Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

mercoledì, aprile 01, 2009

Il Dalai Lama, i servi della gleba tibetani, il terrorismo dei monaci e le finalità della guerra civile buddista

Vale la pena di ricordare che le rivolte del Dalai Lama in Tibet negli anni ’50 furono incoraggiate e finanziate dalla CIA USA in un’ottica di guerra fredda e con le finalità di spaccare la Cina.
Dimenticando questo si confondono i termini della questione.
In secondo luogo le accuse della Cina sulle condizioni sociali a cui i monaci buddisti costringevano la popolazione erano condizioni atroci: condizioni disumane. Condizione di schiavitù.
Alle accuse di voler ripristinare in Tibet il regime feudale il Dalai Lama non ha mai risposto. Né, mai, gli interlocutori occidentali gli hanno chiesto ciò come se fosse un diritto dell’uomo dio Dalai Lama ridurre le persone a serve della gleba.
E’ da ricordare che esistono degli accordi aggressivi nei confronti della Cina fra il Dalai Lama e il Vaticano con finalità che nulla hanno di religioso, ma solo finalità eversive. Di quest’eversione non ne farebbe le spese solo il governo cinese, ma tutta la popolazione.
E’ da ricordare che se i monaci si organizzano per aggredire la società civile, questo avviene all’interno dei monasteri in cui è garantita la libertà religiosa.
Un conto è chiedere e pretendere la libertà religiosa, come la libertà di pregare invocata dai musulmani e negata dai sindaci leghisti del Veneto e dal questore di Treviso, e un conto è l’attività di eversione dell’ordine sociale per avere il potere nella regione. Sia che si tratti di potere statale ottenuto mediante l’indipendenza sia che si tratti di qualunque forma di autonomia che separa il Tibet dalla Cina soprattutto per quanto riguarda i diritti civili della popolazione.
Non esiste nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il diritto di una religione di vedersi riconosciuto un proprio potere, ma esiste nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il diritto del singolo cittadino di non vedersi imporre, specialmente fin da bambino, una religione.
Ricordiamo, infine, che le dimostrazioni pre-olimpiadi, sono state fatte dai monaci che pretendono di avere un potere politico, non dalle persone comuni. Non sono le persone che volevano ottenere dei diritti, ma i monaci che volevano impedire alle persone di avere dei diritti.

E’ dovere del Dalai lama rispondere alle contestazioni cinesi.
E’ un dovere dei paesi occidentali non aiutare un individuo che pretende di essere un uomo dio e padrone delle persone di costruire un nuovo nazismo in Tibet.

grande assente il Dalai Lama, Considerato «un fuggiasco politico»
Tibet, 50 anni di occupazione: la Cina festeggia l'«emancipazione dei servi»
Cerimonia con 13mila persone a Lhasa. Gli esuli: «Cinquant'anni di oppressione e torture»

MILANO - Con una cerimonia a Lhasa, la capitale della regione autonoma del Tibet, il governo cinese ha festeggiato la «Giornata dell'Emancipazione dei Servi»: una festa con la quale Pechino vuole rivendicare il suo ruolo «liberatore» nella regione, ma che i tibetani in esilio liquidano come la «celebrazione di 50 anni di oppressione». La festa era stata istituita all'inizio dell'anno. Alla cerimonia inaugurale, trasmessa in diretta tv in Cina, ha partecipato il presidente della regione autonoma, il tibetano Champa Phuntsok (membro del Partito comunista). Issata di fronte al Potala, simbolo di Lhasa e antica residenza del Dalai Lama, la bandiera cinese sventolava di fronte a 13.000 persone, la gran parte vestita con abiti tradizionali tibetani. Tra gli oratori un soldato dell'Esercito di Liberazione Popolare, un tibetano che si è autodefinito «un antico servo» e «studenti».
Grande assente, la stampa straniera che continua a non poter entrare in Tibet. La festa comunista è una risposta alle celebrazioni dei tibetani in esilio, il 10 marzo, cinquantesimo anniversario della ribellione della popolazione contro il regime comunista. Ma per i tibetani in esilio e le organizzazioni non governative all'estero, la «Giornata dell'Emancipazione degli Schiavi» è una provocazione di Pechino. L'organizzazione «Studenti per un Tibet Libero» ha organizzato manifestazioni di protesta a Londra, New York, Parigi e Dharamsala, l'attuale residenza in India del Dalai Lama. Gyaltsen Norbu, il ragazzo scelto dai vertici comunisti per rimpiazzare il Panchen Lama scelto dal Dalai Lama, ha invece detto venerdì che «l'emancipazione dei servi è totalmente in linea con i principi buddisti».
Apparso ripetutamente sulla scena negli ultimi tempi, il Panchen Lama, seconda figura di spicco del buddismo tibetano, ha partecipato a Wuxi, in Cina, al II Foro Buddista Mondiale, dinanzi a un migliaio di rappresentanti delle comunità buddiste di 50 Paesi. Assente di spicco il Dalai Lama, che non è stato invitato dagli organizzatori perché considerato «un fuggiasco politico». E la presenza del Panchen, 19 anni, non fa che aggiungere polemica alla riunione, perché i tibetani in esilio lo considerano un «fantoccio» di Pechino e riconoscono come «numero due» un altro giovane, Gedhun Choekyi Nyima, rapito quando aveva appena sei anni insieme alla sua famiglia e che da allora si trova in una località sconosciuta.
28 marzo 2009

Tratto da:
http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_28/tibet_lhasa_giornata_emancipazione_schiavi_cina_e10fad2a-1b6e-11de-85db-00144f02aabc.shtml


Gli anni ’50 erano tempi duri per tutta la Cina. L’uscita dal feudalesimo costò sangue e violenza. Ma ben di più costava in sangue e violenza il feudalesimo o il terrore che i missionari cristiani, spacciando oppio, avevano imposto alla Cina a cavallo del secolo.
Poi l’economia è cresciuta e, con essa, anche il benessere. E’ cresciuto anche l’arrivo dei cinesi in Tibet, come è cresciuto l’arrivo dei cinesi in Italia. La ferrovia costruita dai Cinesi è stata fatta ora, togliendo il paese dall’isolamento. Cosa hanno fatto i tibetani in esilio per il Tibet?
La libertà religiosa è importante, preziosa, e non la si può sacrificare perché un dio onnipotente come il Dalai Lama pretende che le persone si inginocchino davanti a lui.
Se lo facciamo, dimentichiamo la nostra stessa Costituzione!

Marghera 01 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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