Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

domenica, maggio 10, 2009

Gerardo d'Ambrosio, la vedova Pinelli, il Presidente Napolitano, alcuni questioni irrisolte degli anni di piombo: riflessioni e ricordi.

Le bugie offensive di D’Ambrosio

Leggo su la Repubblica che D’Ambrosio entra in polemica con Oreste Scalzone sull’interpretazione della morte di Pinelli.
Trovo le affermazioni di D’Ambrosio offensive, irrispettose delle norme Costituzionali e ingiuriose nei confronti dei cittadini.

C’è una verità tecnica che i periti hanno mascherato (il lamierino di unabomber a Venezia non è il primo, né sarà l'ultimo) come hanno voluto o potuto sulla quale i cittadini non hanno potuto intervenire, ma c’è una verità di fatto che la magistratura, tutti i magistrati, hanno occultato per i loro interessi privati ed ideologici.
I magistrati non hanno mai spiegato perché, fin dal primo momento, le indagini per l’attentato a Piazza Fontana, furono indirizzate sugli anarchici. Né hanno spiegato chi e perché organizzò quella campagna di linciaggio nei confronti di Pinelli e nei confronti di Valpreda.

Perché Calabresi non arrestò e interrogò Fanfani, Moro o Andreotti? Perché, invece arrestò Pinelli? Perché scelse l'uno anziché l'altro? Attraverso quali prove?
Cosa, se non una volontà di “destabilizzazione sociale”, indirizzò l’inchiesta sugli anarchici anziché sulla Democrazia Cristiana?
Eppure, la strage di Portelle delle Ginestre aveva messo in luce come ci fosse nella Democrazia Cristiana una volontà stragista nei confronti della società civile.

I magistrati hanno torturato le persone; hanno impedito alle persone di difendersi nei processi; hanno manomesso i capi di imputazione a seconda di cosa conveniva loro, hanno ammazzato imputati.

D’Ambrosio offende la società civile e le sue conclusioni sono ingiuriose.
Io che sono stato massacrato di botte per due giorni dalla polizia di Stato su mandato dei magistrati Carlo Mastelloni, Michele Dalla Costa, Ugolini Rita, Ferrari, Pietro Calogero, Palombarini (e altri) venivo continuamente minacciato, fra un massacro di pugni e calci e l’altro, di aprire la finestra come avevano fatto con Pinelli. E quando i magistrati manomisero i miei processi, tentarono di ammazzarmi, mi impedirono di difendermi con le minacce di morte; era chiaramente all’interno di un disegno terroristico il cui scopo era minare le Istituzioni.
Si può anche dire che quell’azione fu una scelta personale dei singoli magistrati in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati, ma quando, alla denuncia di tutti gli atti di terrorismo che ho subito, il Consiglio Superiore della Magistratura anziché usare le informazioni per chiedere delle indagini, risponde: “... comunico che il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 13 gennaio 1993, ha deliberato l’archiviazione del medesimo non essendovi provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare in quanto trattasi di censure di attività giurisdizionale.” Appare evidente che non si tratta di attività di terrorismo di una banda di singoli magistrati, ma di attività di terrorismo dell’intera magistratura con finalità di eversione dell’ordine democratico: quella responsabilità collettiva che attraverso il Teorema Calogero ha insanguinato la nazione.
Perché fui torturato e perché i miei processi furono manomessi?
Perché l’attività di terrorismo dei magistrati di Venezia, nell’assumere come regola il Teorema Calogero, consentiva loro di non indagare sulle persone per ciò che le prove indicava loro, ma imponevano alle persone, con la tortura, ciò che loro volevano al fine di garantire la loro carriera ricattando, in questo modo i cittadini: gli anni di carcerazione preventiva con capi di imputazione arbitrari, equivalgono ad un sequestro di persona. Mentre la Costituzione, in una società Democratica, tanto per conoscenza del Signor D’Ambrosio, è uguale per tutti i cittadini, in una società fascista l’attività criminale della magistratura è prerogativa dello “Stato”. Ed è questo che successe negli anni ’60 e ’70 e '80.
Un magistrato può dire che fra il 1969 e il 1975 in Italia non ci furono una serie di tentativi di colpo di stato. Forse non ne ha le prove.
Me chi ha agito in prima persona per salvare questa Costituzione, pagando di persona, non ha bisogno delle prove “giudiziarie” è il suo vivere la vita civile che gli sta indicando la direzione nella quale i provvedimenti militari stanno andando.
Sappiamo, dalla “verità della magistratura”, che negli anni ’70 Andreotti era legato alla mafia. Trent’anni dopo, lo decretò la magistratura, che il vissuto delle persone sapeva perfettamente il gioco della Democrazia Cristiana.
Quando i magistrati affermano che l'occupazione del Viminale non fa parte di un tentativo di colpo di stato, ma è solo una scampagnata di ragazzotti armati: chi rimane a difendere le Istituzioni se non i cittadini? Chi rimaneva se non noi, i cittadini?
Non è un caso che proprio Piazza Fontana e della strage di Bologna non si conoscono non tanto gli esecutori, ma il progetto complessivo per il quale quelle stragi furono fatte. Si finge di dimenticare che nel 1967 ci fu il colpo di stato dei colonnelli greci e si finge di non vedere le relazioni fra il colpo di stato dei colonnelli greci e la strage di piazza Fontana. Si finge di non vedere che cosa il popolo italiano ha subito nel tentativo di emulare in Italia il colpo di Stato dei colonnelli greci. Non c’è bisogno della verità della magistratura per chi lo ha vissuto.

Io sono stato torturato dai magistrati e vessato dai magistrati. Io ho subito atti di terrorismo ad opera di individui che come mestiere facevano i magistrati. E solo perché ero estraneo all’organizzazione che ammazzò Tagliercio. Ero estraneo all’organizzazione che ammazzò Gori. Ero estraneo all’organizzazione che ammazzò Albanese; in compenso, mentre mi torturavano mi dissero più volte che se c’era Albanese non sarei uscito vivo. Tirate voi le conclusioni che volete, ma NON PERMETTETEVI MAI DI DIRE CHE QUESTO STATO HA RISPETTATO LE NORME GIURIDICHE. Le ha usate, ben peggio di colpi di pistola.
Non ci furono solo i poliziotti torturatori, ci furono anche i poliziotti che denunciarono che stavano torturandomi. E lo hanno fatto compromettendo la loro “carriera” come Trifilò o il capitano Ambrosini. Forse fu per il loro intervento che venni tenuto nascosto per mesi e in isolamento perché si riassorbissero gli ematomi, passassero i dolori mentre i magistrati usavano l’informazione per diffamarmi e inventare quello che volevano con la collaborazione di giornalisti criminali de Il Gazzettino? Giornalisti criminali; cosa che non posso dire del giornalista de La Repubblica che denunciò cosa stava succedendo.

Ci si dovrebbe porre anche un’altra domanda. Gli imbecilli per far propaganda e farsi accettare dagli operai di Marghera hanno ucciso Gori, Tagliercio e Albanese. Ma la domanda è: perché costoro erano a piede libero? Forse non erano i diretti responsabili, ma la gente moriva al Petrolchimico, e non venitemi a dire che non si sapeva. A Marghera era leggendario allora: quando una persona, in via Fratelli Bandiera, si metteva a correre, tutti correvano perché sicuramente era in atto una fuga di gas! Devastazione del territorio: suona sinistro come un capo di imputazione che la magistratura attribuisce SOLO a chi conviene interpretandolo a seconda delle proprie convenienze (tanto, mica c'era il tribunale del riesame). Forse Albanese non torturava personalmente gli arrestati nei posti di polizia, ma i magistrati permettevano alla polizia di torturare.
Sotto minaccia di morte i magistrati non mi hanno permesso di difendermi ai processi: quando ci ho provato, Candiani, ha rinnovato la minaccia di morte del Pubblico Ministero: “si arrangiano i tuoi avvocati”. Quelli che si accordano con i magistrati per impedire agli imputati di difendersi!
Dopo di allora fu cambiato il Codice di Procedura Penale. Fu introdotto il tribunale della Libertà, fu introdotto l’istituto del riesame; fu modificata l’arbitrarietà del Pubblico Ministero. Dopo di allora la Corte di Cassazione la Corte Costituzionale hanno lavorato intensamente per ripristinare, per quanto è dato loro, la centralità della Costituzione Democratica sull’arbitrarietà di comportamenti di individui delle Istituzioni che ricordavano l’istituto sociale fascista.


Conosco benissimo l’importanza del gesto del presidente Napolitano nell’invitare la vedova Pinelli. Il valore che il gesto assume in Giorgio Napolitano, nel suo vissuto, per dipanare una storia oscura della società civile, come so benissimo che i tempi oggi sono diversi da allora. Ma se i tempi sono diversi è perché alcuni magistrati si sono ricordati di vivere in una società Democratica e non in una società fascista.

Le difficoltà che ci sono nel superare queste questioni degli anni ’70 e ’80 è solo perché troppi soggetti, nelle Istituzioni, hanno paura che la loro attività venga scoperta: che ne è stato dell’elenco dei membri della P2? Che ne è stata dell’inchiesta di Tina Anselmi? Che fine hanno fatto i contatti di Valerio Borghese? E Sogno e Cavallo?
Perché i magistrati, nei processi fatti ai gruppi della sinistra, impediscono che quei nomi, quelle vicende, siano dibattute e discusse? Perché si nasconde con tanta violenza i moventi che portarono agli anni di piombo? Perché, ancora oggi, si impedisce a quelle persone di esporre le loro motivazioni, le loro interpretazioni della storia, affermando che "si dà spazio alla propaganda"?

Troppi cadaveri di questioni irrisolte lastricano il terreno sociale.
Una questione fra tutte: gli ultimi arresti a Padova accusati di “nuove brigate rosse”.

Vengono processati a Milano, in questo periodo.
Sono i prigionieri di un “mito” che non si è mai voluto risolvere. Ho parlato con alcuni di loro quando frequentavano Radio Gamma 5. Ho tentato di spiegare quanto la storia che riempiva le loro “speranze” fosse molto più banale di quanto immaginavano e che non c’è eroismo nel sacrificare sé stessi per prospettive inesistenti e per sensibilità sociali assopite dalle necessità quotidiane.
Ma la mia era la parola che distruggeva il loro mito e questo non lo potevano accettare. Quando si trattava di discutere di questioni inerenti al comportamento etico in Radio c’era una certa affinità, ma quando si usciva dall’ambito pratico, in alcuni di loro, il “mito” offuscava la loro capacità d’analisi. E ora stanno in galera. E la società è privata delle loro energie e delle loro sensibilità.
Ma non sono solo loro le vittime del “mito”. Quanto è successo al G8 di Genova è sempre figlio di quel “mito”. Poliziotti che si muovono nei confronti dei cittadini come se le loro proteste fossero delle insurrezioni armate.
Dice un magistrato ad un processo “i poliziotti erano davvero convinti che entrando nella scuola Diaz si sarebbero trovati davanti a individui pericolosi”; e i cittadini che si muovono davanti al poliziotto come se questi fosse un pazzo torturatore che vive di impunità.

Il “mito”!
Un processo, come quello che sta avvenendo oggi, nei confronti di Spaccarotella, al di là della sentenza, negli anni ’70 non sarebbe mai stato fatto. Basta ricordarci del caso Pedro.

Ci sono troppe domande in sospeso in questa Democrazia in bilico fra un futuro democratico Europeo e un ritorno all’ideologia fascista.
Un conflitto che impedisce non solo di risolvere le questioni del passato, ma anche di aprire la società al proprio futuro.
--
La cosa buffa è che ognuno di noi invecchia. Gli amici di allora hanno iniziato a morire e anche i miei torturatori diretti sono morti, credo di cancro. I magistrati torturatori invecchiano, alcuni di loro sono in pensione e, per quanto appaia ridicolo, stiamo solo aspettando di morire prigionieri di passioni per le quali abbiamo solo pagato con la nostra vita, senza avere alcun beneficio.
Solo una cosa ci ha ripagato: la Corte Costituzionale e l'approvazione (anche se poi annullata dalle circostanze) della Costituzione Europea.

10 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Si tu vales bene est: ego quoque valeo

Claudio
Io che quegli anni li vivevo da studente e che denunciavo il teorema Calogero nel giornale scolastico, mi sono commosso leggendo le tue parole.
Grazie per il coraggio dimostrato nel raccontare la tua esperienza. Grazie per la dignità e la passione che ci trasmetti. Vorrei dirti tanto di più ma ti prego di comprendere con il cuore quello che non riesco a dirti.
Elio

Elio ha detto...

Si tu vales bene est: ego quoque valeo

Claudio
Io che quegli anni li vivevo da studente e che denunciavo il teorema Calogero nel giornale scolastico, mi sono commosso leggendo le tue parole.
Grazie per il coraggio dimostrato nel raccontare la tua esperienza. Grazie per la dignità e la passione che ci trasmetti.
Vorrei dirti tanto di più ma ti prego di comprendere con il cuore quello che non riesco a dire.
Elio