Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

martedì, aprile 28, 2009

General Motor, Fiat, Opel, Chrysler; miliardi distrutti, uomini licenziati, società civili bombardate.

General Motor, Fiat, Opel, Chrysler, parlano di fusioni e accordi.
Sono in ballo capitali, ma le notizie della chiusura di stabilimenti, del blocco della produzione, escono con grande difficoltà.

Qual è l’impatto sociale della crisi?
Quanti sono i fallimenti possibili?
La commissione europea, per un attimo e subendo molti attacchi, si è chiesta: “Dove la Fiat troverà il denaro per quelle operazioni!”.
Domanda legittima. Ma ancor più legittima è la domanda che dovrebbe sorgere sul futuro scenario sociale data la crisi attuale.

La Fiat non ha denaro per acquisire quelle aziende. Ma quelle aziende, come la Fiat, sono sull’orlo del fallimento.
Quando leggiamo notizie come questa:

I 6,9 miliardi di dollari dovuti da Chrysler a un gruppo di 45 tra banche ed hedge fund vengono svalutati a 2 miliardi di dollari. I creditori, verso i quali Chrysler é indebitata per circa 6,9 miliardi di dollari, hanno concordato di ridurre il debito a 2 miliardi, affermano le fonti citate dal sito ondine del quotidiano americano. L'intesa con i creditori fa seguito a quella con i sindacati che prevede concessioni sui costi. Una volta approvato dai sindacati, aggiunge il quotidiano, l'accordo costituirà un passo importante nella ristrutturazione di Chrysler, che prevede di convolare a nozze con Fiat.

Esiste una perdita secca di svalutazione del valore di 4,9 miliardi di dollari.
In sostanza, con un colpo di penna si cancellano 4,9 miliardi di dollari. E’ come se un bombardamento aereo avesse raso al suolo Abruzzo, Molise e dintorni.
Una posizione dell’ingresso della Fiat nella Opel che vede un’alzata di scudi ad opera della politica tedesca:

Il gruppo austro-canadese Magna International ha presentato una «prima interessate bozza di piano» per un possibile ingresso nel capitale della Opel. Lo ha detto oggi il ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu Guettenberg (Csu), durante una conferenza a Berlino. Il ministro, che ha incontrato questa mattina nella capitale i vertici della Magna, ha confermato che anche la Fiat ha presentato un piano per un possibile investimento nella Opel. Secondo indiscrezioni di stampa, la Magna punta a rilevare una quota del 20% del capitale della controllata Gm.E sempre di queste ore è la dichiarazione dei vertici della Sinistra tedesca (Die Linke) a favore dell'offerta di Magna. «L'offerta sembra come minimo più serio rispetto alla partecipazione di una società come la Fiat, che ha un indebitamento di 14,2 miliardi di euro»,

In sostanza i politici tedeschi denunciano che la Fiat ha un indebitamento di 14,2 miliardi di euro e, secondo loro, cerca di salvarsi portando sulla sua barca il maggior numero di fallimenti possibili in modo da condizionare le società dei vari paesi con una maggiore paura di massicci licenziamenti.
In compenso anche la General Motors vede un crollo dei suoi risultati finanziari:

Nuovo pesante rosso per il primo gruppo automobilistico americano, General Motors, che sul solo quarto trimestre del 2008 ha accusato una perdita da 9,6 miliardi di dollari, chiudendo così tutto l'anno con una voragine di bilancio da 30,9 miliardi. Gm, che ha già ricevuto aiuti pubblici federali per 13,4 miliardi di dollari, negli ultimi tre mesi ha bruciato 6,2 miliardi di liquidità. Nel solo quarto trimestre la perdita risulta pari a 15,71 dollari per azione, contro un rosso da 1,28 dollari per azione nello stesso periodo di un anno prima. I dati depurati dalle poste una tantum mostrano una perdita per azione da 9,65 dollari, più grave dei 7,40 dollari previsti in media dagli analisti.

E’ l’intero mercato mondiale in sofferenza. Un modello di sviluppo economico ha fallito.
Così le offerte di acquisizione appaiono come dei veri e propri palliativi per procrastinare il fallimento.
Così la General Motors si ridimensiona:

General Motors tenta l'ultima carta per evitare la bancarotta. Il gigante di Detroit, sull'orlo del chapter 11, ha annunciato un nuovo piano di ristrutturazione del debito da 27 miliardi di dollari. Il colosso in crisi taglierà 21mila posti di lavoro negli Stati Uniti entro il 2010 e chiuderà 13 delle sue 47 fabbriche presenti nel paese. Il nuovo piano presuppone che verranno tagliati altri 8mila posti rispetto a quelli già annunciati il 17 febbraio scorso. In questo modo Gm potrà ridurre i costi del lavoro del 34% rispetto allo scorso anno. Il gruppo ha anche fatto sapere che entro il 2012 manterrà solo 31 impianti negli Usa.

La Ford si ridimensiona:

Ford taglia gli stipendi dei dirigenti e prepara un nuovo piano di incentivi alle dimissioni, mentre General Motors e Chrysler negoziano a Washington i rispettivi piani di salvataggio.L'azienda guidata da Alan Mulally ha deciso di ridurre il compenso dell'amministratore delegato per il 2009 e il 2010 del 30% rispetto a quanto percepito l'anno scorso. La misura si applica anche al presidente Bill Ford; quest'ultimo, che non riceve alcun pagamento dal 2005, dovrebbe tornare a ricevere un compenso proprio dal 2008. Ford, che aveva già tagliato i bonus 2008, avrebbe anche deciso di fare nuove offerte di prepensionamento a tutti i 42mila salariati e di congelare i bonus di tutti i dipendenti. Queste ultime misure non sono ancora state rese pubbliche. Ford intanto, che ha messo in vendita la casa svedese Volvo, potrebbe ricevere tre offerte entro poche settimane; è quanto scrive il quotidiano di Stoccolma Dagens Industri, secondo il quale due offerte sarebbero cinesi e una europea.

La Saab si ridimensiona, sull’orlo del fallimento, e cerca di staccarsi dalla General Motors:

La casa automobilistica svedese Saab, sull'orlo dell'insolvenza, ha avviato le procedure per ristrutturarsi e diventare indipendente, distaccandosi dalla General Motors. Lo ha annunciato una portavoce della Saab specificando che l'istanza è stata presentata oggi a una corte distrettuale di Vanersborg, nel Sud Est del Paese scandinavo.La decisione giunge dopo che il governo svedese aveva respinto una richiesta del colosso statunitense Gm, anch'esso sull'orlo della bancarotta, per un'iniezione di liquidità nel marchio. La Saab produce automobili in Svezia dal 1947.

La stessa Goodyear è in grave difficoltà e dopo aver licenziato 4000 perone ne sta licenziando altre 5000

Goodyear ha chiuso il 2008 con una perdita netta di 77 milioni di dollari, in forte peggioramento rispetto all'utile netto di 602 mln conseguiti nel 2007. Lo rende noto il produttore pneumatico Usa che ha annunciato il taglio di ulteriori 5.000 posti di lavoro dopo i 4.000 giá realizzati nel secondo semestre del 2008. Nel quarto trimestre Goodyear ha registrato una perdita netta di 330 milioni di dollari, in forte deterioramento rispetto all'utile netto di 52 mln dello stesso periodo dell'anno precedente.


Come si vede da questo scenario, c’è un quadro fosco. Un quadro fosco in cui non si dice quanti saranno i licenziamenti alla Fiat. Cosa la Fiat dovrà pagare, in caso di accordo con la Chrysler, in termini di posti di lavoro. Se il sindacato USA entra nella Chrysler lo fa per salvaguardare i posti di lavoro convertendo i crediti con azioni per il controllo della Chrysler.
Si dice che la Fiat entra in Chrysler a costo zero, portando la sua tecnologia al risparmio. Ma non si dice qual è il costo zero nell’impatto sociale italiano.
Noi non siamo davanti alla crisi di modelli d’automobile, siamo davanti ad una crisi strutturale in cui l’automobile, come modello di sviluppo industriale, viene ridimensionato.
Tutte le acquisizioni hanno un formidabile costo sociale.
Un costo sociale che il governo non ha contrattato con la Fiat quando ha offerto gli incentivi. Al contrario, gli USA fanno “l’affare” con la Fiat proprio per limitare l’impatto sociale del fallimento del modello di sviluppo dell’automobile.

I miliardi sono il centro del discorso, ma il vero oggetto da distruggere sono i 1000 euro dei dipendenti. Quella è la vera ricchezza che le case automobilistiche stanno aggredendo. Quei 1000 euro sono la ricchezza reale della società civile. La privazione dei 1000 euro, per ogni operaio licenziato, equivale ad una bomba sganciata sulla società e sul proprio futuro.
E’ necessario cambiare i termini, le categorie, del discutere e passare dalle categorie finanziarie alle categorie sociali, ma non credo che ad un governo come questo delle categorie (salvo la propria) sociali interessa qualche cosa.

Fonte delle informazioni:
http://www.motori24.ilsole24ore.com/

28 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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