Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

venerdì, dicembre 28, 2007

Il Ministro degli Interni Amato e l'attività di terrorismo della Polizia di Stato!

Già la risultanza delle indagini cui è giunto il Pubblico Ministero dimostra, al di là delle decisioni che saranno prese dalla magistratura, che la comunità Incontro di Amelia altro non è che un campo di concentramento nazista nel quale le persone erano private dei loro diritti Costituzionali. In pieno stile cattolico.
Se nel campo di sterminio nazista c’erano ebrei, zingari o omosessuali, nel lagher Comunità Incontro di Amelia, c’erano ragazzi che la chiesa cattolica ha prima spinto alla tossicodipendenza (spacciano la droga del dio padrone che è stata quella che li ha indotto ad usare altre droghe) e poi li ha usati per il suo potere. Visto che li ha usati per il suo potere qualche cattolico, il Gelmini, ha pensato bene di usarli anche per abusarne sessualmente.
Non c’è solo la violenza, ma tutta l’organizzazione che ha favorito la violenza compreso quel Berlusconi che ha sempre dato solidarietà a Gelmini pur sapendo perfettamente che la chiesa cattolica fa violenza sistematica e reiterata sui ragazzi.
Il prete cattolico Gelmini e i suoi tirabiedi non hanno esitato a minacciare, ricattare, tentare di corrompere i ragazzi sia con il denaro che con i favori che a loro avrebbero accordato dei politici.
L’inchiesta ha evidenziato non solo l’attività di depistaggio delle indagini (volte a impedire che il prete Gelmini fosse processato), ma una forte pressione ad opera dei politici (Clemente Mastella e Silvio Berlusconi) al fine di garantire ai violentatori di ragazzi l’impunità. Le ripetute dichiarazioni di vicinanza a Gelmini di Silvio Berlusconi non erano affermazioni volte ad assicurare un giusto processo, ma erano volte a criminalizzare i ragazzi che, chiedendo giustizia, pretendevano di essere considerati dei soggetti di diritto Costituzionale e non bestie del gregge che il buon pastore può stuprare per i propri pruriti come il prete cattolico Gelmini, proprio perché è cattolico, ritiene di fare impune mente.
Secondo la logica dei magistrati che hanno torturato le persone indifese, Silvio Berlusconi e Clemente Mastella dovrebbero essere imputati di violenza nei confronti dei ragazzi per “partecipazione morale” nell’attività di Don Gelmini.

Riporto l’articolo del Corriere della sera prelevato al sito:

«Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all'interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza. E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d'imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall'accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.
Le richieste sessuali Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L'indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l'aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua denuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L'ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l'apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ». Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l'affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all'ottobre scorso».
L'inquinamento delle prove Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l'interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell'esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l'abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre "in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci", aiutando don Gelmini».
La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un'offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell'intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006». Il primo giugno scorso, durante l'istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».
Fiorenza Sarzanini
28 dicembre 2007

Una società malata nella quale il Ministro degli Interni non ha garantito i diritti Costituzionali ai ragazzi ricoverati in vere e proprie strutture detentive gestite da privati che hanno in odio il dettato Costituzionale e mettono in atto azioni di eversione dell’ordine costituito. Ma il ministro degli Interni Amato ha già più volte manifestato il suo odio per la Costituzione della Repubblica. Più volte ha invocato il dio cattolico come se sgozzare chi non si mette in ginocchio davanti a lui fosse, per lui, un diritto che gli proviene dal suo dio padrone. Come se la Costituzione, per il ministro degli Interni Amato fosse carta straccia con cui lui ci si pulisce il culo.
Sarà processato Don Pierino Gelmini?
O morirà prima del processo?
E la comunità Amelia: sarà processata? O continuerà a fare violenza a chi non si può difendere?
E il ministro degli interni Amato continuerà a costruire odio sociale omettendo atti d’ufficio al fine di accrescere l’emarginazione sociale?
La mia domanda è un’altra: a Don Gelmini e a don Ezio Miceli sarà contestata l’aggravante di terrorismo?
Eppure è un atto di terrorismo; Don Gelmini e don Ezio Miceli non hanno solo fatto violenza ai ragazzi, ma gli hanno letteralmente sparato nella testa con buona pace del ministro Amato che usa la polizia di Stato per tutto meno che per i doveri per i quali dovrebbe agire: fermare l’attività di eversione della chiesa cattolica contro la Costituzione!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo