Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

mercoledì, gennaio 28, 2009

Il mondo prossimo venturo in cui vivremo

Quando qualcuno progetta la propria vita deve sapere in che mondo si muoverà.
Queste sono solo previsioni. Allarmi.
La situazione economica appare peggiore di quanto si voglia far credere. Eppure, questi dati, sono in sé stessi catastrofici. Tutte le industrie chiedono denaro. Chiedono sovvenzioni. Eppure sono state le stesse che anziché reinvestire gli utili hanno tentato il grande affare finanziario distruggendo le ricchezze che le industrie stesse avevano costruito.
Ora chiedono soldi dei contribuenti. Mentre spesso loro non hanno contribuito alla ricchezza nazionale, ma l’hanno sciacallata (Cirio, Parmalat e company) ora ricattano la società civile con i licenziamenti di massa.
Dove stavano allora i magistrati?
Hanno venduto la società civile rincorrendo sciocchezze.
Come dice la Stregoneria, ora che la frittata è fatta non resta che mangiarla.
Qualcuno sostiene che il disastro economico sia una possibilità per ristrutturare la moralità della società civile. E’ da chiedersi se era necessario arrivare a distruggere la struttura economica affinché questo avvenisse.
Se da qualche ora in Italia c’è una notizia come questa:



"Lavoro, a rischio 250mila posti"
28/1/2009

Confindustria:allarme nelle costruzioni
Dopo quello lanciato da Marchionne sul settore auto, arriva un altro allarme sui posti di lavoro a rischio, questa volta di Confindustria: nei cantieri in pericolo sono in 250mila secondo le previsioni di viale dell'Astronomia. Se non arriveranno in tempi brevi almeno 7, 8 miliardi di euro di risorse pubbliche a sostegno del settore, l'ipotesi potrebbe diventare realtà nel giro di sei mesi.
In particolare, le organizzazioni del settore delle costruzioni e dell'impiantistica che fanno capo a Confindustria, con le associazioni di settore Ance (costruttori edili), Agi (associazione imprese generali), Oice (organizzazioni di ingegneria e architettura), e Federprogetti (impiantistica), chiedono un canale di dialogo con il governo, e attendono che il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, risponda alla richiesta di un incontro. Le proposte messe a punto rappresentano un primo schema su cui lavorare insieme al governo per arrivare insieme ad un "piano straordinario di rilancio infrastrutturale".

Tratto da:
http://www.tgfin.mediaset.it/tgfin/articoli/articolo439942.shtml



La situazione mondiale non è certo migliore, anzi:

Lavoro, allarme Onu sul 2009:50 milioni di posti a rischio

28 gennaio 2009

Dai 18 ai 30 milioni di disoccupati in più, nella migliore delle ipotesi. E, se la situazione deteriorasse ulterirmente, fino a 50 milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere il posto a causa della crisi. È la previsione dell'Ilo, l'organizzazione internazionale del lavoro, nel Rapporto Global employment trends. Il numero di persone che rischia di finire in povertà, in questo scenario, potrebbe salire a 200 milioni. di cui gran parte nei paesi più sviluppati.Lo studio sottolinea anche che il numero dei lavoratori poveri, cioè quelle persone che, pur lavorando, non sono in grado di provvedere alle proprie famiglie potrebbe arrivare a 1,4 miliardi di persone (il 45% di tutti i lavoratori dal 40,6% registrato nel 2007). Sarebbero inoltre in crescita anche gli impieghi precari. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro nel 2009 i lavori «vulnerabili» potrebbero riguardare il 53% della popolazione occupata crescendo in modo significativo rispetto al 50,6% del 2007. La disoccupazione quindi potrebbe crescere dal 5,7% al 6,1% secondo lo scenario più favorevole (18 milioni in più portando il totale dei senza lavoro a 198 milioni) ma anche toccare quota 7,1% secondo lo scenario più pessimista con una crescita dei disoccupati globali di 50 milioni di unità. Inoltre 200 milioni di lavoratori, molti dei quali nelle economie in via di sviluppo, potrebbero essere trascinati nella povertà. «Il messaggio dell'Ilo - ha detto il direttore generale dell'Organizzazione, Juan Somavia - è realistico, non allarmistico. Siamo di fronte a una crisi globale del lavoro. Molti governi sono consapevoli e stanno intervenendo ma sono necessarie azioni internazionali più decise e coordinate per evitare una recessione globale». L'Ilo segnala anche che nel 2008 l'aumento più consistente di disoccupazione rispetto al 2007 è stato registrato nei paesi sviluppati e l'Unione europea (dal 5,7% al 6,4%) con un numero di senza lavoro cresciuto di 3,5 milioni di unità (toccando quota 32,3 milioni di disoccupati). I tassi più alti di disoccupazione sono sempre in Nord Africa (10,3%) e Medio Oriente (9,4%) mentre i più bassi sono sempre in estremo Oriente (3,8%).

Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/lavoro-ilo-onu-2009-rapporto.shtml?uuid=6bb784d2-ed3b-11dd-a20b-0bfe87f244c0&DocRulesView=Libero


Ora ci si chiede: hanno giocato con i miliardi facili, e ora, con che cosa giocheranno?
Imparate a difendervi. Difendetevi come potete perché non sarà certo lo Stato o la società civile che difenderanno i diritti violati dei cittadini.
Mentre noi progettiamo il nostro futuro, altri progettano altri e diversi futuri e spesso sulle nostre spalle e a nostro discapito.
28 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì, gennaio 27, 2009

Clausewitz, l'elenco delle difficoltà economiche e le condizioni dello scontro economico nei prossimi mesi

Clausewitz, nel suo Della Guerra, inizia a trattare l’argomento parlando dell’”elenco delle salmerie”.
In sostanza, Clausewitz afferma che se bisogna mettere a punto una strategia che ci permette di valutare il futuro della situazione dobbiamo, innanzi tutto, analizzare il presente e mettere in ordine i dati quantitativi e qualitativi che formano il presente.
Questo modo di procedere DEVE essere fatto anche quando si analizza una situazione economica e si mettono a punto delle prospettive per il futuro.
La ricchezza di un paese è data dalla quantità di merci trasformate in prodotti, atti alle necessità umane, che viene fatta ogni giorno. Tale trasformazione implica la circolazione della ricchezza che viene fatta attraverso coloro che trasformano merci in prodotti. La trasformazione di merci in prodotti è l’unica attività umana che viene compresa all’interno del concetto di lavoro. L’attività di trasformazione permette l’accumulo di ricchezza sotto forma di capitale finanziario che, redistribuito, facilita un’ulteriore accumulo di ricchezza attraverso l’aumento di bisogno di prodotti che stimola un aumento di trasformazione di merci in prodotti.
Succede che, ogni tanto, il capitale finanziario viene distrutto con l’intenzione, più o meno manifestata, di costruire delle condizioni in cui rinnovare la necessità di nuovi prodotti.
Succede, a volte, che la distruzione del capitale finanziario non si limiti alle finanze, ma le finanze, per sopravvivere alla distruzione del capitale, riversano la distruzione del capitale sul lavoro. Cioè sulla struttura che dovrebbe trasformare merci in prodotti e rinnovare il capitale finanziario stesso.
Il risultato di questo cortocircuito è la perdita della possibilità di ricostruire la ricchezza ed avviene quando, distrutto il mondo operaio nazionale, gli stessi prodotti, a prezzi inferiori, possono essere importati. Come avviene oggi dalla Cina.
Quando la distruzione del capitale finanziario si riversa sul lavoro si ha, come risultato, che viene rallentato il flusso di denaro e di ricchezza nel tessuto sociale.
L’operaio che passa in cassa integrazione il cui stipendio passa da 1000 euro a 700 riduce le sue condizioni di vita privando il territorio di quei trecento euro e concentrando gli altri 700 per la sua sopravvivenza. Se il bar non fa caffé, deve sempre pagare le tasse, l’affitto, e il prestito che ha fatto in banca.
La crisi, alla quale abbiamo assistito, fino ad oggi, è stata una crisi finanziaria. Ma ieri Marchionne ha messo in guardia il governo: STIAMO VENDENDO IL 60% DI AUTO IN MENO!
Gli industriali sentono fin da oggi la crisi, ma nei dati Istat questa sarà rilevata solo fra qualche mese.
Proviamo a leggerci questo bollettino di guerra e, come dei novelli Clausewitz, proviamo ad immaginare che situazione economica troveremo fra qualche mese:



Allarme di edili e chimici
Occupazione, non piange solo l’auto



Due allarmi che sembrano uno solo. Perché parlano di posti di lavoro mangiati dalla crisi, anche se in settori diversi: le costruzioni, e la chimica. Gli hanno lanciati nel giro di ventiquattr’ore i sindacati di categoria.Nell’edilizia, si legge in un comunicato diffuso dalla Fillea Cgil, le previsioni “sono molto preoccupanti, con una diminuzione nel triennio 2008–2010 del 5,4% per gli investimenti fissi complessivi, ovvero 200-250mila addetti in meno". Per questo "occorre fare presto" ed intervenire per "difendere il lavoro, il reddito i diritti, a partire dall'estensione della Cig e della disoccupazione straordinaria". "Il settore delle costruzioni – spiega il segretario generale della Fillea Cgil Walter Schiavella - può svolgere una funzione anticiclica ma, se è vero che il settore edile ha un effetto moltiplicatore sugli investimenti e sull'occupazione, è necessario che i governi europei, e quello italiano in particolare, impegnino risorse molto superiori a quelle ordinarie, dato che in una fase recessiva il finanziamento privato tende a diminuire. Noi crediamo che il settore delle costruzioni possa contribuire a far uscire il nostro paese dalla crisi se si interviene su due livelli, da una parte il reperimento delle risorse da investire e dall'altro la revisione della legislazione sui lavori pubblici, per una vera politica industriale del settore".Un autentico ‘tsunami’ si sta abbattendo non solo sul settore auto ma anche sulla chimica. Lo sottolinea la Filcem-Cgil, che vede la situazione lavorativa del settore, dopo la lunga fermata degli impianti per le feste natalizie, destinata a peggiorare drasticamente. Almeno 15.000 sarebbero gli addetti a rischio (pari al 12% della forza lavoro totale), ai quali vanno aggiunti gli oltre 5.000 già in cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, più un altro migliaio in mobilità. Evidente, poi, la caduta delle assunzioni dei lavoratori interinali (circa 1.000 è la stima del sindacato), e la proroga o l’imminente utilizzo della cig in deroga per migliaia di addetti delle aziende in appalto (concentrate prevalentemente nella manutenzione e logistica). E incombono, come una spada di Damocle, le pessime previsioni di crescita della produzione per il 2009 e le dinamiche per i singoli comparti: la chimica di base passerebbe da un +3,6% a zero; plastiche e resine dal 2,1% a -1; le fibre chimiche (-11%); fertilizzanti (-3,5%); vernici (-0,5%), nè sono attesi risultati migliori nemmeno nella chimica di vasto consumo (detergenti e cosmetici, -0,5%. “Se la congiuntura economica non cambierà segno – avverte un preoccupatissimo Alberto Morselli, segretario generale della Filcem-Cgil - rischiamo di avere da subito un utilizzo intensivo della cassa integrazione con riflessi sull’occupazione difficilmente prevedibili”. Inoltre, sul piano nazionale, pesano la lenta ma progressiva fuoriuscita dalla chimica del gruppo Eni, cui si lega la non ben definita situazione del petrolchimico di Porto Marghera: a ciò si aggiunge il fatto che Montefibre ha reso note difficoltà che possono compromettere l’attuazione dell’accordo di agosto 2008, per la realizzazione dell’innovativa fibra al carbonio. Per non parlare poi delle prospettive assai incerte sul futuro del ciclo del cloro e le ricadute negative sui siti produttivi della Sardegna, Porto Torres e Assemini (nel complesso 4.000 lavoratori in bilico, tra diretti e indotto). Così come conseguenze nefaste sono probabili in Emilia Romagna (nell’area ravennate sono a rischio alcune centinaia di posti di lavoro) e nel polo di Priolo–Siracusa (2.000 le unità in pericolo). Sempre sul fronte chimico, da segnalare la Caffaro di Torviscosa (Udine) e di Brescia (circa 400 i dipendenti coinvolti) per la quale è stato adottato il provvedimento di nomina del liquidatore.Insomma la petrolchimica sconta l’effetto della crisi mondiale prima di altri. E’ l’anello della catena delle materie prime necessarie alla trasformazione dei prodotti per il comparto manifatturiero, che, a sua volta, risente in prima persona della crisi. Quest’anno il quadro generale è destinato a peggiorare per il rallentamento della domanda, unito all’inasprimento delle condizioni del credito. E le più colpite saranno le imprese più orientate alle esportazioni. “E' anche per questo che proponiamo l’immediata convocazione del tavolo nazionale della chimica – insiste Morselli - che impegni il Governo e il sistema delle imprese”. “Ma da queste orecchie il Governo non ci sente, se fosse vero – incalza Morselli – che Berlusconi in persona avrebbe dato ordini di rinviare tutto al giorno dopo le elezioni in Sardegna!”.” Insomma, si allungano i tempi, si annunciano convocazioni senza darvi seguito. Ci sentiamo – incalza Morselli - presi in giro”. Ma non c'è solo la chimica in ginocchio: in difficoltà sono anche tutti gli altri comparti del settore e l’elenco delle crisi aziendali si allunga ogni giorno di più. Nella farmaceutica, ad esempio, in profonda fase di riorganizzazione, siamo addirittura all’allarme ‘rosso’: sono circa 5000 le unità a rischio annunciate per il 2009 coinvolgendo quasi tutti i più importanti gruppi che operano in Italia (Astrazeneca, Wyeth, Bracco, ecc.). La Pfizer è il caso più recente: il 12 gennaio l’azienda ha avviato le procedure di mobilità per 556 lavoratori (informatori scientifici del farmaco), oltre alla cessione dello stabilimento di Latina e a quella annunciata del sito Pisticci (Matera). Ma i problemi per il sindacato non si fermano qui: c’è il taglio di 320 addetti nella ricerca da parte di Merck (Pomezia) e Glaxo Sk (Verona), “che, insieme all'innovazione – insiste Morselli - dovrebbe essere invece la frontiera del futuro”. In quest’ultima società cresce la preoccupazione per l’apertura della procedura di mobilità per altri 97 ricercatori su 312, cioè con una riduzione di quasi un terzo dell’impegno nell’area, dopo che già sei mesi fa erano stati ‘sacrificati’ 40 ricercatori e 79 dipendenti nelle aree di Pharma (servizi) e produzione. Senza dimenticare la cig per 550 addetti avviata da Marvecs e XPharma e le prospettive nere alla Bayer, a causa della chiusura dell’impianto di Rosia (Siena).Un vero e proprio bollettino di guerra sta sconvolgendo l’intero settore manifatturiero. Le grandi multinazionali dell’industria del vetro chiudono stabilimenti, mettendo il personale in cig: è il caso della Owens Illinois di Castel Maggiore (Bologna), con 107 lavoratori coinvolti; della Pilkington di Chieti, dove si assenteranno 1.800 dipendenti per 13 settimane; della Seves di Firenze (180 unità in cigs per 12 mesi); nel distretto artistico di Murano, famoso nel mondo, ma in grave crisi, dove in 600 (su un totale di 800 addetti) sono in cig; della Rocco Bormioli, che ha annunciato fermate produttive - nel corso del 2009 - negli stabilimenti di Altare (Savona) e Fidenza (Parma), con 590 addetti interessati. Ma la vertenza all’ordine del giorno si chiama Asahi Glass Company (Agc), il gigante giapponese leader mondiale nella produzione del vetro per auto e edilizia, che ricorrerà alla cassa integrazione straordinaria per dodici mesi – a partire dal 1 febbraio 2009 - per gli stabilimenti di Cuneo e Roccasecca (Frosinone): interessati fino ad un massimo di 370 lavoratori. Il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è ormai pratica diffusa anche nel comparto delle lampade e display, alla Videocon di Anagni (950 le persone colpite, ma nell'intera provincia di Frosinone su 9600 addetti, 5500 sono in stato di crisi aziendali), ma anche alla Osram di Treviso (390 su 700) e alla Leuci di Lecco (80 su 130 per tutto il 2009). La crisi (“pura speculazione”, aveva denunciato subito Morselli) che più ha avuto, proprio recentemente, una vasta eco riguarda un’impresa ‘gioiello’ della ceramica, uno dei simboli del made in Italy, la Iris Ceramica di Sassuolo, al 5° posto della relativa classifica mondiale, che dopo aver annunciato improvvisamente, il 5 gennaio, la messa in liquidazione dei 3 stabilimenti con 780 lavoratori in via di licenziamento, il 17 gennaio ha raggiunto un accordo con sindacati ed Enti locali che scongiura la dismissione, in attesa della definizione di un nuovo piano industriale da discutere con I sindacati. Passando alle piastrelle, è prevista una cig per 6.000 lavoratori (su 22.000 addetti circa) appartenenti soprattutto al distretto leader di Modena, Reggio Emilia, Faenza, mentre nel comparto dei refrattari l’organico (150 unità) della Sirma di Venezia è tutto in mobilità, con i lavoratori che stanno lottando per tenere aperta la fabbrica. Nella ceramica sanitaria, alla crisi conclamata del distretto di punta di Civita Castellana (Viterbo), dove su 50 aziende in 44 si fa ricorso alla cig, per complessivi 1300 lavoratori su 2650 addetti, si aggiungono i 300 “interinali” licenziati. Nel settore delle stoviglierie, le 200 lavoratrici rimaste sono invece in contratto di solidarietà: il caso più eclatante è quello della “Quadrifoglio” (400 dipendenti) che ha terminato la cigs e ha messo tutti in mobilità. Non va meglio alla Cesame di Catania, con la produzione attualmente ferma e il personale confinato in mobilità (180 unità) o in attesa di cig (gli altri 137). Clima ugualmente pesante alla Ideal Standard, dopo che la multinazionale americana ha bloccato i suoi 4 impianti italiani fino a tutto gennaio, cui seguirà per i 2.000 addetti un mese di cassa.Un quadro a tinte fosche è anche quello della gomma–plastica, dove si fatica ad individuare aziende che non abbiano, o non avranno, procedure di cig o mobilità, a partire da 190 lavoratori della Pirelli (130 alla Tyre e 60 alla Re) e alla cessazione della produzione pneumatici nello stabilimento Michelin di Stura (Torino). Così come versa in grosse difficoltà tutto il comparto dell’indotto auto, Cf-Gomma su tutti: “Qui si rischia la chiusura – avverte la Filcem -, dopo le recenti ristrutturazioni effettuate dal gruppo, ma tutto dipenderà ovviamente dall’andamento della crisi Fiat. In generale, si prevede un 2009 pesante per la gomma, malgrado il buon accordo raggiunto con Michelin il 2 dicembre 2008, dove “siamo riusciti – ricorda Morselli - a strappare un impegno di 200 milioni di euro di investimenti nei prossimi cinque anni, e un analogo impegno a ricollocare tutto il personale di Stura, potenziando l’impianto di Cuneo”. L'auspicio è che negli altri due colossi della gomma, Bridgestone e Pirelli, ci sia uno stesso impegno a mantenere gli investimenti annunciati, a cominciare dal nuovo stabilimento che Pirelli realizzerà a Torino.La crisi si fa pesantemente sentire perfino nei distretti industriali della concia: ad Arzignano (Vicenza), su 8.000 addetti, 600 sono in mobilità e più di un migliaio in cig, distribuiti in 115 aziende; a S. Croce (Pisa), dove a finire in cassa sono in 400 (+30% rispetto al 2007), mentre svariate piccole imprese hanno chiuso i battenti; a Solofra (Avellino) la Albatros, la più grande conceria dell’omonimo distretto, ha collocato 400 persone tra cig e mobilità, per non parlare, poi, di alcune realtà del centro storico (un’ottantina gli addetti) che stanno cessando l’attività, senza alcuna possibilità di ricorso agli ammortizzatori sociali. “Il piano del governo è da rispedire al mittente per l'assenza di una politica industriale – è polemico il segretario Filcem-Cgil - , e anche perché per queste imprese, come per quelle artigiane, non è prevista alcuna estensione della cig, ma solo un modesto ampliamento dell’indennità di disoccupazione”.“Lo voglio ricordare: è evidente una colpevole sottovalutazione della crisi e dei suoi effetti sul piano sociale da parte del Governo, aggiunge Morselli. E' chiaro che ora siamo agli interventi congiunturali, nessuna fabbrica deve essere chiusa, per questo chiediamo più fondi per la cassa integrazione, per la cassa integrazione in deroga, l'aumento dei massimali di cassa, esempi di solidarietà generalizzata, un fisco che faccia la sua parte. Ma poi, a crisi terminata, c'è bisogno di pensare ad interventi strategici e concentrare sin da subito le risorse su ricerca, innovazione di prodotto e di processo, più brevetti, formazione permanente. In questo ambito la riforma della Pubblica amministrazione che supporti i progetti industriali è un'esigenza inderogabile. Perchè dalla crisi – conclude Morselli – occorre uscire a testa alta, senza desertificazioni del nostro apparato industriale, creando le condizioni per il suo rilancio competitivo nella divisione internazionale del lavoro”.
27/01/2009 13:11

Tratto dal sito:
http://www.rassegna.it/articoli/2009/01/27/41958/occupazione-non-piange-solo-lauto


Tutti i partiti politici hanno i loro giochi. Ma mentre i partiti politici giocano, altre situazioni sono in movimento e in trasformazione. Così i giochi dei partiti politici diventano vecchi, stupidi e dannosi per la stessa società civile che davanti al maggior disastro economico della storia dell’economia capitalista finge di non accorgersi delle conseguenze.
Attrezzatevi dunque.
Attrezzatevi al meglio per poter sopravvivere perché ai politici non interessa nulla della situazione sociale. Sanno solo usare la galera e i poliziotti picchiatori senza accorgersi che la società civile ha bisogno di una “chiamata alle armi” che solo la libertà sociale definita dalla Costituzione consentirebbe.
Ormai i politici non sanno nemmeno che cosa sia la Costituzione: forse qualcosa con cui divertirsi.
Ed è veramente triste vedere un’Italia che deve ricevere lezioni di democrazia dal Brasile o lezioni di diritto Costituzionale da magistrati che sono chiamati a pronunciarsi su principi che dovrebbero essere ovvi e acquisiti (vedi Scaroni e le minacce terroriste alle cliniche e Formigoni e le intimidazioni terroriste ai dipendenti della sanità lombarda per la vicenda Eluana).
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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giovedì, gennaio 22, 2009

Disastro sociale, disoccupazione e conflittualità sociale.

Quando si parla di disastri sociali messi in moto dall’educazione o da repentini cambiamenti economici che incidono sull’occupazione, non bisogna immaginare che domani mattina masse di lavoratori affamati scendono in piazza a spaccare tutto. Anche se i politici si alimentano da questa immagine ottocentesca, non è così che funziona. Quando il disastro sociale, educazionale od economico viene fatto, non se ne scorgono i segnali nella conflittualità, ma si scorgono i segnali nel dolore e nella sofferenza delle persone che vedono la loro situazione socio-economica modificare. Il dolore della modificazione di stato soggettivo è il segnale della crisi. Questa modificazione avviene nell’ambito del singolo soggetto. E’ nell’ambito del singolo soggetto, nelle sue relazioni col mondo, che si svolge il conflitto. Il singolo soggetto che deve farsi i conti con il padrone di casa che esige l’affitto anche se la cassa integrazione gli ha dimezzato gli introiti familiari. Il soggetto che è costretto alla precarietà del lavoro, ma sensibile a richiami nazionalistici di qualche anno fa ha messo al mondo dei figli, contento di ricevere l’assegno da un milione da parte di Berlusconi, ed ora ha assunto degli impegni più grandi di quanto la nuova situazione economica gli consente.

Il disastro sociale inizia in questo modo.
E’ in questa situazione che Tremonti e Berlusconi possono deridere gli sforzi della gente.
In fondo, dicono, non siete proprio in miseria.
Come gli spot pubblicitari incitano i cittadini poveri a sprecare il loro denaro giocando al superenalotto, così gli stessi spot hanno spinto i cittadini ad essere economicamente sbilanciati nei confronti del nuovo, della nuova situazione economica, che si apprestava ad ingoiarli.
Già Biagi era stato utilizzato da Berlusconi e da Maroni per saccheggiare la sicurezza del lavoro di milioni di persone aggravandone le condizioni di vita. Quell’aggravio è stato voluto e progettato esattamente nel momento in cui altri stavano progettando la sottrazione di denaro, attraverso le banche e i derivati, ai cittadini giocando con le stesse illusioni con cui Berlusconi e Tremonti li invitano a giocare al superenalotto. E mentre le banche derubavano i cittadini, Berlusconi, Maroni e Tremonti, incitavano al linciaggio dei Rom distraendo i cittadini dall’aggressione delle banche.
L’educazione cattolica nelle parrocchie ha spinto i ragazzi ad imbottirsi di droga; le discoteche hanno sfruttato questa possibilità data dall’educazione delle parrocchie; il lavoro precario ha giocato sull’instabilità della struttura economica regionale; questa instabilità è stata usata dai politici regionali per imporre le paure con cui di volta in volta gestivano i cittadini e ne manovravano le scelte ideali e politiche.

L’aggravio delle condizioni economiche costringe i cittadini a mettere in atto azioni di sopravvivenza: ridurre le spese; tagliare là dove è possibile tagliare; disdire contratti dispendiosi; ridurre la qualità dei beni acquistati; cambiare negozi cercando negozi meno cari. Finché è possibile sopravvivere.
Perso il lavoro, per molti lavoratori ci sono degli ammortizzatori sociali. Come la Cassa Integrazione; il sussidio di disoccupazione; la mobilità; ma poi tutto si riduce. Tutto si chiude su sé stesso.

Fra la perdita del potere d’acquisto delle persone e le rivendicazioni collettive come esplosioni sociali, c’è un percorso di maturazione nella sofferenza individuale e nell’isolamento delle persone. Come se le persone si vergognassero di aver perso il lavoro; di aver fatto troppi figli aderendo alla campagne di natalità della Lega e Berlusconi; si vergognano di essere stati truffati dalle banche; si vergognano di essere diventati degli imprenditori falliti. E questo è tanto più doloroso nel momento in cui le televisioni di Berlusconi continuano a proporre modelli sociali vincenti e superficiali come solo Berlusconi, Tremonti, Fini e Bossi si possono permettere.
In questo percorso assistiamo al deteriorarsi del tessuto sociale. Al deteriorarsi della coesione morale. Al deteriorarsi delle Istituzioni che da servizio diventano padrone. Al deteriorarsi delle relazioni fra cittadini e sicurezza dove la sicurezza si arma nei confronti dei cittadini anziché esserne al servizio.
Assistiamo all’aumento dell’uso dei giornalisti non per diffondere notizie, ma per fare tendenza; per imporre atteggiamenti ed opinioni anche in contrasto con la percezione della realtà che ne hanno i cittadini.
Le ultime illusioni, come il Federalismo Fiscale che maschera l’incapacità di amministratori bambini o l’odio per l’islam o i migranti, stanno per sgonfiarsi perdendo la capacità su cui i propagandisti televisivi fermano l’attenzione delle persone. Il cambio dell’amministrazione USA farà diventare eroi personaggi fino ad ieri denigrati, come Chavez e Gheddafi. Con questo verrà spostata l’attenzione delle persone su aspetti che fino ad ieri venivano ignorati.

Quando il disastro sociale si presenta nella società, la società si è separata dai cittadini.
Il disastro sociale non è più gestibile. Le organizzazioni tradizionali dei cittadini sono state, nel frattempo, aggredite e distrutte perché viste dai distruttori come possibili avversari.

Quando il disastro si è sedimentato nella società non esiste nessuna possibilità di ricostruzione se non attraverso una violenza tanto grande da incanalare le tensioni emotive dei disperati rispetto a fini e progetti che vedono la loro possibilità di realizzazione nella distruzione del loro presente.
Una volta, questo, si chiamava rivoluzione. Oggi non più! Perché manca della prospettiva per la quale si vuole fare la rivoluzione. Il nuovo, indubbiamente, prima o poi emergerà e sarà, comunque, come distruzione del presente angosciante. Solo che nessuno di noi sa né da dove nascerà né come si svilupperà.
L’unica cosa di cui si è certi, è che attraverserà una quantità infinita di drammi sociali.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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martedì, gennaio 13, 2009

Torturati e torturatori: i giornalisti RAI e Mediaset e la distruzione nella formazione delle idee nella società civile.

Nel lavoro sulla manipolazione mentale e la gestione delle masse che avevo inizizato partendo dal lavoro di Gardner sul “Cambiare idea”, si è aggiunto l’undicesimo capitolo:

Torturati e torturatori
I giornalisti di RAI e Mediaset
La distruzione nella formazione delle idee
nella società civile.


http://www.stregoneriapagana.it/torturatitorturatori.html

Il capitolo parte dalla tortura che i cittadini subiscono dallo stridore fra informazione, manipolazione dell'informazione televisiva e percezione emotiva della realtà che li circonda.
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Il terrorismo è un’attività il cui scopo è scindere la percezione dell’individuo dal mondo in cui vive per costringerlo a percepire un mondo irreale fatto esclusivamente dalla descrizione imposta da un soggetto terzo.

E’ il caso del torturatore.

Il torturatore costringe il torturato ad aderire alla sua realtà, visione e descrizione, del mondo. Il torturatore continua la sua attività nei confronti del torturato fintanto che il torturato non aderisce alla realtà pensata dal torturatore e non si adegua.

La realtà pensata, vissuta e percepita dal torturato non è presa in considerazione dal torturatore il quale, se ciò avvenisse, non potrebbe torturare, ma dovrebbe analizzare la realtà che il torturato gli presenta.

La relazione fra torturato e torturatore è la relazione che esiste in una società nazi-fascista anche quando tale società è praticata all’interno di una società democratica. La democrazia impone che le diverse visioni del mondo vengano a confronto e analizzate da “parte terza”, tipo il magistrato, che soppesa le diverse realtà soggettivamente manifestate e ricerca l’equilibrio fra le diverse rappresentazioni con i limiti della Costituzione che garantisce ad ogni parte il proprio spazio di espressione.

Nella relazione fra torturato e torturatore, l’altro, il più debole fisicamente, viene trasformato in oggetto che non deve manifestare una propria autonoma percettiva, ma deve essere costretto ad aderire al modello impostogli dal torturatore.

La relazione torturato e torturatore è il modello che viene imposto nell’attuale informazione giornalistica radio televisiva.
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Che continua:


http://www.stregoneriapagana.it/torturatitorturatori.html

Gli altri capitoli del lavoro sono:


MANIPOLAZIONE MENTALE E GESTIONE DELLE MASSE MEDIANTE L'ILLUSIONE;

analisi di Howard Gardner "Cambiare idea"

1) Premessa e considerazioni generali su come Gardner si pone davanti alla vita!

2) IL RAZIOCINCIO; logica e raziocinio nella manipolazione delle masse elettorali!

3) LA RICERCA; la ricerca, supporto all'idea e manipolazione delle masse che praticano ricerca per razionalizzare la loro illusione!

4) LA RISONANZA; Azione seduttiva (fascinazione) e risposta emotiva. L'amore delle masse per il leader!

5) RIDEFINIZIONE DELLE IMMAGINI MENTALI; Le tecniche della propaganda televisiva; l'oggetto della propaganda; i limiti del leader!

6) RISORSE E RICOMPENSE; Le persone comperate, specialmente in politica, è il miglior modo per assicurarsi che cambino idea!

7) REALTA' ESTERNA; Il disastro come opportunità da cogliere per costruire le idee nelle masse; condizioni esterne, opportunismo, realtà virtuale!

8) RESISTENZE; Il fondamentalismo giustificato dal fondamentalismo; creare le opportunità per vincere le resistenze ideologiche!

9) REMINESCENZA EMOTIVA; Le idee generate dalle emozioni e le illusioni della ragione; energia libidica e critica sociale!

10) INFAMIA; L'uso dell'infamia nella creazione dell'illusione. La manipolazione mentale delle masse elettorali!

11) TORTURATI e TORTURATORI: i giornalisti di RAI e di Mediaset. La distruzione nella formazione delle idee nella società civile.


Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it



domenica, gennaio 11, 2009

La vocazione terrorista di Israele e i modelli relazionali degli ebrei.

Ebraismo e terrorismo.
Macellare le persone è l’unico modo che gli ebrei conoscono per relazionarsi con i vicini.
Macellarli per ottenere delle reazioni. Criminalizzare le reazioni per poter continuare a macellarli.
E’ la tecnica di Israele. Se Bush avesse accettato, tutto l’esercito iraniano si sarebbe riversato nell’Iraq dando il via a quel disastro che gli ebrei auspicavano per continuare a mantenere la regione in guerra e macellare cultura, dignità e le persone palestinesi chiuse nei campi di sterminio dove loro li costringono.

Iran.
Israele stava per bombardare reattore,
fu fermato da Bush

Roma, 11 gen. (Apcom) - Il presidente George W. Bush negò ad Israele il suo assenso quando lo stato ebraico gli chiese delle bombe supertecnologiche per colpire il complesso nucleare iraniano di Natanz. Lo rivela oggi il quotidiano statunitense The New York Times. In quell'occasione la Casa Bianca disse ad Israele di aver autorizzato una nuova operazione dei servizi segreti volta a sabotare il tentativo iraniano di dotarsi di armi nucleari.
Le autorità americane, scrive il Nyt, non possono affermare con certezza che Israele fosse pronto ad attaccare l'Iran prima delle proteste della Casa Bianca, oppure se il premier Ehud Olmert volesse con quella richiesta coinvolgere gli Stati uniti in un'azione più incisiva prima della fine del mandato di Bush. Ma l'amministrazione americana fu particolarmente allarmata dall'intenzione israeliana di volare sopra il complesso nucleare di Natanz, dove si trova il complesso per l'arricchimento dell'uranio.
Il netto rifiuto della Casa Bianca fece sì che gli israeliani rinunciarono, almeno temporaneamente, all'operazione. Ma la tensione con Israele indusse gli Stati uniti a rafforzare la collaborazione tra le intelligence dei due Paesi e a riferire degli sforzi americani per sabotare le infrastrutture nucleari iraniane, un piano segretissimo che il presidente uscente trasmetterà a giorni al suo successore Barack Obama.
Tratto da:
http://notizie.alice.it/notizie/top_news/2009/01_gennaio/11/iran_israele_stava_per_bombardare_reattore_fu_fermato_da_bush,17517534.html

La comunità ebraica italiana ha molte responsabilità.
Le responsabilità di genocidio e di terrore nei confronti di popolazioni intere.
Le popolazioni palestinesi sperano in un diverso approccio dalla nuova amministrazione USA, ma dubito che gli ebrei fermeranno il genocidio che hanno iniziato 70 anni or sono e che portano avanti in nome e per conto del loro dio padrone.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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venerdì, gennaio 09, 2009

Anche la Corte di Cassazione afferma che le Istituzioni praticano il terrorismo

Chissà perché i preti cattolici vanno farneticando di essere dei pubblici ufficiali quando si rivolgono alla gente comune e poi rivendicano di non essere dei pubblici ufficiali quando devono rispondere alla legge.
Interessante questa sentenza della Corte di Cassazione che ancora una volta, entrando nel merito di una sentenza, indica come la laicizzazione dello stato sia stata offesa da un Parlamento che troppo spesso ha manifestato posizioni da integralismo cattolico.
Questo prete che girava per le carceri chiedendo prestazioni sessuali in cambio di raccomandazioni, fa veramente schifo.
Ma ciò che è importante è come la Cassazione sottolinei una sostanziale sottomissione della politica al Vaticano. Dei politici che vendono i diritti civili e sociali degli Italiani al Vaticano in cambio di favori.
Esattamente come alcuni politici vendono agli ebrei il diritto di macellare i palestinesi: tanto, saranno le generazioni future italiane a chiedere scusa agli arabi per aver accettato di farli macellare.
Manca quella sostanziale consapevolezza dello Stato in quanto emanazione dei cittadini e portatore di doveri verso di essi. Invece, proprio partendo dall’ideologia fascista che viene imposta mediante l’educazione clericale ai bambini, si vuole far credere che chi occupa le posizioni nello Stato non abbia delle responsabilità. Ma non solo ha responsabilità per ciò che fa, ma anche, e soprattutto, per ciò che non fa.
Ed è il senso della sentenza della Corte di Cassazione.


Prestazioni sessuali dai detenuti3 anni e 10 mesi a ex cappellano

07 gennaio 2009 F.L.

Quello svolto dai cappellani nelle carceri italiane è «un servizio pubblico», la cui natura «è conclamata dalla normativa pubblicistica che lo governa, dall’assenza dei poteri tipici della funzione pubblica, dall’attività intellettiva e non meramente applicativa o esecutiva che lo caratterizza».
Lo sottolinea la Cassazione, confermando la condanna a 3 anni e 10 mesi inflitta dalla Corte d’appello di Genova a un ex cappellano, Giuseppe Stroppiana, all’epoca dei fatti in servizio nel penitenziario di Sanremo, ritenuto responsabile di concussione per aver indotto, tra il 1988 e il 1994, alcuni detenuti a concedergli prestazioni di natura sessuale, con la prospettiva di poter incidere sulla loro posizione giudiziaria.
Contro tale verdetto, l’imputato si era rivolto ai giudici di piazza Cavour, ritenendo insufficiente la motivazione inerente la sussistenza del reato di concussione. La Suprema Corte (sesta sezione penale, sentenza n.12) ha rigettato il ricorso del religioso: «il cappellano non svolge una funzione pubblica legislativa o giudiziaria - sottolineano gli `ermellinì - né, dopo il ridimensionamento dei compiti originariamente attribuitigli, una funzione amministrativa, intesa come attività caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi, sicchè non riveste la qualità di pubblico ufficiale”». Però, si legge ancora nella sentenza, «avuto riguardo ai compiti che la legge attualmente gli assegna e che sono funzionali all’interesse pubblico perseguito dallo Stato nel trattamento delle persone condannate o internate, il cappellano sicuramente svolge un servizio pubblico».
La riforma carceraria del 1975, ricordano i giudici di ´Palazzaccio, «tradendo in parte i propositi di laicizzazione della vita pubblica, continua a prevedere che il trattamento del condannato e dell’internato sia svolto avvalendosi anche `della religione e a tal fine, mantiene il servizio di assistenza cattolica come servizio stabile e interno alla struttura penitenziaria”.
In ogni caso, rileva la Cassazione, «non può sottacersi che, nella prospettiva di affrancarsi, con una qualche timidezza, da tendenze confessionali», la riforma carceraria «ha comunque rimosso il cappellano dal Consiglio di disciplina e dalla quasi totalità delle funzioni amministrative che il regolamento precedente gli conferiva». Il cappellano infatti è stato «privato anche del potere di controllo sulla corrispondenza, del governo della biblioteca, del potere di redigere i rapporti per l’osservazione del detenuto. I suoi compiti - conclude la Suprema Corte - di norma sono essenzialmente di natura religiosa e consistono nell’organizzare e presiedere alle pratiche di culto e nell’istruire e assistere i detenuti».

Tratto da:

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/imperia/2009/01/07/1101996260146-prestazioni-sessuali-detenuti-3-anni-10-mesi-ex-cappellano.shtml



Sono sempre le persone deboli e fragili a subire atti di violenza e di terrorismo: gli ebrei ieri, i palestinesi oggi, i bambini, i detenuti, i rinchiusi nelle comunità di recupero o nei CPT. Veri e propri lagher in cui chi li gestisce si sente sempre e tanto un dio padrone in diritto di vessare e offendere chi non si può difendere.
Si chiama TERRORISMO.
E la responsabilità per questi atti di terrorismo ricade su chi gestisce le Istituzioni.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì, gennaio 07, 2009

Il suicidio come rimedio all'infantilismo degli imprenditori sta prendendo sempre più piede.

To!
Eccone un altro che ha deciso, finalmente, di togliere il proprio disturbo al mondo.
Gli immobiliaristi sono quelli che hanno spinto psicologicamente le persone ad indebitarsi acquistando case che non potevano pagare. Sono fra i costruttori della grande truffa che ha spinto i paesi occidentali alla crisi. Quella che ha come effetti centinaia di migliaia di licenziamenti. In Italia gli interinali sono già stati “dimessi” in massa. Si annunciano licenziamenti dalla Microsoft alla Rainbow Room, all’Alcoa con 13.500 licenziamenti.



Usa, si suicida importante immobiliarista di Chicago
07 gennaio 2008

Steven Good, presidente di un'importante società immobiliare è stato ritrovato morto vicino a Chicago per quello che sembra essere un altro suicidio provocato dalla crisi finanziaria. Il corpo di Steven Good, presidente di Sheldon Good and Company Auctions International, è stato ritrovato nella sua Jaguar nei pressi di Chicago e, secondo la polizia locale, tutto farebbe pensare a un suicidio anche se non è stato ritrovato nessuno scritto.
Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/01/suicidio-immobiliarista-chicago.shtml?uuid=89ea139c-dca2-11dd-ada3-87835913bc64&DocRulesView=Libero


Chi perde il posto di lavoro in seguito alla crisi mondiale ha poco da cercare un altro posto di lavoro. La stessa cassa integrazione che come ammortizzatore sociale dovrebbe servire per consentire la ristrutturazione, oggi è usata solo come anticamera del licenziamento per favorire la dismissione di personale con un aggravio esponenziale delle condizioni economiche della società civile.
Così, la stessa contesa fra Russia ed Ucraina per il gas da semplice contesa economica (ognuno rastrella il denaro come può in base ai rapporti di forza che può esprimere) diventa un fattore di destabilizzazione sociale in Europa.
Se la speculazione non sarà trattata come un atto di terrorismo e sanzionata come tale, difficilmente si riuscirà ad uscire dall’attuale situazione sociale.

Claudio Simeoni
Meccanico
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venerdì, gennaio 02, 2009

Come Berlusconi, ancora una volta, ha rapinato gli italiani.

Quando si dice che Berlusconi è un ladro, non lo si dice perché ha derubato una persona del suo portafoglio, ma perché ha messo in atto delle strategie per derubare gli italiani al fine di assicurarsi vantaggi personali. Sia dal punto di vista elettorale che di consenso gestito mediante il possesso di sei televisioni.
Come abbia derubato gli italiani Berlusconi appare evidente nella vicenda di Alitalia.
Questo articolo de La Repubblica è abbastanza chiaro.
La capacità del truffatore è quella di far credere alla sua vittima di essere un benefattore. E la sua vittima sono gli italiani.
In questo modo Berlusconi e Tremonti si sono inseriti nella truffa mondiale per distruggere l’economia dei cittadini:


Un conto da 4 miliardi
Accordo fatto con Air France

DIECI mesi dopo, con quasi lo 0,3 per cento di pil sottratto ai contribuenti e 7.000 posti di lavoro in meno, Alitalia torna a parlare francese. Era il 14 marzo 2008 quando Air France-KLM depositava la propria offerta vincolante, subito accettata dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia. Sono stati 10 mesi da incubo per i viaggiatori, presi ripetutamente in ostaggio in una battaglia senza esclusioni di colpi in cui la politica ha occupato un ruolo centrale, dimentica della recessione che ci stava investendo. In questi 300 giorni gli italiani hanno visto franare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso quasi all'unanimità dal Parlamento italiano. Oltre a perdere così un milione al giorno, i contribuenti si sono accollati i debiti contratti dalla bad company per quasi tre miliardi. Ci sono poi circa 7.000 posti di lavoro in meno nella nuova compagnia rispetto all'offerta iniziale di Air France, che comporteranno, oltre ai costi sociali degli esuberi (soprattutto di quelli che riguardano i lavoratori precari), oneri aggiuntivi sul contribuente legati al finanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali, per almeno un miliardo di euro. Il conto pagato dal contribuente è, dunque superiore ai 4 miliardi di euro, più o meno un terzo di punto di pil, quasi due volte il costo della social card e del bonus famiglia messi insieme. Sarà Air France-KLM l'azionista di maggioranza, in grado di decidere vita, morte e miracoli della compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia. Poco importa che sia italiana la faccia, che si chiami ancora Alitalia la nuova compagnia. Sarebbe stato così comunque, anche con il 100 per cento del capitale nelle mani di Air France-KLM. Come canta Carla Bruni, chi mette la faccia "non è nulla", chi mette la testa "è tutto".
La composita cordata italiana ha dovuto subito rinunciare all'italianità della compagnia perché non era da sola in grado di far decollare neanche il primo aereo, previsto in volo sui nostri cieli il 13 gennaio prossimo venturo. Air France rileva il 25% della nuova compagnia, versando 300 milioni. Questo significa che il 100 per cento del capitale viene oggi valutato 1200 miliardi, circa 150 milioni in più dei 1052 pagati a Fantozzi da Colaninno e soci solo un mese fa. Questo sovrapprezzo si spiega col fatto che CAI ha nel frattempo acquisito Air One. Si tratta di una compagnia in crisi, con un debito verso i soli fornitori valutato attorno ai 500 milioni di euro, ma il valore dell'acquisizione di Air One è tutto nella soppressione dell'unico concorrente sulla tratta Milano-Roma, consumatosi con il beneplacito della nostra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Anche questi 150 milioni vanno aggiunti al conto pagato dagli italiani. E' sono sicuramente una sottostima dei costi che dovremo pagare per la mancata concorrenza. Conti fatti, è soprattutto Air France dunque ad aver fatto un affare. Rileva una compagnia più leggera di 7000 dipendenti rispetto a quella che avrebbe acquisito nel marzo scorso, che ha nel frattempo assunto una posizione di monopolio nella tratta più redditizia versando molto meno di quel miliardo su cui si era impegnata solo 10 mesi fa. Dopo avere subìto un danno ingente in conto capitale e avere assistito alla beffa finale di vedere documentata, nero su bianco, la svendita della loro compagnia di bandiera allo straniero da parte dei "patrioti" della Cai, i cittadini italiani rischiano ora di vedere salire ulteriormente le tariffe aeree, in barba alla deflazione. Per scongiurare questo pericolo l'Autorità Antitrust dovrà assicurarsi fin da subito che gli slot lasciati liberi da Alitalià vengano venduti sul mercato. Le speranze di concorrenza in Italia riposano ormai solo sull'ingresso di Lufthansa-Italia nella tratta Milano-Roma. Varrà senz'altro molto di più della moral suasion esercitata da chi, dopo aver benedetto la fusione fra CAI e Air One il 3 dicembre scorso, oggi promette di monitorare da vicino le tariffe della nuova compagnia. 02/01/2009 - 09:15
Tratto da:
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20090102&fonte=RPB&codnews=205688


Tutto si somma. Tutto ingigantisce la miseria degli Italiani che così vengono costretti alla carità davanti ad un Ratzinger abbondantemente foraggiato da Berlusconi e dal suo governo.
Coprirà certamente di chiacchiere vuote e inconsistenti, come ha sempre fatto, le sue truffe.
Tanto, Veltroni e Di Pietro sono suoi complici. Per non parlare del buffone di Beppe Grillo e la Guzzanti che hanno sempre fatto da spalla a Berlusconi.
Agli italiani non resta altro che difendersi guardando un futuro atroce che incapace e incompetenti come Berlusconi e Tremonti stanno preparando loro.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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