Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

domenica, aprile 26, 2009

Il fallimento degli imprenditori e la tenuta economica dello spaccio di droga.

Un dato che deve far riflettere sull’economia reale è questa progressione dei fallimenti delle imprese italiane.
Il primo trimestre del 2009 è solo l’inizio di un processo di trasformazione territoriale che vede, nella distruzione degli equilibri presenti, i cambiamenti come propedeutici ad un nuovo assetto economico.
Come aumenta la disoccupazione con la cacciata della manodopera specializzata dalle industrie e dal terziario, così aumenta la distruzione del comparto imprenditoriale. Da un lato le banche spingono per riuscire a rientrare dai loro “prestiti”, dall’altro lato la richiesta di prodotti diminuisce, dall’altro lato ancora lo Stato richiede, comunque, il pagamento di tutte le concessioni. Si va verso la chiusura, il fallimento. Molti imprenditori si stanno convertendo sempre più all’organizzazione criminale, ma anche il terreno affaristico delle cosche e delle bande criminali (con più o meno agganci politici) si sta restringendo. E’ il caso delle grandi e medie opere delle Stato che non verranno più finanziate.
Così, nel calcolo della crisi, inseriamo anche i fallimenti delle imprese italiane tenendo presente che per una impresa fallita, almeno 10 stanno per farlo e almeno 100 sono in grave sofferenza.
Riporto:


Roma 25 aprile 2009
Aumentano i fallimenti delle imprese italiane

La crisi morde e le procedure di fallimento aperte dalle imprese italiane aumentano. Nel primo trimestre del 2009, afferma Unioncamere, sono state 2.626 le aziende che hanno ricorso all'iter per la chiusura, contro le 2.229 del trimestre precedente (+17%) e le 1.810 (+45%) dei primi tre mesi dello scorso anno. In sofferenza risultano in particolare le province di Milano, con 221 procedure, Roma con 210 e Napoli con 100.
Si tratta, dice l'indagine condotta in occasione dell'ultimo rapporto Movimprese/Infocamere, del risultato peggiore dal 2006: particolarmente gravi risultano i dati di marzo (947 procedure) e febbraio (921), con tassi mai registrati dal 2007 in poi. Su base annua, il fenomeno dei fallimenti interessa una quota che oscilla tra 7mila e 8mila imprese, vale a dire poco piu' di una ogni mille registrate. In particolare, nel primo trimestre le aziende fallite sono state 0,43 ogni mille esistenti, una percentuale mai riscontrata da oltre due anni. La quota maggiore di chiusure, si legge nel rapporto, spetta alle societa' di capitale, con 1.703 fallimenti: seguono le societa' di persone (382), le ditte individuali (335) e infine le altre forme d'impresa con 206 casi. La dichiarazione di apertura della procedura, ricorda Unioncamere, segue a distanza di tempo l'insorgere dei problemi che l'hanno generata: in sostanza, il momento dell'iscrizione del fallimento nel Registro delle imprese delle Camere di commercio ritrae la fine di un percorso e non coincide in genere con il momento in cui si manifesta la difficolta' dell'impresa sul mercato.
Le aziende che hanno dichiarato fallimento nel primo trimestre 2009, quindi, hanno cominciato a incontrare problemi tra i sei e i dodici mesi precedenti. Guardando alle varie province, sono naturalmente quelle a piu' alta densita' industriale a presentare i numeri piu' allarmanti: Milano e' in testa con 221 imprese fallite nel primo trimestre del 2009 (contro le 159 del primo trimestre 2008 e le 177 del primo trimestre 2007). ù
A Roma a chiudere sono state in 210 (169 e 195 nei periodi precedenti) e Napoli in 100 (contro 63 e 50). Decine le province sotto quota 100, con in particolare gli 85 fallimenti di Torino, i 60 di Bari, i 44 di Bologna. Particolarmente pesante la situazione in Lombardia, dove si registrano, tra gli altri, 55 fallimenti a Bergamo, 54 a Brescia e 49 a Varese.


Fonte:
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=116107


La contrazione dei posti di lavoro si somma ai fallimenti. I fallimenti vengono, spesso, rimandati mediante il licenziamento del personale, ma il licenziamento di personale prelude al fallimento dell’impresa. Chiusa la fase di espansione dell’impresa inizia la fase di sopravvivenza dell’impresa. Una sopravvivenza dovuta alle difficoltà dell’impresa di abbandonare la produzione. Così l’ILVA di Taranto lascia a casa 2500 lavoratori, per ora in cassa integrazione, ma con la prospettiva di chiudere definitivamente l’impianto. Da Taranto a Marghera. Mentre i poli industriali ricorrono alla cassa integrazione le piccole e medie imprese che gravitano attorno al polo industriale iniziano a chiudere. Con la loro chiusura, chiudono anche imprese di assistenza sul territorio immiserendo l’offerta di servizi nelle città e nelle province.
Per ora lo spaccio di droga sembra tenere, anche grazie a molti imprenditori che hanno convertito le loro attività.

26 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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