Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

sabato, dicembre 29, 2007

Istituzioni e attività di terrorismo: i fatti di Bergamo evocano fantasmi mai dimenticati

Quando si parla di attività di terrorismo delle Istituzioni, anche se sarebbe più corretto parlare di terrorismo messo in atto da individui che si assicurano l’impunità mediante le Istituzioni, se ne parla per la percezione che ne hanno le persone per le vessazioni, le torture, gli atti di violenza, gli scherni, messi in atto da chi, occupando un ruolo Istituzionale, si sente onnipotente.
Quando si dice che le bande di controllo del territorio messe in campo da Cacciari in Piazza S. Marco o dalla lega nel trevigiano sono pericolose perché non solo evocano il ventennio fascista, ma attentano ai diritti dei cittadini in quanto il controllo militare del territorio è una prerogativa delle Istituzioni pubbliche e non di privati cittadini che, per i loro interessi, fanno, SEMPRE E COMUNQUE, violenza a cittadini, non lo si dice a caso.
Quando si dice che a Venezia Albanese e La Barbera erano dei torturatori che agivano con la complicità dei magistrati di Venezia, lo si dice per esperienza diretta. Un’esperienza che qualcuno ha provveduto affinché nessuno potesse rivendicare giustizia. Un impedimento mediante la violenza al fine di destabilizzare le istituzioni e poter continuare a torturare i cittadini.

E quando altri membri delle Istituzioni agiscono (allora, l’onore alle Istituzioni fu restituito dal poliziotto Trifilò e il Cap. Ambrosini, e scusate se la memoria mi fa sbagliare i nomi) portando fatti alla luce e documentandoli con i mezzi attuali, sono in grado di evocarti quei momento che portano disonore delle Istituzioni.

Cosa vieta che ciò che è avvenuto a Bergamo non avvenga o non stia già avvenendo nel Veneto?
Si può logicamente sospettare che anche il comandante dei vigili urbani di Cittatella, con la complicità e l’istigazione di Bitonci, faccia altrettanto?
Cosa ci dissuade da tale sospetto? Tale sospetto non viene forse accentuato dalla posizione che ha preso il Procuratore di Padova Pietro Calogero, dati i suoi precedenti?

I protagonisti delle violenze, carabinieri e vigili urbani, sono stati fermati, ma non sono stati accusati di atti di terrorismo!
Eppure erano in numero maggiore che non i fermati e gli accusati di ricostruzione delle “nuove brigate rosse” ad opera della magistratura milanese. Erano maggiormente equipaggiati sia in armi che in mezzi. Gli atti di terrorismo erano in numero maggiore e tutti rivolti contro la persona. Ma nessuna accusa di terrorismo è stata mossa nei loro confronti come se sparare al marocchino non fosse un atto di terrorismo come sparare al direttore del giornale Libero.
L’intervento di forze di polizia e di magistrati attenti hanno fermato i personaggi della banda di Bergamo: a loro va il nostro rispetto!
Ma se questi personaggi non saranno allontanati dalle Istituzioni, quante altre persone massacreranno di botte dei posti di polizia? E se oggi un magistrato è riuscito ad inquisirli, domani ci potrebbe essere un Carlo Mastelloni, un Ferrari, un Pisani, un Michele Della Costa, un Pietro Calogero, una Rita Ugolini pronti a servirsi di quelle torture per devastare le Istituzioni.
Per questo si guarda con preoccupazione l’attività del Ministro degli Interni Amato che, a mio avviso, omette atti di ufficio di controllo sulle sue stesse forze dell’ordine. Quando le “forze dell’ordine” non sono al servizio dei cittadini in relazione alla Costituzione della Repubblica, si trasformano in bande di terroristi il cui scopo è la disarticolazione delle Istituzioni come avvenne negli anni ’70 e ’80 il cui unico scopo dei magistrati fu quelli di proteggere dalle accuse chi organizzò colpi di stato dal 1969 fin oltre il 1975 devastando la società civile e offendendo la Costituzione della Repubblica.
Riprendo dal Corriere della Sera invitando le persone a riflettere, perché quando il piccolo vento dell’intolleranza razzista e nazista soffia significa che si sta approssimando la tempesta!

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_29/marrone_3ce303d2-b5ee-11dc-ac5d-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano
A Bergamo sgominata la «banda» della panda nera
I raid dei carabinieri anti-immigrati

in 21 ogni venerdì sera davano vita a pestaggi contro extracomunitari
BERGAMO — La chiamavano la «caccia grossa» con la Panda nera. Carabinieri e vigili urbani usavano un’auto con una targa rubata e, secondo l’accusa, ogni venerdì sera davano vita a raid punitivi contro extracomunitari. Prima il briefing in caserma a Calcio, nella Bergamasca, poi via. Ma su quella Panda c’era una microspia. E ora le conversazioni concitate, i pestaggi degli stranieri, le urla durante perquisizioni «dure» a caccia di droga (che talvolta spariva con denaro e cellulari dei fermati) sono finite in un dossier della Procura. Il gruppo aveva scelto il venerdì probabilmente per poter apparire sui giornali della domenica. Perché il giorno dopo, ai cronisti, raccontavano di arresti e di «brillanti operazioni antidroga». Solo dopo sono emersi i metodi usati. Una «banda »—così la definiscono gli inquirenti — di 21 persone, (una dozzina i carabinieri) cinque delle quali accusate di associazione per delinquere. Qualcuno è ancora ai domiciliari, altri sono stati sospesi, altri ancora trasferiti. Eppure sono stati rimpianti dagli abitanti di Calcio: poco dopo gli arresti dello scorso luglio, sono comparse scritte del tipo: «Rivogliamo i nostri carabinieri», «Deidda sindaco» e via così. Ora, a sei mesi dagli arresti, arrivano le prime richieste di patteggiamento: un carabiniere di Calcio, Danilo D’Alessandro (1 anno e 8 mesi) e un vigile di Cortenuova, Andrea Merisio (3 anni). Molti hanno chiesto il rito abbreviato, compreso il maresciallo Massimo Deidda, «Herr kommandant», come lo soprannominavano gli altri della banda. «Il capo indiscusso » del gruppo, per i pm di Bergamo. Un tipo dai modi spicci, carismatico. E’ l’ex comandante della stazione di Calcio, che in questi giorni, fino alla fine del processo (prevista per il 14 febbraio) è stato autorizzato a tornare ai domiciliari proprio nella stazione che comandava.
Le violenze Per l’accusa era tutto studiato, a partire dalla Panda recuperata prima di essere demolita sui cui era stata piazzata una microspia. E dalle vittime: preferibilmente extracomunitari clandestini che difficilmente avrebbero trovato il coraggio di denunciare. Invece qualcuno lo ha fatto. Agivano armati, scrive nella sua ordinanza il giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino, in «un clima di violenza, di esaltazione collettiva e di autocompiacimento», in un paese di neppure cinquemila anime, Calcio, (sindaco leghista), dove le parti si sono invertite: i carabinieri sono diventati delinquenti e i marocchini i loro accusatori. A una vittima viene rotto il naso. A un’altra il timpano. A un’altra ancora i denti. La voce di Deidda, con marcato accento sardo. «Tu sei troppo agitato, mo ti piazzo un cazzotto in testa. Da chi hai comprato? Ti porto in caserma e ti sfondo a mazzate ». Parla di un altro controllo: «Uno di Martinengo... poi si è messo a sputare i denti e l’ho mandato via... perché appena gli ho dato un destro, caz..., ha cominciato a sanguinare, ha sputato i denti». Quando un marocchino, per sfuggire a un inseguimento, si butta da un tetto quelli commentano: «Perché anziché finire nelle nostre mani preferiscono suicidarsi?».
Gli adepti La banda cercava anche nuovi adepti. La filosofia era questa: «Più siamo più danni facciamo », si spinge a dire Andrea Merisio, vigile di Cortemilia a un aspirante «picchiatore». L’8 giugno esordisce nel raid uno studente di 29 anni. Merisio e Deidda sono compiaciuti del nuovo acquisto: « Ci ha chiesto perché non lo abbiamo picchiato quello con la camicia bianca... La mentalità c’è». L’obiettivo della «caccia grossa » era spesso quello di aumentare le statistiche degli stupefacenti sequestrati. Per il capitano Massimo Pani, (che non ha partecipato ai raid), allora comandante della Compagnia di Treviglio, e nel frattempo promosso maggiore, i numeri erano una fissa. Tanto che Monacelli avrebbe mostrato a colleghi un sms di Pani, in cui lo invitava a sequestrare «almeno 25 chili di droga, in modo da poter battere il record del suo predecessore». Avrebbe fatto pressioni su due subordinati, minacciando di farli trasferire perché non testimoniassero contro Monacelli, sospettato di procurata evasione e cessione di droga. Ultimo guaio: avrebbe restituito un chilo di hashish a uno spacciatore che minacciava di raccontare certi metodi.
Il razzismo L’odio per gli extracomunitari emerge nelle conversazioni del gruppo. Mauro Martini, carabiniere di Calcio, al telefono con la fidanzata è esplicito: «’Sti marocchini, li ammazzerei tutti, non muoiono mai». Deidda non è da meno: «... Me ne sbatto i c. e ’sti marocchini di merda mi hanno veramente rotto i c.».
Cristina Marrone
29 dicembre 2007

Riflettete sempre sugli avvenimenti.
Chi ha fatto le scritte sui muri della cittadina di Calcio scrivendo “Rivogliamo i nostri carabinieri” o “Deidda sindaco” sono le stesse persone che educavano le persone affinché diventassero delle consumatrici di droga. Non avevano nessun futuro, solo una pratica da delirio di onnipotenza sviluppata in quel presente in cui si sentivano tanti dio padrone.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo