Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

mercoledì, aprile 29, 2009

Costituzione USA: l'ideale neoplatonico Massonico stempera l'assolutismo cristiano e costruisce una società aperta. Americani e religione cristiana.

Un articolo di Vittorio Zucconi, apparso sul giornale La Repubblica del 29 aprile ci racconta la fragilità e l’opportunismo religioso della popolazione USA.
Una nazione che è cristiana perché non sa veicolare in maniera diversa il proprio sentimento religioso.
Una nazione fatta da persone che sono cristiane solo perché hanno bisogno di un padrone onnipotente al quale pensare nelle difficoltà della vita. E dal momento che sono cristiane, qualunque forma cristiana va bene purché fissi il padrone più vicino alle loro necessità. Una chiesa cattolica che con la sua attività pedofila e pederastica ha diminuito i fedeli che si sono rivolti ai protestanti. Una chiesa cattolica che continua ad esistere soltanto perché alimentata dagli immigrati.
L’articolo di Zucconi mette in rilievo come la struttura religiosa sia estremamente fragile. Sono circa il 41% degli americani che frequentano le chiese la domenica, contro il 14% dei francesi e il 6% degli svedesi.
Una nazione che è cristiana senza conoscere il cristianesimo; solo perché non si pone il problema della democrazia. La distinzione fra stato e religione negli USA è abbastanza forte e determinata e anche se formalmente “dio” entra nella Costituzione, la morale del dio cristiano viene limitata alla sfera privata. Viene limitata.
Il quadro che ci fornisce Zucconi è di un’america che si appresta ad abbandonare il monoteismo, il cristianesimo. Un popolo ancora smarrito fra libertà e sottomissione.


Così l'America diventa il Paese che cambia Dio
VITTORIO ZUCCONI
in un articolo sul giornale
La Repubblica
29 aprile 2009

È irrequieto il gregge, e smarrite le pecorelle, nell´immenso ovile della cristianità nord americana. Sotto la coperta di una fede cristiana che si estende rassicurante come in nessun´altra nazione occidentale e avvolge genericamente il 75% dei cittadini, 230 milioni di anime e corpi che qui si professano credenti, le affiliazioni religiose cambiano con disinvoltura e senza grandi traumi.
È una continua transumanza di cattolici che divengono episcopali, avventisti che si uniscono ai battisti, luterani che abbracciano Santa Romana Chiesa, con un fedele su due che cambia altare almeno una volta nella vita e uno su cinque che abbandona la fede nella quale fu allevato dai genitori prima di diventare adulto e compiere i 24 anni.
Della cristianità nella prima grande nazione nella storia moderna che sancì il principio della libertà assoluta di religione e della separazione fra stato e chiese, conosciamo da anni l´esplosione del fondamentalismo sudista cinicamente reclutato dai lupi della politica come blocco elettorale, l´invenzione del tele-evangelismo e la crescita delle mega chiese che raccolgono in salmodianti happening decine di migliaia di fedeli in strutture da palazzo dello sport olimpico. Ma se gli Stati Uniti si vantano di essere la più grande «christian nation» della Terra, quando gli istituti di ricerca come il Pew di Washington, frugano nel gregge che si proclama cristiano, si scopre che il rapporto con gli intermediari e i rappresentati del Dio della Bibbia è molto più disinvolto e pragmatico di come lo raccontino i luoghi comuni.
Gli americani fanno shopping religioso come fanno shopping tra partiti, candidati, automobili o detersivi, cercando la chiesa, il pastore, la confessione che meglio corrisponde ai loro desideri. Se la fede è un dono, la fede americana è un dono nel quale i compratori guardano bene dentro e che restituiscono facilmente al fornitore in cambio di un´altra, come i regali di Natale il giorno di Santo Stefano. Il 44% di chi si professa cristiano, appartiene a una confessione diversa da quella appresa da bambino. Due terzi di coloro che furono cresciuti come Cattolici o come Protestanti confessano di essere saltati da una parte all´altra dello steccato riformista o controriformista almeno una volta, spesso facendo andata e ritorno. Per delusione verso la fede ereditata, per comodità di culto soprattutto nelle regioni dove raggiungere una chiesa comporta viaggi di ore, per assecondare e seguire un coniuge che appartiene a un altro ovile. Moltissimi, il 50% dei convertiti ad altre confessioni, e il 70% degli ex cattolici divenuti protestanti, ammettono che la loro fede «non gli piaceva più».
E´ dunque un Dio su misura, un cristianesimo molto "pret-a-porter" quello che i 113 milioni di americani che frequentano regolarmente una chiesa (o una sinagoga, o una moschea, o un tempio buddista) cercano, spesso insofferenti della rigidità dottrinale. Se i cattolici romani restano la prima confessione organizzata per numero di aderenti, 66 milioni in 19 mila chiese, per il 23% della popolazione, meno dei protestanti, che sono il 51% ma divisi in dozzine di denominazioni, sono proprio loro quelli che più soffrono e pagano per il dogmatismo centralistico della Chiesa di Roma. Gli apostati cattolici citano i temi classici e dolorosi della controversia cattolica, l´aborto, l´omosessualità, il sesso prematrimoniale, l´incomprensibile nyet alla contraccezione, l´offensiva esclusione delle donne dal sacerdozio, il celibato imposto ai preti, come cause della loro disaffezione e del loro distacco dalla Gran Madre. Il 2,5% dei 66 milioni ha lasciato il cattolicesimo scosso dall´orrore dei preti pedofili e, soprattutto, dal comportamento pilatesco della gerarchia verso i colpevoli. Il numero di aderenti alla Chiesa di Roma rimane stabile soltanto grazie alle trasfusioni di immigrati dalle comunità e nazioni cattoliche a sud della frontiera, ora che l´Europa non fornisce più le legioni devote che fecero di città come Boston o Baltimora bastioni del cattolicesimo.
Sui documenti e sulle cifre delle ricerche demografiche, l´America, nella quale il 90% proclama di credere comunque in un "Ente" soprannaturale, sia esso il Dio degli Zoroastriani o l´Allah del Corano che conta 6 milioni di seguaci, rimane una nazione incomparabilmente religiosa rispetto all´Europa scristianizzata e laicizzata: nel giorno del Signore, alla domenica per i cristiani, il 41% degli abitanti si mette i vestiti della festa e si trascina in una chiesa, contro il 14% dei francesi e il 6% degli svedesi. E per quanto ambigui e contraddittori siano i simboli stampati su quelle banconote che mescolano allusioni evidenti alla Massoneria, alla quale appartenevano tanti dei Padri Fondatori nel ‘700, alla promessa del "Noi confidiamo in Dio" appiccicata dal presidente Eisenhower nel XX secolo, nessun altra nazione occidentale oserebbe stampare il nome di Dio sulla propria moneta. Ma l´incessante turnover di fedeli fra una confessione e l´altra segnala che anche in materia di religione, gli americani tendono a credere più in Dio che nei preti, a differenza di altri cristiani più opportunisti.
E ad applicare anche alla religione il principio fondante della loro nazione, che non è la Bibbia, ma è la libertà di scelta individuale che pure il cristianesimo proclama e che il cattolicesimo papista spesso teme.

Fine articolo di Zucconi

Il vero problema per il popolo americano è quello di non comprendere come la libertà, che zucconi dice “di scelta individuale che pure il cristianesimo proclama e che il cattolicesimo papista spesso teme.” Non è tale nella società americana perché c’è il cristianesimo. Il cristianesimo negli USA si sottomette alla libertà individuale perché la Costituzione USA è una Costituzione Massone. E i Massoni fecero propri i principi etici e morali del Neoplatonismo che opposero all’assolutismo cristiano nel tentativo di costruire una morale diversa da quella della bibbia.
I Massoni limitarono l’assolutismo del cristianesimo e solo in questo modo gli interpreti della bibbia furono costretti ad interpretare dei passi in funzione di una libertà individuale che il cristianesimo nega, ma che la società USA, attraverso la sua Costituzione, impone.

29 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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martedì, aprile 28, 2009

General Motor, Fiat, Opel, Chrysler; miliardi distrutti, uomini licenziati, società civili bombardate.

General Motor, Fiat, Opel, Chrysler, parlano di fusioni e accordi.
Sono in ballo capitali, ma le notizie della chiusura di stabilimenti, del blocco della produzione, escono con grande difficoltà.

Qual è l’impatto sociale della crisi?
Quanti sono i fallimenti possibili?
La commissione europea, per un attimo e subendo molti attacchi, si è chiesta: “Dove la Fiat troverà il denaro per quelle operazioni!”.
Domanda legittima. Ma ancor più legittima è la domanda che dovrebbe sorgere sul futuro scenario sociale data la crisi attuale.

La Fiat non ha denaro per acquisire quelle aziende. Ma quelle aziende, come la Fiat, sono sull’orlo del fallimento.
Quando leggiamo notizie come questa:

I 6,9 miliardi di dollari dovuti da Chrysler a un gruppo di 45 tra banche ed hedge fund vengono svalutati a 2 miliardi di dollari. I creditori, verso i quali Chrysler é indebitata per circa 6,9 miliardi di dollari, hanno concordato di ridurre il debito a 2 miliardi, affermano le fonti citate dal sito ondine del quotidiano americano. L'intesa con i creditori fa seguito a quella con i sindacati che prevede concessioni sui costi. Una volta approvato dai sindacati, aggiunge il quotidiano, l'accordo costituirà un passo importante nella ristrutturazione di Chrysler, che prevede di convolare a nozze con Fiat.

Esiste una perdita secca di svalutazione del valore di 4,9 miliardi di dollari.
In sostanza, con un colpo di penna si cancellano 4,9 miliardi di dollari. E’ come se un bombardamento aereo avesse raso al suolo Abruzzo, Molise e dintorni.
Una posizione dell’ingresso della Fiat nella Opel che vede un’alzata di scudi ad opera della politica tedesca:

Il gruppo austro-canadese Magna International ha presentato una «prima interessate bozza di piano» per un possibile ingresso nel capitale della Opel. Lo ha detto oggi il ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu Guettenberg (Csu), durante una conferenza a Berlino. Il ministro, che ha incontrato questa mattina nella capitale i vertici della Magna, ha confermato che anche la Fiat ha presentato un piano per un possibile investimento nella Opel. Secondo indiscrezioni di stampa, la Magna punta a rilevare una quota del 20% del capitale della controllata Gm.E sempre di queste ore è la dichiarazione dei vertici della Sinistra tedesca (Die Linke) a favore dell'offerta di Magna. «L'offerta sembra come minimo più serio rispetto alla partecipazione di una società come la Fiat, che ha un indebitamento di 14,2 miliardi di euro»,

In sostanza i politici tedeschi denunciano che la Fiat ha un indebitamento di 14,2 miliardi di euro e, secondo loro, cerca di salvarsi portando sulla sua barca il maggior numero di fallimenti possibili in modo da condizionare le società dei vari paesi con una maggiore paura di massicci licenziamenti.
In compenso anche la General Motors vede un crollo dei suoi risultati finanziari:

Nuovo pesante rosso per il primo gruppo automobilistico americano, General Motors, che sul solo quarto trimestre del 2008 ha accusato una perdita da 9,6 miliardi di dollari, chiudendo così tutto l'anno con una voragine di bilancio da 30,9 miliardi. Gm, che ha già ricevuto aiuti pubblici federali per 13,4 miliardi di dollari, negli ultimi tre mesi ha bruciato 6,2 miliardi di liquidità. Nel solo quarto trimestre la perdita risulta pari a 15,71 dollari per azione, contro un rosso da 1,28 dollari per azione nello stesso periodo di un anno prima. I dati depurati dalle poste una tantum mostrano una perdita per azione da 9,65 dollari, più grave dei 7,40 dollari previsti in media dagli analisti.

E’ l’intero mercato mondiale in sofferenza. Un modello di sviluppo economico ha fallito.
Così le offerte di acquisizione appaiono come dei veri e propri palliativi per procrastinare il fallimento.
Così la General Motors si ridimensiona:

General Motors tenta l'ultima carta per evitare la bancarotta. Il gigante di Detroit, sull'orlo del chapter 11, ha annunciato un nuovo piano di ristrutturazione del debito da 27 miliardi di dollari. Il colosso in crisi taglierà 21mila posti di lavoro negli Stati Uniti entro il 2010 e chiuderà 13 delle sue 47 fabbriche presenti nel paese. Il nuovo piano presuppone che verranno tagliati altri 8mila posti rispetto a quelli già annunciati il 17 febbraio scorso. In questo modo Gm potrà ridurre i costi del lavoro del 34% rispetto allo scorso anno. Il gruppo ha anche fatto sapere che entro il 2012 manterrà solo 31 impianti negli Usa.

La Ford si ridimensiona:

Ford taglia gli stipendi dei dirigenti e prepara un nuovo piano di incentivi alle dimissioni, mentre General Motors e Chrysler negoziano a Washington i rispettivi piani di salvataggio.L'azienda guidata da Alan Mulally ha deciso di ridurre il compenso dell'amministratore delegato per il 2009 e il 2010 del 30% rispetto a quanto percepito l'anno scorso. La misura si applica anche al presidente Bill Ford; quest'ultimo, che non riceve alcun pagamento dal 2005, dovrebbe tornare a ricevere un compenso proprio dal 2008. Ford, che aveva già tagliato i bonus 2008, avrebbe anche deciso di fare nuove offerte di prepensionamento a tutti i 42mila salariati e di congelare i bonus di tutti i dipendenti. Queste ultime misure non sono ancora state rese pubbliche. Ford intanto, che ha messo in vendita la casa svedese Volvo, potrebbe ricevere tre offerte entro poche settimane; è quanto scrive il quotidiano di Stoccolma Dagens Industri, secondo il quale due offerte sarebbero cinesi e una europea.

La Saab si ridimensiona, sull’orlo del fallimento, e cerca di staccarsi dalla General Motors:

La casa automobilistica svedese Saab, sull'orlo dell'insolvenza, ha avviato le procedure per ristrutturarsi e diventare indipendente, distaccandosi dalla General Motors. Lo ha annunciato una portavoce della Saab specificando che l'istanza è stata presentata oggi a una corte distrettuale di Vanersborg, nel Sud Est del Paese scandinavo.La decisione giunge dopo che il governo svedese aveva respinto una richiesta del colosso statunitense Gm, anch'esso sull'orlo della bancarotta, per un'iniezione di liquidità nel marchio. La Saab produce automobili in Svezia dal 1947.

La stessa Goodyear è in grave difficoltà e dopo aver licenziato 4000 perone ne sta licenziando altre 5000

Goodyear ha chiuso il 2008 con una perdita netta di 77 milioni di dollari, in forte peggioramento rispetto all'utile netto di 602 mln conseguiti nel 2007. Lo rende noto il produttore pneumatico Usa che ha annunciato il taglio di ulteriori 5.000 posti di lavoro dopo i 4.000 giá realizzati nel secondo semestre del 2008. Nel quarto trimestre Goodyear ha registrato una perdita netta di 330 milioni di dollari, in forte deterioramento rispetto all'utile netto di 52 mln dello stesso periodo dell'anno precedente.


Come si vede da questo scenario, c’è un quadro fosco. Un quadro fosco in cui non si dice quanti saranno i licenziamenti alla Fiat. Cosa la Fiat dovrà pagare, in caso di accordo con la Chrysler, in termini di posti di lavoro. Se il sindacato USA entra nella Chrysler lo fa per salvaguardare i posti di lavoro convertendo i crediti con azioni per il controllo della Chrysler.
Si dice che la Fiat entra in Chrysler a costo zero, portando la sua tecnologia al risparmio. Ma non si dice qual è il costo zero nell’impatto sociale italiano.
Noi non siamo davanti alla crisi di modelli d’automobile, siamo davanti ad una crisi strutturale in cui l’automobile, come modello di sviluppo industriale, viene ridimensionato.
Tutte le acquisizioni hanno un formidabile costo sociale.
Un costo sociale che il governo non ha contrattato con la Fiat quando ha offerto gli incentivi. Al contrario, gli USA fanno “l’affare” con la Fiat proprio per limitare l’impatto sociale del fallimento del modello di sviluppo dell’automobile.

I miliardi sono il centro del discorso, ma il vero oggetto da distruggere sono i 1000 euro dei dipendenti. Quella è la vera ricchezza che le case automobilistiche stanno aggredendo. Quei 1000 euro sono la ricchezza reale della società civile. La privazione dei 1000 euro, per ogni operaio licenziato, equivale ad una bomba sganciata sulla società e sul proprio futuro.
E’ necessario cambiare i termini, le categorie, del discutere e passare dalle categorie finanziarie alle categorie sociali, ma non credo che ad un governo come questo delle categorie (salvo la propria) sociali interessa qualche cosa.

Fonte delle informazioni:
http://www.motori24.ilsole24ore.com/

28 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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Banche sotto inchiesta per i derivati: quando la "giacca e cravatta" ruba più della mano tesa dell'accattone

Meglio tardi che mai.
Il problema dei derivati e delle “rinegoziazioni” hanno portato all’indebitamento di vari comuni italiani. Spesso un indebitamento che si è trasformato in voragine.
Si sono fidati dei banchieri.
Si sono fidati!
Mentre guardavano con diffidenza e fastidio l’indiano che vendeva la rosa girando per i ristoranti, queste stesse persone si “fidavano dei banchieri”.
Mentre l’accattone che tende la mano andava perseguito e vessato; queste stesse persone, di questi comuni, si facevano circuire dai banchieri. Per il loro “sorriso”, per la loro “giacca e cravatta”, per la loro “proverbiale competenza”.
L’apparenza che crea inganno nell’individuo che non analizza la sostanza o la realtà nascosta dall’apparenza.
Davanti alla “giacca e cravatta”, alla “proverbiale competenza”, al “ruolo istituzionale del banchiere”, ogni analisi e ogni sospetto si ferma.
Per questo, chi doveva proteggere gli interessi dei cittadini si è comportato come la vecchietta ingenua che apre la porta agli operatori del gas o della luce che, immancabilmente, giocando su ingenuità e fiducia, la priveranno della pensione.
Riporto l’introduzione alla notizia di Luigi Ferrarella
Del: 28 aprile 2009

MILANO — Fossero dotati di humour, adesso in Procura potrebbero parodiare una delle proverbiali intercettazioni cap­tate anni fa in tutt’altre indagi­ni economiche: «Abbiamo una banca!». Perché da ieri, in sen­so quasi letterale, la Procura di Milano ha davvero una banca (il 25% della spa italiana della tedesca Deutsche Bank), e an­che la sede di una banca (quel­la dell’americana Jp Morgan nel Palazzo Hoepli), e cespiti di una banca (conti per 8 milioni nella tedesca Depfa Bank, altre attività nella svizzera Ubs). Tut­ti beni che il giudice Giuseppe Vanore ha autorizzato il pm Al­fredo Robledo a sequestrare, per la prima volta in Italia, fino a un tetto di 92 milioni di euro per Jp Morgan e Depfa Bank, di 84 per Deutsche Bank, di 75 per Ubs: istituti indagati per truffa aggravata ai danni del Co­mune di Milano nella rinegozia­zione del debito di Palazzo Ma­rino con prodotti finanziari «derivati», cioè contratti per ge­stire il rischio di tasso d’interes­se.
Fonte:
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_28/ferrarella_f5f1a87e-33bf-11de-8558-00144f02aabc.shtml


Se le persone non capiscono, ad ogni livello, di essere dei soggetti che vengono derubati o circuiti da tutti e che il ruolo sociale occupato da individui è una maschera dietro la quale nascondere inganno e truffa, questa società non uscirà mai dalle logiche criminali.
Arraffare denaro e potere mediante il denaro, sembra l’unica attività sociale ammessa.

28 aprile 2009
Claudio Simeoni
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Febbre suina, la paura, la gestione delle masse e gli archetipi psicologici delle persone


Allarme Aviaria
Allarme mozzarella
Allarme mucca pazza

Tutte cose affrontabilissime, come affrontabile è la febbre suina.
E’ una delle tante epidemie. Trasformazione di virus che si trasferiscono all’uomo. Richiede attenzione. Nei paesi poveri farà qualche morto, qualche centinaia? O qualche migliaia?
L’AIDS ne fa molti di più, eppure la psicosi è passata. C’era un tempo in cui si mise sotto controllo i barbieri per paura che le persone si infettassero. L’ebola è distruttivo, ma il virus non vive molto fuori dal corpo. Per questo l’infezione tende a chiudersi nel luogo da cui nasce.

La questione è: che cosa nascondono gli allarmi?
O per la precisione: che cosa i media nascondono dietro gli allarmi sociali?
In fondo, giocano sulla paura della fine del mondo ( o sul desiderio della fine del mondo) alimentando l’archetipo, presente in ogni persona, di essere colui che sopravvive quando tutti muoiono. E, in quest’ansia, che cosa si nasconde di reale?
Quando ci sveglieremo da quella paura indotta dai media, su quali macerie saremmo costretti a camminare?

Gestire le masse mediante la paura. Alimentare paura dopo paura.
Febbre suina: l’ennesima bufala per creare allarme sociale. C’è da augurarsi che davvero quel virus si trasformi in qualche cosa di letale, almeno la paura diventerebbe reale. In quel caso non sarebbe più la paura per il virus a coprire giochi sporchi, ma i giochi sporchi, della politica e dell’economia, verrebbero spazzati via dai problemi reali che lo sviluppo del virus crea.
E, forse, è questo l’archetipo psicologico all’interno dell’individuo. L’attesa per l’evento disastroso che impedisca a chi ha il potere di gestire le vite delle persone di continuare a fare giochi sporchi.

28 aprile 2009
Claudio Simeoni
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lunedì, aprile 27, 2009

Ho sempre sollecitato i cittadini a difendersi, a non essere prede. Ma forse ho fallito.

Ho sempre tentato di stimolare le persone affinché non si abbandonino diventando prede di una trasformazione economica che non si limita a distruggere solo loro, ma l’intera struttura sociale.
Sembra che non ci sia riuscito.
Spesso non c’è peggior sordo di chi non vuole valutare la realtà che lo circonda.
Da un lato i DATI REALI indicano forti difficoltà sociali, dall’altro lato i dati indotti dalla propaganda psicologica allettano le persone, le rilassano, ne sottraggono l’attenzione nei confronti dei problemi reali, e predispongono le persone per diventare prede d’agguato di banditi che, agendo in maniera legale e illegale, hanno il solo scopo di immiserire il Sistema Sociale.
Le singole persone fiduciose, sono quelle che saranno derubate. Certo, prima di loro è toccato ad altri. Licenziati, cacciati dai posti di lavoro; imprese che chiudono per mancanza di fondi e di mercato; una società che sta vivendo situazioni psicologiche instabili e angosciose. Per contro la percentuale maggiore della popolazione non ha visto ancora toccati i propri livelli di vita e vive una situazione psicologica di separazione fra sé e la società: loro stanno bene.
Non si rendono conto che il loro benessere è legato al benessere della socità nel suo insieme e che il processo di distruzione del tessuto sociale arriverà anche a loro.
Questi sono i dati sulla “fiducia” dei consumatori. Chissà se l’Isae ha conteggiato anche una percentuale di cassa integrati, disoccupati o persone alle quali le banche stanno per sottrarre la casa perché non pagano il mutuo.

Balzo della fiducia dei consumatori
Ad aprile indice Isae al top dal 2007
27 aprile 2009



Balzo in avanti ad aprile per la fiducia dei consumatori. L'indice, rileva l’Isae, dopo due mesi di calo, è salito a 104,9 da 99,8, miglior risultato da dicembre 2007. L'indicatore sul quadro economico generale segna la crescita più marcata, attestandosi a 71,6 da 67,7 di marzo; sostanzialmente stazionario l'indice sintetico sulla situazione personale degli intervistati, a 119 da 119,1. Migliorano, in particolare, le attese relative alla situazione economica del Paese, al mercato del lavoro e alle possibilità di risparmio. La crescita della fiducia é diffusa a livello territoriale, più forte al Nord e meno intensa nel Centro Sud.

Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/04/fiducia-consumatori-indice-isae-aprile.shtml?uuid=541b41f0-3300-11de-8a37-28fffe54a6d4&DocRulesView=Libero


I dati psicologici vengono smentiti dai dati reali.
L’industria del computer è stata l’industria portante in questi anni. Quando l’industria pesante chiudeva, aprivano i servizi. Ervizi che avevano nella comunicazione e nell’uso dei computer il loro punto di forza. Ma anche quest’industria, che si è espansa in maniera vertiginosa, sta rallentando in un mercato saturo di comunicazione in un mondo in cui la comunicazione si contrae per effetto della crisi.
Così non c’è più l’industria pesante e nemmeno quella elettronica in quanto il terziario che la usava per i suoi servizi si sta contraendo.
Così dal Giappone abbiamo notizie come queste.
Certo, qualcuno dirà, si tratta del Giappone!
Se questo succede in Giappone fra qualche mese arriva anche in Italia: sicuri che le persone fiduciose non siano prede d’agguato di chi, consapevole della crisi e della sua vastità, deve, sempre e comunque, sopravvivere?


Crolla il mercato dei pc in Giappone

La crisi economica mondiale colpisce anche il mercato dell'informatica giapponese che, nonostante gli ultimi anni di crescita costante, ha segnato nell'esercizio fiscale 2008/09 un crollo del 14% nella produzione di personal computer rispetto ai 12 mesi precedenti. A fornire i dati per l'esercizio conclusosi lo scorso 31 marzo e' l'associazione di categoria Japan Electronics and Information Technology Industries, secondo cui nel 2008 il giro d'affari complessivo legato alla produzione di pc e' sceso sotto i 1.000 miliardi di yen (quasi otto miliardi di euro) per la prima volta da 14 anni.
In particolare, con una quota complessiva di 975,8 miliardi di yen, il mercato dei personal computer e' tornato ai livelli precedenti all'introduzione del sistema operativo Windows 95 di Microsoft, che segno' una vera e propria esplosione del settore informatico. Alla base del tracollo, spiega l'associazione in un comunicato, non solo la recessione in atto, che frena sensibilmente la domanda dei consumatori, ma anche gli effetti della concorrenza sempre piu' aggressiva, che costringe i produttori ad abbassare i prezzi a scapito dei margini di ricavo.
In termini di unita', nel 2008 sono stati consegnati ai rivenditori complessivamente 8,79 milioni di computer, -5,5% sul 2007, con i notebook che hanno conquistato la quota record del 67,8% del totale.


Fonte:
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=115927


Se non bastasse la crisi dell’industria elettronica in Giappone, anche l’intera economia del Giappone è in una situazione drammatica.
E’ di oggi il taglio delle stime di crescita dell’economia giapponese.
La peggiore situazione dal dopoguerra.
E sono stime suscettibili di peggioramento specialmente in vista del disastro che si sta addensando sull’Europa e sugli USA.
Non si è voluto prestare fede alle critiche dell’operato di Bush. Lo stesso Berlusconi lo esaltava come un grande presidente. Ha omesso di dire che la sua grandezza consisteva nell’immiserimento della situazione sociale ed economica USA e mondiale: Bush è stato un grande presidente. La sua incapacità, scorrettezza, immoralità, resterà un modello nella storia. Un modello che è tanto piaciuto a Berlusconi.


Tokyo 27 aprile 2009
Il Giappone taglia le stime di crescita.
Contrazione peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale


Il governo giapponese ha tagliato drasticamente le sue stime di crescita per l'esercizio in corso, il 2009/10, portandole da zero a una contrazione del 3,3%, la peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il ribasso, ha reso noto l'Ufficio di gabinetto, e' legato al fatto che l'economia "ha cominciato a deteriorarsi a un passo senza precedenti", in particolare dall'ultima parte della seconda meta' del 2008.
Il ministro delle Finanze, Kaoru Yosano, ha ipotizzato il rischio di ulteriore taglio delle proiezioni a causa dei timori sull'andamento di Stati Uniti e Unione europea, dove banche e istituzioni finanziarie "non hanno ancora risolto del tutto la questione degli asset inesigibili". Diversi colossi societari americani viaggiano in situazioni critiche e in base a come si agira', non solo il Giappone, ma l'economia mondiale potrebbe risultare ancora colpita", ha commentato Yosano.

Fonte:
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=116316


E intanto, i cittadini, vengono aggrediti e costretti alla miseria. Chi è riuscito a sopravvivere al disastro si congratula con sé stesso, ma non si rende conto che il disastro di alcuni è anche il suo disdastro. Un disastro che non arriva oggi, ne domani, ma dopodomani. Un disastro che agisce come un cancro nella struttura sociale italiana. Un cancro che si alimenta e che cresce fino a scoppiare. E quando scoppierà, sarà alla ricerca di un nuovo ordine sociale. Un ordine diverso là dove l’ordine sociale precedente ha fallito.
E non è detto che ciò che emerge sia migliore di ciò che è stato distrutto: dipende dalla volontà e dalla conoscenza dei cittadini che il vecchio ordine ha depredato!

27 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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domenica, aprile 26, 2009

Il fallimento degli imprenditori e la tenuta economica dello spaccio di droga.

Un dato che deve far riflettere sull’economia reale è questa progressione dei fallimenti delle imprese italiane.
Il primo trimestre del 2009 è solo l’inizio di un processo di trasformazione territoriale che vede, nella distruzione degli equilibri presenti, i cambiamenti come propedeutici ad un nuovo assetto economico.
Come aumenta la disoccupazione con la cacciata della manodopera specializzata dalle industrie e dal terziario, così aumenta la distruzione del comparto imprenditoriale. Da un lato le banche spingono per riuscire a rientrare dai loro “prestiti”, dall’altro lato la richiesta di prodotti diminuisce, dall’altro lato ancora lo Stato richiede, comunque, il pagamento di tutte le concessioni. Si va verso la chiusura, il fallimento. Molti imprenditori si stanno convertendo sempre più all’organizzazione criminale, ma anche il terreno affaristico delle cosche e delle bande criminali (con più o meno agganci politici) si sta restringendo. E’ il caso delle grandi e medie opere delle Stato che non verranno più finanziate.
Così, nel calcolo della crisi, inseriamo anche i fallimenti delle imprese italiane tenendo presente che per una impresa fallita, almeno 10 stanno per farlo e almeno 100 sono in grave sofferenza.
Riporto:


Roma 25 aprile 2009
Aumentano i fallimenti delle imprese italiane

La crisi morde e le procedure di fallimento aperte dalle imprese italiane aumentano. Nel primo trimestre del 2009, afferma Unioncamere, sono state 2.626 le aziende che hanno ricorso all'iter per la chiusura, contro le 2.229 del trimestre precedente (+17%) e le 1.810 (+45%) dei primi tre mesi dello scorso anno. In sofferenza risultano in particolare le province di Milano, con 221 procedure, Roma con 210 e Napoli con 100.
Si tratta, dice l'indagine condotta in occasione dell'ultimo rapporto Movimprese/Infocamere, del risultato peggiore dal 2006: particolarmente gravi risultano i dati di marzo (947 procedure) e febbraio (921), con tassi mai registrati dal 2007 in poi. Su base annua, il fenomeno dei fallimenti interessa una quota che oscilla tra 7mila e 8mila imprese, vale a dire poco piu' di una ogni mille registrate. In particolare, nel primo trimestre le aziende fallite sono state 0,43 ogni mille esistenti, una percentuale mai riscontrata da oltre due anni. La quota maggiore di chiusure, si legge nel rapporto, spetta alle societa' di capitale, con 1.703 fallimenti: seguono le societa' di persone (382), le ditte individuali (335) e infine le altre forme d'impresa con 206 casi. La dichiarazione di apertura della procedura, ricorda Unioncamere, segue a distanza di tempo l'insorgere dei problemi che l'hanno generata: in sostanza, il momento dell'iscrizione del fallimento nel Registro delle imprese delle Camere di commercio ritrae la fine di un percorso e non coincide in genere con il momento in cui si manifesta la difficolta' dell'impresa sul mercato.
Le aziende che hanno dichiarato fallimento nel primo trimestre 2009, quindi, hanno cominciato a incontrare problemi tra i sei e i dodici mesi precedenti. Guardando alle varie province, sono naturalmente quelle a piu' alta densita' industriale a presentare i numeri piu' allarmanti: Milano e' in testa con 221 imprese fallite nel primo trimestre del 2009 (contro le 159 del primo trimestre 2008 e le 177 del primo trimestre 2007). ù
A Roma a chiudere sono state in 210 (169 e 195 nei periodi precedenti) e Napoli in 100 (contro 63 e 50). Decine le province sotto quota 100, con in particolare gli 85 fallimenti di Torino, i 60 di Bari, i 44 di Bologna. Particolarmente pesante la situazione in Lombardia, dove si registrano, tra gli altri, 55 fallimenti a Bergamo, 54 a Brescia e 49 a Varese.


Fonte:
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=116107


La contrazione dei posti di lavoro si somma ai fallimenti. I fallimenti vengono, spesso, rimandati mediante il licenziamento del personale, ma il licenziamento di personale prelude al fallimento dell’impresa. Chiusa la fase di espansione dell’impresa inizia la fase di sopravvivenza dell’impresa. Una sopravvivenza dovuta alle difficoltà dell’impresa di abbandonare la produzione. Così l’ILVA di Taranto lascia a casa 2500 lavoratori, per ora in cassa integrazione, ma con la prospettiva di chiudere definitivamente l’impianto. Da Taranto a Marghera. Mentre i poli industriali ricorrono alla cassa integrazione le piccole e medie imprese che gravitano attorno al polo industriale iniziano a chiudere. Con la loro chiusura, chiudono anche imprese di assistenza sul territorio immiserendo l’offerta di servizi nelle città e nelle province.
Per ora lo spaccio di droga sembra tenere, anche grazie a molti imprenditori che hanno convertito le loro attività.

26 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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Tel. 3277862784
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venerdì, aprile 24, 2009

L'effetto domino del disastro: le banche, le industrie i cittadini, la finanza pubblica, le banche, le industrie i cittadini

Ciò che avevo preannunciato (e non sottovalutate la divina Cassandra) negli ultimi mesi del 2008 si sta puntualmente avverando: facile e scontata previsione!

L’effetto domino che si scarica nella finanza pubblica.
Io aspettavo la trimestrale di cassa, ma vedo che il Dipartimento delle Finanze comunica dei dati che dovrebbero far rizzare i capelli
Nell’estate ci sono stati dei provvedimenti del governo Berlusconi tesi a “semplificare” l’evasione fiscale cancellando norme di controllo introdotte dal governo Prodi. L’estate del 2008 era caratterizzata dalle necessità di Berlusconi di farsi approvare provvedimenti per arricchire e rendere impunibile la sua persona. Nello stesso tempo la crisi mostrava i suoi segni. Intanto il governo Berlusconi, per far le scarpe al governo Prodi, svendeva Alitalia aggravando il bilancio dello Stato. Quando la crisi si è scaricata sulla società italiana non solo l’ha ignorata, ma ha sollecitato le persone ad ignorarla spingendole a spendere e ad essere ottimiste. Decine di migliaia di posti di lavoro venivano persi e milioni di persone iniziavano a contrarre le spese per difendersi dalle difficoltà.
Era una facile previsione che, vista la moria ei posti di lavoro, le finanze dello Stato avrebbero sofferto notevolmente. Così, ad un maggior esborso dello Stato per coprire le banche e le industrie seguono i minori introiti della tassazione. Forse, qualcuno, può mangiarsi le dita per aver abolito l’ICI. Un’ICI ormai ridotta dal governo Prodi ai minimi e che avrebbe consentito allo Stato di far fronte, almeno, al terremoto d’Abruzzo senza dover sottrarre fondi alla società civile.
Ciò che è stato provocato, come disastro economico, dalle scelte del governo Berlusconi, scelte irresponsabili in quanto ignare del futuro che si apprestava, ricadono sull’incapacità di questo governo di valutare le condizioni nelle quali agisce. Vive in una sorta di delirio inconsapevole che terremoti, emergenze sociali ed economiche, emergenze sanitarie, comunque si presenteranno ed egli deve provvedere ad avere i fondi per tempo, non solo in emergenza.
Riporto la notizia sulle entrate fiscali del primo biennio 2009:


Crolla l'ires, l'imposta sul reddito delle società: -64,2%
In forte calo le entrate fiscali a gennaio e febbraio : -6,6% su base annua
Nei primi due mesi dell'anno sono entrati nelle casse statali oltre 4 miliardi di euro in meno

MILANO - La crisi influenza in maniera netta anche le entrate fiscali. Nel periodo gennaio-febbraio 2009 sono infatti state accertate entrate tributarie erariali per 56.871 milioni di euro (-4.001 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari a -6,6%). È quanto comunica il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia.
IRES - In particolare nei primi due mesi del 2009 l'Ires, l'imposta sul reddito delle società presenta un gettito di 423 milioni di euro (-757 milioni di euro, pari a -64,2%): 156 milioni di euro (-15 milioni di euro, pari a -8,8%) relativi al saldo e 267 milioni di euro (-742 milioni di euro, pari a -73,5%) relativi all'acconto.
LA NOTA - «La flessione del gettito registrata nei primi due mesi dell'anno in corso - spiega in una nota il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia - riflette la congiuntura economica; l'entità della riduzione è influenzata dal fatto che il confronto tendenziale mette in relazione l'attuale periodo di crisi economica, con riflessi negativi sul gettito, con il corrispondente periodo dell'anno precedente in cui non vi erano segnali di crisi. Nel 2008 il deterioramento dell'economia - si sottolinea - ha cominciato a manifestarsi nella seconda parte dell'anno e l'andamento del gettito ha mostrato i primi segni di flessione dopo il mese di luglio». L'imposta sul reddito, l'Ire (l'ex Irpef), nel primo bimestre del 2009 ha registrato entrate per oltre 30 miliardi di euro, in calo del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2008. Calo generale comunque per tutte le voci, dall'imposta di fabbricazione sugli oli minerali (-4,5%) all'imposta di consumo sul gas metano (-9,5%), dall'imposta di registro (-14,9%), a quella di bollo (-8,2%).
24 aprile 2009
Fonte:
http://www.corriere.it/economia/09_aprile_24/entrate_fiscali_calo_16eaed70-30e5-11de-ac52-00144f02aabc.shtml


Non si può governare pensando che tutto sia statico; stabile. Non si può governare pensandosi dio onnipotente. Non si può agire come se gli unici cambiamenti siano quelli voluti dal presidente padrone del consiglio dei ministri.
E’ offensivo. E’ carico di presagi negativi per l’intera società italiana. Oggi l’UE ha sollevato dubbi sulle operazioni industriali della FIAT affermando: “Dato l’enorme indebitamento, come si può permettere la FIAT di fare quelle operazioni?” Subito c’è stata una levata di scudi. Esattamente come i fu una levata di scudi nei confronti degli “uccelli del malaugurio” che prevedevano il disastro portato dai titoli tossici. Intanto, in silenzio, nei primi mesi la FIAT ha licenziato 8.500 persone. Soldi sottratti alla comunità, ai commercianti e alle tasse.
Si tratta dell’effetto domino della contrazione economico-sociale che si sta scaricando sulla comunità: le banche, le industrie, i cittadini; i cittadini, le banche, le industrie e la finanza dello stato. Le banche che creano sofferenza alle industrie che creano sofferenza ai cittadini che creano sofferenza alle industrie che creano sofferenza alle banche che creano sofferenza alla finanza pubblica che crea sofferenza ai cittadini!
In un sistema in cui tutto è correlato solo Berlusconi si pensa al di fuori della società civile e ne disprezza le istanze.

24 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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giovedì, aprile 23, 2009

Chi ha paura del Dalai Lama? Io ne ho un terrore folle!

Chi ha paura del Dalai Lama? Io!

Chi ha paura del Dalai Lama?
Io ne ho un terrore folle!

Ho terrore per la sua violenza contro la libertà di religione.
Ne ho terrore per la violenza dello schiavismo che la sua dottrina implica per le persone.
Ne ho terrore per la sua pretesa di essere l’incarnazione di un dio o di un santo davanti al quale i popoli si devono sottomettere.

Ne ho terrore per la pretesa di dominio sulle persone che da sempre i monasteri buddisti tibetani hanno esercitato nei confronti del popolo tibetano.

Ne ho terrore per il suo disprezzo per la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Per la sua pretesa che le persone si inginocchino davanti alla sua religione.

Ne ho terrore per l’ideologia schiavista di chi è portatore.

Indubbiamente il Dalai Lama sta farneticando che lui non vuole l’indipendenza dalla Cina del Tibet: gli basta l’autonomia. Ma evita di dire che cosa vuole imporre al popolo tibetano!
Evita di dire che pretende che i Tibetani siano suoi schiavi.
Come Ratzinger nei confronti dei cattolici italiani ai quali pretende di dire come essi devono gestire il loro corpo e, quando i cattolici Italiani non lo seguono, usa le relazioni mafiose che intrattiene con i politici per far approvare leggi in contrasto con la Costituzione della Repubblica. Leggi che la Corte Costituzionale solo in un secondo tempo sarà chiamata ad emendare (come per la legge sulla fecondazione assistita).

La libertà religiosa non è la libertà del Dalai Lama di imporre la sua religione ai Tibetani. Non è il diritto del Dalai Lama di fare il lavaggio del cervello ai bambini sottratti alle famiglie e manipolati nei templi.

La propaganda in occidente tenta di far passare il Dalai Lama come un perseguitato e non come l’aguzzino che ha schiavizzato il popolo tibetano.

Ed è questo schiavismo che le persone tendono a non vedere, come se il Dalai Lama avesse il diritto di imporre la schiavitù.

Io non amo la violenza della polizia, né di quella italiana né di quella cinese. Ma so distinguere la violenza del Dalai Lama che vuole imporre lo schiavismo dalla violenza della polizia che salva il popolo tibetano dalla miseria e dallo schiavismo. Esattamente come ho distinto la violenza della polizia italiana mentre difende la Costituzione dalla violenza della polizia Italiana che legittima i golpisti. Entrambe sono violenze, ma una, comunque, apre ad un futuro, mentre l’altra chiude il futuro davanti alle popolazioni.

Ed è la violenza religiosa del Dalai lama la violenza assoluta. Come già dissi, se non piace la Cina agite per cambiare quanto non vi piace, ma assumetevi la responsabilità delle cose che non vi piacciono perché, se appoggiate il Dalai Lama appoggiate uno che va farneticando di essere la reincarnazione di un dio o di un santo e, proprio per questo, pretende che le persone si inginocchino davanti a lui: si rendano schiave. Come nella follia di Gesù.

Affermazioni come questa, che non tiene conto delle persone del Tibet che non sono monaci buddisti, desta indignazione per le pretese di un padrone che finanziato dalla CIA dette il via ad una rivolta nel tentativo di destabilizzare la Cina e fu costretto all’esilio:

““Non cerchiamo l’indipendenza [del Tibet] o la separazione [dalla Cina]” - ha dichiarato il leader politico e spirituale in un’intervista rilasciata a una tv indiana l’8 aprile scorso, – ma chiediamo che siano riconosciuti alcuni diritti, in un ambito di autonomia o di autogoverno. Vogliamo conservare la nostra cultura, la nostra spiritualità, l’ambiente”. “Ora – ha aggiunto – molti visitatori vedono che il Tibet è governato dal terrore”.”


I monaci tibetani non possono trasformare la popolazione in schiavi e questo, essi lo chiamano il terrore con cui sono governati.
La libertà religiosa della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non si riferisce alle religioni. Non si riferisce al diritto delle religioni di imporre il loro credo, ma si riferisce alle PERSONE. Ai cittadini di non vedersi costretti a sottostare a dettami religiosi inumani e perversi: come quelli buddisti o cattolici.

23 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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Le prospettive di Obama, le torture del waterboarding (annegamento simulato) di Condoleezza Rice e le minacce della Clinton

Il problema che si pone davanti ad Obama è che la “chiarezza” razionale dei fatti che hanno condotto alla nascita dei problemi, appartiene solo a lui e alla sua amministrazione. Le popolazioni che hanno subito gli atti di violenza non vengono gratificate perché Obama riconosce le responsabilità di amministrazioni USA, ma vengono gratificate quando i FATTI, le AZIONI, dell’amministrazione Obama, porteranno in una diversa direzione.
Obama si è impegnato ad uscire dall’Iraq: ma la distruzione dell’Iraq resta. Restano quei 6-700.000 morti e quei milioni di invalidi e i milioni di persone che hanno dovuto abbandonare il paese. Quando viene interrotta la tortura, resta il fatto che i torturati non sono stati risarciti. Quando si vuole dare il via ad un processo di pace nel medio oriente il genocidio di Israele, le distruzioni della cultura palestinese, la riduzione del popolo palestinese alla miseria e alla schiavitù, RESTA!
Obama può dare una pacca sulla spalla a Cuba, ma i disastri di cinquanta anni di embargo restano. Quando la Clinton afferma che bisogna cambiare strategia perché l’embargo non ha funzionato, significa che gli obbiettivi di distruzione della società cubana sono inalterati, ma sono solo alla ricerca di nuovi strumenti per raggiungerli. Lo stesso vale per l’atteggiamento della Clinton nei confronti dell’Iran. Forse un regime impresentabile per l’occidente, ma non per questo si può pensare di usare le bombe o la violenza inventando delle “armi di distruzione di massa” nella parvenza della bomba atomica quando la Clinton non disarma dell’atomica Israele.
La prospettiva che Obama ha offerto al mondo è sicuramente diversa dal delirio di onnipotenza del “rinato in cristo” di Bush; ma le parole non sono azioni. Le parole sono diverse, ma se non cambiano le azioni, allora le intenzioni rimangono le stesse.
Gli USA, come il resto del mondo, sta boccheggiando travolto da una feroce crisi economica. Ma il mondo aspetta che gli USA ritornino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel rispetto delle nazioni e dei popoli.
Scrive il Corriere della Sera:



Un memo rivelerebbe il ruolo diretto dell’ex Segretario di Stato
Usa, la Rice autorizzò l'utilizzodel «waterboarding» a Guantanamo
Secondo Ap approvò verbalmente la richiesta della Cia di utilizzare la tecnica dell'annegamento simulato


WASHINGTON - Il capitolo oscuro sull’utilizzo di tortura negli interrogatori da parte di agenti americani si arricchisce di nuovi particolari e di una protagonista illustre, Condoleezza Rice. Nel luglio del 2002 la Rice, allora consigliere per la Sicurezza nazionale, approvò verbalmente la richiesta della Cia di utilizzare la tecnica del waterboarding (annegamento simulato) sul presunto terrorista di al Qaida Abu Zubaydah. Pochi giorni dopo, il Dipartimento di Giustizia approvò l’utilizzo di questa tecnica, come riportano i memo segreti che l’amministrazione Obama ha reso pubblici, tra mille polemiche, la settimana scorsa. Il ruolo dell’ex Segretario di Stato viene descritto in un rapporto mostrato mercoledì dalla Commissione per l’intelligence del Senato.
LA TESTIMONIANZA - In questo documento vengono riportati nel dettaglio i passaggi con cui le pratiche più dure e crudeli utilizzate dalla Cia furono ideate e approvate ai più alti livelli della Casa Bianca nell’era di George W. Bush. In questa cronologia appare chiaro come il ruolo rivestito dalla Rice fu molto più importante di quello da lei ammesso lo scorso autunno in una testimonianza scritta presentata alla Commissione armamenti del Senato. Nella sua testimonianza l’ex Segretario di Stato sostiene di aver solo preso parte a riunioni in cui si era discusso sulle richieste di interrogatorio della Cia, ma si era poi deciso di chiedere una valutazione legale al ministro della Giustizia. La Rice aveva detto di non ricordare i dettagli delle riunioni. Invece, il braccio destro di Bush ebbe un ruolo diretto nella vicenda dando per prima il via libera all’allora direttore della Cia George Tenet. Pochi giorni dopo, e dopo l’approvazione del ministero della Giustizia, come si legge nel memorandum segreto del 1 agosto 2002, il detenuto Zubaydah veniva sottoposto a waterboarding almeno 83 volte nel solo mese di agosto. Un portavoce della Rice, contattato dalla Ap, si è rifiutato di commentare la notizia. Nel documento reso pubblico mercoledì appare inoltre evidente come i pareri negativi di alcuni legali dell’amministrazione Bush su queste pratiche furono repentinamente accantonati. Questo documento del Comitato per l’Intelligence è stato rivelato pochi giorni dopo che la Commissione armamenti del Senato ha realizzato un esaustivo rapporto in cui vengono descritti minuziosamente i legami tra gli interrogatori brutali della Cia e gli abusi ai prigionieri di Guantanamo, a Cuba, ma anche in Afghanistan e nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.

Fonte:
http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_23/condoleezza_rice_annegamento_simulato_5afb8562-2fd5-11de-8d39-00144f02aabc.shtml



Tutte le polizie del mondo, nella loro stupidità, ricorrono a sistemi violenti. Ma quando questi sistemi violenti vengono codificati, autorizzati, consentiti, coperti, dallo Stato, allora non parliamo più di violenza della polizia, ma di uno stato nazista che disprezzando l’uomo lo costringe a sottomettersi indebitamente alla sua volontà. Una volontà che nega le ragioni dell’altro e che, seminando ingiustizia, pretende che l’altro non ricorra alla violenza come ultima risorsa per veder riconoscere i propri diritti che le carte Costituzionali sanciscono.
Per questo aspettiamo Obama nei fatti!
Le minacce della Clinton all’Iran, anche se sollecitate dall’atteggiamento iraniano alla Conferenza sul Razzismo di Ginevra non lasciano ben sperare in quanto negano, aprioristicamente, le ragioni dell’altro: le ragioni di un Iran che ha subito aggressioni, bombe, ad opera degli USA.
La speranza suscitata da Obama fu quella che l’altro, il non USA, o il non cristiano, sarebbe stato ascoltato e le sue ragioni discusse ed oggetto di contrattazione. La speranza in Obama consisteva che il metodo cristiano secondo cui: o fai quello che voglio i o io ti ammazzo, sarebbe stato accantonato rendendo giustizia di chi si è visto ammazzare perché non si metteva in ginocchio.


23 aprile 2009
Claudio Simeoni
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mercoledì, aprile 22, 2009

Il Fondo Monetario Internazionale e le condizioni che indurranno a nuovi terrorismi


Purtroppo il governo italiano continua a pompare inducendo nei cittadini una fiducia illegittima sulla stabilità delle loro condizioni economiche.
Una fiducia che viene smentita continuamente dai dato reali. Dati reali che vengono percepiti dalle persone in base alle file ai supermercati, che gli istituti internazionali diffondono, ma che un governo teso ad indebolire la società italiana vede con sufficienza e con fastidio.
Fra le altre cose, stanno aumentando i “dannati della terra”. Quegli sporchi e brutti che intendono sopravvivere e la cui azione andrà ad agire sulle fasce più deboli della popolazione.
Ma questo non interessa a personaggi come Maroni, Berlusconi, Tremonti, che fanno del disagio sociale occasione per organizzare la loro campagna elettorale.



Fmi, Pil Italia -4,4% nel 2009, salgono debito e deficit

Il Fmi vede ancora dense nubi sul futuro dell'economia italiana, penalizzata come tutta l'Europa, dalla crisi. Nel «World Economic Outlook» di primavera, diffuso mercoledì 22 aprile a Washington, il Fondo monetario ha riveduto drasticamente la stima di crescita per l'Italia, abbassandola per il 2009 a -4,4 per cento. Il taglio é di ben 2,3 punti percentuali rispetto al -2,1% stimato soltanto tre mesi fa, a fine gennaio quando era stato diffuso l'ultimo aggiornamento dell'Outlook. Per il 2010 il peggioramento, stimato allo 0,1% in gennaio, é stato portato a -0,4 per cento Il rapidissimo peggioramento della congiuntura é evidente nel confronto con il Pil 2008 (-1%) e 2007 (+1,6%). Anche l'Italia, come il resto del globo, é nella morsa di quella che il Fondo descrive come «la peggiore recessione dalla Grande Depressione» del 1929, innescata da «una massiccia crisi finanziaria» e da «un'acuta perdita di fiducia» a tutti i livelli del sistema economico. Per l'Italia la crisi si tradurrà anche in un balzo in avanti della disoccupazione che continuerà a salire, passando dal 6,8% del 2008 all'8,9% previsto per quest'anno e al 10,5% nel 2010. Il fortissimo calo di prezzo delle materie prime, soprattutto del petrolio, e il collasso della domanda, stanno invece, facendo scendere «in modo molto rapido», anche in Italia le pressioni inflative: il tasso di inflazione é, infatti, previsto allo 0,7% quest'anno, una discesa verticale dal 3,5% del 2008, con un ulteriore lieve assestamento allo 0,6% nel 2010.
22 aprile 2009
Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/04/Fmi-Italia-outlook.shtml?uuid=2541cb7a-2f3f-11de-90c6-2fe15c88b793&DocRulesView=Libero


La malattia avanza. Come un cancro si diffonde nella società. Da un lato i cittadini si sentono assediati da tutti quegli Istituti che pretendono di portare via loro denaro, spesso indebitamente; dall’altro lato le condizioni di lavoro e le opportunità sociali si fanno sempre più precarie.
Pessime notizie, per tutti meno che per Berlusconi, Tremonti, Alfano, Sacconi, Scajola, ecc.

Marghera, 22 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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martedì, aprile 21, 2009

Crisi economica fra dati veri e le velleità di impossibile ottimismo


Scajola da i numeri!
Mentre i dati veri dell’Unione Europea indicano un febbraio disastroso, Scajola si precipita ad oscurare quei dati affermando che “i dati di marzo sono in controtendenza”.
In pratica, anziché mettere in guardia i cittadini sulla gravità del momento fa in modo che i cittadini si danneggino ulteriormente ignorando la gravità dei dati reali.

In ogni crisi economica, le fasi di crollo dell’economia sono seguite da breve stasi. Stasi di crolli che, in mancanza di un cambio di velocità e di costumi etici, riprendono il crollo.
Ed è esattamente ciò che sta avvenendo. Con l’ottimismo, spacciato da Berlusconi come una dose di eroina fin da ottobre dopo che per tutta l’estate si è fatto i fatti propri in barba ai segnali di crisi, altro non si fa che aggravare la crisi economica.
Gli operatori economici sono degli “idioti”. Anziché salvaguardare il presente di massa in vista di una diversa organizzazione socio-economica, nel tentativo di salvaguardare sé stessi a tutti i costi, spargono un ottimismo improprio per immiserire ulteriormente i cittadini.

Così, la maggior parte dei cittadini “fiduciosi”, anziché proteggere per come possono le loro condizioni di vita, vengono sistematicamente derubati. Derubati di soldi e di futuro mediante una fiducia in un presente catastrofico.
Riporto i dati dell’Europa e le farneticazioni di Scajola.



Unione Europea, Istat: export in calo
Nel mese di febbraio 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, la dinamica dei flussi commerciali da e verso l'area Ue è risultata negativa: secondo le esportazioni sono diminuite del 27,5 per cento e le importazioni del 23,4 per cento.

A febbraio 2009 l'andamento tendenziale è risultato negativo per entrambi i flussi commerciali, con un peggioramento del saldo, spiega l'Istat, che risulta negativo rispetto a quello positivo registrato nello stesso mese dell'anno precedente.
Le riduzioni delle esportazioni hanno coinvolto tutti i settori: tra i più colpiti i mezzi di trasporto (-41,3%), i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-33,1%), i macchinari ed apparecchi (-33%), le sostanze e prodotti chimici (-29,5%), gli articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-28,9%, all'interno dei quali gli altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi registrano un -36,8 %), gli apparecchi elettrici (-27,3% ) e i prodotti delle altre attività manifatturiere, con una flessione del 22,7%, all'interno dei quali i mobili registrano un meno 21,6 %.
Dal lato delle importazioni, tra i settori di maggior peso, sono da rilevare le flessioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-43,7%), dei mezzi di trasporto (-34,2%), dei macchinari ed apparecchi (-32,7%), degli apparecchi elettrici (-27,3%), dei computer, apparecchi elettronici e ottici -20,5 %) e dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (-15,4 %). Nei primi due mesi del 2009 si sono verificate diminuzioni tendenziali delle esportazioni in tutti i principali settori di attività economica: quelle più accentuate hanno riguardato i mezzi di trasporto, i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, le sostanze e prodotti chimici, i macchinari ed apparecchi n.c.a e gli apparecchi elettrici. Per le importazioni le riduzioni più ampie hanno riguardato, i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, i mezzi di trasporto, i macchinari ed apparecchi e le sostanze e prodotti chimici.
A febbraio, spiega ancora l'Istat, la dinamica tendenziale delle esportazioni è stata negativa verso tutti i partner commerciali tranne Lussemburgo (+1,5%); segno meno invece, tra i maggiori partner, per l'export con la Spagna (-41,2%), il Regno Unito (-31,5%), il Belgio (-25,4%), i Paesi Bassi (-24,1%), la Francia (-23%) e la Germania (-22,9%). Andamento negativo anche per le importazioni: sono diminuite dalla Spagna (-30,6%), dalla Francia (-29,3%), dalla Germania (-23,8%), dai Paesi Bassi (- 22,8%) e dal Regno Unito (-21%).
Nei primi due mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, i cali più importanti per le esportazioni si sono avuti verso la Spagna, il Regno Unito, la Grecia, la Germania e la Francia, mentre per quanto concerne le importazioni, le riduzioni più accentuate si sono registrate per Spagna, Belgio, Francia, Germania e Regno Unito.
Tratto da:
http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/04/21/1015647-unione_europea_istat_export_calo.shtml



Scajola: «A marzo gli ordinativi dall'estero sono cresciuti»

Claudio Scajola, il ministro per lo Sviluppo economico, ha fornito oggi nuovi dati sulle esportazioni, in controtendenza a quelli dell'Istat di febbraio, che indicano una flessione dell'export: «I dati negativi sull'export - ha detto al termine di un incontro con il suo omologo turco - si riferiscono a febbraio, quando abbiamo toccato il fondo. I dati di marzo sono già in controtendenza, sull'export indicano una crescita del 3,5% degli ordinativi dall'estero. Questo, insieme ad altri dati dei settori industriali che stanno recuperando come l'auto e l'automotive nel suo complesso, dicono invece che ci sono segnali di ripresa». «Credo che si possa dire ai nostri cittadini - ha continuato il ministro - che la situazione è seria e difficile, ma sta finendo perché forse il peggio è passato».
21 aprile 2009

Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/04/scajola-ordinativi-estero.shtml?uuid=29bf6226-2e71-11de-9377-2859422f9e5c&DocRulesView=Libero



Sono due giorni, dopo l’ottimismo della Mercegaglia e altri, che la Borsa è in crollo.

Il meccanismo è semplice: per far crollare i titoli di borsa servono i titoli di borsa; per far crescere la borsa serve denaro. Il denaro è prodotto dall’economia reale e non dall’economia finanziaria. L’economia finanziaria può solo distruggere il denaro. Ed è ciò che avviene in un’economia reale che sta rallentando e che, pertanto, non sarà in grado di far lievitare i titoli borsistici.
L’unica speranza, per la borsa, è ripsta nel fallimento di qualche istituto bancario.
Alla faccia di Scajola e dell’ottimismo di Berlusconi.

Marghera 21 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì, aprile 20, 2009

Le speculazioni in borsa di Tremonti e l'economia reale.

Dopo le dichiarazioni di Tremonti, il cancro può svilupparsi nella società civile.
Speculare in borsa è attività diversa dal sostenere l’economia; sostenere l’economia permette ad alcuni individui, come Belusconi e Tremonti di speculare in borsa.

L’attività di speculatore porta, col tempo, ad una certa miopia economica. Si confondono le opportunità dello speculatore di borsa con le opportunità dell’economia. Questo tipo di cecità permette al cancro della distruzione economica di svilupparsi nel tessuto sociale.
Ed è quel cancro che Tremonti non è più in grado di vedere. Il titolo FIAT a 8 euro, non è il titolo FIAT a 3 euro! Nonostante ciò, il crollo delle vendite di auto e la cassa integrazione degli operai FIAT è invariata. Lo era a 3 euro del valore del titolo come lo è oggi a 8 euro. E l’economia nazionale non si regge sul valore di borsa del titolo FIAT, ma sulla quantità di stipendi che la FIAT distribuisce che rappresentano la ricchezza sociale che viene, alla fin fine, accumulata dai commercianti che distribuiscono prodotti.

Così Tremonti non sa distinguere il valore del titolo dalla crisi economica che sta attanagliando il paese.
Quando si legge:

“A proposito dei tempi necessari per essere completamente fuori dalla crisi, Tremonti non sembra avere idicazioni precise. Tuttavuia, nel corso della trasmissione "In mezz'ora", condotto da Lucia Annunziata, sottolinea che "il rischio di un'apocalisse finanziaria si sta riducendo. Negli Stati Uniti nessuno più pensa a un fallimento globale - ha detto ancora il ministro - perchè sono intervenuti i governi e lo stesso è accaduto nell'Est europo e nell'Est asiatico".

"La paura di un crollo delle borse e della finanza mi sembra finita e la gente ha tirato un respiro di sollievo. Siamo ancora in una situazione di incognita", ha precisato Tremonti, secondo cui "sicuramente è finita la paura dell'apocalisse. E' rallentata la caduta, dall'autunno in poi, del traffico e del commercio che è la nostra ricchezza. Guardiamo al futuro con qualche speranza". Come ha detto obama.

Per il ministro del welfare, Sacconi, ci sono le condizioni per un "cauto ottimismo". "Se si considera per la prima volta dopo mesi la crescita del 3,5% degli ordini dall'estero - ha proseguito il membro del Governo - e se si considerano gli andamenti dei noli, i segnali positivi che provengono perfino dall'acquisto dei beni durevoli, oltre alla più generale percezione che il mercato finanziario globale stia superando le maggiori preoccupazioni d'instabilita".

Sono i principali indicatori, quelli delle materie prime, quelli che cominciano indicare segnali di miglioramento, secondo l'analisi del direttore generale dell'Abi, Zadra: "i principali indicatori, che hanno annunciato le difficoltà, ricominciano a migliorare". Insomma, le "sulle materie prime aumentano le domande e i prezzi, aspetto che venga considerato indice trainante".

Secondo Zadra, ci sono nuovi ordinativi e quindi "gli imprenditori vedono meno nero nel futuro, e si predispongono a fare nuovi investimenti". Segnali di ripresa non netti, ma certo non trascurabili, anche per Massimo Capuano: "le previsioni sono molto difficili, tuttavia quella che sembra stia rallentando è la caduta degli ordinativi".

"Non c`è ripresa netta, ma c`è una ripresa delle ordinazioni". Secondo Capuano, i segnali "che prima erano tutti nella direzione del segno meno, ora iniziano a rallentare". Quanto ai mercati finanziari ha spiegato che "in questo momento stanno anche loro riprendendosi da momenti molto difficili".”

Tratto da:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=705008


Si sta dimostrando un assoluto disprezzo nei confronti dell’economia come, del resto, i provvedimenti presi dal governo di Berlusconi e Tremonti, dimostrano.
Evviva, si può tornare a speculare in borsa!
Nelle mani di chi resterà il cerino acceso?
Quanti interinali sono a casa? Quanti contratti a progetto si sono esauriti? Quanti sono gli operai in cassa integrazione? Quanti saranno licenziati in autunno? Quanti stagionali in meno saranno assunti quest’estate? Quanto diminuirà la circolazione del denaro? Quante tasse in meno saranno raccolte dallo Stato sia per effetto della rinuncia a perseguire l’evasione (se non favorendola) che per effetto della crisi?
Però, Tremonti vede con piacere la possibilità di continuare a speculare in borsa.
Qualcuno sta tentando di far dimenticare che gli accordi della FIAT con gli USA se nell'immediato fanno salire il titolo FIAT, nel medio termine aumenteranno i disoccupati in quanto, la FIAT sposterà le produzioni negli USA e l'Italia rimarrà solo come mercato.

Marghera, 20 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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I problemi sociali della conferenza sul razzismo e l'odio religioso dell'ONU

Si apre a Ginevra la Conferenza ONU sul razzismo e le discriminazioni.
Troppi interessi di ordine razzista sono messi in discussione. Interessi che ruotano attorno all’odio razziale e religioso in molte parti del mondo.

I paesi che appoggiano il razzismo ritengono che vada salvaguardata la libertà di opinione. Per libertà di opinione intendono la libertà di aggredire verbalmente, insultare, denigrare, incitare alla violenza nei confronti di gruppi etnici (Israele) o gruppi religiosi (Italia). Alcuni paesi scambiano il genocidio ei Palestinesi come una compensazione alla Shoah: dal momento che gli ebrei sono stati macellati, ora consentiamo loro di macellare i Palestinesi! Poi, entra in azione il gioco delle alleanze e degli interessi economici. Ad esempio: una volta il razzismo era contro gli ebrei e gli zingari; oggi gli ebrei sono, mediamente, ricchi e, pertanto, non viene tollerato l’azione razzista contro gli ebrei, ma viene alimentato il razzismo contro gli zingari.

Nella propaganda, la lotta contro la discriminazione viene confusa, volutamente, col pericolo di mettere in discussione la libertà di opinione. Qualcuno ha l’opinione che “i musulmani vadano bruciati vivi!”. Salvaguardare quest’opinione significa salvaguardare l’idea che “i musulmani possano essere bruciati vivi!”.

Ed è questo il grande pericolo: salvaguardare il diritto di qualcuno di perseguitare delle persone per razza o religione! Confondere l’odio razzista del nazismo contro gli ebrei per la richiesta di giustizia per l’odio con cui gli ebrei hanno rapinato i palestinesi, hanno sottratto loro terra, case, diritti, macellato i bambini e il loro futuro trasformando una popolazione ricca in accattoni del Medio Oriente. Come ha fatto la Germania e l’Italia!

L’Australia solo da pochissimo sta tentando di riparare all’odio razzista che i cristiani hanno messo in atto contro i nativi australiani. Lo stesso vale per il Canada: e quant’altri ancora?
C’è un’idea cattolica secondo cui prima si macellano le persone, si incita all’odio religioso e sociale (in Veneto avviene continuamente) e poi, eventualmente, se quelle persone riescono a salire i gradini ella scala sociale, si può chiedere scusa.
Quando uscirono le vignette Danesi, queste erano degli insulti alla religione musulmana. Insulti fatti da persone che non avevano una cultura sufficiente per dimostrare che la religione musulmana era inumana. La loro incapacità li rese fobici contro coloro che non erano in grado di affrontare e allora ricorsero all’insulto che incitava all’odio. Insulto che fu protetto da politici incapaci di affrontare le ragioni sociali di una religione o le varie migrazioni che dall’Africa si spostano verso l’Europa.

Mentre alla conferenza di Ginevra gli USA sono processati per la violenza dell’odio razzista che hanno messo in atto contro i musulmani in quanto tali (Bush non è più al potere, ma la sua politica è ancora in atto); Israele è processato per il massacro dei Palestinesi; la Germania ancora non ha finito di vergognarsi per il proprio passato, l’Italia è un paese all’avanguardia per l’odio razziale e religioso. Uno dei paesi sotto processo in Europa.
Il razzismo è uno dei pilastri di questo governo ed è stata una bandiera di propaganda del successo elettorale.

Ci vorrà ancora molto tempo perché si sia in grado di distinguere, a livello politico, la differenza fra libertà di opinione e libertà di razzismo e di odio religioso. Specialmente in Italia dove Calderoli, a corto di argomenti, da degli sciacalli agli avversari politici e Tremonti aggredisce i fondamenti della Costituzione per puro odio sociale (che è un aspetto del razzismo) sputando sull’articolo 75 della Costituzione (i referendum dovrebbe pagarli chi li ha indetti! E le elezioni, chi vi partecipa?).
20 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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venerdì, aprile 17, 2009

Un altro lagher in cui si somministrano farmaci a ragazzi fragili

Ci risiamo con i lager delle comunità terapeutiche.
Le voci correvano, ma la polizia non indagava.
Le voci correvano, ma ai magistrati non importava.
Poi, un giorno, qualcuno scappa e parte un’indagine.
Non abbiamo mai controlli preventivi.
Si deve sempre aspettare che le violenze contro i ragazzi continuino. Sempre e sempre qualcuno minimizza. Sempre qualcuno tace. Sempre qualcuno ha degli interessi da difendere sulla pelle delle persone circoscritte in un lager.
Riporto la notizia:


2009-04-16 11:46
Arrestato direttore sanitario comunita' terapeutica parmense
Accusato di maltrattamenti, indagati anche sette collaboratori

(ANSA) - PARMA, 16 APR - E' finito agli arresti domiciliari Ron Shmueli, 55 anni, direttore sanitario di Cavana', comunita' per ragazzi con problemi psichiatrici di Pellegrino Parmense. L' uomo e' accusato di maltrattamenti che avrebbero causato lesioni ai ragazzi ospiti della comunita' ed anche di avere somministrato farmaci in modo coercitivo a scopo punitivo. Il provvedimento e' stato firmato ieri dal gip Paola Artusi su richiesta del pm Francesco Gigliotti. Oltre al direttore, altri suoi sette collaboratori risultano indagati per lo stesso reato. L'indagine e' condotta dai Nas di Parma.(ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/emiliaromagna/news/2009-04-16_116363844.html

La domanda è sempre la stessa: A CHI TOCCA LA PROSSIMA VOLTA?
La prossima casa in cui persone indifese sono circoscritte e costrette a subire violenza!

17 aprile 2009
Claudio Simeoni
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mercoledì, aprile 08, 2009

I terremotati d'Abruzzo presentati come bestiame dall'informazione televisiva.

I terremotati d’Abruzzo sono diventati come il bestiame che i vari giornalisti televisivi presentano per i loro interessi. Il TG 1 vanta i grandi ascolti che la messa in scena della sofferenza gli ha permesso di vincere (fonte in Striscia la notizia). A Matrix la giornalista, di notte col faro, andava a bussare ai finestrini delle macchine per chiedere perché dormivano in macchina puntando loro i riflettori addosso.
E’ la sensazioni che avevo fin dai primi momenti. Da un lato i soccorritori e dall’altro lato i buffoni che presentano il bestiame.
L’informazione è VERGOGNOSA!

08 aprile 2009
Claudio Simeoni
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L'omicidio del barbone a Milano, i Proletari Armati per il Comunismo e i processi per terrorismo.

Questo omicidio è figlio di quell’odio che il cristianesimo semina nei confronti delle persone più deboli.
Fu quest’odio che portò negli anni ’70 a far nascere i Proletari Armati per il Comunismo. Loro sostenevano che la polizia di Stato effettuava arresti arbitrari, torturava i detenuti, e anziché essere sottomessa al dettato Costituzionale, agiva come una banda terroristica senza essere sottomessa a regole.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti.
Eppure fatti criminali messi in atto da poliziotti ce ne sono sempre. Con una sola differenza: i magistrati hanno iniziato a perseguirli con maggiore attenzione. Il poliziotto che ha ucciso il tifose in autostrada è sottoposto a processo. Così questi due poliziotti (e altre decine di fatti) vengono arrestati e processati. Dall’assassinio, per fare il tiro a segno con garanzia di impunità per gli individui che lavoravano nelle Istituzioni, si è passati ad una maggiore attenzione dei magistrati.
Sarebbe auspicabile che la stessa mentalità da dio onnipotente di molti poliziotti (non di tutti, anzi, direi che oggi sono una minoranza) cessasse e la Polizia di Stato iniziasse ad assumere quei comportamenti più consoni ai suoi doveri nello Stato democratico.
Riporto l’articolo di oggi:


2009-04-07 23:03
Barbone ucciso, arrestati due agenti
Sono accusati di omicidio e falso dal pm di Milano

(ANSA) - MILANO, 7 APR- Avrebbero pestato a morte un barbone mettendo a rapporto una vicenda falsa. Arrestati due agenti della Polfer per omicidio. Un loro superiore e' invece indagato per favoreggiamento. I due sono stati incastrati dalle telecamere installate agli ingressi, nei corridoi e negli atri della Stazione Centrale di Milano e dagli esiti dell'autopsia. Sono stati interrogati dal gip a Opera: solo uno avrebbe risposto alle domande. Il fatto e' avvenuto il 6 settembre scorso.

Tratto da:
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2009-04-07_107356163.html

So perfettamente che sia la politica che gli organi di informazione non vogliono assolutamente parlare di quegli anni. Hanno terrore. Che relazione ha Andreotti mafioso degli anni ’70 e la protesta armata nei confronti della Costituzione? Ricordo che ogni fatto scaturisce dall’insieme e l’insieme sociale e politico era quello di una Costituzione Negata ai cittadini. Questa negazione era tale da esigere ogni risposta possibile dai cittadini. Quasi tutti i processi di allora furono illegali.
Ciò non significa che le persone non dovevano essere condannate per i delitti commessi; significa che i delitti commessi dovevano essere inquadrati nell’insieme in cui furono commessi e il fatto di non aver preso (sto parlando dei casi più eclatanti) in considerazione quelli che la stampa chiamava “proclami da dietro le sbarre” e di non aver avviato delle inchiesta considerando quei “proclami” delle denuncie dell’ingiustizia, solo questo, dal punto di vista della Costituzione, invalida ogni processo. Far passare gli arrestati per dei matti da fuori di testa, condanna i magistrati a comportamenti illegali rispetto alla Costituzione. Processi costituzionalmente illegali in quanto violarono le più elementari norme del diritto Costituzionale.
Qualcuno potrebbe dire: “Noi abbiamo rispettato la legge!”. D’accordo! Anche la costruzione dei campi di sterminio nazisti avevano rispettato la legge di allora: non per questo la comunità internazionale li ha ritenuti legali o coerenti col diritto!

08 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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lunedì, aprile 06, 2009

La Terra ha respirato all'Aquila; ladri e mafiosi stanno già mettendo in atto le loro strategie.

Terremoto dell’Aquila.
Finalmente una bella emergenza con cui coprire i soliti furti, le solite sovvenzioni a pioggia, i soliti trucchi di arricchimento.
Dopo i primi momenti in cui i media costringeranno cittadini a piangere sulla disgrazia, banche, finanziarie, politici e amici di politici, si appresteranno a rubare coperti dallo stato di emergenza.
E la popolazione?
Be’ quella si arrangia.
E’ abituata alle catastrofi. E’ abituata a perdere tutto. Vota per questo o quel politico in base alle indicazioni delle televisioni, non in base ai propri progetti. La popolazione si è venduta alla propaganda televisiva e ora non ne può fare a meno.
Così, chi controlla le televisioni potrà coprire i suoi furti con la disgrazia. E, quando qualcuno comincerà a protestare subito i media lo chiameranno “sciacallo” perché guarda le mani delle organizzazioni mafiose all’interno dello Stato e delle Istituzioni anziché mettersi a piangere sulla disgrazia. Una disgrazia ampia,mente annunciata da una terra che ha sempre tremato e ha sempre mandato segnali di avvertimento.
Segnali di avvertimento che ha sempre mandato anche la terra di Sicilia e di Calabria anche quando gli idioti volevano costruire il ponte sullo stretto ben sapendo che le due coste si allontanano alla media di un centimetro l’anno con punte di tre centimetri quando l’Etna discute con la terra.
Così il terremoto dell’Aquila permette di rubare e gli imprenditori edili si apprestano a ricevere sovvenzioni a pioggia da uno Stato alla bancarotta. La chiesa cattolica si appresta a ricevere sovvenzioni miliardarie per rinnovare il proprio controllo militare del territorio alla faccia della Costituzione della Repubblica.
I cittadini che hanno subito il terremoto, in questo momento, hanno bisogno di tutto: ottimo momento per privarli dei diritti civili e Costituzionali. Tanto i magistrati non indagheranno e i poliziotti si comporteranno come pastori di bestiame con i cittadini che avendo perduto la casa, ora, sono soggetti di accattonaggio. Proprio come piace alla chiesa cattolica!

I cittadini sono stati educati alla “speranza cattolica”. Sono stati educati a pensarsi onnipotenti come il dio padrone dei cristiani. Sono stati educati a pensare che il dio padrone avrebbe, comunque, provveduto a loro. E mentre loro vivevano nell’illusione di onnipotenza, LA TERRA HA RESPIRATO!
Così la situazione per i ladri e i trafficanti di schiavi cattolici, la SITUAZIONE E’ ECCELLENTE.
Il bestiame umano non è attento al proprio mondo e loro possono continuare a derubarlo. Possono continuare a derubare le loro persone. Possono far in modo che la loro miseria sia motivo per aumentare la ricchezza delle chiesa cattolica e dei politici compiacenti.

Dopo, molto dopo, forse, qualche magistrato inizierà ad indagare. I fatti prevederanno reati, ma la pena per i reati contro i cittadini è molto bassa e pertanto, tutto finirà in prescrizione o nell’assoluzione di eventuali imputati in quanto, l’eventuale inchiesta, risulterà troppo complicata.

La TERRA HA RESPIRATO nel peggior momento economico dell’Italia col peggior governo che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 100 anni.

Marghera, 06 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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giovedì, aprile 02, 2009

Che figuraccia ha fatto Berlusconi: intanto la società italiana si disintegra sotto la sua arroganza e la sua violenza.

Berlusconi pensa che il suo comportamento da zotico buzzurro arricchito con la violenza e con la truffa dell’informazione, abbia quanche legittimità.
Così dopo aver saccheggiato la cultura in Italia e aver spianato la strada all’odio Vaticano, tenta di comportarsi da zotico anche in Europa facendo fare una figura squallida all’Italia.
Si, Berlusconi è un FALLITO!
E nel suo fallimento ha tirato l’Italia. Un fallimento ben compreso all’estero dove, per farsi prendere in considerazione si mette a sbraitare e ad urlare come se fosse in un mercato da pescivendolo: SI VERGOGNI!
Berlusconi è un uomo ridicolo, violento e cattivo sempre pronto a fare i propri interessi alla faccia dell’Italia. E’ inevitabile, dunque, che faccia figuracce in un mondo in cui la serietà, almeno formale, è di dovere.
Riporto:


IL CAVALIERE ASSENTE DURANTE LA SECONDA FOTO DI gruppo DI GIOVEDì
E la regina rimprovera Silvio «Perché deve urlare così?»
Il premier chiama a gran voce Obama dopo lo scatto con i leader del G20 e Sua Maestà disapprova

LONDRA - Su YouTube basta cercare «Berlusconi regina». Il primo risultato è il video (ripreso dalla telecamere ufficiali e che ha già fatto il giro della Rete) in cui il premier italiano viene bacchettato da Elisabetta II. L'occasione è la foto di famiglia che Sua Maestà ha voluto offrire ai leader del G20 mercoledì a Buckingham Palace.
LA GAG E IL RICHIAMO - Ed ecco la gag costata un rimprovero reale al Cavaliere: Berlusconi è in posa dietro il presidente degli Stati Uniti e, terminati gli scatti di rito, prova ad attirare l'attenzione dell'inquilino della Casa Bianca e degli altri leader chiamando, a voce piuttosto alta, Obama: «Mister Obamaaaa...». Il presidente americano si volta e il Cavaliere porgendogli la mano fa come se dovesse presentarsi: «Mister Berlusconi...». Gli altri leader ridono. La regina Elisabetta no: anzi, attirata dal tono di voce piuttosto alto del premier italiano, si gira verso i due leader. Poi un po' contrariata, visto che alza la mano sinistra (nell'altra ha la borsetta) quasi come ad allargare le braccia e poi la sbatte sui fianchi, si rivolge a Berlusconi. I microfoni, disturbati da rumori di sottofondo, registrano una frase che suona più o meno con un «Ma chi è? Suvvia...» o «Ma perché deve urlare così?». Le parole di Elisabetta II, in ogni caso, scatenano altre risate da parte dei presenti.
SECONDA FOTO DI GRUPPO, IL PREMIER ASSENTE - Quella con la regina non è stata l'unica foto di gruppo dei leader del G20. Giovedì i capi di Stato e di governo presenti a Londra si sono riuniti altre due volte per farsi immortalare tutti assieme. Nella prima foto, il presidente del Consiglio Berlusconi ha invitato i presidenti di Stati Uniti e Russia, Barack Obama e Dmitri Medvedev, a posare per uno scatto con lui. Poi, terminata la sessione plenaria mattutina, i leader del G20 si sono riuniti nuovamente per una seconda foto di gruppo, prima del pranzo che chiude il vertice. Questa volta Berlusconi era assente. Fonti diplomatiche hanno precisato che il premier italiano ha saltato la foto di gruppo perché «era al telefono nella sala della delegazione italiana», senza fornire maggiori informazioni. Altre fonti spiegano che la foto è stata ripetuta, perché la prima volta mancava all’appello il premier canadese Stephen Harper: era alla toilette.
02 aprile 2009

Tratto da:
http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_02/berlusconi_regina_foto_603b8cca-1f86-11de-956a-00144f02aabc.shtml


Il governo Berlusconi è composto da persone incapaci e incompetenti che stanno distruggendo il paese: e putroppo non si tratta di una brutta figura fatta solo da Berlusconi, ma si tratta della distruzione dell’Italia che Berlusconi presenta come risultato del suo governo all’Europa.
Mentre negli altri leaders c’è anima ed impegno (anche quando con loro non si è d’accordo), in Italia c’è solo uno zoticono violento che sta distruggendo la società italiana.
CHE VERGOGNA!

02 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì, aprile 01, 2009

Il Dalai Lama, i servi della gleba tibetani, il terrorismo dei monaci e le finalità della guerra civile buddista

Vale la pena di ricordare che le rivolte del Dalai Lama in Tibet negli anni ’50 furono incoraggiate e finanziate dalla CIA USA in un’ottica di guerra fredda e con le finalità di spaccare la Cina.
Dimenticando questo si confondono i termini della questione.
In secondo luogo le accuse della Cina sulle condizioni sociali a cui i monaci buddisti costringevano la popolazione erano condizioni atroci: condizioni disumane. Condizione di schiavitù.
Alle accuse di voler ripristinare in Tibet il regime feudale il Dalai Lama non ha mai risposto. Né, mai, gli interlocutori occidentali gli hanno chiesto ciò come se fosse un diritto dell’uomo dio Dalai Lama ridurre le persone a serve della gleba.
E’ da ricordare che esistono degli accordi aggressivi nei confronti della Cina fra il Dalai Lama e il Vaticano con finalità che nulla hanno di religioso, ma solo finalità eversive. Di quest’eversione non ne farebbe le spese solo il governo cinese, ma tutta la popolazione.
E’ da ricordare che se i monaci si organizzano per aggredire la società civile, questo avviene all’interno dei monasteri in cui è garantita la libertà religiosa.
Un conto è chiedere e pretendere la libertà religiosa, come la libertà di pregare invocata dai musulmani e negata dai sindaci leghisti del Veneto e dal questore di Treviso, e un conto è l’attività di eversione dell’ordine sociale per avere il potere nella regione. Sia che si tratti di potere statale ottenuto mediante l’indipendenza sia che si tratti di qualunque forma di autonomia che separa il Tibet dalla Cina soprattutto per quanto riguarda i diritti civili della popolazione.
Non esiste nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il diritto di una religione di vedersi riconosciuto un proprio potere, ma esiste nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il diritto del singolo cittadino di non vedersi imporre, specialmente fin da bambino, una religione.
Ricordiamo, infine, che le dimostrazioni pre-olimpiadi, sono state fatte dai monaci che pretendono di avere un potere politico, non dalle persone comuni. Non sono le persone che volevano ottenere dei diritti, ma i monaci che volevano impedire alle persone di avere dei diritti.

E’ dovere del Dalai lama rispondere alle contestazioni cinesi.
E’ un dovere dei paesi occidentali non aiutare un individuo che pretende di essere un uomo dio e padrone delle persone di costruire un nuovo nazismo in Tibet.

grande assente il Dalai Lama, Considerato «un fuggiasco politico»
Tibet, 50 anni di occupazione: la Cina festeggia l'«emancipazione dei servi»
Cerimonia con 13mila persone a Lhasa. Gli esuli: «Cinquant'anni di oppressione e torture»

MILANO - Con una cerimonia a Lhasa, la capitale della regione autonoma del Tibet, il governo cinese ha festeggiato la «Giornata dell'Emancipazione dei Servi»: una festa con la quale Pechino vuole rivendicare il suo ruolo «liberatore» nella regione, ma che i tibetani in esilio liquidano come la «celebrazione di 50 anni di oppressione». La festa era stata istituita all'inizio dell'anno. Alla cerimonia inaugurale, trasmessa in diretta tv in Cina, ha partecipato il presidente della regione autonoma, il tibetano Champa Phuntsok (membro del Partito comunista). Issata di fronte al Potala, simbolo di Lhasa e antica residenza del Dalai Lama, la bandiera cinese sventolava di fronte a 13.000 persone, la gran parte vestita con abiti tradizionali tibetani. Tra gli oratori un soldato dell'Esercito di Liberazione Popolare, un tibetano che si è autodefinito «un antico servo» e «studenti».
Grande assente, la stampa straniera che continua a non poter entrare in Tibet. La festa comunista è una risposta alle celebrazioni dei tibetani in esilio, il 10 marzo, cinquantesimo anniversario della ribellione della popolazione contro il regime comunista. Ma per i tibetani in esilio e le organizzazioni non governative all'estero, la «Giornata dell'Emancipazione degli Schiavi» è una provocazione di Pechino. L'organizzazione «Studenti per un Tibet Libero» ha organizzato manifestazioni di protesta a Londra, New York, Parigi e Dharamsala, l'attuale residenza in India del Dalai Lama. Gyaltsen Norbu, il ragazzo scelto dai vertici comunisti per rimpiazzare il Panchen Lama scelto dal Dalai Lama, ha invece detto venerdì che «l'emancipazione dei servi è totalmente in linea con i principi buddisti».
Apparso ripetutamente sulla scena negli ultimi tempi, il Panchen Lama, seconda figura di spicco del buddismo tibetano, ha partecipato a Wuxi, in Cina, al II Foro Buddista Mondiale, dinanzi a un migliaio di rappresentanti delle comunità buddiste di 50 Paesi. Assente di spicco il Dalai Lama, che non è stato invitato dagli organizzatori perché considerato «un fuggiasco politico». E la presenza del Panchen, 19 anni, non fa che aggiungere polemica alla riunione, perché i tibetani in esilio lo considerano un «fantoccio» di Pechino e riconoscono come «numero due» un altro giovane, Gedhun Choekyi Nyima, rapito quando aveva appena sei anni insieme alla sua famiglia e che da allora si trova in una località sconosciuta.
28 marzo 2009

Tratto da:
http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_28/tibet_lhasa_giornata_emancipazione_schiavi_cina_e10fad2a-1b6e-11de-85db-00144f02aabc.shtml


Gli anni ’50 erano tempi duri per tutta la Cina. L’uscita dal feudalesimo costò sangue e violenza. Ma ben di più costava in sangue e violenza il feudalesimo o il terrore che i missionari cristiani, spacciando oppio, avevano imposto alla Cina a cavallo del secolo.
Poi l’economia è cresciuta e, con essa, anche il benessere. E’ cresciuto anche l’arrivo dei cinesi in Tibet, come è cresciuto l’arrivo dei cinesi in Italia. La ferrovia costruita dai Cinesi è stata fatta ora, togliendo il paese dall’isolamento. Cosa hanno fatto i tibetani in esilio per il Tibet?
La libertà religiosa è importante, preziosa, e non la si può sacrificare perché un dio onnipotente come il Dalai Lama pretende che le persone si inginocchino davanti a lui.
Se lo facciamo, dimentichiamo la nostra stessa Costituzione!

Marghera 01 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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