che uscita di casa la sera, di nascosto dal marito, si era recata da un fisioterapista portando con sè la bambina di tre mesi senza vestiti. Tanto che la persona alla quale aveva fatto visita era corsa al telefono per informare Gianni Bellato di quanto aveva visto. Rientrata, Monica e il marito avevano parlato a lungo, e lei continuava a ripetere come fosse sicura che l’indomani mattina i carabinieri sarebbero andati a prenderla: «Me credito – ripeteva al marito –, se i te dise che go copà un puteo, che non ze vero?». Una frase talmente incredibile che Gianni non avrebbe mai potuto credere che invece di lì a poche ore si sarebbe realmente verificata. Infatti al mattino sveglia la moglie e le "mostra" che a ridestarla dal sonno non sono stati i carabinieri ma lui stesso.


IL VESTITO DA SPOSA


E sabato mattina sembra essere davvero il preludio di un giorno felice. Anche se inizia con un altro comportamento bizzarro di Monica, che indossa l’abito da sposa prima di riordinare casa e quindi di riposare. Poi... Poi è la calma. Prima della bufera. È la terra che si ferma prima dell’ultima scossa. Quella definitiva, quella devastante. Quella che squarcia tutto poco dopo le 19. Quando Gianni esce per andare a prendere le pizze e rimanda in casa il piccolo che vuole andare con lui. Chiama Monica perché scenda in cuicina a occuparsi del bambino. Lei scende con un plaid e si siede di fronte ad Alessandro dopo che lui aveva mangiato dolci. E a quel punto lo colpisce. Novanta volte. Alessandro non grida e non piange. Fa solo un movimento, quasi volesse voltarsi, ma viene colpito ancora. Poi Gianni Bellato torna a casa e trova la moglie che stringe a sé il figlio insanguinato. Un abbraccio mortale che solo dopo ore potrà essere sciolto. E allora gli occhi si riaprono e la mente torna lucida. Tanto che Monica chiede di autorizzare qualcuno a spararle, per raggiungere Alessandro ed essere seppellita accanto a lui. Perché senza di lui non può vivere.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=83263&sez=NORDEST


Un articolo dai toni patetici. Irreali, a tratti offensivi.
Tutto si conchiude nel carattere e MAI nella ricerca di cause che hanno indotto all’atto omicida. Mai come ricerca di interpretazione dei segnali da parte della società. Quasi un diritto ad ignorare le persone, i loro problemi, per poter svegliarsi stupiti dell’evento drammatico. Come se l’evento drammatico fosse il prodotto dell’ineluttabile volontà del dio padrone e non dell’educazione che basata sull’imposizione ossessiva del crocifisso.
Questa ossessione dell’ignoranza glorificata del Veneto che nelle tensioni emotive parla in Veneto, per poter giustificare la propria incapacità di relazionarsi con il mondo in cui vive.
E’ l’imposizione da parte della chiesa cattolica del quinto comandamento: non ammazzare! Un’imposizione che ordina alle persone di ammazzare quando l’ordine viene da dio. Il dio che si manifesta nella patologia delle persone come soggetto diverso da sé e che indica il nemico da uccidere.
Così il nostro articolista de Il Gazzettino trasforma in “sfogo poetico” la conclusione di una tragedia che faceva comodo a tutti: al sistema sociale Veneto; alla chiesa cattolica; al dio padrone dei cristiani; al crocifisso imposto nella psiche della donna con la violenza; al giornalista de Il Gazzettino che trova soddisfazione nella sua espressione pietistica.
Il giornalista che omette il terrore dell’educazione nell’oratorio; la privazione degli strumenti adeguati con cui quella persona poteva far fronte alla vita; omette che queste persone erano sottratte ai diritti Costituzionali; omette di dire come il marito fosse un incapace, un incompetente e, in fondo, di moglie e figli non gli fregava niente non vivendo con loro passioni ed emozioni.
E’ il non ammazzare, il quinto comandamento dei cristiani, che si dispiega in tutta la sua atrocità.
Domani, aspettiamo la prossima atrocità.
Una prossima atrocità che porta i Veneti a congratularsi con loro stessi perché, loro, sono meglio di questi assassini che si sono fatti travolgere dall’educazione cattolica.
Il sindaco di Asiago, con la minaccia delle armi della Polizia urbana, impone il crocifisso. Sa perfettamente che il suo ordine va a scardinare la struttura psichica delle persone inducendole a comportamenti criminali ad imitazione dei comportamenti criminali del pazzo in croce. Ma l’imposizione del crocifisso lo fa sentire bene: onnipotente come il suo dio padrone. Così il sindaco di Asiago se ne sbatte delle leggi; se ne sbatte della Costituzione: lui è il padrone dei cittadini e come il pazzo in croce si compiace dei cittadini di Asiago in ginocchio davanti a lui.
Domani, saremo a discutere dell’ennesima atrocità. E' successo già a Cogne, in una bella villetta, domani succederà da un'altra parte. Storie dell’ennesima madre che userà il crocifisso per imporlo a suo figlio, lo chiamerà “redentore” e lo finirà a coltellate!

07 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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mercoledì, dicembre 02, 2009

Violenza sui minori come metodo per fare soldi creando disagio: gli asili privati!



E’ il terrorismo praticato dalla chiesa cattolica nei confronti dei bambini. Gli orrori dei lager che, in questo caso, sono stati filmati dalla polizia.
Nonostante ciò, qualcuno ha avuto da protestare per gli arresti: violentare i bambini davanti ad altri bambini era tollerabile, ma arrestare le maestre davanti ai bambini ha fatto gridare allo scandalo.
Violentare i bambini è una condizione talmente normale per i cattolici che pensano che sia legittimo.
Ha poco la Cassazione a dichiarare nella sentenza 34674/2007 a proposito di un maestro che protestava per una condanna a 3 mesi per autoritarismo:

“Il fatto commesso dall'imputato, qualificato come abuso dei mezzi di correzione, appare davvero al limite del più grave delitto di maltrattamenti, non potendosi, comunque, ignorare, con specifico riferimento alle espressioni linguistiche utilizzate nell'art. 571 c.p., che la nozione giuridica di abuso dei mezzi di correzione va interpretata in sintonia con l'evoluzione del concetto di "abuso sul minore", che si concretizza ex art. 571 c.p. (nella ricorrenza dell'abitualità e del necessario elemento soggettivo) allorché si configuri un comportamento doloso, attivo od omissivo, mantenuto per un tempo apprezzabile, che umilia, svaluta, denigra e sottopone a sevizie psicologiche un minore, causandogli pericoli per la salute, anche se compiute con soggettiva intenzione correttiva o disciplinare.”

Ma i cattolici se ne sbattono delle sentenze dalla Corte di Cassazione. Loro sono creati ad immagine e somiglianza di un dio padrone, e le bestie, che la società civile chiama bambini e considera dei soggetti di diritto Costituzionale, per loro devono solo obbedire a suon di bastonate e violenza.
Sono molti i lager, specialmente i privati, che dovrebbero essere mesi sotto controllo dalla Polizia di Stato.

Quello che fa rabbrividire è assistere alla complicità di molti genitori. O perché il figlio maltrattato non era il loro o perché, tutto sommato, ritengono che sia lo scotto che si paga per avere un posto nell’asilo e nel nido.
Riporto la cronaca del fatto dal sito dell’Ansa e parte della descrizione dal giornale La Repubblica.

La regola che la Polizia di Stato dovrebbe assumere nelle indagini è che “Sempre i bambini nei lagher sono maltrattati!” e le indagini dovrebbero impedire i maltrattamenti e fornire sicurezza ai genitori che in quell’asilo, in quel nido, non avvengono violenze.
La Polizia agisce ancora con la mentalità fascista. Ritiene che i cittadini debbano dimostrare le accuse all’autorità e non, come prevede la Democrazia, di cui loro sono al servizio, essere l’autorità a dimostrare la sua assoluta integrità.

Riporto:


Tratto dal sito dell’ANSA


Bambini maltrattati Arrestate 2 maestre
Scandalo nell'asilo 'Cip e Ciop' di Pistoia
02 dicembre, 17:40

PISTOIA - Due maestre di un asilo nido privato di Pistoia sono state arrestate dagli agenti della squadra mobile per presunti maltrattamenti su fanciulli. Tra i maltrattamenti a cui venivano sottoposti i piccoli dell'asilo 'Cip-Ciop' c'é anche quello di "mangiare il loro vomito", come ha rivelato il procuratore di Pistoia, Renzo Dell'Anno. Le arrestate sono la responsabile dell'asilo nido, 41 anni, di Pistoia, e l'insegnante, 28 anni, residente a Pistoia.
Gli arresti delle due donne, secondo quanto reso noto dalla polizia, sono stati eseguiti dopo "una complessa attività di indagine", iniziata nell'agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l'asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all'utilizzo di di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell'asilo.
Un bambino di otto-dieci mesi che vomita, gli schiaffi sulla sua nuca da parte di una educatrice, il piccolo che cade sul vomito e la donna che lo solleva da terra prendendolo per un braccio con violenza. E' questo l'episodio, avvenuto questa mattina, che ha portato la polizia a compiere l'arresto in flagranza delle due donne. "Davanti a questa immagine ripresa dalle telecamere che avevamo installato nella scuola - ha detto il procuratore Renzo Dell'Anno - non potevamo attendere oltre. Dovevamo tutelare i bambini e non potevamo permettere altri maltrattamenti".
Maltrattamenti il cui elenco e' lungo, secondo i genitori dei bambini iscritti all'asilo nido Cip-Ciop di Pistoia che hanno denunciato alla questura gli episodi facendo scattare indagini che hanno portato all'arresto delle due educatrici. Oltre a costringere i piccoli a mangiare il loro vomito, secondo le accuse, i piccoli subivano vari castighi. Sarebbero stati tenuti chiusi al buio nei bagni, non veniva dato loro da bere, venivano fuori dalle aule al freddo, venivano strattonati con forza tanto che spesso alcuni sarebbero tornati a casa con arrossamenti.
Tempo fa un bambino tornò a casa con una spalla lussata ma all'episodio non venne dato particolare peso in quanto i genitori pensavano potesse essere stato un episodio banale durante il gioco tra bimbi. "Ora, alla luce di quanto registrato dai filmati, rivaluteremo tutte le segnalazioni avute anche in passato", ha detto il procuratore Renzo dell'Anno.

Tra i maltrattamenti che i filmati della questura hanno registrato ci sono anche scappellotti ai bambini e pressione sulla bocca al momento dei pasti per costringere i piccoli a mangiare. Questi particolari sono stati rivelati dal procuratore. Questa mattina, dopo aver visionato il filmato, gli agenti si sono presentati a scuola e, intorno alle 11, hanno arrestato la prima donna. Gli agenti della Mobile si sono presentati ai cancelli della struttura ed hanno invitato l'educatrice a seguirli in questura. Più tardi, alle 11.40, è avvenuto il secondo arresto. Il procuratore ha immediatamente avvertito il sindaco di Pistoia Renzo Berti della situazione, che ha provveduto con l'invio di personale specializzato, a gestire la scuola.
GENITORI STUPITI, SOLIDARIETA' MAESTRE
Stupore, sorpresa, solidarietà alle maestre. Davanti all'asilo nido Cip e Ciop di Pistoia tra i genitori regna l'incredulità e c'é anche chi, come la signora Greta Mazzei, madre di un bimbo di due anni, che manifesta solidarietà alle maestre. "Prima di iscrivere mio figlio all'asilo nido avevo raccolte tutte le informazioni sulla scuola.
La maestra Laura era descritta come una persona rigida, ma tutti mi avevano detto che i suoi metodi educativi erano validi. In questi mesi mai mi sono accorta che qualcosa non andava e mio figlio è sempre stato sereno. Voglio esprimere solidarietà alle maestre. Qualche volta mio figlio mi raccontava che la maestra Laura lo aveva brontolato, ma niente di più". Davanti alla scuola ci sono anche mamme che hanno i figli da tre anni iscritti alla scuola tutte concordano nel manifestare stupore e meraviglia per quanto accaduto. "I bambini non si sono mai lamentati. Sapevamo di alcune denunce ma per noi non avevano senso siamo confuse. Abbiamo appreso la notizia dalla tv, mentre il Comune aveva cominciato a contattarci. Un papà, invece per dimostrare la bontà delle insegnanti ha detto: "Quando mio figlio, a casa, piangeva per una bizza gli dicevo che se non avesse smetto il giorno dopo non lo avrei mandato all'asilo".
Dal portone dell'asilo nido esce una mamma visibilmente adirata e grida più volte vergogna verso i poliziotti che da tempo sostano davanti al cancello del nido. "Si, ho gridato vergogna verso i poliziotti perché non si compiono azioni di questo genere davanti a bambini piccoli nel pieno dell'attività, potevano usare altri metodi".
Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2009/12/02/visualizza_new.html_1623089686.html


La Repubblica riporta in questo modo:

"Davanti a questa immagine ripresa dalle telecamere che avevamo installato nella scuola - ha spiegato il procuratore Renzo Dell'Anno - non potevamo attendere oltre. Dovevamo tutelare i bambini e non potevamo permettere altri maltrattamenti".I bambini venivano picchiati, chiusi nel bagno al buio per ore, costretti a stare immobili e in silenzio e addirittura a mangiare il cibo vomitato. Le accuse sono pesanti ma le due donne - sottolineano gli investigatori - sono state incastrate dai video di sorveglianza piazzati ad hoc nell'asilo, dopo le denunce dei genitori e sono state arrestate in flagranza.Le arrestate sono la responsabile dell'asilo nido, Anna Scuderi, 41 anni, di Pistoia, residente a Quarrata e l'insegnante Elena Pesce, 28 anni, residente a Pistoia.I maltrattamenti sono avvenuti nell'asilo nido 'Cip-Ciop' gestito dalla società 'Il Giardino dell'Infanzia di cui è titolare Anna Scuderi. Le indagini hanno consentito di "acquisire numerose e schiaccianti evidenze probatorie a carico delle due donne arrestate". Secondo le accuse le due donne maltrattavano i bambini, sotto i quattro anni, a loro affidati, in particolare - spiega la mobile - "costringevano i bambini a mangiare stringendo loro la mandibola per fargli aprire la bocca ed a volte, quando avevano fretta, porgevano loro la minestra ancora calda, in particolare in un occasione avevano preteso che un bambino rimangiasse quello che aveva vomitato"; e ancora "lasciavano i bambini soli nella stanza dove dormivano, senza vigilanza, e per non sentire il loro pianto alzavano il volume della radio". Il quadro dipinto dagli agenti è quello di un asilo infernale, che ha causato nei bimbi forti disagi: l'aggressività delle maestre - spiegano gli investigatori - ha provocato nei bambini rifiuto per il cibo, regressione nella parola, atteggiamenti aggressivi e insonnia.
(02 dicembre 2009)

Tratto da:
http://firenze.repubblica.it/dettaglio/schiaffi-a-un-bimbo-di-8-mesi-arrestate-due-maestre/1795138



Il danno psicologico fato a questi bambini inciderà su tutta la loro vita.
Non basteranno anni diversi per essere rimarginato.
Da 0 a 3 anni è l’età del massimo apprendimento. E’ l’età della massima trasformazione delle proprie capacità di risposte emotive nei confronti del mondo: così si predispongono i bambini per diventare disadattati.
E’ il terrore cattolico. La violenza sui minori che piace tanto ai Pubblici Ministeri.
Ai Pubblici Ministeri piace la violenza sui minori e aggrediscono le persone che si indignano nei confronti della violenza sui bambini. Come i cattolici usano la violenza sui bambini per imporre il loro dominio, così i Pubblici Ministeri perseguono, ricattano, minacciano, chiunque si indigni nei confronti della violenza sui minori e fingono di non leggere le sentenze della Corte di Cassazione per fingere di cadere dalla nuvole e di non sapere che la violenza sui minori è un atto di terrorismo e che andrebbe perseguitato non solo chi la mette in atto, ma sia chi la legittima e i mandanti della violenza stessa.

Ogni Pubblico Ministero si porta sulle spalle l’infamia della violenza che ha tollerato sui minori: perché aveva altro da fare; perché non gli fregava nulla; perché gli conveniva la violenza sui minori per assicurare lavoro a suo figlio.
E domani?
A chi tocca?

02 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì, novembre 27, 2009

Lo stupro di minori della chiesa cattolica, la violenza nella società e i politici compiacenti.


In Italia il ministro degli interni Maroni continua a coprire l’attività di pedofilia della chiesa cattolica. Mentre i paesi all’estero tentano di fare chiarezza e pulizia, solo in Italia la Polizia di Stato continua ad essere latitante ed omertosa nei confronti dell’attività di pedofilia dei preti cattolici. Una loro complice. Certo, qualche volta, qualche caso, arriva all’attenzione, ma sono bazzecole rispetto all’entità della situazione che la Polizia di Stato dovrebbe perseguire. Uno come Ratzinger non è mai stato perseguito e uno come Scola e Mattiazzo non è mai stato perseguito a norma di legge. I cittadini hanno il diritto di essere protetti, mentre la Polizia di Stato viene istigata dal Ministro Maroni a perseguire chi chiede giustizia nei loro confronti quando costringono i bambini in ginocchio a pregare un dio assassino.
Il Partito Democratico, in linea con la Lega, il Popolo delle Libertà e l’Unione di Centro, hanno un solo obbiettivo: assicurarsi i voti aiutando il vaticano a stuprare bambini costretti in ginocchio davanti ad un crocifisso. Stupro di minori con la collaborazione di un terrorista internazionale: Ratzinger!
Io mi limito a riportare gli ultimi articoli sparsi per l’web, ma la situazione è atroce nella società civile con i sindaci che impongono col terrore della polizia locale armata il crocifisso a bambini indifesi. Lo impongono sputando ed offendendo la Costituzione e le leggi dello Stato. Gli abusi perpetrati in Italia da Ratzinger vengono, di fatto, coperti dalla polizia di Stato. Ogni tanto qualcosa emerge, nel dolore e nella sofferenza, di chi ha visto il proprio futuro chiudersi nella violenza del Gesù e nel disprezzo di Istituzioni che avrebbero dovuto garantirne i diritti sociali.


Il caso esploso in seguito a un reportage
shock dell'emittente inglese Bbc
La commissione d'inchiesta sugli abusi
denuncia l'ostruzionismo della Santa Sede
Irlanda, Vaticano sotto accusa
"Ostacolò il rapporto sulla pedofilia"


LONDRA - Il Vaticano ignorò la commissione d'inchiesta sugli abusi pedofili da parte di sacerdoti nell'arcidiocesi di Dublino e sulla loro gestione da parte dei vertici della Chiesa locale. E' la denuncia contenuta nel rapporto della commissione presentato ieri e citato dall'emittente inglese Bbc, che nel 2007 aveva trasmesso un reportage shock sulle violenze sessuali dei preti irlandesi. La commissione guidata dal magistrato Yvonne Murphy chiese nel 2006 dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall'arcidiocesi di Dublino. Ma il Vaticano, secondo il rapporto, non rispose, limitandosi a comunicare al ministero degli Esteri irlandese che "la richiesta non era andata attraverso gli appropriati canali diplomatici". La commissione ha sottolineato però che era indipendente dal governo e quindi non aveva ritenuto opportuno usare canali diploamtici. Fu anche ignorata, secondo la Bbc, una richiesta di informazioni avanzata al nunzio apostolico a Dublino nel febbraio 2007, in cui la commissione chiedeva tutti i documenti rilevanti (gli abusi e la loro gestione toccati dall'inchiesta vanno dal 1975 al 2004) in suo possesso. Non ci fu risposta neanche alla richiesta di commento al rapporto, parte del quale fu inviato al Nunzio, visto che menzionavano il suo ufficio. L'Irish Times cita oggi un portavoce della Santa Sede, per il quale "si tratta di una questione che riguarda la chiesa locale". Il responsabile attuale dell'arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha ieri espresso "dolore e vergogna" per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue "scuse" alle centinaia di vittime delle violenze. Anche in Italia il caso era esploso dopo la messa in onda del servizio dell'emittente inglese Sex crimes and the Vatican durante una puntata di Annozero su Raidue. Il video racconta di 100 bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti che il giornalista della Bbc sostiene siano stati coperti dal Vaticano, dalla Chiesa di Roma e dall'allora cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede.
(27 novembre 2009)

Tratto da:

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/pedofilia-vaticano/pedofilia-vaticano/pedofilia-vaticano.html?rss


Questa, invece, è una notizia che viene dall’Italia. I casi sporadici, mentre vengono ignorate le violenze di massa come quella di on Gelmini, quella di Firenze, quella dell’Istituto Provolo, quella nei seminari e nei centri di detenzione chiamati, eufemisticamente, centri di recupero.
Come si ammazzano le persone arrestate perché qualcuno pensa che non abbiano diritti, così si stuprano minori pensando che i minori non abbiano nessun diritto se non quello di essere grati ai loro violentatori: sia fisici che psicologici.
Riporto:

Notizia del 25/11/2009-15:15
Cesenatico - In carcere perchè pericolosoMalgrado gli 85 anni ed una grave patologia degenerativa, il Giudice ha ritenuto che Don Giuseppe Giacomoni - affetto da fobìe sessuali - potesse reiterare il reato. Da qui la dura sentenza dopo la pronuncia della Cassazione: "Finisca i suoi giorni in galera"


CESENATICO - In carcere malgrado gli 85 anni perchè ritenuto capace di reiterare il reato. E' un colpo durissimo per l'ottuagenario Don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote tornato definitivamente in carcere ieri pomeriggio dopo che la Corte di Cassazione ha, di fatto, rigettato le istanze del suo avvocato Menotto Zauli, confermando la condanna d'appello a sei anni ed otto mesi per pedofilia. Il parrocco di Russi, ex presidente dell'associazione Arcobaleno di Cesenatico, arrestato nel 2006 per una torbida storia di abusi su minori, dovrà anche corrispondere alla sua vittima settemila euro in contanti.
Non sorprende, nell'essenza, la pronuncia della Cassazione. Ciò che stupisce, semmai, è la misura cautelare in carcere, un provvedimento singolare per un detenuto di 85 anni, per altro affetto da una grave patologia degenerativa. Don Giacomoni, ospitato dopo un mese di carcere preventivo in un seminario di Forlì, dall'ottobre del 2008, era di fatto un cittadino libero. Aveva infatti l'obbligo di dimora notturno nel convento, ma durante il giorno non aveva obblighi restrittivi ed era dunque libero di spostarsi come meglio credeva.
Ed è probabile che, proprio gli elementi raccolti in questo periodo di osservazione, unitamente ad un profilo criminale che lo dipingevano come un individuo disturbato da fobie sessuali, abbiano indotto il Giudice a negare a Don Giacomoni la libertà, ritenendo - a dispetto dell'anagrafe - per lui più consono il regime carcerario.
Tratta da: //www.romagnanoi.it/News/Romagna/Cesenatico/Cronaca/articoli/94121/In-carcere-perch-pericoloso.asp


Organizzazioni cattoliche il cui fine è la violenza sui minori: Dalla Congregazione dei Legionari di Cristo, all’Opus Dei, ai Salesiani, ai Cappuccini, ecc.
Organizzazioni criminali che hanno agito con la complicità di Istituzioni.


Legionari di Cristo, dopo gli scandali sessuali:
«Perdono, saremo più umili»

CITTA’ DEL VATICANO (24 novembre) - La doppia vita di padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo recentemente scomparso, accusato di abusi sessuali e pedofilia da diversi seminaristi, rischia di schiacciare il futuro della Congregazione dei Legionari di Cristo. «Chiediamo perdono a tutti e aspettiamo fiduciosi ciò che ci dirà la Santa Sede. Noi promettiamo di diventare la Congregazione più umile» sussurra imbarazzato padre Alvaro Corquela, il successore di padre Maciel.L’inchiesta aperta agli inizi di quest’anno dal cardinale Bertone per fare luce sui fatti, è ormai giunta alle battute finali e i Legionari aspettanocol fiato sospeso l’esito, timorosi di un giro di vite. La Congregazione fondata in Messico negli anni Quaranta è una realtà in forte espansione. Conta 18 università, decine di seminari, 800 sacerdoti e 20mila laici raggruppati nell’associazione Regnum Christi. Per quasi un anno è stata passata a setaccio da due visitatori apostolici col compito di verificare la fondatezza delle accuse contro padre Maciel, compresa l’esistenza di almeno tre figli, di cui una in Spagna. Ieri mattina il cardinale Bertone e padre Corquela sono restati chiusi in una saletta dell’Ateneo Regina Apostolorum, subito dopo la cerimonia d’apertura dell’anno accademico, per almeno venti minuti. Si è trattato di un piccolo summit a porte chiuse, senza testimoni, né telecamere, servito ad entrambi per un franco scambio di opinioni. Seduti l’uno di fronte all’altro su dei divanetti blu, protetti dall’esterno da un cordone di gendarmi, si sono scambiati la lettura di alcuni documenti, probabilmente in vista di una decisione concordata. Non si tratta, infatti, solo di riconoscere la colpevolezza del fondatore, ma di arrivare a separare questa figura dalla storia della congregazione stessa, cercando di salvaguardarne le molteplici attività. La posta in gioco è importante e delicata. Padre Corquela quando è uscito dalla riunione era visibilmente scosso. «Dobbiamo metterci al servizio di quello che il Vaticano ci dirà», ha osservato parlando con alcuni giornalisti. Gli abusi compiuti dal predecessore, le violenze sui seminaristi, i figli, le amanti fisse costituiscono un fardello ingombrante: «Dobbiamo riconoscere queste cose, accettarle, ma dobbiamo andare avanti, anche se con molto dolore e chiedendo perdono a tutte le persone che hanno sofferto». Poi, guardando al futuro, ha assicurato che i Legionari di Cristo opereranno nell’umiltà «con grandissima purezza di cuore, carità e misericordia. E’ questo che abbiamo imparato». Una brutta, bruttissima storia per una congregazione che, come ha riconosciuto il Vaticano, svolge «un benemerito apostolato». Tre anni fa, quando è scoppiato il caso, Papa Ratzinger ha immediatamente ordinato i provvedimenti ispettivi e le misure restrittive nei confronti dell’anziano padre Maciel, all’epoca ancora in vita. A prescindere dalla sua persona, il Papa non ha mancato di esprimere gratitudine per l’attività apostolica svolta quotidianamente dai sacerdoti dei Legionari di Cristo. Papa Wojtyla e soprattutto il suo segretario, l’attuale cardinale Dziwisz, così come l’ex segretario di Stato, cardinale Sodano erano tra i principali sostenitori di padre Maciel e della sua opera. Con l’arrivo di Benedetto XVI l’aria è cambiata. E nel 2006 il fondatore dei Legionari di Cristo, ormai ultraottantenne, è stato costretto a ritirarsi «ed avere una vita riservata di preghiera e di penitenza». In virtù dell’età avanzata e della salute traballante, gli è stato risparmiato il processo canonico.
Tratto da:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=81714&sez=HOME_NELMONDO


L’Irlanda è un caso perché esistono delle indagini e perché le vittime sono state assistite. In Italia le vittime vengono spesso derise ed offese dalla polizia di Stato. Come per gli omosessuali quando vengono aggrediti. E’ la condizione che mette le vittime in uno stato di frustrazione e impedisce loro di chiedere giustizia. E’ la condizione che favorisce la violenza domestica. Quella violenza che ha alla base la famiglia cristiana, quella sacra famiglia, portatrice di odio e di disprezzo per le persone che chiedono di essere persone e non ruoli.
La Polizia di Stato ha grandi responsabilità nel terrore che è stato imposto alle donne e alle persone più deboli. Ha collaborato attivamente per umiliare le vittime e garantire l’impunità agli aguzzini (sei tu che te la sei voluta! Sei tu che hai fatto... giustificando, in questo modo, una specie di perdita di diritti di rivendicazione delle persone).

giovedì 26 novembre 2009, 16:42
Irlanda, 46 preti pedofili: 320 denunce in 29 anni



Dublino - La Chiesa cattolica irlandese ha coperto per anni i reati di pedofilia commessi dai suoi sacerdoti nell’intento di tutelare la propria reputazione: lo denuncia una commissione governativa incaricata di indagare sugli abusi, uno scandalo di cui si è già parlato nei mesi precedenti. Il rapporto di 720 pagine esamina il caso di 46 preti accusati di avere abusato sessualmente di minori tra il 1975 e il 2004. Complessivamente sono state depositate in merito 320 denunce. Il documento fa il nome di 11 sacerdoti condannati per pedofilia, mentre l’identità degli altri, che sono morti o non ancora processati, non è stata rivelata o sostituita da pseudonimi. Gli inquirenti hanno studiato per tre anni più di 60mila documenti, un tempo secretati dall’arcivescovo di Dublino. Le vittime hanno accolto con favore la pubblicazione del rapporto, stimando tuttavia che il governo e la Chiesa hanno ancora molto da fare per riparare i mali commessi. Gli inquirenti, guidati da un giudice e due avvocati, sostengono di non avere alcun dubbio sulla colpevolezza dei 46 preti: "Un sacerdote ha riconosciuto di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, mentre un altro ha detto di aver compiuto abusi due volte al mese durante il suo ministero, durato più di 25 anni", affermano. Arcivescovi omertosi La commissione ha inoltre scoperto che tre arcivescovi di Dublino - John Charles McQuaid (1940-72), Dermot Ryan (1972-84) e Kevin McNamara (1985-87) - non hanno denunciato i fatti alla polizia, scegliendo di evitare lo scandalo pubblico e trasferendo i colpevoli di parrocchia in parrocchia. Il cardinale Desmond Connell ha aspettato fino al 1995 per autorizzare la polizia a leggere i dossier dei 17 casi di abusi sessuali.

Tratto da:
http://www.ilgiornale.it/esteri/irlanda_46_preti_pedofili_320_denunce_29_anni/chiesa-irlanda-pedofilia/26-11-2009/articolo-id=402092-page=0-comments=1

Marrazzo, convinto di aver peccato contro il suo padrone, chiede scusa al Vaticano. Ma, scusa di cosa? Dovrebbe chiedere scusa a sua moglie!
La veicolazione delle proprie pulsioni sessuali, quando non avviene mediante violenza o stupro, non è mai un “delitto”, né è mai censurabile se non in ambiti esterni ed estranei alla società civile; come la chiesa cattolica.
La violenza della chiesa cattolica nel pretendere l’impunità nella sua attività di devastazione della società, è di una gravità immane. Purtroppo, questa attività, è sorretta da politici più attenti ai voti che non ai propri doveri sociali e Costituzionali.
Riporto la notizia dagli USA:

Washington:
vittime abusi, preti contro il vescovo


«Si lamenta che non vengono protetti i bambini mai nati. Noi però crediamo che allo stesso modo sia importante proteggere quelli che sono nati e purtroppo vengono violentati e sodomizzati dai preti. Ma ci sembra che il suo scopo sia proteggere anche loro...». Così Ruth Moore, leader dell'associazione delle vittime di abusi sessuali ad opera di religiosi, spiega cosa l'ha spinta a manifestare contro Thomas Tobin, il vescovo di Providence, Rhode Island, balzato agli onori della cronaca per aver negato la comunione al deputato democratico Patrick Kennedy, in segno di condanna per le sue posizioni filo-abortiste. Moore attacca il vescovo di non aver agito abbastanza per fare piena luce sul triste fenomeno della pedofilia tra i sacerdoti. L'associazione chiede a Tobin di rendere pubblico l'elenco dei 125 preti della sua diocesi accusati o rei confessi di abusi sessuali su minori.
Mercoledì 25 novembre 2009 00.51
Tratto da:
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/156357

Avere l’impunità per il terrorismo consumato nella violenza sui minori con altro terrorismo.
E’ la chiesa cattolica: un’organizzazione criminale che continua a prosperare sull’incoscienza di politici delle norme Costituzionali e sul loro desiderio di continuare a delinquere.

27 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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lunedì, novembre 23, 2009

Lega Nord e crocifisso: questioni sul confronto politico fra destra e sinistra.


Dopo il fallimento delle ronde sulle quali la Lega aveva spinto per creare il terrore nazionale, ora la Lega lancia il terrore contro la Costituzione della repubblica e i principi Fondamentali dei Diritti del Cittadino Europeo. Immagine presa da Facebook, ma rende bene il clima sociale e politico attuale.
Così la guerra dei crocifissi, finalizzata per legittimare lo stupro dei bambini ad opera della chiesa cattolica, vede la Lega impegnata nella campagna per le elezioni regionali. Una campagna di odio fatta in sintonia con i vescovi cattolici che serve alla Lega per coprire i propri fallimenti sia economici che sociali.
Una feroce campagna nazista che sfocia nella pulizia etnica e nell’uso del crocifisso per aggredire la Costituzione della Repubblica.
Una feroce campagna che sfruttando le necessità di Silvio Berlusconi di non essere processato per i delitti che ha commesso (anche di mafia, stando alle ultime scoperte giudiziarie che però appaiono ovvie al sentire comune) sta tentando di aggredire i principi Costituzionali con la complicità di magistrati infingardi e una polizia di Stato che omette atti d’ufficio per finalità di eversione dell’ordine democratico.
Iniziamo da Treviso dove, dopo molti anni di incitamento all’odio e al disprezzo delle leggi, Gentilini ha avuto una condanna per incitamento all’odio razziale:



IL CROCIFISSO PER DISTOGLIERE L'ATTENZIONE DALLE LEGGI SALVA PREMIER
Ma gli elettori della Lega lo capiranno. Ne sono certi gli attivisti di Un'Altra Treviso




Treviso - Continua la campagna di Un’altra Treviso per mettere in mostra le contraddizioni della Lega che raccoglie firme per salvare il crocefisso nelle scuole, mentre fanno uso di simboli celtici, messinscene pagane e “ampolle del dio Po”.
Anche sabato scorso, al mercato, gli attivisti Luigi Calesso, Anna Mirra, Marcello Stampacchia, hanno distribuito un diverso volantinaggio per mettere in evidenza quello che, secondo loro, quello è il vero problema posto dalla iniziativa leghista ovvero che “si tratta anche, se non soprattutto, di una vera e propria operazione di “distrazione di massa”.
Infatti, sostiene Un’Altra Treviso,” mentre a Treviso i leghisti “difendono il crocifisso” a Roma i, molto più concretamente “difendono Berlusconi” sottoscrivendo il progetto di legge che porterebbe alla conclusione senza sentenza i processi in corso a carico del Cavaliere.
Viene il dubbio, per meglio dire la certezza, che l’operazione “crocifisso” sia un modo per distogliere l’attenzione dei padani da quello che conta veramente, dalla spudorata complicità della Lega nel tentativo di sottrarre Berlusconi al giudizio a cui dovrebbe sottoporsi come ogni altro cittadino.
Si tratta di una legge che chiuderà prima della sentenza processi per i reati di frode, abuso d’ufficio, traffico di rifiuti, truffa, corruzione, ricettazione, sfruttamento della prostituzione in decine di migliaia di casi e per decine di migliaia di imputati, per raggiungere lo scopo di chiudere tre processi e salvare un imputato, il Cavaliere”.
Secondo gli attivisti di Un’Altra Treviso visto che questa legge non piace ai ‘padani’ i leghisti avrebbero individuato una precisa strategia: “a Veneti e Lombardi riempiono la testa con la “difesa della religione cristiana”, mentre loro in Parlamento (coperti appunto dalla cortina fumogena “religiosa”) si occupano senza tanto strepito della molto meno ostensibile ma molto più concreta “difesa di Berlusconi”. Noi pensiamo che i ‘padani’ non ci cascheranno”.
Tratto da:

http://www.oggitreviso.it/crocifisso-distogliere-lattenzione-sulle-leggi-salva-premier-20048

Continuiamo con l’odio sociale che è ben rappresentato dal crocifisso e ben praticato dalla Lega.
Appare evidente che la lotta politica contro la Lega e la sua attività nazista passa attraverso la lotta sociale contro il crocifisso, i vescovi cattolici e il terrorista internazionale Ratzinger.
Appare sciocca la posizione della “sinistra” che vuole salvare Ratzinger mentre gli USA lo processano per stupro di minori!
Appare stupido il linguaggio da Vaticano della sinistra che non è in grado di veicolare i propri sentimenti sociali con un linguaggio capace di rendere immediato e condiviso lo sdegno per le attività di eversione dell’ordine democratico. Appare una sinistra priva di principi morali ed etici e più preoccupata di non irritare chi pensa i bambini come bestiame da costringere in ginocchio a pregare.
Una sinistra che non ha principi morali sentiti con le emozioni profonde non può che essere complice di chiunque la può ricattare con un crocifisso. L’eterna contrapposizione fra comunisti marxisti che costruirono la democrazia e il processo storico di uscita dal feudalesimo e comunisti cristiani che costruirono i gulag, è sempre in atto dove i secondi trovano affinità con i nazisti leghisti che impongono, con il crocifisso, la tradizione europea dei campi di sterminio e del genocidio: domani a chi tocca?
Trasformare la società in un cimitero sociale, politico ed economico, è il progetto della Lega di Bossi, Maroni, Cota, Tosi, Gentilini.




Riporto per il Piemonte:



CUNEO/ 8.500 firme raccolte dalla Lega Nord contro la sentenza di Strasburgo sul crocifisso




SODDISFAZIONE DELL'ONOREVOLE COTA. Stefano Isaia: "In provincia di Cuneo nel week-end abbiamo raggiunto le 8.500 firme un successo sopra ogni più rosea aspettativa”. Un successo in parte atteso ma non in queste proporzioni. Oltre 45 mila firme su tutto il Piemonte, più di 15 mila sulla Provincia di Torino ed 5 mila sulla città’. "Oltre 45mila in Piemonte. 15mila a Torino" - è soddisfatto il segretario nazionale della Lega Nord Piemont e capogruppo del Carroccio alla Camera on. Roberto Cota al termine del weekend di raccolta firme a sostegno dell’esposizione del Crocifisso e per dare supporto al ricorso del Governo contro la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’ uomo di Strasburgo".
‘Finché c’è la Lega – precisa Cota - la gente può star tranquilla che il crocifisso e tutti i simboli della nostra identità non spariranno dai luoghi in cui sono da sempre esposti. I cittadini oggi hanno risposto con decisione all’attacco sferrato dalla Corte Europea alle nostre tradizioni venendo in massa sotto i nostri gazebo ad apporre una firma per una questione che, evidentemente, sentono nel profondo. La gente sa che la Lega è l’unica forza politica che con grande coerenza ha difeso, difende e difenderà le radici cristiane e la nostra identità.
Lo dimostrano del resto tutti i provvedimenti approvati e la coerenza nel mantenere gli impegni presi che sta caratterizzando la nostra azione di Governo’. ‘Sono orgoglioso della risposta del Piemonte a questa nostra iniziativa – conclude Cota – perché premia la nostra eccezionale militanza, che sta in piazza veramente 365 giorni all’anno e permette la realizzazione di queste grandi mobilitazioni che sono la Lega riesce ancora ad organizzare’.
“Ancora una volta la Lega Nord attraverso l’impegno costante dei suoi militanti ha quasi raggiunto l’obbiettivo delle 12000 firme. – spiega il segretario provinciale Stefano Isaia - La gente ha dimostrato un grandissimo entusiasmo vista l’affluenza ai tavolini dei gazebo per firmare la petizione, lo stesso entusiasmo che le persone hanno manifestato nel vedere la Lega Nord sempre presente nelle piazze anche fuori dal contesto delle campagne elettorali, dove invece si sfidano a colpi di buoni propositi gli altri partiti politici.
La nostra iniziativa continuerà fino a fine anno e presto ci saranno nuovi gazebo di cui daremo informazioni precise nei prossimi giorni. Ringraziamo la gente che continua a dimostrare un grande affetto per il nostro Movimento e per le nostre battaglie; il nostro pensiero continua ad essere il pensiero di coloro che credono nelle proprie tradizioni, storia e credo”.

Il coordinatore provinciale MGP Alberto Brignone conclude: "La difesa del crocifisso è un valore a cui tutti i nostri giovani tengono ancora, toglierlo significherebbe far perdere alle nuove generazioni quell'identità cristiana che è stata il fondamento della nostra educazione. Per noi del movimento giovanile raccogliere le firme di domenica mattina rappresenta una necessità in difesa dei nostri valori."

Tratto da:
http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=22408


Pulizia etnica che una volta iniziata può continuare all’infinito: dai semafori intelligenti, all’aggressione delle persone.
Dove il natale cristiano appare nella sua reale interpretazione: dal genocidio degli eretici; al genocidio dei popoli dell’america latina; dal genocidio degli ebrei, al genocidio degli zingari, al genocidio di ogni popolo. Si inizia con la marchiatura del bestiame, con i restringimenti e poi con il filo spinato.
Crocifisso e lega vanno di pari passo: c’è un serbatoio di voti da aggregare e la Lega, sputando sulla Costituzione e sui Diritti Fondamentali dei Cittadini Europei, incitano al terrore. Come la Lega favorisce lo stupro dei bambini mediante l’imposizione del crocifisso, così il nazismo usò il pazzo di Nazareth per giustificare la sua soluzione finale.
Il razzismo della Lega è il razzismo dei vescovi cattolici: entrambi contro l’Unione Europea; entrambi contro la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo; entrambi per i campi di sterminio e per la costruzione della miseria sociale. Sia in campo economico che in campo sociale.
Riporto:
Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l'operazione
"White Christmas"
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari:
chi non è in regola perde la residenza
Un bianco Natale senza immigrati

Per le feste il comune caccia i clandestini
Obiettivo: "Far piazza pulita" dice il sindaco.
E l'assessore alla Sicurezza afferma
"Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana"
di SANDRO DE RICCARDIS



L'uso dei massacri, dei campi di sterminio, dei linciaggi e dell'aggressione razziale, non hanno mai creato nessuna sicurezza, ma hanno portato voti a chi li invocava. Hanno sporcato di sangue le mani di ogni italiano che ha collaborato col nazismo: ci risiamo? Non è un gioco!
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BRESCIA - A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari. Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio". L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia". A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. "È solo propaganda - dice l'ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra - Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d'integrazione. L'unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c'è stato sotto la nuova amministrazione". L'idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa", replica Abiendi, che si definisce "tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992". Poi enumera i risultati dell'operazione "Bianco Natale": "Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati". E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l'hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la "White Chistmas" ha avuto l'appoggio convinto dello stato maggiore del partito. "Il ministro Maroni è un uomo pratico - dice ora Claretti - ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici". Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. "Forse è stato infelice. Ma l'operazione scadrà proprio quel giorno lì".
(18 novembre 2009)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio.html


Se non si prende consapevolezza dell’importanza di imporre la Costituzione e i doveri alle Istituzioni, non si comprende nemmeno l’importanza che ha nella vita civile la Costituzione della Repubblica come uscita dall’orrore del cristianesimo. Cristianesimo, fascismo e nazismo, sono la stessa cosa. Solo la Costituzione rinchiude l’ideologia di morte del cristianesimo entro ambiti ristretti, ma, ultimamente le farneticazioni di Ratzinger contro l’aborto, il relativismo, il diritto delle persone di disporre del proprio corpo, trovano una sponda politica in chi vorrebbe riportare l’Italia in una società nazista.
Censurare la chiesa cattolica; censurare il cristianesimo; censurare il crocifisso; come l’aspetto nero e distruttivo di quanto di perverso si è presentato nella società civile. E’ questo l’unico modo per far politica in questo paese.

23 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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domenica, novembre 01, 2009

L'Italia ridotta ad un porcaio per i comportamenti mafiosi di politici imprenditori!

La vicenda Marrazzo appare sempre più come un grande porcaio berlusconiano.
Gasparri che minaccia querele se qualcuno tira in ballo le sue storie.
Querele che arrivano dalla famiglia Angelucci proprietaria dei giornali Libero e il Riformista:

Il gruppo Tosinvest, che fa capo alla famiglia Angelucci, smentisce la ricostruzione apparsa su Repubblica in un articolo sulla vicenda Marrazzo e chiede alla società editrice del quotidiano 30 milioni di euro come risarcimento danni. Il Gruppo Tosinvest, si legge in una nota, «nello smentire categoricamente la ricostruzione e il contenuto tutto degli articoli pubblicati su La Repubblica, comunica di aver conferito mandato ai propri legali di procedere in tutte le sedi opportune alla richiesta di euro 30 milioni a titolo di risarcimento dei danni arrecati al Gruppo dalla società editrice de La Repubblica, dal direttore responsabile e dai giornalisti autori degli articoli. Conferma, inoltre, tutto quanto dovesse essere riconosciuto a titolo di indennizzo dagli organi competenti verrà interamente devoluto in beneficenza». Negli articoli citati, Repubblica adombra presunti interessi del gruppo Tosinvest (che ha diverse cliniche nel Lazio ed è editore dei quotidiani Libero e Il Riformista) a danneggiare l’ex presidente della Regione
Tratto da:
http://www.altroquotidiano.it/?p=17814

Chiunque adombra viene denunciato!
Non male come uso della giustizia.
Se lo stesso risarcimento danni fosse stato richiesto dai cittadini per i danni provocati dal Teorema Calogero e dalle tonnellate di inchiostro usate per costruire castelli di sabbia con cui giustificare l’aggressione dei cittadini, avremmo una società civile ben più ricca.
Ma la società fascista si divide fra ricchi e poveri; fra chi può usare i magistrati e gli avvocati e ai cittadini cui è impedito farlo.
Ed è proprio seguendo i metodi che i giornalisti adottarono nell’usare il “teorema Calogero” che possiamo constatare come tutti gli attori in questa vicenda abbiano partecipato ad un disegno criminoso al centro del quale c’è Silvio Berlusconi.
Per mesi il filmato del ricatto è stato nelle mani di persone che avrebbero dovuto consegnarlo alle autorità competenti. Tutti sapevano e nessuno aveva fatto un esposto o una denuncia. Lo stesso Silvio Berlusconi, quando è stato scoperto che lui aveva il filmato in mano, ha provveduto a telefonare a Marrazzo affinché Marrazzo pagasse per toglierlo dal mercato.
Marrazzo stesso dice che era stato avvisato che lo avrebbero aggredito ad ottobre e non si è dimesso prima (questa è la vera colpa che nessuno, dei partiti che lo hanno appoggiato, gli perdonerà mai).
Riporto l’articolo del Corriere della Sera che fa una specie di riassunto dei lati oscuri della vicenda e di una serie di interrogativi.
A mio avviso, a breve, dovrà arrivare un’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi in quanto, volenti o nolenti, lui è stato l’utilizzatore finale del filmato, quello che ha telefonato a Marrazzo dopo che per due settimane ne è stato in possesso:



Le contraddizioni e le versioni diverse dei protagonisti
Soldi, bugie e mediatori, tuttii punti oscuri dal blitz alla trattativa
Nel video forse più dettagli di quelli già noti


La tenaglia che ha già stritolato Pie­ro Marrazzo si stringe ancora e ora rischia di strozzare qualcun altro. Perché dieci giorni dopo l’arresto dei quattro carabinieri, questa storia che s’è dipanata da luglio a ottobre rimane segnata da troppi punti oscuri. I due momenti cruciali sono l’irruzione nel­l’appartamento del transessuale Natalie e la commercializzazione del video del governato­re. La lettura degli atti sin qui acquisiti (quan­tomeno quelli che i giudici hanno messo a di­sposizione delle parti) mostra le contraddizio­ni — anche su dettagli all’apparenza banali— e le versioni divergenti fornite dai protagoni­sti. Ma soprattutto evidenzia quanto appro­fondite debbano essere le verifiche investigati­ve per comprendere se l’iniziale ricatto econo­mico possa essersi trasformato anche in una trappola politica. Nella seconda fase si agita­no infatti sulla scena attori che mostrano inte­resse per il video, ma poi dichiarano di non aver mai avuto l’intenzione di renderlo noto «perché si trattava di immagini impubblicabi­li ». E allora ci si può domandare come mai ab­biano continuato a trattarlo, invece di denun­ciare che cosa stava accadendo. Si tratta infat­ti di personaggi di primo piano dell’informa­zione, della politica e dell’imprenditoria italia­na. Dunque è proprio dall’inizio che bisogna ripartire per cercare di individuare i misteri da svelare.
Quattro nella casa Almeno la data appare ormai fissata: 3 lu­glio 2009. Marrazzo, Natalie e i due carabinie­ri che effettuano l’irruzione (Carlo Simeone e Luciano Tagliente) negano che nell’apparta­mento ci fossero altre persone. Ma su quanto accade forniscono ricostruzioni molto diver­se. I militari raccontano di essere entrati per­ché avvisati dalla loro «fonte» Gianguarino Cafasso che c’era un festino a base di cocaina. E sostengono che fu il presidente, sorpreso in quella situazione imbarazzante, a offrire loro denaro e favori. Marrazzo racconta di essere stato minacciato dai due che volevano soldi in contanti e di aver invece offerto tre assegni «perché avevo paura sia di essere arrestato, sia per la mia incolumità». Ma perché conse­gnarsi ai ricattatori fornendo loro un elemen­to così compromettente, tanto più se — come ha verbalizzato — il governatore non si era ac­corto che qualcuno stava girando un filmino, dunque non sapeva di essere incastrato? È pro­babile che la trattativa sia stata più comples­sa, che ci siano state consegne immediate o comunque successive di soldi. Uno dei carabi­nieri ha detto che il video originale dura 13 minuti confermando il sospetto che mostri molto più di quanto emerso. O, addirittura, che sia stato girato in due fasi diverse: quella dell’irruzione e quella dell’avvenuto pagamen­to. Due persone che l’hanno visionato sosten­gono che sul tavolino c’erano molto più dei 5.000 euro di cui ha parlato Marrazzo. «Alme­no 15.000 in banconote da 500 euro», concor­dano il fotografo Max Scarfone e il giornalista Giangavino Sulas.
Nell’ombra della trattativaL’indagine dovrà stabilire chi abbia girato il video, ma altrettanto e forse più interessante è comprendere quale fosse il fine reale della sua messa in vendita. È accertato che già il 15 luglio, appena dieci giorni dopo l’irruzione, Cafasso contatta due giornaliste di Libero . Il quotidiano all’epoca è diretto da Vittorio Fel­tri che però dice di non aver mai visto le im­magini. Negli stessi giorni i carabinieri (si è aggiunto Nicola Testini) chiedono al collega Antonio Tamburrino di trovare qualcuno che lo compri. Se l’unico obiettivo è fare soldi, non basta tenere in scacco Marrazzo? Lui stes­so ha ammesso che «quelli si sono rifatti sot­to in seguito, volevano favori». Con il trascor­rere del tempo la voce dell’esistenza del filma­to si è ormai sparsa, gli stessi militari hanno contattato alcuni imprenditori, «un certo Ric­cardo con tale Massimo». Ed ecco il primo det­taglio che inquieta. Racconta Tagliente: «Sime­one mi disse che quei due agivano per conto di altri». Chi sono questi altri? Ma soprattutto, quale uso può fare un imprenditore di un vi­deo tanto imbarazzante, se non utilizzarlo per un ricatto? E chi è davvero quel «Piero Cola­bianchi che ha case in Sardegna», al quale lo stesso Simeone racconta di essersi rivolto?
Il secondo livelloMentre i tre carabinieri si muovono, il foto­grafo Max Scarfone fa salire il livello degli in­terlocutori affidando il negoziato all’agenzia Photo Masi. Le regole per veicolare materiale delicato le conosce bene, visto che due anni fa fu proprio lui a immortalare Silvio Sircana, il portavoce del governo Prodi, mentre si acco­stava con la macchina a un transessuale in un viale alberato di Roma. Tentano con il settima­nale della Rcs Oggi , ma dopo aver mandato il giornalista Sulas a visionare il video, il diretto­re Andrea Monti dichiara di non essere inte­ressato. Ben diversa è la procedura con Mon­dadori, visto che il 5 ottobre Alfonso Signori­ni ne ottiene una copia. «Non avevo alcuna in­tenzione di pubblicarlo», dichiara quando la storia diventa nota. Ma, nonostante questo, non ha ritenuto di doverlo restituire a chi lo gestiva in esclusiva. Anzi.
Le visioni privateNe parla subito con Marina Berlusconi e con lo stesso presidente del Consiglio, al qua­le lo porta in visione. Poi lo veicola all’interno del gruppo editoriale, ma non solo. Per il 12 ottobre procura un appuntamento al nuovo direttore di Libero Maurizio Belpietro che lo visionerà negli uffici della Photo Masi. Lo stes­so accade due giorni dopo — 14 ottobre — con Gianpaolo Angelucci, l’imprenditore del­la sanità ed editore di Libero e del Riformista. Il diretto interessato smentisce di aver guarda­to il filmato, ma è Carmen Pizzuti, la titolare dell’agenzia, a rivelare i dettagli di quell’incon­tro specificando che «Angelucci si mostrò in­teressato e disse che mi avrebbe dato una ri­sposta entro le 19». Chi mente e perché? Rac­conta Pizzuti: «Quello stesso 14 ottobre Signo­rini mi chiamò e mi disse di fermare tutte le trattative perché Panorama era molto interes­sato e dovevano decidere chi doveva pubblica­re tutto». Adesso bisogna capire che cosa ac­cadde nei cinque giorni successivi. Perché il 19 ottobre è lo stesso Berlusconi ad avvisare Marrazzo dell’esistenza del video. Sono tra­scorse due settimane da quando il suo gruppo editoriale lo ha avuto in consegna. Perché ha aspettato tutto questo tempo? Il presidente del Consiglio ha detto pubblicamente di aver fornito a Marrazzo i contatti per trovare un ac­cordo con l’agenzia. Il governatore racconta un’altra storia: «Silvio Berlusconi mi ha telefo­nato per comunicarmi di aver saputo che ne­gli ambienti editoriali milanesi girava voce che ci fossero foto compromettenti che mi ri­guardavano. Io ho subito ripensato all’episo­dio accaduto nei primi di luglio e ho cercato tramite i miei collaboratori dell’ufficio stam­pa di saperne di più. È così che mi è stato dato il numero di telefono dell’agenzia che sembra­va interessata alla commercializzazione delle presunte foto che mi riguardavano». Pizzuti lo smentisce: «Il 19 ottobre Signorini mi ha te­lefonato dicendomi che mi avrebbe chiamato Marrazzo perché la cosa, per ovvi motivi, inte­ressava direttamente lui. Infatti il 19 ottobre, tra le 15.00 e le 15.30, mi contattava sul mio cellulare una voce maschile che si presentava come Piero Marrazzo». Se anche fosse riuscito ad acquistare quel materiale, come poteva spe­rare il Governatore che il segreto fosse mante­nuto per sempre? Sono tutte queste domande, tutti i misteri ancora aperti, a dimostrare come siano i ri­svolti politici ad intrecciarsi con un’inchiesta giudiziaria che potrà accertare la verità soltan­to chiarendo le diverse versioni fornite dai protagonisti.
Fiorenza Sarsanini
01 novembre 2009
Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/09_novembre_01/sarzanini-carte-marrazzo_d7edba10-c6d7-11de-b8db-00144f02aabc.shtml


Il 15 luglio il filmato è visto dai giornalisti di Libero. Feltri ne è a conoscenza.
Io ho l’impressione di assistere ad un film già visto: non si parla più della frequentazione di prostitute di Berlusconi, ma dei trans di Marrazzo. Dimenticando che ai trans Marrazzo non ha promesso un posto alla regione o un seggio a Strasburgo.
Inoltre, la cosa più grave, è che si indicano i trans come dei “pervertiti” dimenticando che a loro non sono riservate molte attività. Chi assumerebbe un trans in fabbrica alla catena di montaggio? Chi assumerebbe un trans come bidello in una scuola?
E le indagini sulle violenze dei carabinieri sui trans?
Ci si augura che tutto venga chiarito, anche se, visto l’andazzo dei magistrati di Roma, sembra assai improbabile.
La colpa di Marrazzo non è quella di essere andato con i trans, ma è quella di essersi fatto ricattare e, con lui, i suoi elettori.
Dopo di che a Marrazzo va ascritto il merito di aver fatto emergere un porcaio che altrimenti sarebbe stato, ancora una volta, taciuto. Però sono curioso di avere una risposta alla domanda: il 19 ottobre Berlusconi ha telefonato a Marrazzo, ma quando è stato comunicato a Silvio Berlusconi che c’era un video con immagini piccanti e compromettenti sul “Presidente” che circolavano?
Eppure, a Silvio Berlusconi quella comunicazione è stata fatta. Da chi? Pubblici Ministeri? I Ros? Carabinieri infedeli? Allora era il momento in cui emergevano le frequentazioni con minorenni di Silvio Berlusconi.
Ci sono molte cose che Silvio Berlusconi dovrebbe chiarire e, comunque, egli, per le azioni che ha fatto, rimane, con i carabinieri, il protagonista della corruzione.
E per giungere a questo, non serve il giudizio dei magistrati che spesso hanno dimostrato una certa complicità con Silvio Berlusconi (non hanno indagato come avrebbero dovuto o potuto), è sufficiente il giudizio sociale, morale e politico.

01 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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mercoledì, ottobre 28, 2009

Manifestazione della Polizia di Stato a Roma: la solidarietà è possibile solo nella democrazia, non nell'ideologia fascista e nazista!


I poliziotti manifestano contro le difficoltà che il nuovo governo impone al loro servizio.

L’intero paese è in difficoltà, non sono da meno i poliziotti che, secondo il governo Berlusconi, non sono un patrimonio, ma sono un costo per la collettività. Un costo sul quale risparmiare: forse, per questo governo, anche i cittadini sono un costo sui quali dovrà tagliare!
Leggo dal giornale La Repubblica:

ROMA - Mancano macchine e benzina. Gli uffici non riescono a far fronte alle pratiche. E il governo taglia, nonostante le promesse. Oggi a Roma gli operatori delle forze di polizia manifestano contro i tagli alla sicurezza e per la difesa di dignitose condizioni economiche e professionali. Lo fanno con un corteo, destinazione Piazza Navona. Tra loro spunta un busto in cartapesta dedicato a Silvio Berlusconi: "Papi, come ci hai cucinato bene". E i 30mila in piazza criticano il ministro della Funzione Pubblica e le ronde: "Brunetta buffone", "Le ronde sono vergognose". I sindacati delle forze di polizia denunciano "le irresponsabili scelte del governo", come la riduzione di oltre 40mila unità il numero degli operatori in servizio e la "sottrazione del il 44% delle risorse alle attività operative e organizzative". Inoltre le forze dell'ordine criticano la decisione "di rinviare di tre anni il rinnovo del contratto collettivo di lavoro e di sottrarsi all'impegno di realizzare un nuovo modello di sicurezza che esalti le professionalità". E ancora: "Sono scelte, queste del governo, che smentiscono gli impegni assunti in campagna elettorale, ed esprimono una sostanziale indifferenza verso il diritto alla sicurezza dei cittadini".

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/manifestazione-polizia/manifestazione-polizia/manifestazione-polizia.html

Come si può simpatizzare con la manifestazione della Polizia di Stato?
I cittadini hanno bisogno di poliziotti che rispettino le leggi. Hanno bisogno di sicurezza. Ma non la sicurezza nei confronti dell’accattone, del ladruncolo, ma la sicurezza che le Istituzioni non usino le loro prerogative per attentare ai diritti Costituzionali.
Quale giudizio può dare il cittadino dei poliziotti che mettono in atto la loro attività contro la libertà delle donne lungo le strade perché nella tesa del poliziotto queste non sono donne, ma prostitute?
Come posiamo aver fiducia in chi bastona chi non si può difendere?
Le telecamere riprendono i movimenti dei cittadini, ma non riprendono che cosa succede ai cittadini quando vengono fermati, per una qualche ragione, dai poliziotti.
Possiamo noi cittadini aver fiducia nella Polizia di Stato che tortura gli arrestati o che arresta le persone seguendo i propri teoremi?
Raccolgo a caso per l’web:

La procura di Roma ha disposto una consulenza medico legale per fare luce sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni arrestato per droga dai carabinieri e morto in ospedale il 22 ottobre scorso.
Al momento del fermo, secondo i familiari, l'uomo era in buona salute, ma il giorno successivo all'udienza di convalida del fermo il padre aveva notato tumefazioni al volto e agli occhi del figlio. Il medico legale nominato dagli inquirenti dovra' accertare, oltre alle cause della morte, anche l'origine delle ecchimosi riscontrate sul suo corpo. La magistratura, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo intestato "atti relativi a", ha anche deciso di acquisire la cartella clinica di Cucchi, la trascrizione del verbale d'udienza di convalida e la registrazione dell'udienza stessa.
28 ottobre 2009

Oppure:

LECCE - A meno di 48 ore dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari sull’inchiesta della polizia stradale, che ha visto salire a 27 il numero degli indagati, i poliziotti arrestati durante il blitz del 13 maggio scorso sono stati rimessi in libertà. I 16 agenti, dopo un breve periodo di custodia cautelare in carcere, sono poi passati, chi prima, chi dopo, agli arresti domiciliari nel cui regime sono rimasti fino a poche ore fa.

23 ottobre 2009

Oppure:

NAPOLI - Il pm Marco Del Gaudio - che si è alternato nell'accusa con il pm Fabio De Cristofaro - ha chiesto la condanna dei due vicequestori e dei poliziotti coinvolti nella cosiddetta vicenda della «caserma Raniero Virgilio», la caserma di piazza Carlo III nella quale vennero portati - e seconda l'accusa maltrattati - 83 militanti no global che avevano partecipato il 17 marzo 2001 alle manifestazioni di protesta contro il Global Forum che si stava svolgendo a Napoli.
16 ottobre 2009

Oppure:

Si tratta dell’ex comandante della polizia municipale di Termoli, Ugo Sciarretta, dei tre carabinieri luogotenente Giovanni Pagano, maresciallo Raffaele Esposto e Luigi Soccio (il primo responsabile della sezione di Polizia giudiziaria dell'Arma presso il tribunale di Larino, gli altri due in servizio presso la Compagnia di Termoli) e dei tre poliziotti Michele Tenaglia, Giancarlo Littera e Orlando Zara in servizio presso la sezione di Polizia giudiziaria di Larino. Arresto anche l’avvocato Ruggero Romanazzi, ex carabiniere. L’operazione è stata compiuta proprio su ordine della magistratura di Larino. L’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata a truffa, falso e rivelazione di atti d’ufficio. Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Nicola Magrone, si era creato, presso la Procura di Larino, un vero e proprio gruppo separato i agenti che gestivano un commercio illegale di informazioni riservate. L’inchiesta è legata alla precedente indagine, denominata “Black Hole”, che lo scorso anno aveva portato all’arresto di diversi dirigenti della sanità molisana per associazione a delinquere. Tali dirigenti, infatti, avrebbero ricevuto il sostegno del nucleo di carabinieri e poliziotti ora finiti in carcere. Inoltre, uno di questi arrestati, l’avvocato Romanazzi, è uno dei legali di Remo Di Giandomenico, ex sindaco di Termoli e parlamentare dell’Udc finito per qualche mese agli arresti domiciliari proprio nell’ambito dell’inchiesta “Black Hole” della Procura di Larino. Inchiesta che riguardava diversi tentativi di trasferire due ufficiali dell’Arma che stavano indagando sui rapporti tra politica e affari, nell’ambito delle due più importanti inchieste condotte negli ultimi anni in Molise, “Piedi d’argilla” a Venafro e la stessa “Black hole” a Larino e Termoli. Le “pressioni” avrebbero riguardato il comandante della Compagnia di Venafro, tenente Antonio Bandelli, e il suo collega della Compagnia di Termoli, Fabio Muscatelli.
14.05.2007


Oppure, se vogliamo parlare dei carabinieri:
I quattro carabinieri del ricatto a Marrazzo, il carabiniere di S. Donà o il carabiniere di Caorle sono notizie di questi giorni, senza andare tanto indietro nel tempo.


Però, al di là dei singoli episodi: che fiducia devono avere i cittadini nella Polizia e nei carabinieri?
Spesso li vedono come dei nemici, arroganti e criminali (12 poliziotti mi hanno massacrato di botte per due giorni; 2 poliziotti hanno denunciato che lo stavano facendo e sono stati derisi dai Pubblici Ministeri!), specialmente con i cittadini più deboli, quelli su cui possono esercitare il loro potere di ricatto e di vessazione.
Ora i poliziotti manifestano per migliorare il servizio e i cittadini hanno bisogno di poliziotti che rispettino la Costituzione: i due aspetti cozzano fra di loro.
Nessuno mette in discussione il “coraggio” del poliziotto nell’affrontare il rapinatore o lo spacciatore di droga. Ciò che viene messa in discussione è la qualità morale del poliziotto. La mancanza di quella morale che non solo lo porta ad indossare la divisa, ma a indossarla COME UN CITTADINO, e non come un cane da guardia che sbava e morde seguendo principi illegali o, peggio ancora, ordini criminali.

Così, da un lato ai criminali conviene una polizia debole; ai cittadini necessita una polizia che rispetti la Costituzione.
Piuttosto che avere una Polizia di Stato o un’Arma dei Carabinieri che attenta alla Costituzione della Repubblica è sempre preferibile avere una Polizia di Stato debole e Carabinieri circoscritti nella loro azione. In altre parole, piuttosto che i poliziotti si divertano a macellare le persone che non la pensano come loro o che non si mettono in ginocchio davanti a loro, è preferibile che manchi loro la benzina.


C'è sicuramente un problema di addestramento morale del poliziotto e del carabiniere che manca. Al Poliziotto e al Carabiniere non gli si impone la morale Democratica, non gli si impone di essere "al servizio del cittadino", ma al servizio dello Stato di cui il cittadino, nell'immaginario del poliziotto, è solo uno schiavo che deve stare sottomesso. E' la continuazione dell'addestramento fascista che forgia nel poliziotto l'idea del Rambo, ma non quella del cittadino. deferente con l'autorità, prepotente e arrogante con i cittadini!


Per questo motivo i cittadini italiani non possono essere solidali con la Polizia di Stato. E non lo saranno fintanto che la Polizia di Stato non rientra nell’ordine Costituzionale garantendo ai cittadini i loro diritti Costituzionali contro la prepotenza delle Istituzioni.
A chiacchiere danno sempre “rassicurazioni”, nei fatti, hanno sempre qualcos’altro da fare!
Per contro, i cittadini avranno sempre la necessità della Polizia di Stato o dei Carabinieri; si augurano solo di non essere le vittime dei loro pestaggi!

28 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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