Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

venerdì, ottobre 05, 2007

Corte di Cassazione, terrorismo e società civile

CASSAZIONE
TERRORISMO
DIRITTO SOCIALE



Ancora una volta, alla faccia di politici vigliacchi e corrotti (e guarda caso tutti cristiani che manifestano disprezzo per la Costituzione), ONORE ALLA CORTE DI CASSAZIONE!
Purtroppo, all’interno delle Istituzioni si è calata l’ideologia dello Stato Mafia. Lo stato mafia è quello stato che non risponde alle leggi, ma all’attività dell’amico, dell’amico. E attraverso le necessità dell’amico, dell’amico, interpreta le leggi per favorire l’amico dell’amico.
Chi ne soffre sono gli Esseri Umani ricattati. Come quando il Pubblico Ministero Michele Della Costa dichiarò che chi obbliga al lavoro nero è parte integrante delle Istituzioni e doveva essergli garantita la possibilità di fare lavoro nero. Un’attività che è sempre stata protetta in maniera violenta dai familiari dei così detti “vittime del terrorismo” i quali non alle norme civili guardano, ma sono tesi ad aggredire la società civile al fine di garantirsi un ingiusto profitto che i politici si guardano bene dal sanzionare.
Le esperienze personali sono importanti, ma sta di fatto che obbligare le persone al lavoro nero, sottopagato e ricattate, è parte integrante dell’ideologia degli imprenditori del Veneto e dell’educazione cattolica che hanno subito e che usano per giustificare la loro violenza. una violenza che la magistratura periferica si guarda bene dal perseguire in quanto coinvolta nelle medesime attività e invischiata negli stessi interessi sia economici che ideologici.
Riporto dall'Ansa:

2007-10-05 16:20
Cassazione: è estorsione il lavoro in nero sotto ricatto
ROMA - Può costare caro agli imprenditori - una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione, per estorsione - tenere i dipendenti 'in nero' (senza contratto di lavoro, con salari bassissimi e nessun diritto) con la costante minaccia, in caso di 'alzate di testa', di sbatterli fuori e di rimpiazzarli col primo disoccupato che passa. La Cassazione ha infatti confermato a carico di tre datori di lavoro sardi di Nuoro il verdetto con il quale la Corte di Appello di Cagliari (contrariamente ai giudici di primo grado che li avevano assolti) li ha giudicati colpevoli di estorsione infliggendo proprio tre anni e mezzo di carcere ciascuno.
Nelle due società dei tre imprenditori, le dipendenti - tutte donne - erano costrette ad "accettare trattamenti retributivi deteriori non corrispondenti alle prestazioni effettuate", subivano "condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti", non godevano di ferie, lo straordinario non veniva pagato, niente assistenza assicurativa. Nel migliore dei casi alle lavoratrici veniva corrisposta la paga prevista dai contratti di formazione lavoro, sebbene lavorassero per molte più ore. Il tutto in un clima nel quale i datori "ponevano le dipendenti in una situazione di condizionamento morale, in cui ribellarsi alle condizioni vessatorie equivaleva a perdere il posto per via di una situazione in cui la domanda di lavoro superava di gran lunga l' offerta". Ad avviso della Suprema Corte - sentenza 36642 della Seconda sezione penale - in questa situazione si configura il reato di estorsione, protrattasi per oltre dieci anni. Nessun successo ha, infatti, avuto la linea difensiva degli imputati - Andreina L., Gaetano e Maurizio L., tutti poco più che cinquantenni - che hanno provato a schivare la condanna al carcere chiedendo di ricevere solo le sanzioni previste per chi tiene dipendenti non in regola. Quello che abbiamo fatto - hanno detto a Piazza Cavour - "costituisce espressione del non eccezionale fenomeno del lavoro nero, ma non integrerebbe gli estremi dell'estorsione perché le lavoratrici avevano accettato quelle condizioni senza ricorso ad alcuna violenza". Ma per la Cassazione "l'accettazione di quelle condizioni non fu libera perché condizionata dall'assenza di altre possibilità di lavoro".
Dal sito:
http://www.ansa.it

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Ancora una volta la Corte di Cassazione dimostra di essere a guardia dell’ONORE ISTITUZIONALE che tante volte viene vilipeso e offeso dalle Istituzioni stesse.
Davanti a politici, che con una leggerezza, obbedendo ad ideologie estranee alla Costituzione come quella dei cattolici, nazisti e mafiosi, sembra che trafficare in schiavi sia la cosa più normale del mondo, la Corte di Cassazione, rispettando le sue funzioni, mette i puntini sulla dignità e il decoro della nazione.
Come nel XVII secolo la Corte di Cassazione Francese agì con fermezza affinché tutti i processi che implicavano il rogo per gli imputati accusati di Stregoneria e di Eresia fossero discussi a Parigi sottraendoli all’arbitrio dell’interpretazione superstiziosa della magistratura periferica, oggi è necessario riconoscere che la Corte di Cassazione Italiana sta agendo con impegno al fine di imporre nella società il rispetto delle regole Costituzionali e della moralità propria della Repubblica.
Il vecchi fa fatica a morire e molti martiri stanno pagando con la loro vita l’aver affermato i diritti Costituzionali eppure, la Corte di Cassazione, sta indicando qualche cosa di nuovo e di luminoso per la società civile.
Poi sta alla società civile rivendicare ed imporre quei diritti che la Corte di Cassazione ha determinato attraverso l'interpretazione delle leggi.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia