Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

domenica, dicembre 30, 2007

Osservazioni ispirate da "L'ospite inquietante - il nichilismo e i giovani" di Umberto Galimberti

Ho quasi terminato di leggere “L’ospite inquietante –il nichilismo e i giovani” di Umberto Galimberti.
Galimberti è forse uno dei personaggi che apprezzo di più nel panorama culturale italiano, ma forse è solo uno del quale ho letto alcuni lavori.
La sua chiarezza espositiva è notevole e importante. Penso che la userò citandola in molti lavori.
Arrivare verso la fine del libro, verso la “cadenza del ritmo” mentre sto analizzando, contestandone scopi, mezzi ed effetti, dell’Enciclica Spe Salvi di Ratzinger, mi ha portato a comprendere (vero o illusorio che sia) una “barzelletta” che gira in internet e che fa, più o meno, così:
“Un etnologo osserva una marmotta e dopo giorni e giorni di osservazione scrive nel suo rapporto: “La marmotta è l’animale più stupido del mondo, passa ore ed ore a crogiolarsi al sole fuori dalla tana!”. La marmotta, a sua volta, scrive un rapporto in cui dice: “L’etnologo è l’animale più stupido al mondo, passa ore ed ore a guardarmi!”.”
Ogni uomo, ogni categoria umana, ha sempre una visione parziale delle cose che riguardano gli altri uomini e quando si scrive degli altri, come fa Umberto Galimberti, si scrive degli altri riducendoli alle proprie categorie. Quando non è possibile ridurre gli altri alle proprie categorie, gli altri sono il vuoto, i nichilisti. Ma per trovare il vuoto, il nichilismo negli altri, è necessario trovare il proprio nichilismo, la propria attività nella quale e attraverso la quale SI E’ COSTRUITO IL NICHILISMO (inteso come vuoto nella cultura e nella psiche. Anche se poi, in realtà, non esiste un vuoto reale nell'altro, ma esiste solo la nostra incapacità nel percepire).
Tutto il libro è il grido di dolore di Umberto Galimberti. Il dolore per il suo vuoto morale, etico, culturale, ma soprattutto per il vuoto emotivo che lo attraversa e che lo separa dalla società in cui vive. Non vede le sue azioni e le sue non-azioni, non ne vede né ne intuisce gli effetti, non si rende conto dei processi di adattamento che un insieme emotivo mette in atto nei confronti delle sue azioni, né vede l’origine del suo stesso non-agire.
Si erge a giudice, esterno ed estraneo all’insieme sociale in cui vive.
Va a trovare i ragazzi che hanno buttato i sassi dal cavalcavia chiedendo, ma senza conoscere il “dialetto emotivo” che manifestano, senza conoscere l’insieme emotivo entro il quale quei ragazzi hanno costruito i loro percorsi di adattamento soggettivo, senza conoscere la percezione che ne hanno dei fenomeni che giungono loro dal mondo e come hanno soggettivamente elaborato quei fenomeni in tutte le fasi della loro trasformazione di crescita.
Per capirlo serve il linguaggio emotivo e non il linguaggio della ragione o delle parole. Solo che per usare il linguaggio emotivo devi aver vissuto emotivamente.
Umberto Galimberti si pone davanti alle persone come il dio padrone che giudica la fotografia di una “realtà”, di una verità, manifestata in quel momento senza una storia o un divenuto e senza un futuro in cui quella “verità” si tuffa per modificarlo.
Nel libro “L’ospite inquietante – il nichilismo e i giovani” per Umberto Galimberti tutto è statico. Il futuro è una riproduzione del presente che contiene quella “speranza” che è solo un suo “desiderio dell’anima” e non il prodotto delle sue azioni: e che volete che il dio padrone e giudice eterno si sporchi le mani con il fango e l’immondizia della quotidianità?
La struttura culturale universitaria è pervasa da un nichilismo, un vuoto sociale, spaventoso (e questa non è una mia percezione, ma è la povertà delle azioni che dalla cultura universitaria arrivano alla quotidianità della casalinga che ne dimostrano la povertà). Separati dalla società non vivono le tensioni emotive e non partecipano agli eventi se non a fianco del dio padrone, padrone essi stessi.
La cultura universitaria giustifica il controllo sociale, la manipolazione dell’informazione, aiuta la disgregazione delle strutture culturali in cui le persone veicolano le loro tensioni (quando mai avete conosciuto l'indignazione della cultura universitaria per la violazone dei diritti civili, o per la manipolazione dell'informazione dei quotidiani?).
Consideriamo Umberto Galimberti. Lui negli anni ’70 non aveva il pugno chiuso pur frequentando l’ambiente. Ma perché non aveva il pugno chiuso? Il pugno chiuso è una rappresentazione culturale in cui manifestare la risposta alle tensioni emotive che dall’insieme sociale si riversano nei confronti degli individui. Lui non percepiva quelle tensioni sociali. Le persone che perdevano le mani nei torni, lo lasciavano indifferente. Razionalmente, quando gli giungeva notizia, esprimeva la sua contrarietà, ma non percepiva né l’emozione, né la tensione emotiva che l’insieme sociale che produceva la perdita delle mani, giungeva a lui. Lui era separato dalla società. Non aveva la relazione empatica con la società in cui viveva. La mancanza di relazione empatica ti rende estraneo. La percezione empatica, per contro, costringe le persone a mettere in atto delle azioni in relazione a tensioni emotive che emergono dentro all’individuo e sollecitate ad emergere da fenomeni o letture dei fenomeni che dalla società giungono all’individuo.
Fra il 1968 e il 1975 la società civile era in pericolo di un colpo di stato con la rottura del patto Costituzionale nei confronti dei cittadini messo in atto dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista.
Quali sono le conclusioni di Galimberti?

“Parliamo di sfida quando la contrattazione è abolita, e il sistema non può rispondere se non con la morte del terrorista o con la propria morte. Tale è la violenza del simbolico che interrompe ogni forma di contrattazione che le società civili hanno faticosamente raggiunto con il progressivo emanciparsi dalle modalità primitive di convivenza.”

Questi quattro idioti si sono fatti torturare per salvare la democrazia, ma lui li deride: sono nichilisti!
Questa posizione è quella del dio padrone che, rompendo il patto Costituzionale del 1948, si ritiene in diritto di macellare chiunque mette in discussione il suo diritto naturale. Il vuoto nichilista che pervade la struttura emotiva di Umberto Galimberti costruisce un muro grigio davanti ai suoi occhi emotivi e non solo non gli permette di intravedere l’altro, ma nega l’altro perché l’altro non si sottomette alle sue categorie.
E così mentre Galimberti costruisce il vuoto sociale si chiede:

“A giovani siffatti, probabilmente disattenti a scuola, non perché la materia non è interessante, ma perché nulla è più interessante, che dice la scuola? E soprattutto quando avverte quei passaggi d’atmosfera in adolescenti che troppo presto, saltando tutte le stagioni, passano dalla primavera cui la vita gli aveva immessi in quell’inverno dell’anima dove anche il rigore del gelo si fa sempre meno avvertito, che dice la scuola?”

Non si rende conto Umberto Galimberti di essere LUI A COSTRUIRE QUEL GELO SOCIALE!

Un giorno Bortolussi spiegò a degli artigiani come non farsi cogliere mentre violavano le norme di sicurezza sui posti di lavoro. Bortolussi era (e se non sbaglio, ancora è) il responsabile di un’organizzazione di imprenditori artigiani di Mestre. Io ero presente per lavoro dentro all’Associazione Artigiani e ascoltai indignato. Avevo due chili di polvere nera (la quantità e gli effetti equivalevano a un forte botto di capodanno) e un paio di giorni dopo (poco più o poco meno) Marghera fu svegliata da uno scoppio presso la sede della stessa associazione. Che senso aveva quello scoppio? Aveva lo scopo di far cessare la percezione emotiva del dolore sociale che l’azione di Bortolussi aveva provocato. Quel senso di impotenza in cui glii Umberti Galimberti di turno chiudono gli uomini per poterli macellare. La Procura della Repubblica di Venezia trovava del tutto normale e naturale che Bortolussi istruisse come violare le norme di sicurezza. La Procura della Repubblica di Venezia e l’ufficio Istruzione nelle persone di Carlo Mastelloni, Ferrari, Ugolini Rita e Michele Della Costa: appunto, gli Umberti Galimberti di turno!

L’azione di Mastelloni, Della Costa, Ugolini Rita, ha lo stesso impulso emotivo di chi butta sassi dal cavalcavia. Far del male agli sconosciuti, per loro è legittimo. Procura un sussulto emotivo, Lo sconosciuto è separato da loro. Loro non lo sentono. I ragazzi che buttarono i sassi dal cavalcavia, di cui parla Galimberti nel su libro, non avrebbero mai gettato dei sassi in testa alla loro madre, o alla suora o al prete del loro paese. Così come Carlo Mastelloni, Della Costa o Ugolini Rita non avrebbero mai inquisito Tagliercio o Albanese per i loro delitti, né Bortolussi. Loro capivano Albanese, Tagliercio o Bortolussi e giustificavano la loro attività criminale, ma quelli che perdevano le mani sui posti di lavoro, quelli che venivano torturati nei posti di polizia, quelli che furono ammazzati in fabbrica a Marghera non esistevano. Erano altri!

Dodici poliziotti mi hanno massacrato di botte per due giorni, per un mese sono stato tenuto nascosto perché passassero gli ematomi, ma chi sono i responsabili? I poliziotti che mi hanno massacrato? I magistrati che li hanno coperti e che mi hanno sistematicamente minacciato di morte e tentato di farlo? I giornalisti dei vari giornali fra i quali il Gazzettino che hanno legittimato le torture? La cultura universitaria che ha legittimato la rottura del patto Costituzionale ad opera della politica?

E’ il vuoto emotivo! Questo è il vero responsabile, al di là delle persone e dei nomi!

Il vuoto emotivo che distrugge la possibilità di veicolare le emozioni delle persone in questo presente perché pretende che le emozioni, i bisogni e le passioni delle persone si inquadrino entro schemi etico-morali estranei alle persone. La violenza con cui si aggrediscono le persone sia nelle loro emozioni sia nel linguaggio che le loro emozioni esprimono. Aggresioni che trasformano la società civile in un campo di concentramento emotivo. Così, gli uomini, anziché dispiegare nella società i figli del sangue di Urano Stellato, i Giganti, le Ninfe Melie, Afrodite e le Erinni, devono subire la violenza di un dio padrone che determina tempi e limiti in cui questi Dèi si possono esprimere. Tempi e limiti che sono nella “conoscenza segreta del dio padrone” custodita dai Galimberti pronti a criminalizzare ogni volta che gli Dèi si presentano nelle emozioni e nelle azioni degli uomini. I Galimberti hanno ucciso dentro di loro Afrodite, le Erinni, il Gigante emotivo che avrebbe dovuto crescere dentro di lui o la Ninfa Melia con cui costruire la relazione. Così non riconoscono Afrodite, l'Erinne, il Gigante o la Ninfa nel mondo che li circonda, nelle azioni e nelle emozioni degli Esseri Umani. Mentre i Galimberti agiscono per imporre il vuoto del dio padrone alla società, gli Dèi della vita che si manifestano nell’anima degli uomini spingono il loro Fanete a spezzare le costrizioni.
Cosa censura Galimberti?
Censura le azioni e le emozioni delle persone.
Non censura chi non ha attrezzato le persone per veicolare le loro emozioni.
Censura la “mancanza di senso”. Ma la “mancanza di senso” che Galimberti censura è “la mancanza di senso all’interno della sua concezione di senso”. Cioè la mancanza di un senso che coincida col senso del dio padrone. Non mette in discussione il “senso del dio padrone” che è la vera mancanza di senso che pervade la società. Infatti, parla di un futuro. Come se quel futuro fosse una verità. Ma da quando in quà, nell’infinita storia dell’umanità fin da quando uscimmo dal brodo primordiale, l’azione nel presente fu fatta “progettando un futuro”? Il futuro emerge dal presente, ma solo se il presente è vissuto con intensità dai soggetti. Soggetti che vivono il presente negli interessi emotivi del presente.
E' il vuoto che attraversa Galimberti rendendolo estraneo alla società civile. Non il vuoto del nichilismo che lui vuole identificare, ma la mancanza di empatia o, se preferiamo, di specifiche empatie sociali.
Quella disperazione angosciosa che fa dire ad Umberto Galimberti:

“Nell’attesa non c’è durata, non c’è organizzazione del tempo, perché il tempo è risucchiato dal futuro che risucchia il presente a cui toglie ogni significato, perché tutto ciò che succede è attraversato dal timore e dall’angoscia di mancare l’evento. La speranza, invece, guardando più lontano e ampliando lo spazio del futuro, distoglie l’attesa della concentrazione sull’immediato e dilata l’orizzonte. La speranza, infatti, è l’apertura del possibile. Essa fa riferimento a quei “nuovi cieli” e a quelle “nuove terre” che sono promessi dalla religione, dall’utopia, dalla rivoluzione, dalla trasformazione personale che siamo soliti temere, perché arroccati dalla nostra identità assunta come un fatto e non come un’interminabile e mai conclusa costruzione.”

Tutto è costruzione, anche la “distruzione del presente” è una costruzione. Ed è l’angoscia di Galimberti per non aver vissuto e che non si rende conto che non esiste una “città di dio”, nella quale sperare e che MAI nella storia dell’umanità la speranza nel futuro ha generato qualche cosa se non la distruzione del presente. La speranza è l’acqua che disseta l’angoscia che l’individuo manifesta per il fallimento del suo presente.
C’è da chiedersi:
Che cosa ha ucciso la possibilità delle persone di dispiegare le loro emozioni nel presente?
E ancora:
Sappiamo noi sciacquare le nostre emozioni in Arno?
Mi sembra di ritrovare Ilvo Diamanti che incita i giovani ad uccidere i loro genitori per acquisire un’autonomia d’azione in funzione del loro futuro, ma non si chiede: io che armi, che attrezzatura, ho fornito ai miei figli per farlo?
E infine, un’ultima cosa: I GIOVANI SIAMO TUTTI NOI!
Anche a ottanta anni. E se il giovane, di qualsiasi età, non agisce nel presente esponendo al fuoco le sue emozioni e non mette a disposizione il bagaglio dei suoi errori emotivi, quel giovane, qualunque sia la sua età anagrafica: E’ UN MORTO CHE SI E’ DIMENTICATO DI CESSARE DI RESPIRARE!
Non se la prenda Galimberti per il mio astio: è la rivolta delle cavie da laboratorio contro i camici bianchi che vogliono vivisezionarle.
Come dissi all’inizio:
“Un filosofo-psicologo osserva un gruppo sociale e dopo giorni e giorni di osservazione scrive nel suo rapporto: “Quel gruppo sociale è il più nichilista del mondo, passa ore ed ore a fare gesti senza senso!”. Quel gruppo sociale, a sua volta, scrive un rapporto in cui dice: “Il filosofo-psicologo è il più nichilista del mondo, passa ore ed ore a pensare ad un gruppo sociale anziché preoccuparsi di vivere!”.”
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo

sabato, dicembre 29, 2007

Istituzioni e attività di terrorismo: i fatti di Bergamo evocano fantasmi mai dimenticati

Quando si parla di attività di terrorismo delle Istituzioni, anche se sarebbe più corretto parlare di terrorismo messo in atto da individui che si assicurano l’impunità mediante le Istituzioni, se ne parla per la percezione che ne hanno le persone per le vessazioni, le torture, gli atti di violenza, gli scherni, messi in atto da chi, occupando un ruolo Istituzionale, si sente onnipotente.
Quando si dice che le bande di controllo del territorio messe in campo da Cacciari in Piazza S. Marco o dalla lega nel trevigiano sono pericolose perché non solo evocano il ventennio fascista, ma attentano ai diritti dei cittadini in quanto il controllo militare del territorio è una prerogativa delle Istituzioni pubbliche e non di privati cittadini che, per i loro interessi, fanno, SEMPRE E COMUNQUE, violenza a cittadini, non lo si dice a caso.
Quando si dice che a Venezia Albanese e La Barbera erano dei torturatori che agivano con la complicità dei magistrati di Venezia, lo si dice per esperienza diretta. Un’esperienza che qualcuno ha provveduto affinché nessuno potesse rivendicare giustizia. Un impedimento mediante la violenza al fine di destabilizzare le istituzioni e poter continuare a torturare i cittadini.

E quando altri membri delle Istituzioni agiscono (allora, l’onore alle Istituzioni fu restituito dal poliziotto Trifilò e il Cap. Ambrosini, e scusate se la memoria mi fa sbagliare i nomi) portando fatti alla luce e documentandoli con i mezzi attuali, sono in grado di evocarti quei momento che portano disonore delle Istituzioni.

Cosa vieta che ciò che è avvenuto a Bergamo non avvenga o non stia già avvenendo nel Veneto?
Si può logicamente sospettare che anche il comandante dei vigili urbani di Cittatella, con la complicità e l’istigazione di Bitonci, faccia altrettanto?
Cosa ci dissuade da tale sospetto? Tale sospetto non viene forse accentuato dalla posizione che ha preso il Procuratore di Padova Pietro Calogero, dati i suoi precedenti?

I protagonisti delle violenze, carabinieri e vigili urbani, sono stati fermati, ma non sono stati accusati di atti di terrorismo!
Eppure erano in numero maggiore che non i fermati e gli accusati di ricostruzione delle “nuove brigate rosse” ad opera della magistratura milanese. Erano maggiormente equipaggiati sia in armi che in mezzi. Gli atti di terrorismo erano in numero maggiore e tutti rivolti contro la persona. Ma nessuna accusa di terrorismo è stata mossa nei loro confronti come se sparare al marocchino non fosse un atto di terrorismo come sparare al direttore del giornale Libero.
L’intervento di forze di polizia e di magistrati attenti hanno fermato i personaggi della banda di Bergamo: a loro va il nostro rispetto!
Ma se questi personaggi non saranno allontanati dalle Istituzioni, quante altre persone massacreranno di botte dei posti di polizia? E se oggi un magistrato è riuscito ad inquisirli, domani ci potrebbe essere un Carlo Mastelloni, un Ferrari, un Pisani, un Michele Della Costa, un Pietro Calogero, una Rita Ugolini pronti a servirsi di quelle torture per devastare le Istituzioni.
Per questo si guarda con preoccupazione l’attività del Ministro degli Interni Amato che, a mio avviso, omette atti di ufficio di controllo sulle sue stesse forze dell’ordine. Quando le “forze dell’ordine” non sono al servizio dei cittadini in relazione alla Costituzione della Repubblica, si trasformano in bande di terroristi il cui scopo è la disarticolazione delle Istituzioni come avvenne negli anni ’70 e ’80 il cui unico scopo dei magistrati fu quelli di proteggere dalle accuse chi organizzò colpi di stato dal 1969 fin oltre il 1975 devastando la società civile e offendendo la Costituzione della Repubblica.
Riprendo dal Corriere della Sera invitando le persone a riflettere, perché quando il piccolo vento dell’intolleranza razzista e nazista soffia significa che si sta approssimando la tempesta!

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_29/marrone_3ce303d2-b5ee-11dc-ac5d-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano
A Bergamo sgominata la «banda» della panda nera
I raid dei carabinieri anti-immigrati

in 21 ogni venerdì sera davano vita a pestaggi contro extracomunitari
BERGAMO — La chiamavano la «caccia grossa» con la Panda nera. Carabinieri e vigili urbani usavano un’auto con una targa rubata e, secondo l’accusa, ogni venerdì sera davano vita a raid punitivi contro extracomunitari. Prima il briefing in caserma a Calcio, nella Bergamasca, poi via. Ma su quella Panda c’era una microspia. E ora le conversazioni concitate, i pestaggi degli stranieri, le urla durante perquisizioni «dure» a caccia di droga (che talvolta spariva con denaro e cellulari dei fermati) sono finite in un dossier della Procura. Il gruppo aveva scelto il venerdì probabilmente per poter apparire sui giornali della domenica. Perché il giorno dopo, ai cronisti, raccontavano di arresti e di «brillanti operazioni antidroga». Solo dopo sono emersi i metodi usati. Una «banda »—così la definiscono gli inquirenti — di 21 persone, (una dozzina i carabinieri) cinque delle quali accusate di associazione per delinquere. Qualcuno è ancora ai domiciliari, altri sono stati sospesi, altri ancora trasferiti. Eppure sono stati rimpianti dagli abitanti di Calcio: poco dopo gli arresti dello scorso luglio, sono comparse scritte del tipo: «Rivogliamo i nostri carabinieri», «Deidda sindaco» e via così. Ora, a sei mesi dagli arresti, arrivano le prime richieste di patteggiamento: un carabiniere di Calcio, Danilo D’Alessandro (1 anno e 8 mesi) e un vigile di Cortenuova, Andrea Merisio (3 anni). Molti hanno chiesto il rito abbreviato, compreso il maresciallo Massimo Deidda, «Herr kommandant», come lo soprannominavano gli altri della banda. «Il capo indiscusso » del gruppo, per i pm di Bergamo. Un tipo dai modi spicci, carismatico. E’ l’ex comandante della stazione di Calcio, che in questi giorni, fino alla fine del processo (prevista per il 14 febbraio) è stato autorizzato a tornare ai domiciliari proprio nella stazione che comandava.
Le violenze Per l’accusa era tutto studiato, a partire dalla Panda recuperata prima di essere demolita sui cui era stata piazzata una microspia. E dalle vittime: preferibilmente extracomunitari clandestini che difficilmente avrebbero trovato il coraggio di denunciare. Invece qualcuno lo ha fatto. Agivano armati, scrive nella sua ordinanza il giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino, in «un clima di violenza, di esaltazione collettiva e di autocompiacimento», in un paese di neppure cinquemila anime, Calcio, (sindaco leghista), dove le parti si sono invertite: i carabinieri sono diventati delinquenti e i marocchini i loro accusatori. A una vittima viene rotto il naso. A un’altra il timpano. A un’altra ancora i denti. La voce di Deidda, con marcato accento sardo. «Tu sei troppo agitato, mo ti piazzo un cazzotto in testa. Da chi hai comprato? Ti porto in caserma e ti sfondo a mazzate ». Parla di un altro controllo: «Uno di Martinengo... poi si è messo a sputare i denti e l’ho mandato via... perché appena gli ho dato un destro, caz..., ha cominciato a sanguinare, ha sputato i denti». Quando un marocchino, per sfuggire a un inseguimento, si butta da un tetto quelli commentano: «Perché anziché finire nelle nostre mani preferiscono suicidarsi?».
Gli adepti La banda cercava anche nuovi adepti. La filosofia era questa: «Più siamo più danni facciamo », si spinge a dire Andrea Merisio, vigile di Cortemilia a un aspirante «picchiatore». L’8 giugno esordisce nel raid uno studente di 29 anni. Merisio e Deidda sono compiaciuti del nuovo acquisto: « Ci ha chiesto perché non lo abbiamo picchiato quello con la camicia bianca... La mentalità c’è». L’obiettivo della «caccia grossa » era spesso quello di aumentare le statistiche degli stupefacenti sequestrati. Per il capitano Massimo Pani, (che non ha partecipato ai raid), allora comandante della Compagnia di Treviglio, e nel frattempo promosso maggiore, i numeri erano una fissa. Tanto che Monacelli avrebbe mostrato a colleghi un sms di Pani, in cui lo invitava a sequestrare «almeno 25 chili di droga, in modo da poter battere il record del suo predecessore». Avrebbe fatto pressioni su due subordinati, minacciando di farli trasferire perché non testimoniassero contro Monacelli, sospettato di procurata evasione e cessione di droga. Ultimo guaio: avrebbe restituito un chilo di hashish a uno spacciatore che minacciava di raccontare certi metodi.
Il razzismo L’odio per gli extracomunitari emerge nelle conversazioni del gruppo. Mauro Martini, carabiniere di Calcio, al telefono con la fidanzata è esplicito: «’Sti marocchini, li ammazzerei tutti, non muoiono mai». Deidda non è da meno: «... Me ne sbatto i c. e ’sti marocchini di merda mi hanno veramente rotto i c.».
Cristina Marrone
29 dicembre 2007

Riflettete sempre sugli avvenimenti.
Chi ha fatto le scritte sui muri della cittadina di Calcio scrivendo “Rivogliamo i nostri carabinieri” o “Deidda sindaco” sono le stesse persone che educavano le persone affinché diventassero delle consumatrici di droga. Non avevano nessun futuro, solo una pratica da delirio di onnipotenza sviluppata in quel presente in cui si sentivano tanti dio padrone.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo

venerdì, dicembre 28, 2007

Il Ministro degli Interni Amato e l'attività di terrorismo della Polizia di Stato!

Già la risultanza delle indagini cui è giunto il Pubblico Ministero dimostra, al di là delle decisioni che saranno prese dalla magistratura, che la comunità Incontro di Amelia altro non è che un campo di concentramento nazista nel quale le persone erano private dei loro diritti Costituzionali. In pieno stile cattolico.
Se nel campo di sterminio nazista c’erano ebrei, zingari o omosessuali, nel lagher Comunità Incontro di Amelia, c’erano ragazzi che la chiesa cattolica ha prima spinto alla tossicodipendenza (spacciano la droga del dio padrone che è stata quella che li ha indotto ad usare altre droghe) e poi li ha usati per il suo potere. Visto che li ha usati per il suo potere qualche cattolico, il Gelmini, ha pensato bene di usarli anche per abusarne sessualmente.
Non c’è solo la violenza, ma tutta l’organizzazione che ha favorito la violenza compreso quel Berlusconi che ha sempre dato solidarietà a Gelmini pur sapendo perfettamente che la chiesa cattolica fa violenza sistematica e reiterata sui ragazzi.
Il prete cattolico Gelmini e i suoi tirabiedi non hanno esitato a minacciare, ricattare, tentare di corrompere i ragazzi sia con il denaro che con i favori che a loro avrebbero accordato dei politici.
L’inchiesta ha evidenziato non solo l’attività di depistaggio delle indagini (volte a impedire che il prete Gelmini fosse processato), ma una forte pressione ad opera dei politici (Clemente Mastella e Silvio Berlusconi) al fine di garantire ai violentatori di ragazzi l’impunità. Le ripetute dichiarazioni di vicinanza a Gelmini di Silvio Berlusconi non erano affermazioni volte ad assicurare un giusto processo, ma erano volte a criminalizzare i ragazzi che, chiedendo giustizia, pretendevano di essere considerati dei soggetti di diritto Costituzionale e non bestie del gregge che il buon pastore può stuprare per i propri pruriti come il prete cattolico Gelmini, proprio perché è cattolico, ritiene di fare impune mente.
Secondo la logica dei magistrati che hanno torturato le persone indifese, Silvio Berlusconi e Clemente Mastella dovrebbero essere imputati di violenza nei confronti dei ragazzi per “partecipazione morale” nell’attività di Don Gelmini.

Riporto l’articolo del Corriere della sera prelevato al sito:

«Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all'interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza. E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d'imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall'accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.
Le richieste sessuali Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L'indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l'aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua denuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L'ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l'apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ». Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l'affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all'ottobre scorso».
L'inquinamento delle prove Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l'interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell'esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l'abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre "in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci", aiutando don Gelmini».
La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un'offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell'intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006». Il primo giugno scorso, durante l'istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».
Fiorenza Sarzanini
28 dicembre 2007

Una società malata nella quale il Ministro degli Interni non ha garantito i diritti Costituzionali ai ragazzi ricoverati in vere e proprie strutture detentive gestite da privati che hanno in odio il dettato Costituzionale e mettono in atto azioni di eversione dell’ordine costituito. Ma il ministro degli Interni Amato ha già più volte manifestato il suo odio per la Costituzione della Repubblica. Più volte ha invocato il dio cattolico come se sgozzare chi non si mette in ginocchio davanti a lui fosse, per lui, un diritto che gli proviene dal suo dio padrone. Come se la Costituzione, per il ministro degli Interni Amato fosse carta straccia con cui lui ci si pulisce il culo.
Sarà processato Don Pierino Gelmini?
O morirà prima del processo?
E la comunità Amelia: sarà processata? O continuerà a fare violenza a chi non si può difendere?
E il ministro degli interni Amato continuerà a costruire odio sociale omettendo atti d’ufficio al fine di accrescere l’emarginazione sociale?
La mia domanda è un’altra: a Don Gelmini e a don Ezio Miceli sarà contestata l’aggravante di terrorismo?
Eppure è un atto di terrorismo; Don Gelmini e don Ezio Miceli non hanno solo fatto violenza ai ragazzi, ma gli hanno letteralmente sparato nella testa con buona pace del ministro Amato che usa la polizia di Stato per tutto meno che per i doveri per i quali dovrebbe agire: fermare l’attività di eversione della chiesa cattolica contro la Costituzione!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo

mercoledì, dicembre 26, 2007

Cosa intendo per terrorismo!

Tanto per chiarire il nostro punto di vista!
Giorgio Napolitano è, oggi, il Presidente della Repubblica!
Romano Prodi è, oggi, il Presidente del Consiglio!
E via via fino al "pinco pallino" che sia quella banda di sciacalletti di poliziotti torturatori che mi hanno massacrato di botte o di quel vigliacco del Cancelliere al Tribunale di Sorveglianza di Venezia che si compiace a mettere in atto falsi in atti d'ufficio per tenere in galera le persone o al professore di scuola media che si "fa figo" con i ragazzi, ecc. ecc.
Queste persone, ognuna di LORO, non occupa quel posto per farsi gli affari suoi. Né occupa quel ruolo per "consentire loro di beneficiare dei diritti garantiti dalla Costituzione"!
Queste persone sono là PER GARANTIRE I DIRITTI COSTITUZIONALI ad ogni persona sul territorio Italiano e ad OGNI CITTADINO EUROPEO!
Il fatto che il Ministro della Giustizia Clemente Mastella si sia attivato immediatamente con gran cassa dei giornali per beneficiare Contrada rappresenta un insulto a tutte quelle persone che vessate, torturate, o che hanno subito ingiusti processi, sono costrette a subire CALUNNIE ad opera di magistrati che non le Istituzioni hanno come riferimento, ma i loro interessi personali spesso in contrasto col dettato Costituzionale.
Pertanto, ogni volta che un atto delle Istituzioni non va nella direzione della riaffermazione del dettato Costituzionale E' UN ATTO DI TERRORISMO che coinvolte tutte le istituzioni e, in base all'articolo 28 della Costituzione fa del Sig. Giorgio napolitano, oggi Presidente della Repubblica, e dei suoi predecessori: Carlo Azzelio Ciampi; Oscar Luigi Scalfaro; Francesaco Cossiga; Sandro Pertini; terroristi con finalità di eversione dell'ordine democratico!
Non è che perché un atto è successo 20 o trenta anni fa' queste persone siano esentate dalla censura morale. Portano la censura morale NON solo per quell'atto, ma per tutte le conseguenze, di tutti gli atti, che da quell'omissione sono scaturiti!
E' tutti questi atti, e il fatto di non aver considerato gli atti dei loro predecessori, si CHIAMA TERRORISMO!
Perché quando si commemora Albanese, non si commemora un ammazzato da criminali, ma si esalta la sua attività di torturatore che la magistratura non ha perseguito, ma spesso usato!
Quando si commemora Tagliercio, non si commemora un ammazzato da criminali, ma si esalta la sua attività di genocidio degli operai della Montedison. Un'attività di genocidio a cui la magistratura Veneziana ha partecipato omettendo atti d'ufficio per complicità!
Si chiama terrorismo ogni atto dei magistrati o non atto, il cui scopo non è quello di garantire il dettato Costituzionale alle persone, ma l'attività di devastazione Istituzionale che dall'omicidio Pinelli, finalizzato a criminalizzare gli Anarchici per preparare il colpo di stato di Borghese e compani, ha attraversato il paese nel tentativo di ricostruire lo stato fascista e che ancor oggi vede nel clericalismo sociale un grave pericolo per la democrazia.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprensita Stregone
Guardiano dell'Anticristo

Terrorismo cattolico e Istituzioni!

Si tratta del terrorismo cattolico che, finanziato troppo spesso dagli organi Istituzionali, agisce per devastare la società civile.
I centri psicologici, i centri per disintossicazione dalla droga, i centri di “protezione” istituiti dai cattolici sono sempre delle galere. Centri che riproducono il modello tentativo al fine di sottrarre le persone alle proprie libertà, ai propri diritti. Questi centri, diffusi sul territorio, hanno lo scopo di dire ai cittadini: “Tu hai i diritti soltanto se i diritti li usi come voglio io!”. Lo stesso modello detentivo e coercitivo è riprodotto dagli Assistenti Sociali comunali e territoriali. Queste bande di criminali non hanno nessun rispetto per le norme Costituzionali, ma riproducono il modello cattolico di violenza coercitiva nei confronti delle persone più deboli della società. Approfittano dei problemi delle singole persone per privare le singole persone dei loro diritti fondamentali: “Sei una merda!” dicono.”Voi anche che ti riconosca i diritti Costituzionali fondamentali?”.
In tutti gli Istituti cattolici si vessano le persone come se vessare le persone fosse un loro diritto in quanto sottratti dal controllo sociale. La società civile viene meno all’imposizione delle leggi e delle norme Costituzionali accettando che delle persone vagano trasformate in bestiame prive di diritti sociali perché i cattolici ne fanno commercio. Così negli ospedali si impone il crocefisso o l’immagine criminale della madonna al fine di torturare i degenti giocando sui loro sensi di colpa. Così i cattolici ricattano le persone nelle scuole e sui posti di lavoro imponendo la logica dello schiavismo anziché quella del diritto sociale. Nella stessa società civile, in barba alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale i cattolici costruiscono reti di terrore nei confronti delle persone che non praticano la loro morale, la interiorizzano e non la riproducono in quell’attività criminale che LORO chiamano “evangelizzazione” e indirizzata alla devastazione della società civile e alla creazione dell’odio sociale.
Là dove le leggi impediscono la discriminazione razziale, i cattolici praticano esperimenti da campo di sterminio nazisti per perseguitare militarmente gli omosessuali, gli extracomunitari (Lodesero, Gelmini e i gestori dell’Oasi in Calabria sono degli esempi saliti agli onori della cronaca, e non i soli e non gli ultimi), con la complicità di magistrati impegnati in giochini da baraccone al limite e spesso oltre all’offesa del Dettato Costituzionale che ritengono che le persone siano delle bestie e non dei soggetti di diritto Costituzionale.
Mentre la legislazione internazionale è tesa a riconoscere i diritti delle persone, l’attività terroristica dei cattolici tende a colpire le persone per trasformale in bestie imponendo loro sensi di colpa e deresponsabilizzazione sociale.
Un esempio è quest’inchiesta del quotidiano di Liberazione. Dove il terrorismo nei confronti delle persone è possibile perché incontra le complicità di magistrati che hanno altro da fare, spesso garantire consulenze miliardarie che non fare il loro dovere nei confronti della Costituzione.

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/gay-inchiesta-liberazione/gay-inchiesta-liberazione/gay-inchiesta-liberazione.html
CRONACA
Un cronista di "Liberazione" ha finto di essere omosessuale e si è prestato alla "cura" di un gruppo ultracattolico
Giornalista si finge gay con un pretePer sei mesi in "terapia cattolica"
Nell'articolo racconta la sua esperienza: "Una moda che spopola nel Nord America"
Il presidente Arcigay Mancuso: "Intervenga il ministero della Salute"


ROMA - Sei mesi in "terapia" in un gruppo ultracattolico per curare la sua omosessualità, attraverso un percorso iniziato con l'incontro con un sacerdote e poi con un luminare, Tonino Cantelmi (docente di psicologia all'Università Gregoriana), quindi un test di 600 domande e poi la "terapia riparativa". E' quanto racconta su Liberazione oggi in edicola Davide Varì, il giornalista che si è finto gay per sei mesi per conoscere, scrive nell'articolo, il circuito italiano di "taumaturghi del sesso deviato. Una moda che spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla Chiesa e che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi", uno psicologo clinico che "vanta ben 500 casi di 'gay trattati'". L'inchiesta del cronista di Liberazione ha spinto il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, a chiedere l'intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del ministro alla Salute, Livia Turco. "Un quadro allarmante" ha detto Mancuso commentando l'articolo, "con figure di primo piano coinvolte nell'applicazione di pseudo terapie di guarigione dall'omosessualità che derivano dalle teorie imbevute di pregiudizi e luoghi comuni di un sedicente terapeuta cattolico americano Joseph Nicolosi". "Il giornalista è stato ascoltato da vari psicologi dell'équipe di Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell'Associazione italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università Gregoriana, e poi si è sottoposto per sei mesi a sedute di guarigione. Il fatto è gravissimo perché - spiega Mancuso - ricordiamo a tutti che il 17 maggio 1990, dopo secoli di persecuzione, l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito l'omosessualità una variante naturale della sessualità". "Negli anni immediatamente successivi gli Ordini internazionali degli Psicologi e degli Psichiatri, che da decenni premevano per l'abolizione dell'omosessualità come malattia mentale, hanno recepito la decisione dell'Oms, così come tutti gli stati democratici, le istituzioni europee e dell'occidente. Inoltre dal racconto si evince - sottolinea Mancuso - che in questi studi di psicologi cattolici reazionari sono presenti molti adolescenti minorenni, portati dai propri genitori, il che significa che queste persone sono in qualche modo forzate a curarsi da una patologia inesistente". "Chiediamo l'immediato intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del ministro alla Salute Livia Turco, affinché queste pericolose pratiche di condizionamento sulle persone cessino immediatamente. Vogliamo inoltre sapere - prosegue Mancuso - se Cantelmi, i suoi collaboratori, i corsi di terapie individuali e collettivi, siano in qualsiasi modo riconosciuti o sostenuti finanziariamente dalla sanità pubblica oppure attraverso fondi derivanti dall'8 per mille". "Denunciamo infine - conclude Mancuso - come in tutto il paese, come più volte evidenziato da nostre comunicazioni e di altre associazioni di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, imperversino gruppi di psicologi o sanitari cattolici, che nelle parrocchie e in altri ambiti ecclesiastici propagandino la cura dell'omosessualità, senza che alcuna autorità preposta sia per ora intervenuta a contrastare teorie altamente lesive della dignità delle persone omosessuali".
(23 dicembre 2007)

Il terrorismo organizzato tramite le parrocchie, gli oratori. Un terrorismo che non spara nella testa di Aldo Moro, ma nella testa di migliaia di persone. Un terrorismo che vede spesso la complicità delle Istituzioni e quasi sempre la complicità di chi dovrebbe tutelare il dettato Costituzionale. Complicità che da sempre è il fondamento delle ribellioni sociali al tentativo di organizzazioni mafiose, più o meno istituzionalizzate, di trasformare i cittadini in bestiame sia attraverso mezzi fisici che attraverso costrizioni psichiche.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo

sabato, dicembre 22, 2007

Clemente Mastella, stupro di minori e terrorismo nella società civile

Appaiono evidenti le responsabilità nello stupro di minori di Clemente Mastellla ministro della Repubblica. Non ha inviato nessuna ispezione ministeriale nei confronti di quei magistrati che, omettendo atti d’ufficio, non hanno controllato e messo in atto azioni di prevenzione nei confronti della chiesa cattolica. Clemente Mastella sa perfettamente che il Gesù di Nazareth è uno stupratore di bambini ed un esaltatore della violenza criminale nei confronti delle persone indifese, ma della violenza terroristica fatta sulle persone più deboli, evidentemente, Clemente Mastella ci gode e se ne compiace.
Questo è l’ennesimo caso prodotto dalla sua omisione di atti d’ufficio finalizzata ad aiutare Bagnasco, Ratzinger, Bertone, Ruini, e tutta la banda cattolica a continuare a fare violenza nella società civile contro i principi fondamentali della Costituzione.
L’attività omissiva di Clemente Mastella è un’attività criminale. Da un lato non usa gli strumenti che dispone per attuare il dettato Costituzionale e garantire i diritti civili ai cittadini, dall’altro, usa gli strumenti che dispone per attentare alla Costituzione, costruire odio sociale e tentare di fermare quei magistrati che tentano di costruire una società più civile. I reati di Clemente Mastella sono reati di terrorismo finalizzati a destabilizzare la Costituzione.
E’ sua la responsabilità di questo accadimento:

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/arrestato-sacerdote/arrestato-sacerdote/arrestato-sacerdote.html

CRONACA

Il prete è stato sorpreso da una pattuglia di carabinieriin auto con un ragazzino.
Ha provato a fuggire ma è stato preso

Pedofilia, sacerdote arrestatoper violenza su dodicenne

CASAL DI PRINCIPE (Caserta) - E' durato tre ore l'interrogatorio del sacerdote M.C. di 33 anni, vice parroco della Chiesa del SS Salvatore di Casal di Principe (Caserta) arrestato con l'accusa di violenza sessuale su di un bambino di 12 anni. Una pattuglia di carabinieri, dopo una segnalazione telefonica, ha sorpreso il sacerdote, insegnante di religione in una scuola media dell'istituto comprensivo di Villa Literno, fermo in auto su di un lato di una strada di campagna, a poca distanza dalla provinciale Casal di Principe-Castelvolturno, disteso sul sedile della vettura con a fianco il ragazzo. Accortosi della presenza dei militari il sacerdote è fuggito ma è stato raggiunto dopo qualche chilometro ed arrestato. Il gip del Tribunale di S.Maria Capua, Raffaele Piccirillo ha confermato l'arresto a conclusione di un interrogatorio nel corso del quale, secondo quanto si è appreso, il sacerdote non è riuscito a contestare le accuse degli investigatori; un impianto accusatorio molto articolato, basato anche sul racconto del bambino, effettuato con l'ausilio di una assistente sociale. Il difensore del sacerdote ha annunciato che chiederà per il suo assistito il beneficio degli arresti domiciliari. Il sacerdote arrestato era stimato e benvoluto per il suo impegno anche nel volontariato.
(21 dicembre 2007)

Il venir meno ai doveri del suo ufficio e al giuramento alla Costituzione fatto da Clemente Mastella lo rende colpevole di partecipazione morale allo stupro di minori. Questo personaggio sa perfettamente che Gesù indicava nella violenza ai bambini la sua pratica religiosa. Il venir meno ai doveri di controllo della magistratura fatti da Clemente Mastella hanno il carattere di intenzionalità finalizzate alla destabilizzazione delle Istituzioni Democratiche. Clemente Mastella ha sparato addosso a quel bambino esattamente come qualcuno ha sparato ad Aldo Moro!
Questo prete poteva essere fermato PRIMA che agisse nei confronti dei bambini se Clemente Mastella avesse avuto un maggior rispetto della Costituzione della Republica e non l’avesse offesa sottomettendola ai principi dogmatici cristiani che recitano: “O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!”. Clemente Mastella è oggettivamente complice dello stupro di minori e le dichiarazioni rese nella vicenda di Don Gelmini manifestano la sua intenzionalità di devastazione sociale attraverso la privazione dei cittadini dei loro diritti Costituzionali.
Un ministro è tale nella misura in cui ottempera ai suoi doveri Istituzionali, quando li viola diventa un terrorista. Un terrorista assassino perché la sua violazione è fatta d’imperio; è fatta occupando un ruolo istituzionale ed è come se egli puntasse alla testa dei cittadini tutte le pistole della Polizia di Stato o dei Carabinieri. Il rispetto dei doveri d’ufficio, da parte delle Istituzioni è fondamentale e il venir meno di quel rispetto, come a suo tempo Aldo Moro, Fanfani, Andreotti, comporta la costruzione di uno stato di guerra civile. Se le istituzioni avessero rispettato i loro doveri arrestando i golpisti e i loro complici nell’organizzazione criminale Democrazia Cristiana molti morti degli anni ’70 non ci sarebbero stati: ora Mastella, appare evidente dalle sue azioni, sta tentando di riportare l’Italia agli anni bui del golpismo Borghese e delle losche attività di Calabrese e della Magistratura Milanese di D’Argentine.
Clemente Mastella sa perfettamente che il ruolo del prete “stimato e benvoluto per il suo impegno anche nel volontariato” è il ruolo del prete che stupra bambini e che fa violenza agli indifesi come nel caso del don Gelmini, di Lodeserto e di altri preti condannati negli ultimi anni che hanno devastato la società civile con la complicità del ministro della Giustizia e del ministro degli Interni più impegnati ad assicurarsi voti che quello di rispettare il loro dovere che è quello di garantire i diritti Costituzionali ai cittadini violati ed impediti dall’organizzazione criminale chiesa cattolica. Questi ministri, anziché limitare l’azione della chiesa cattolica alle funzioni di culto, aggrediscono la società civile per consentirgli di violare le leggi e costringere i cittadini alla morale cattolica. Minacce, ricatti e violenze, di questi ministri sono all’ordine del giorno. E mentre la loro violenza è immediata e supportata vigliaccamente dagli organi di stampa che la giustificano e creano allarme sociale ingiustificato per aiutarli, risulta quasi impossibile ai cittadini avere giustizia per il modus operandi dei magistrati più tesi a preservarsi la carriera che ad adempiere ai propri doveri: cosa sarebbe successo se questo prete non fosse stato colto in flagranza di reato? Che avrebbe avuto tutto il tempo di manipolare le prove (come avvenne per le violenze operate dai cattolici a Firenze a cui i magistrati hanno garantito l’impunità) e di organizzare articoli sui giornali in cui si metteva in dubbio la sua colpevolezza.
Esiste uno scoramento fra Istituzioni e società civile e Clemente Mastella è uno dei principali responsabili!
Io lo so che nella società civile queste cose sono percepite in maniera diversa, ma finché non impareremo a ragionare nei termini etici e morali della Costituzione che prevede la responsabilità delle Istituzioni e degli uomini delle Istituzioni per gli accadimenti nella società civile, non riusciremo MAI a capire che cos'è il terrorismo. Il cattolico ritiene che le Istituzioni siano roba sua. Ritiene di essere il dio padrone che usa le Istituzioni per i suoi scopi e, come Clemente Mastella, non ritiene di avere dei doveri nei confronti della società civile. Questo atteggiamento è l'origine del TERRORISMO. Un terrorismo che solo la morale Costituzionale in antitesi alla morale cristiana può fermare una volta per tutte.

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprensita Stregone
Guardiano dell’Anticristo

mercoledì, dicembre 19, 2007

Walter Veltroni e l'esaltazione del clerico-fascismo

La domanda è: chi voterà il Partito Democratico di Walter Veltroni. Massimo D'Alema e Fassino? Forse la Binetti o chi, fra i laici, metteranno il cilicio del penitente per sottomettersi alla monarchia assoluta di Ratzinger?
O forse Rutelli la cui ideologia clericale e di nostalgie del ventennio lo fa aparire non diverso, se non uguale, a Fini e Casini?
Si è mai vista una miopia, anche solo formale, di un partito politico che sputi ed offenda i suoi stessi elettori infangando l'etica Costituzionale?

Chi voterà il Partito Democratico?
Il Partito Democratico manifesta un'ideologia violenta e aggressiva al limite del lecito per imporre i principi morali cattolici in aperto disprezzo dei principi etici della Costituzione: chi votava il vecchio Ulivo è disposto a veder infangate le Istituzioni in questo modo?

Riporto un articolo di Mirian Mafai prelevato dal sito de La Repubblica e mi auguro che le persone meditino:

CRONACA

L'ANALISI

Prima sconfitta per il Pd

di MIRIAM MAFAI

FORSE la stagione della laicità e dei diritti civili sta alle nostre spalle, motivo, per noi, di nostalgia e di rimpianto. Quasi quarant' anni fa, nel dicembre del 1970, a Montecitorio veniva approvata definitivamente, con una bella maggioranza (319 voti a favore e 286 contrari) la legge che consentiva, anche in Italia, il divorzio. Finiva l'epoca della indissolubilità del matrimonio, principio difeso per secoli, ed ancora oggi, dalla Chiesa Cattolica. Pochi anni dopo, nel 1978 veniva approvata la legge che aboliva il reato di aborto e consentiva, anche in Italia, l'interruzione della gravidanza.. In ambedue i casi, naturalmente, la Chiesa aveva chiamato i cattolici a raccolta perché si opponessero alla introduzione nel nostro ordinamento di norme, il divorzio e l'aborto, in contrasto con la dottrina e la morale cattolica. Ma le due leggi, dopo appassionato dibattito nel paese e in Parlamento, vennero approvate dalla maggioranza dei deputati e dei senatori, e poi confermate dalla maggioranza degli italiani chiamati ad esprimersi con i referendum del 1974 e del 1981. Nonostante la dura opposizione della Dc e del MSI, e i richiami della Chiesa al rispetto dei principi che avevano retto per secoli la vita delle nostre famiglie. Sono passati da allora quarant' anni. La gente si sposa, divorzia, si risposa. Il divorzio e la legalizzazione dell'aborto non hanno distrutto la famiglia, come prevedevano e gridavano sulle piazze coloro che si erano autoproclamati difensori della famiglia e della religione cattolica. Oggi le stesse grida si levano contro l'ipotesi di una regolamentazione e tutela delle coppie di fatto, siano etero o omosessuali. Non ha importanza che queste coppie "di fatto" siano, anche nel nostro paese come in tutta l'Europa, sempre più numerose e spesso bisognose di tutela. In questo riconoscimento, in questa tutela pubblica di situazioni affettive e solidali, le gerarchie vaticane vedono una minaccia alla unità della famiglia ed alla morale pubblica.


E finora sono riuscite a impedire che le proposte di legge già elaborate in questa legislatura (prima i Dico e poi i Cus) venissero prese in esame. Lo schieramento dei laici appare, rispetto a quarant' anni fa, più incerto, debole e diviso. Sbarrata, dunque per ora, la strada della legge, i laici chiedono almeno che vengano istituiti presso i rispettivi municipi, dei "registri" delle unioni di fatto, dichiarazioni di convivenza dai quali far discendere alcuni elementari diritti (il subentro nell'affitto, il diritto di assistere il partner gravemente malato). Registri di questo tipo sono già stati istituiti a Padova, ad Ancona e in numerosi comuni d' Italia senza grandi polemiche. Ma a Roma no. La possibilità che anche a Roma venga istituito un analogo registro viene considerata, dal Vaticano, una offesa al "carattere sacro" della nostra città. E dunque, alla vigilia del dibattito e del voto, che avrebbe dovuto aver luogo ieri in Campidoglio, il Vicariato ha richiamato i consiglieri comunali cattolici al dovere di opporsi e di "mostrare la propria coerenza e determinazione", votando contro ogni proposta, fosse anche la più modesta a favore del riconoscimento delle coppie di fatto. L'appello era rivolto, naturalmente, a tutti i consiglieri comunali di Roma ma, in modo particolare, a quelli cattolici, che fanno parte del Partito Democratico. " I cattolici che siedono in Consiglio Comunale e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative - dice la Chiesa - saranno presto chiamati a mostrare la propria coerenza e la propria determinazione" La famiglia tradizionale come "principio non negoziabile", e la Binetti indicata come esempio per i cattolici che, presenti in politica, vogliano essere in pace con la propria coscienza. In Campidoglio ieri erano in discussione tre documenti. Due di questi, uno di iniziativa popolare l'altro di Rifondazione, i Verdi e la Rosa nel Pugno, proponevano la istituzione in Comune del registro dei conviventi. Un terzo documento, un ordine del giorno proposto dal Partito Democratico e che avrebbe voluto essere di mediazione, si limitava a raccomandare al governo un sollecito esame dei progetti che, già presentati, sono attualmente all'esame del Senato. Nessuno di questi tre documenti ha ottenuto, in Consiglio Comunale, la maggioranza. E' stato alla fine messo in votazione e respinto un quarto documento, proposto dalla Casa della Libertà e da AN con il quale si chiedeva la difesa rigorosa della famiglia tradizionale. Niente di fatto, dunque. Dall'esito del voto in Campidoglio esce confermata, in modi di cui è difficile prevedere le conseguenze, la rottura dell'unità del Partito Democratico quando siano in discussione problemi che le gerarchie cattoliche ritengono "non negoziabili", quei probemi che vengono generalmente definiti "eticamente sensibili", ma che sarebbe più corretto definire con il termine di "diritti civili". Di qui, dice il risultato di ieri in Campidoglio, non si passa. Ogni tentativo, anche il più ragionevole, di mediazione è destinato al fallimento. Di qui non si passa. I cattolici presenti in politica sono bruscamente richiamati all'obbedienza. Ma il Partito Democratico nasceva nell'intenzione di chi lo aveva fortemente voluto, sulla scommessa della possibile unità tra le culture laiche presenti nelle fila dei Democratici di Sinistra e della Margherita. Uno sforzo di mediazione doveva essere possibile, evitando l'irrigidirsi delle rispettive posizioni. La proposta dei Dico, elaborata insieme dalle ministre Pollastrini e Bindi andava esattamente in questa direzione. Ma è stata nei fatti prima ridimensionata e poi respinta. Una vittoria, senza dubbio, per le gerarchie cattoliche. Una sconfitta per chi aveva scommesso su una possibile convergenza e unità dei due diversi riformismi, uno di origine popolare l'altro di origine socialista. Una sconfitta, per finire, per Walter Veltroni che di questo nuovo Partito Democratico è stato eletto segretario, e che ieri, certo non per caso, non ha nemmeno voluto essere presente nell'aula del Campidoglio, dove si è consumata la discussione e la sconfitta. No, eravamo più laici quarant' anni fa, quando il nostro Parlamento ha approvato, nell'oramai lontanissimo 1970 la legge sul divorzio.
(19 dicembre 2007)
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Riflettere a volte non basta se la riflessione non porta a conclusioni sul futuro che ci aspetta.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendsita Stregone
Guardiano dell'Anticristo

giovedì, dicembre 06, 2007

Il concetto di terrorismo nel sentire sociale.

Quand'è che si parla di terrorismo?
Quando l'azione è rivolta contro i fondamenti Isituzionali delle persone. Come la bomba alla stazione di Bologna è un atto di terrorismo, così la violenza sui bambini affidati ad Istituzioni pubbliche è un atto di terrorismo. In entrambe le situazioni l'azione non è rivolta nei confronti di un obbiettivo specifico in quanto obbiettivo, ma sparano nel mucchio minando la fiducia dei cittadini nei confronti di Istituzioni (trasporti, asili, centri di accoglienza ecc.) propri del paese.
Quando si parla di chiesa cattolica si può parlare di atti di terrorismo quando gli atti della chiesa cattolica minano la fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato creando paura nei confronti dell'Istituzione attraverso l'imposizione della sottomissione all'idea del dio padrone che, anziché essere circoscritta alla fede e alla religione, viene ad interferire nelle normali relazioni fra cittadino e Istituzione.
Si tratta in sostanza della violazione dei doveri di cui all'articolo 7 comma primo della Costituzione.
"Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
Se da un lato la chiesa cattolica agisce con la sua struttura di intervento mafioso nelle decisioni dello Stato (ad esempio, la comunità Europea vuole chiarimenti sul discorso ICI con cui lo Stato ha favorito la chiesa cattolica venendo meno a quel principio di indipendenza), dall'altro lato lo Stato non agisce per proteggere i cittadini dalla ferocia della chiesa cattolica e spesso i giornalisti, sottolineandone gli interventi, tentano, volutamente o inconsciamente, di far passare l'idea che le dichiarazioni di Ratzinger, di Bagnasco e di Ruini siano un "patrimonio Istituzionale" e non confinate nell'ambito della chiesa cattolica (come costituzionalmente dovrebbe essere) o nell'ambito delle credenze fideistiche dei fedeli separati dal contesto sociale.
In sostanza, le persone sono sottoposte a vere e proprie violenze di tipo terrorista che vengono messe in atto con l'avvallo o con l'indifferenza di chi dovrebbe riaffermare la laicità dello stato. Ne consegue che i cittadini vivono vessazioni, minacce e ricatti che se da un lato i magistrati, nella loro superficialità, ritengono che quelle violenze non siano giuridicamente significative, dal punto di vista della percezione dei cittadini sono dei veri e propri atti di terrorismo favoriti dall'ignavia delle Istituzioni.
Non è un caso che l'Unione Europea, unico caso forse, abbia cacciato Buttiglione che manifestava principi ideologici cattolici in un contesto di diritti civili Europei. Il suo modo di porsi era un modo di essere terrorista che avrebbe minato le sicurezze dei cittadini nei confronti delle Istituzioni creando disagio sociale e predisponendo la società civile a ritorsioni nei confronti delle Istituzioni nel tentativo di ripristinare la legalità democratica.
Non è un caso che la Costituzione allontani l'interdipendenza fra chiesa cattolica e Stato proprio per allontanare le interferenze di ordine mafiso che potrebbero esserci da parte della Chiesa con lo Stato (vedi l'unità fascismo-vaticano) o dello stato con la chiesa (vedi l'unità del vaticano-fascismo).
Dal momento che nelle disposizioni transitorie della Costituzione si vieta la riorganizzazione del partito fascista, dal momento che non esiste un'ideologia fascista se non nell'unità operativa fra stato-vaticano, appare del tutto evidente che, al di là delle singole interpretazioni, il processo di fascistizzazione della società civile avviene attraverso l'interferenza e il controllo mafioso della chiesa cattolica sulle Istituzioni al fine di impedire la loro azione in separazione dall'ideologia religiosa cattolica sulla società civile, come avvenne per centinaia d'anni (dal 330 d.c. al 1948 d.c.) e che caratterizzò il ventennio fascista.
Non è un caso che tutto ciò che viene condannato come "crimine sociale" diventi dogma religioso e manifestazione della volontà del dio padrone (per cui santificato) da parte della chiesa cattolica.
Brutta spirale quella delle Istituzioni che per ignavia favoriscono il terrorismo nella società civile; distruggono la fiducia e la partecipazione dei cittadini e favoriscono l'insorgere della demagogia e di un "populismo" asociale.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo

domenica, novembre 25, 2007

Dal colpo di stato di Julio Valerio Borghese e Andreotti, alla devastazione Istituzionale di Calderoli e Borghezio.


Mancanza di memoria storica?
E’ per questo che oggi molte persone fanno demagogia politica e sociale insultando la classe politica seria o insultando quei difensori della Costituzione che nelle varie Istituzioni aspettano di vedere il loro lavoro riconosciuto?
Proviamo a ricordare il passato. Una breve cronaca ripresa da un articolo del giornale La Repubblica di lunedì 05 dicembre 2005:

Il piano golpista
Roma, 8 dicembre 1970: scatta il piano golpista. Viene occupato il Viminale e saccheggiata l’armeria, ma alle 01.40 arriva improvviso il contrordine e così il piano salta. Ad oggi resta un mistero il nome di chi ordinò quello stop.

Il dossier in Procura:
Ottobre 1974, il dossier sull’episodio inviato da Giulio Andreotti, all’epoca ministro della Difesa, alla Procura di Roma rivela il coinvolgimento nel piano del capo del Sid, Vito Miceli, e di esponenti neofascisti.

Le condanne cancellate
Novembre 1984, la corte d’Assise e d’Appello di Roma cancella tutte le condanne al processo di primo grado: il golpe era “un conciliabolo di quattro o cinque sessantenni”. Una sentenza confermata dalla Cassazione.

I nomi nascosti:
Novembre 1991, l’ufficiale del servizio segreto Antonio Labruna consegna al giudice Guido Salvini il dossier originale: le carte dimostrano che , nel ’74, alla magistratura furono nascosti i nomi degli ufficiali piduisti coinvolti nel golpe.

Il resto dell’articolo ve lo leggete.
La struttura politica della Democrazia Cristiana con l’estrema destra stavano preparando un colpo di stato. La Cia era coinvolta e appoggiava l’operazione e i magistrati agirono in modo che i golpisti, facilitati prima, non venissero perseguitati lasciando la popolazione italiana sola in difesa della Costituzione. Davanti ad una Polizia di Stato che era venuta meno ai suoi doveri Istituzionali e ai Carabinieri che corrotti finsero di non vedere, solo le persone sensibili erano chiamate a difendere la Costituzione.

La bomba di Piazza Fontana aveva uno scopo di destabilizzazione delle Istituzioni. Quando il poliziotto Calabresi arrestò Pinelli non lo fece in ossequio a dei sospetti che aveva su Pinelli, ma col preciso intento di imporre la pista anarchica sulla strage in modo da favorire le mire golpiste di Borghese, e di Andreotti. Che Andreotti fosse un golpista non ho dubbi. Io stesso fui presente alle sue invettive e alle sue farneticazioni in quella direzione durante un suo discorso presso il reparto elicotteristico di Viterbo (il CAALE, come si chiamava allora nel 1972). Che poi in questo articolo di Giovanni Maria Bellu affermi di essere all’oscuro, è ridicolo e squallido, degno della faccia tosta di un terrorista criminale che si sente protetto da torturatori in divisa. Solo in questo modo ha potuto evitare di essere imputato per mafia e di essere condannato di partecipazione in associazione mafiosa soltanto quando il reato era prescritto (il massimo dell’infamia morale per un politico, in quanto dimostra il terrore che ha esercitato sui magistrati per non essere condannato per tali reati).

Se il golpe, di cui parla l’articolo, è del 1970, in realtà l’organizzazione per mettere in atto colpi di stato andarono avanti almeno fino al 1975.
Un’attività di destabilizzazione istituzionale che richiedeva risposte da parte dei cittadini visto che i magistrati appoggiavano l’eversione dei golpisti senza perseguirne i reati in una follia paranoica che li vedeva impegnati a riaffermare i principi clerico-fascisti in opposizione ai principi della Costituzione.
Quando atti di golpismo sono in atto, non siamo davanti a carte che delineano l’attività dei servizi segreti che possono o non possono essere scoperti, ma siamo davanti a dei comportamenti che incrinando le relazioni democratiche nelle attività dei singoli cittadini, tendono a favorire l’attività golpista. Che i magistrati di Roma e di Milano fossero coinvolti in attività di terrorismo lo si nota dal trasferimento che subì quel magistrato che tentò di identificare la strage di Piazza Fontana all’interno di una matrice “fascista”, mentre sia Calabresi con altri magistrati iniziarono una feroce campagna di criminalizzazione degli Anarchici. Calabresi è responsabile della morte di Pinelli, ma tutta la magistratura milanese fu corresponsabile di tale morte in quanto tutti i magistrati milanesi erano organizzati per favorire il colpo di stato di Borghese e i successivi tentativi di colpi di stato. Non solo perché finsero di non accorgersi delle attività di Borghese, ma perché misero in atto attività di repressione feroce nei confronti dei cittadini costringendoli a rivendicare diritti Costituzionali che LORO STESSI erano tenuti a garantire. L’aggressione agli Anarchici con le montature giudiziarie di Valpreda, ad opera dei magistrati, ebbero questa funzione.
Il golpismo prevede un controllo dei cittadini, di settori di cittadini in funzione del colpo di stato programmato. Per questo motivo sia i magistrati che gli organi di informazione vengono asserviti ai propositi golpisti (vedi la criminalizzazione degli Anarchici fatta dai giornalisti in quegli anni e le farneticazioni sugli “anarchici-insurrezionalisti” in tempi recenti) e prevede un controllo totale del golpista sulle forze armate. Forze armate che non sono un’entità astratta, ma un insieme di cittadini che servendo la “patria” vengono sottoposti a vessazioni, pressioni, angherie, per trasformarli in strumenti docili ed obbedienti ai propositi del golpista.
Per questo motivo la popolazione ha la percezione del pericolo incombente ben prima dei politici che dovrebbero o potrebbero opporsi al progetto golpista in quanto abbagliati sia dalla necessità di avere i voti e, pertanto, complici ossequienti di una stampa e di una radiotelevisione che può garantire la propaganda della loro linea politica.
Quando negli anni ’70 quella che venne chiamata “lotta armata” fermò il tentativo di golpismo proprio perché fece balenare ai golpisti l’idea che non sarebbe stato facile controllare l’Italia e proprio l’azione golpista avrebbe dato fiato alla “lotta armata”, ciò fu dovuto alla sensibilità delle persone che, private di fatto dei diritti Costituzionali, con una Costituzione che l’organizzazione clericale Democrazia Cristiana impediva l’attuazione, sentivano il pericolo che si approssimava.

Allora magistrati corrotti e criminali non solo impedirono alle persone di difendersi per manifestare il pericolo incombente, ma uno di loro, il delinquente Pietro Calogero, elaborò una teorizzazione terroristica che costrinse i piccoli uomini che difendevano la Costituzione a subire torture e vessazioni di ogni genere per i suoi pruriti criminali. Secondo la sua teorizzazione a capo delle richieste di giustizia delle persone c’era una sorta di “grande vecchio” che fungeva da “comandante in capo” o da regista. Solo con le torture, con anni di carcerazione preventiva, con la diffamazione reiterata, questo criminale ha insanguinato il paese. Dopo venne istituito il “tribunale della libertà”, il “tribunale del riesame”, ma i criminali, anche se la loro attività criminosa era notoria e i loro delitti erano conosciuti, non furono mai perseguiti a norma di legge.

Quale dignità ha un paese che usa la tortura dei detenuti come metodo? Eppure, l’uso della tortura fu il corollario del terrorismo messo in atto da individui che giustificavano la loro attività agendo nelle Istituzioni.

Una situazione analoga la si sta disvelando ora. Solo ora si comprende l’attività di terrore e golpismo che in questi anni la popolazione ha subito e si comprendono le farneticazioni di “possibili attentati” che il ministero degli interni comunicava al solo fine di creare allarme sociale ingiustificato e coprire attività di golpismo nel territorio.
Scrive Augias del giornale La Repubblica del 24 novembre 2007:

“Come ha scritto giustamente Francesco Merlo siamo diventati un paese dove brandelli di verità si trovano quasi unicamente andando a frugare tra i rifiuti, immergendo le braccia fino al gomito in quei materiali immondi. Solo per restare nel campo del giornalismo, e lasciar perdere, per esempio, le banche, era accaduto così nel caso di Renato Farina (detto: “fonte Betulle”) fattosi agente provocatore e spia, accade di nuovo con le intercettazioni ora venute alla luce. Se lo sapevamo già allora? Certo che lo sapevamo, lo sapevamo da subito, sappiamo anche, mi ha detto un collega, che ciò di cui oggi si legge è solo una parte di quanto è effettivamente accaduto. Che cosa si pensa sia andata a fare nel cuore dell’azzienda concorrente, in posizione alto-dirigenziale, la signora Bergamini, fidata assistente dell’imprenditore televisivo Berlusconi? Non basterebbe questo caso da solo a dimostrare, al di là di ogni altra considerazione o casistica, la gravità del conflitto di interessi? Tra i tanti episodi vergognosi venuti alla luce, uno mi ha colpito particolarmente, anche perché innegabile. Ha riferito Giuseppina Paterniti, allora nel Cdr, che il primo aprile 2005, stava andando in onda su Raitre “Primo Piano”. Sotto le immagini scorreva la scritta con la notizia che il papa stava morendo. Il direttore del telegiornale Di Bella venne chiamato dai vertici aziendali che gli ordinarono di toglierla, di chiudere la diretta. “Lo fecero perché su Raduno c’era la trasmissione registrata di Bruno Vespa con Berlusconi”. Basterebbe questo singolo episodio in un paese normale e a dare la misura del disastro a suscitare la reazione dei “liberal”. Già, a proposito.”
Manipolare le informazioni per creare un'opinione pubblica favorevole ad un progetto politico specifico, non è forse un atto di eversione dell'ordine democratico? Non è forse un atto percepito come una violazione dei diritti dei citadini? Non è forse un atto di terrorismo nei confronti delle Istituzioni?
Ciò che indigna di Augias e di tutti i giornalisti è che loro sono stati complici di tutte le violenze che i cittadini hanno subito al fine di costruire questo sistema vessatorio. Augias si preoccupa del papa, ma non di tutti i ragazzi violentati e di tutta la disinformazione che è stata fatta sui problemi del paese per favorire o sputtanare questo o quel politico, questo o quel gruppo di cittadini che chiedevano giustizia. Quando gli organi di informazione rispondono ad interessi mafiosi sono sottratti dalla loro funzione istituzionale e si trasformano in organizzazioni terroristiche: lo sa bene quello stesso Pietro Calogero che torturava i cittadini per coprire le attività golpiste.
E che cosa sono le farneticazioni naziste del sindaco di Cittadella finalizzate a ricostruire i campi di sterminio in Italia?
Massimo Bitonci ha messo in atto un atto di eversione dell’ordine democratico criminalizzando tutte quelle persone che non hanno il suo stesso reddito. Cosa dobbiamo aspettare che metta una stella gialla sui camici e il filo spinato? Le stesse persone che manifestano odio per i diversi, gli indifesi, quelli che sfruttano e che costringono alla miseria per i loro scopi di razzismo, quelli che favoriscono i morti sui posti di lavoro usando i vigili urbani per vessare i cittadini, costituiscono ronde fasciste di “controllo del territorio” sostituendosi allo stato facendosi forti di un’insicurezza territoriale che loro stessi costruiscono costringendo i bambini in ginocchio davanti a crocifissi anziché renderli consapevoli dei loro diritti Costituzionali.
Si è svegliato Pietro Calogero?
Si è ricordato di essere un procuratore della Repubblica?
E fino a ieri, dove stava quando Zanonato sputava sulla Costituzione, sui diritti civili delle persone, chiamando le donne prostitute e vessando i cittadini per i suoi interessi morali da talebano cattolico? Questo delinquente che sottrae fondi ai cittadini con la sua giunta per finanziare i truffatori come gli adoratori di Antonio da Padova ed esaltarne l’attività di criminale reiterando il delitto di Apologia di Strage. Dove stava Calogero che ha insanguinato Padova non perseguendo i delitti di disarticolazione istituzionale che costruivano sofferenze nei cittadini e torturanva chi chiedeva giustizia etichettandoli come “terroristi”?
Ci sono voluti gli atti di nazismo criminale di un estremista come Massimo Bitonci, esaltati dal criminale Zaia, perché si svegliasse? E la procura di Treviso, perché non ha agito contro il razzista criminale di Gentilini? Complicità in razzismo?
Ma non fatevi illusioni, Calogero sa come proteggere i nazisti e i razzisti. Se ha mandato loro un avviso di garanzia non è detto che l’inchiesta proceda, né che verranno rinviati a giudizio. Calogero, Mastelloni, Ugolini sono solo dei vigliacchi criminali senza nessun senso della giustizia, che non sia il loro tornaconto materiale o morale, violenti con chi chiede giustizia, pronti a farli torturare, mentre sono ossequiosi con i preti cattolici che stuprano bambini, con le bande leghiste, col razzismo, con lo stragismo sui posti di lavoro, con i delitti fatti da individui delle istituzioni con i quali sentono molto la vicinanza e la complicità. Furono questi magistrati che protessero in genocidio di Marghera.
Ma perché questo articolo si è aperto con i tentativi di golpismo della fine degli anni ’60, inizio anni ’70, e si conclude col razzismo di Zaia, Alessandri, Calderoli, Bricolo e Borghezio?
E per favore, NON ESISTE NESSUN ALLARME CRIMINALITA’! Esistono atti criminali che devono essere perseguiti dalle Istituzioni preposte.
Le statistiche parlano di diminuzione di tutta una serie di reati. E’ vero, invece, che proseguendo nell’attività di destabilizzazione Istituzionale la Rai e i media per alimentare l’odio razziale, sottolineano la nazionalità delle persone che commettono reato dando una prima pagina al Romeno o alla nazionalità emarginata di turno e usando i trafiletti, o addirittura censurando le notizie di reato, quando è coinvolto un italiano.
Che peso ha avuto la violenza alla ragazza di origine ghanese subita a Pordenone? Nessuna, per la RAI lei è solo una bestia, come per i leghisti che si sono riuniti per rivendicare il loro “diritto” al razzismo in barba alle norme Costituzionali.
La storia si sta ripetendo!
Si sta ripetendo anche se non c’è più la Decima Mas di Borghese, ma tanti ammalati da delirio di onnipotenza che stanno tentando di trasformare l’Italia in una società Clerico-Nazista grazie alla vigliaccheria e spesso alla complicità delle Istituzioni. E quelli come Augias che sono colpiti dall’episodio di cui è protagonista un criminale come Wojtyla, responsabile di stupro dei bambini, ma non si accorge delle ingiustizie e delle vessazioni cui la gente è sottoposta. Dov’erano le proteste di Augias quando la RAI demolì la fastidiosa “Tele kabul” di Rai3? Dove sta Augias quando le finanziarie stanno tentando di indebitare l’intero paese? O dove stava quando si protestava per i salari di fame a cui è costretta la popolazione tanto che deve intervenire il presidente della Banca d’Italia per sollevare il problema?
Già, la storia si sta ripetendo. Solo che anziché avere le camicie nere e le croci del Vaticano, oggi ci sono camicie diverse, le croci del Vaticano, e gli interessi mafiosi, dove le mafie non sono quelle di Reina o Provenzano, ma quelle di alcuni salotti che manipolando l’informazione creano danno e terrore nei cittadini privandoli dei loro diritti Costituzionali.
Già, la storia si sta ripetendo, con una variabile importante: non ci sarà più nessuno che, sacrificando sé stesso in una improbabile “lotta armata” salverà la Costituzione dal terrorismo istituzionalizzato.
La storia si ripete, ma mai allo stesso modo!
Se le Istituzioni non sapranno mettere al centro della loro azione la Costituzione della Repubblica, prevedo tempi bui.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
Tel. 041933185

sabato, novembre 17, 2007

Conferenza di presentazione della collana di libri "Cento Talleri" tenuta a Venezia il 16 novembre: commento ed impressioni!


Carissimi amici di Filosofico.net
vi ricordo che venerdi' 16 novembre, alle ore 17e30, presso lo "SpazioEventi della Libreria Mondadori" a San Marco (Venezia) la collana filosofica I CENTO TALLERI ( www.filosofico.net/t ), nata dalla collaborazione di Filosofico.net, Portalefilosofia.com e l'editrice Il Prato, incontrera' il pubblico, con una presentazione del proprio catalogo e un dibattito sul tema "Presente della Filosofia, Filosofia del Presente", volto a chiarire quale sia lo statuto della filosofia nell'attuale momento storico (interverranno Jacopo Agnesina, Diego Fusaro, Giuseppe Girgenti, Costanzo Preve, FedericoLeonardi e Andrea Sangiacomo).
Per maggiori informazioni:
049-640105,ilprato@libero.it .

Sono andato ad assistere a questa conferenza ieri sera.
Ammetto che ogni tanto mi illudo. Così, pur consapevole che si stava presentando un catalogo di libri, pensavo che si parlasse anche del "Presente della filosofia e della filosofia del presente". Ma forse i relatori ne hanno parlato, ma io non ho capito quale fosse o che cosa fosse la filosofia del presente o il presente della filosofia dal punto di vista dei relatori.So benissimo che qualunque critica si faccia è parziale e so benissimo che esiste un punto di vista soggettivo per cui le affermazioni che si fanno sono manifestazione di un insieme ideologico-dottrinale che le manifesta e che, ogni osservazione che viene fatta, è solo perché l'affermazione del relatore, uscendo dall'insieme dottrinale che l'ha manifestata, è entrata nell'insieme dottrinale di chi l'ha ascoltata producendo uno stridere col suo sentire e col suo pensiero, pur tuttavia alcune puntualizzazioni sono d'obbligo.

La prima è diretta nei confronti di Fusaro! Io ammetto che un giovane abbia grandi capacità tecniche di lettura e di interpretazione di quanto studia, ma la sua affermazione nei confronti dei vecchi docenti universitari (i baroni) dal punto di vista della filosofia (non mi interessano le questioni burocratiche o i rapporti di potere nelle università), non era solo fuori luogo, ma falsa sia nelle premesse (una società giovanilistica compulsiva) che nelle conclusioni (lo svecchiamento di chi fa filosofia).Il fatto che Fusaro studi la critica marxiana, e sappia tutto quello che ha detto Marx, non significa che conosca la critica marxiana, né l'ha interiorizzato come oggetto tanto da trasformarlo come prassi emotiva della sua rappresentazione soggettiva davanti al mondo. Tant'è che quando un altro relatore (quello che ha scritto un commento di Parmenide) gli parla di un "oltre" esistenziale non gli fa fare un salto alto di due metri sulla sedia imponendogli di dimostrare l'"oltre" anziché affermarlo come oggetto della sua immaginazione (o immaginarlo come necessità psicologica).

Sempre questo relatore (appunto chi ha scritto il libro attorno a Parmenide) punta molto l'attenzione sul concetto di "ascolto".Afferma la necessità di "Ascoltare con tutto sé stessi". Apparentemente sembra un concetto logico, in realtà è espressione di totale illogicità: sempre, un soggetto ascolta con tutto sé stesso! Al di là di come usa la sua attenzione nell'ascoltare. Ed ascolta non solo quello che le persone dicono, ma ascolta anche ciò che appartiene alla comunicazione non verbale. Se fossimo Animali o Piante il problema non si porrebbe, ma dal momento che siamo Esseri Umani e che comunichiamo mediante la ragione e in modo particolare con la ragione nella cultura attuale, il problema non è dato da chi ascolta, ma da chi parla. troppo spesso chi parla non è in grado di usare "parole alate", ma fa solo esercizio di retorica razionale che pur esprimendo in maniera pulita e ordinata un concetto, questo non è solo limitato alla ragione, ma è privato del fuoco, del furore, della vita e, pertanto, non attrae l'attenzione dell'interlocutore. Troppo spesso chi parla dà per scontato che l’altro intenda quello che lui dice come lui vorrebbe fosse inteso. Come se le parole avessero sempre lo stesso significato in ogni ambiente mentale in cui risuonano.Il problema è di chi parla, non di chi ascolta. Se fossimo animali o piante il problema non si porrebbe in quanto ogni forma comunicativa è sempre legata a pulsioni di vita (a necessità della vita o se preferite ai bisogni della vita) e, pertanto, qualunque siano le modalità del linguaggio o del discorso, sono sempre "parole alate" capaci di afferrare l'attenzione dell'interlocutore in quanto manifestazione di bisogni comuni con l’interlocutore.

Un professore universitario di Ca' Foscari, se non mi sbaglio, ha citato, a proposito di Alessandro Biral (presentava la collana Dialoghi Filosofici) ancora una volta quel vituperato "conosci te stesso" che usato da Platone ha finito per offendere il Tempio di Delo con quelle tre o quattro interpretazioni una più squallida dell'altra e tutte con la finalità di sottomettere la persona ad una Verità di sé stesso come oggetto in sé.

E' prassi dei filosofi, dagli Stoici agli attuali, offendere il Mito solo perché il Mito non può rientrare in nessuna filosofia della Verità. E ieri la cosa si è ripetuta. Però di questo sono abbastanza abituato, non ho fatto il salto sulle sedie né ho preso per il collo quel docente, però se lo sarebbe meritato!

Un'altra cosa che mi ha colpito è stata l'esposizione di quella persona che sta preparando un libro sulla guerra e sul terrorismo. In particolare, faceva notare, come spesso chi si combatte finisce per far "assomigliare" o "coincidere" le strutture sociali con quelle del nemico che combatte.Indubbiamente sarà un grande lavoro di ricerca, ma nella mia testa molti dubbi si accavallano.Io accetto che la propaganda politica definisca chi mette le bombe un terrorista. Accetto che la propaganda politica possa definire delle nazioni "l'impero del male". Ciò che non accetto è che chi fa analisi sociale o analisi filosofica faccia propri i vocaboli della propaganda politica. Chi è un "terrorista"? Perché quella persona decide quel comportamento? Qual è la realtà (o una definizione che si avvicini all'oggetto reale il più possibile, almeno superando l'apparenza con cui l'oggetto si presenta in questa cultura oggi...) di uno stato? Di una nazione? Quali sono i suoi bisogni? Quanto un singolo individuo è in grado di incidere nell'insieme della nazione tanto che la nazione è costretta a mettere in atto processi di adattamento a quanto quell'individuo, ogni singolo individuo, ha messo in moto?Qual è la struttura mentale (il modo di guardare il mondo...) di un Busch o di un Bin Laden? Cosa entrambi dell'altro (o di ogni altro) percepiscono? Cosa, ognuno di loro, proietta sull'altro? Come la propaganda riesce a far presa sulla struttura emotiva delle persone tanto che gli USA riescono a convincere gli americani della necessità di attaccare l'Iraq e perché, dopo tre anni, l'opinione pubblica ha cambiato opinione? Va be'; leggerò quel libro. Però, consiglio a questo personaggio, di discutere con un "terrorista" (o una persona di esperienza) per tentare di capire che cos'è "l'empatia sociale" e che cosa significano quei legamenti che hanno trasformato la nostra specie in una specie sociale....

Un filosofo è tale SOLO perché ha accumulato esperienze soggettive e ha tentato di trasformare quell'esperienza in teoria per comunicarla ad altri. E, quell'esperienza, è legata sempre alla cultura del suo tempo. Gli altri non sono filosofi, ma coloro che chiacchierano attorno ai filosofi.

E' la sensazione che ho avuto ieri in quella conferenza. Avevo la sensazione di essere una cavia in un laboratorio dove persone con i camici bianchi mi infilavano dei bisturi affinché le azioni fossero in linea con il loro pensiero aprioristico.

Tutte brave persone: ma nessuna di loro aveva forgiato il loro pensiero in una lotta a morte nella realtà quotidiana che il loro pensiero, pretendeva di definire. Il loro “pensare” non affrontava le torture di Giordano Bruno, né la qualità della vita di Feuerbach o Spinoza né affrontavano lo sconosciuto come Pirrone e, tanto meno, mettevano in discussione il loro presente come Pomponazzi o Kant.

Lo stimolo a replicare alle sciocchezze che venivano dette era molto forte. C'era un tempo in cui fare filosofia era una questione di vita o di morte. Chi manifestava un'idea era circondato nel foro da altre persone che tentavano di demolirla. Era il tempo in cui il filosofare era un combattere e la filosofia era una mitragliatrice che il filosofo teneva efficiente proprio sciacquando le sue idee nel fuoco della critica. Poi, nella conferenza di ieri, senti dire che "la critica è demolizione" in termini negativi. Come se fosse possibile demolire ciò che soddisfa i bisogni dell'uomo soltanto attraverso la critica. Ciò che impedisce la soddisfazione dei bisogni dell'uomo è possibile demolirlo mediante la critica in quanto la demolizione libera ciò che è trattenuto, ma servono catene e ferocia fisica per bloccare i bisogni degli uomini entro gabbie etiche e morali.

Io non conosco i motivi perché le persone del pubblico si alzavano e se ne andavano. Forse perché speravano di sentir parlare di "Presente della filosofia e della filosofia del presente" e poi si sono annoiate di persone che anziché parlare di concetti preferivano parlare di che cosa stavano facendo? O forse perché si erano immaginate delle aspettative e, invece, si sono trovate in una situazione in cui l'oggetto del discutere era il libro da vendere e non i suoi contenuti? O forse perché gli stessi contenuti dei libri presentati non erano tali da stimolare passioni ed emozioni dei presenti? Già; dei presenti che ascoltano degli oratori che non eccitano le loro emozioni, né li stimolano a superare i loro limiti.
A un lavoratore si può chiedere di fare bene il suo lavoro. Vale anche per un docente di filosofia. Gli si chiede di esporre i concetti dei vari filosofi, ma da una conferenza si PRETENDE che le persone subiscano un travolgimento emotivo che entri nelle loro passioni. Essere un docente di filosofia non fa di quell’individuo un filosofo. Solo che per travolgere il proprio auditorio di emozioni è necessario emozionarsi a propria volta, vivere la propria filosofia come espressione delle proprie emozioni e comunicarla con "parole alate". Non si può avere addosso un camice bianco e nella mano un bisturi e pretendere partecipazione da parte delle cavie che si vuole vivisezionare come non si può spacciare la filosofia come se fosse una dose di eroina o una merce capace di portare profitto.

In quella conferenza non mi è rimasto altro che chiedere: perché voi fate filosofia?
La risposta più forte che ho ricevuto è "Perché facendo filosofia io mangio, ci vivo!"

Una risposta da vero filosofo.
Il trionfo del retorico che dice: “Prova a ribattere a questa, se sei capace!”
Preferisco arrendermi perché se ribatto con quello che ho nel cuore finisce che tu voli dalle scale (o io, dipende dalle circostanze).
Giordano Bruno, Pirrone, Pomponazzi, Feuerbach, Spinoza, ringraziano!
Quando si fanno domande è perché già si conoscono le risposte, però si ha il dubbio di sbagliare. Oppure, si ha il dubbio che ci sia qualcos'altro. Ma a Diogene non gli resta altro che prendere la lanterna e continuare a cercare l'uomo.
E non si dica che è una questione di comunicazione.


Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì, novembre 06, 2007

Oreste Benzi e Raniero Cantalamessa: l'odio per i diritti civili!

In rete circolano varie riflessioni sull’attività di Raniero Cantalamessa e della sua attività di aggressioni alle persone in complicità con Akeon e in particolare il razzismo nei confronti dei gay.
Posto, come esempio questa che prelevo dal sito:

http://www.napoligaypress.it/?p=972


Così come, solo pochi giorni fa, ho riflettuto su alcuni elementi “marginali” di un’inchiesta di Striscia la notizia (ahimè…) sulla cosiddetta psico-setta Arkeon di Bari nell’ambito della quale pare si siano compiuti abusi sessuali e altre cose amene. Il tutto con la complicità di alcuni uomini di Chiesa, chiamati a lustrare l’immagine dell’associazione. Una complicità forse inconsapevole, forse no: è da accertare, ma non è questo, solo, il punto.Uno dei religiosi chiamati in causa è il noto frate Cantalamessa che ogni domenica (credo ancora oggi) conduce su Rai Uno la trasmissione religiosa “A sua immagine”. Durante una puntata dello scorso anno il religioso pubblicizza ai quattro venti la fantomatica “associazione” che tra i suoi compiti avrebbe quella di ricongiungere i figli ai padri, recuperando anni di rapporti difficili. Passa subito un’immagine di un giovane adulto che bacia castamente una donna al suo fianco; Cantalamessa precisa che il giovane è uno dei beneficiati da questo percorso.
Egli manifestava in gioventù tendenze omosessuali; ora, in seguito al periodo, diciamo così, terapeutico, non solo ha riacquisito il suo rapporto col padre, ma si è anche sposato con una brava ragazza, scegliendo un diverso modo di vivere la propria sessualità.
Ora, questo passaggio, naturalmente, non è stato chiosato dagli improbabili conduttori dell’inchiesta con la giusta indignazione che caratterizzava il servizio sulla notizia più in generale, in una trasmissione che dello sberleffo all’omosessualità, all’effeminatezza, all’allusione fa uno dei suoi cavalli di battaglia.
Ma non facciamo i vittimisti, esistono ormai anche le barzellette sugli ebrei e i neri; dunque andiamo avanti.
Il fatto è che un religioso, sulla prima rete della televisione pubblica, può consentirsi, grazie ai nostri soldi, di parlare, a proposito di una setta in odore di truffa e abusi, di percorsi terapeutici rivolti a omosessuali. Pescando tra l’altro a man bassa nel più desueto e deteriore freudianemo d’accatto nel legare esplicitamente l’omosessualità all’assenza della figura paterna (o in ogni caso a una diminuito nello sviluppo della personalità) e il ritorno a una sana e corretta sessualità al ripristinarsi del modello maschile di riferimento. E questo nel più assoluto silenzio.
C’è quasi da ringraziare i presunti delitti di una psico setta barese per aver fatto riemergere un episodio così inquietante e pur vecchio di un anno!

---- fine parte prelevata---

Il problema è quello dell’odio nei confronti delle persone messo in atto dalla chiesa cattolica e aiutato, troppo spesso, dalle Istituzioni che, lungi dall’essere un argine che ferma l’odio dei cattolici per le libertà sociali sancite dalla Costituzione, preferiscono fingere di non vedere e spesso favoriscono.

Ho trovato una serie di dichiarazioni di Oreste Benzi, il prete cattolico che tanto male ha fatto alla società civile, mai censurate dalle istituzioni. Istituzioni che spesso hanno finto di non vedere, speso collaborando con questo losco figuro favorendone l’attività criminale e supportandolo con una omertà degna del peggior nazismo.


Sulla famiglia:
Nel maggio 2007, Benzi partecipò al Family Day e si schierò contro le unioni di fatto. In quella e in altre occasioni si espresse in modo duro riguardo all'omosessualità:« Non esiste scientificamente l'omosessualità, è una devianza. »(Don Benzi durante il "Family Day", 12 maggio 2007, Roma.)

« Io mi rivolgo direttamente alle persone interessate: non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali.L'omosessualità può essere corretta e la deviazione psichica che le è propria rimossa. Io mi rivolgo a voi perché salviate l'identità del matrimonio naturale e cristiano.Solo voi potete salvarlo rifiutando ciò che non vi è proprio. » (Don Oreste Benzi, appello pubblicato sul Corriere Romagna del 14 maggio 2006)

« Gli omosessuali acquisiti sono gli effeminati di cui parla la Scrittura e ai quali non è dato di entrare nel regno dei cieli.L'omosessualità acquisita è possibile superarla ed essendo un vizio deve essere rimossa a tutti i costi. » (da La coppia oggi tra libertà dell'uomo e mistero di Dio - Editrice Guaraldi, Rimini)

Nei suoi libri, tenta anche di spiegare la diffusione dell'omosessualità maschile:
« Il crollo dei parametri di riferimento per accettarsi come maschi nella società attuale completa il quadro degli elementi che creano condizioni favorevoli all'omosessualità. »(da La coppia oggi tra libertà dell'uomo e mistero di Dio - Editrice Guaraldi, Rimini)

La sua spiegazione dell'omosessualità femminile è invece di natura differente:
« Il rapporto invece nella donna per fare un esempio può essere tra estrone e androgeni da 4 a i e può scendere a 3 a 2, se invece il rapporto si capovolge con 2 a 3 si ha la donna lesbica; se arriva a 1 e a 4 si ha un uomo in corpo di donna che però è sempre donna.Ciò non giustifica l'unione tra due donne. [...] Il femminismo, ha deturpato molto la natura femminile, il suo ruolo, la sua pienezza, la sua bellezza interiore e fisica. » (da La coppia oggi tra libertà dell'uomo e mistero di Dio - Editrice Guaraldi, Rimini)

Io non so quante di queste affermazioni siano effettivamente fatte da Oreste Benzi, ma le aggressioni subite dalla società civile ad opera di Ratzinger, Ruini, Bertone, Bagnasco contro i diritti fondamentali dei cittadini mi inducono a credere che queste frasi siano reali. Frasi reali che, per il fatto che non sono state censurate dalle Istituzioni come atti criminali finalizzati alla destabilizzazione della Costituzione, rappresentano aggressioni criminali nei confronti dei cittadini.
E’ in quest’ottica che si comprende l’odio di Cantalamessa per le Istituzioni che giunge al punto di esaltare un gruppo che, sfruttando ed usando la fragilità delle persone, usa loro violenza (ai miei tempi si chiamava "partecipazione morale" in violenza, sempre che non ci abbia partecipato direttamente alla violenza).
Liberare la sessualità dei gay, impedirne la criminalizzazione, farla diventare un patrimonio di ricchezza e di diversità della società civile, è la più forte barriera conto l’imposizione delle fobie sessuali che la chiesa cattolica, attraverso la criminalizazione della sessualità, impone ai ragazzi indifesi.
Se le istituzioni non sono in grado di rispettare la Costituzione e di garantire la libertà ai cittadini, TUTTO LO STATO, il Capo dello Stato in primis, in base all’articolo 28 della Costituzione, è responsabile civile e morale di aggressione alla Costituzione stessa.
Se le istituzioni non sono in grado di fermare il terrore cattolico che agendo sulla psiche dei ragazzi li criminalizza, li spinge al suicidio, impone loro sensi di colpa che li inducono all’insicurezza e alla malattia mentale, le Istituzioni sono responsabili di un colpo di stato strisciante che demolendo le certezze dei cittadini nei confronti della Costituzione sta preparando il terreno per il ritorno dello Stato clerico-fascista che tanto sangue ha richiesto ai cittadini per rimuovere l’orrore dottrinale che imponeva sui cittadini.
Cosa devono aspettare le Istituzioni dopo la manifestazione di odio xenofobo di Cantalamessa o Oreste Benzi? Deve aspettare le azioni di violenza fisica alla Gelmini per intervenire a garantire il diritto Costituzionale?
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera - Venezia