Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

venerdì, gennaio 09, 2009

Anche la Corte di Cassazione afferma che le Istituzioni praticano il terrorismo

Chissà perché i preti cattolici vanno farneticando di essere dei pubblici ufficiali quando si rivolgono alla gente comune e poi rivendicano di non essere dei pubblici ufficiali quando devono rispondere alla legge.
Interessante questa sentenza della Corte di Cassazione che ancora una volta, entrando nel merito di una sentenza, indica come la laicizzazione dello stato sia stata offesa da un Parlamento che troppo spesso ha manifestato posizioni da integralismo cattolico.
Questo prete che girava per le carceri chiedendo prestazioni sessuali in cambio di raccomandazioni, fa veramente schifo.
Ma ciò che è importante è come la Cassazione sottolinei una sostanziale sottomissione della politica al Vaticano. Dei politici che vendono i diritti civili e sociali degli Italiani al Vaticano in cambio di favori.
Esattamente come alcuni politici vendono agli ebrei il diritto di macellare i palestinesi: tanto, saranno le generazioni future italiane a chiedere scusa agli arabi per aver accettato di farli macellare.
Manca quella sostanziale consapevolezza dello Stato in quanto emanazione dei cittadini e portatore di doveri verso di essi. Invece, proprio partendo dall’ideologia fascista che viene imposta mediante l’educazione clericale ai bambini, si vuole far credere che chi occupa le posizioni nello Stato non abbia delle responsabilità. Ma non solo ha responsabilità per ciò che fa, ma anche, e soprattutto, per ciò che non fa.
Ed è il senso della sentenza della Corte di Cassazione.


Prestazioni sessuali dai detenuti3 anni e 10 mesi a ex cappellano

07 gennaio 2009 F.L.

Quello svolto dai cappellani nelle carceri italiane è «un servizio pubblico», la cui natura «è conclamata dalla normativa pubblicistica che lo governa, dall’assenza dei poteri tipici della funzione pubblica, dall’attività intellettiva e non meramente applicativa o esecutiva che lo caratterizza».
Lo sottolinea la Cassazione, confermando la condanna a 3 anni e 10 mesi inflitta dalla Corte d’appello di Genova a un ex cappellano, Giuseppe Stroppiana, all’epoca dei fatti in servizio nel penitenziario di Sanremo, ritenuto responsabile di concussione per aver indotto, tra il 1988 e il 1994, alcuni detenuti a concedergli prestazioni di natura sessuale, con la prospettiva di poter incidere sulla loro posizione giudiziaria.
Contro tale verdetto, l’imputato si era rivolto ai giudici di piazza Cavour, ritenendo insufficiente la motivazione inerente la sussistenza del reato di concussione. La Suprema Corte (sesta sezione penale, sentenza n.12) ha rigettato il ricorso del religioso: «il cappellano non svolge una funzione pubblica legislativa o giudiziaria - sottolineano gli `ermellinì - né, dopo il ridimensionamento dei compiti originariamente attribuitigli, una funzione amministrativa, intesa come attività caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi, sicchè non riveste la qualità di pubblico ufficiale”». Però, si legge ancora nella sentenza, «avuto riguardo ai compiti che la legge attualmente gli assegna e che sono funzionali all’interesse pubblico perseguito dallo Stato nel trattamento delle persone condannate o internate, il cappellano sicuramente svolge un servizio pubblico».
La riforma carceraria del 1975, ricordano i giudici di ´Palazzaccio, «tradendo in parte i propositi di laicizzazione della vita pubblica, continua a prevedere che il trattamento del condannato e dell’internato sia svolto avvalendosi anche `della religione e a tal fine, mantiene il servizio di assistenza cattolica come servizio stabile e interno alla struttura penitenziaria”.
In ogni caso, rileva la Cassazione, «non può sottacersi che, nella prospettiva di affrancarsi, con una qualche timidezza, da tendenze confessionali», la riforma carceraria «ha comunque rimosso il cappellano dal Consiglio di disciplina e dalla quasi totalità delle funzioni amministrative che il regolamento precedente gli conferiva». Il cappellano infatti è stato «privato anche del potere di controllo sulla corrispondenza, del governo della biblioteca, del potere di redigere i rapporti per l’osservazione del detenuto. I suoi compiti - conclude la Suprema Corte - di norma sono essenzialmente di natura religiosa e consistono nell’organizzare e presiedere alle pratiche di culto e nell’istruire e assistere i detenuti».

Tratto da:

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/imperia/2009/01/07/1101996260146-prestazioni-sessuali-detenuti-3-anni-10-mesi-ex-cappellano.shtml



Sono sempre le persone deboli e fragili a subire atti di violenza e di terrorismo: gli ebrei ieri, i palestinesi oggi, i bambini, i detenuti, i rinchiusi nelle comunità di recupero o nei CPT. Veri e propri lagher in cui chi li gestisce si sente sempre e tanto un dio padrone in diritto di vessare e offendere chi non si può difendere.
Si chiama TERRORISMO.
E la responsabilità per questi atti di terrorismo ricade su chi gestisce le Istituzioni.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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