Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

giovedì, maggio 28, 2009

I problemi di fondo dell'attuale crisi economica: da Marx agli effetti della globalizzazione.

Scrive Marx nel Capitale:

Tuttavia, da questo punto di vista, anche i medici, ad es., e gli impiegati verrebbero a formare due classi, poiché essi appartengono due distinti gruppi sociali, e i redditi dei membri di ognuno di questi gruppi affluiscono da una stessa fonte. Lo stesso varrebbe per l’infinito frazionamento di interessi e di posizioni, creato dalla divisione sociale del lavoro fra gli operai, i capitalisti e i proprietari fondiari. Questi ultimi, ad es., divisi in possessori di vigneti, possessori di terreni arativi, di foreste, di miniere, di riserve di pesca.”

Così finisce il manoscritto del Capitale di Marx. Il manoscritto di Marx finisce là dove la morale capitalista viene spazzata via dalle dinamiche dell’appropriazione arbitraria che oscilla fra privilegi di impunità e di immunità e criminalità individuale ed organizzata.

Infatti, il capitolo precedente Marx afferma:

“La concezione che considera storicamente solo i rapporti di distribuzione ma non i rapporti di produzione è una critica iniziale, ancora timida, dell’ economia borghese. D’altro lato essa si fonda sulla confusione e sulla identificazione del processo sociale di produzione, con il processo lavorativo semplice, che deve compiere anche un uomo artificiosamente isolato, senza alcun aiuto sociale. In quanto il processo lavorativo è soltanto un processo fra l’uomo e la natura, i suoi elementi semplici rimangono identici in tutte le forme dell’ evoluzione sociale. Ma ogni determinata forma storica di questo processo ne sviluppa la base materiale e le forme sociali. Quando è raggiunto un certo grado di maturità, la forma storica determinata vien lasciata cadere e cede il posto ad un’altra più elevata. Si riconosce che è giunto il momento di una tale crisi quando guadagnano in ampiezza e in profondità la contraddizione e il contrasto tra i rapporti di distribuzione e quindi anche la forma storica determinata dei rapporti di produzione ad essi corrispondenti, da un lato, e le forze produttive, capacità produttiva e sviluppo dei loro attori dall’altro. Subentra allora un conflitto fra lo sviluppo materiale della produzione e la sua forma sociale.”

Indicando esattamente la fase dell’attuale trasformazione economica alla base della crisi attuale.

La concezione dell’economia marxista secondo cui questa non può essere distinta dall’uomo è stata ignorata negli ultimi cinquanta anni dalle economia degli Stati Occidentali in funzione di una concezione economica strumentale al controllo finanziario. Lo strumento finanziario divenne lo strumento di controllo dell’economia intesa come strumento di vita dell’uomo assumendo un valore proprio al quale piegava l’economia reale. Per farlo, l’economia finanziaria, doveva essere slegata all’apparato produttivo e la moneta, con cui si misura la finanza, doveva assumere un valore proprio, una propria quotazione, indipendentemente dal valore reale di riferimento. Questo comportava un indebitamento infinito: un pagherò che si sosteneva mediante un accumulo di pagherò.
Il lavoro veniva svincolato dal processo produttivo e diventava “lavoro di controllo del processo produttivo”. La contraddizione sociale fra “lavoro di controllo del processo produttivo” e “lavoro produttivo” poteva funzionare fintanto che la quantità di prodotto come risultato del “lavoro produttivo” assorbito dal “lavoro di controllo del processo produttivo” era inferiore alla quantità di prodotto assorbito dal “lavoro produttivo”. Quando la quantità di prodotto assorbito dai lavoratori impegnati nel “lavoro di controllo del processo produttivo” superò la quantità di prodotto assorbita dai lavoratori impegnati nel “lavoro produttivo”, iniziò il processo di svalutazione del “lavoro produttivo” in funzione del più remunerativo “lavoro di controllo del processo produttivo”. Questo impose un indebitamento finanziario che da un lato poteva essere “pagato” con i prodotti del “lavoro produttivo” e dall’altro, per poter pagare il debito finanziario, si doveva impedire al “lavoro produttivo” di essere remunerativo per i lavoratori della produzione. Il processo che ha portato alla situazione di crisi economica attuale, ebbe inizio negli anni ’60 radicalizzando e rendendo croniche, nella società, situazioni di illegalità imprenditoriale, articolando la burocrazia, introducendo il sistema mafioso nella distribuzione del lavoro, e aggredendo l’aristocrazia operaia attraverso lo smembramento del sistema produttivo.

Ciò che permise al “lavoro di controllo del processo produttivo” di continuare la sua funzione di controllo capitalizzando le risorse prodotte dal “lavoro produttivo” fu quel percorso che dalla colonizzazione portò alla globalizzazione dell’economia. Come i conquistatori delle praterie americane, all’arrivo di trasformazioni sociali, si spostavano sempre più ad ovest, così l’economia finanziaria, a mano a mano che le contraddizioni fra la sua necessità di controllo e il “lavoro produttivo” si acutizzarono, si spostò inglobando via via tutte quelle economie che erano non comprese o addirittura antagoniste alla struttura del “lavoro di controllo del processo produttivo”. La globalizzazione e lo spostamento delle fabbriche nei paesi emergenti a basso costo di manodopera, per un po’ di tempo permisero la crescita del “lavoro di controllo del processo produttivo” finché l’esasperazione ella necessità di controllo portò il sistema stesso a collassare su sé stesso. Le truffe sui derivati e i prestiti usurai che le banche imposero ai consumatori finirono per ritorcersi contro le stesse banche. Il capitale finanziario implose proprio perché il “lavoro produttivo” era sottopagato. Il capitale finanziario aveva sottratto una tale quantità di risorse al “lavoro produttivo” da rendere il “lavoro produttivo” assolutamente inutile per chi lo svolgeva in quanto non era in grado di garantire la sopravvivenza della persona.
Quando Marx conclude il Capitale dicendo:

“Tuttavia, da questo punto di vista, anche i medici, ad es., e gli impiegati verrebbero a formare due classi, poiché essi appartengono due distinti gruppi sociali, e i redditi dei membri di ognuno di questi gruppi affluiscono da una stessa fonte. Lo stesso varrebbe per l’infinito frazionamento di interessi e di posizioni, creato dalla divisione sociale del lavoro fra gli operai, i capitalisti e i proprietari fondiari. Questi ultimi, ad es., divisi in possessori di vigneti, possessori di terreni arativi, di foreste, di miniere, di riserve di pesca.”

Non fa altro che intuire che l’organizzazione dei servizi al “lavoro produttivo” stava assumendo una propria identità e avrebbe finito per assicurarsi redditi di molto superiori a coloro che vivevano nel “lavoro produttivo”. Se oggi consideriamo che un impiegato statale guadagna molto di più che un operaio delle fonderie e consideriamo che il livello di licenziamento degli operai delle fonderie è altissimo mentre l’impiegato statale ha il posto assicurato, possiamo tranquilamente immaginare uno scenario in cui spariscono le fonderie, ma rimane l’impiegato statale. Solo che le fonderie non spariscono ma vengono delocalizzate in posti in cui gli operai hanno salari inferiori con il risultato che avremmo i disoccupati in presenza di impiegati statali, finanzieri, burocrati, banche ecc. mentre avremo operi sottopagati là dove non ci sono statali, finanzieri, burocrati.
Il risultato sarà la distruzione dell’economia nei paesi occidentali e un rafforzamento dell’economia nei paesi emergenti che costringeranno i paesi occidentali a comperare merci nei paesi emergenti perché, dal momento che loro hanno distrutto il lavoro produttivo, non sono più in grado di produrre merci adeguate a soddisfare i bisogni dei cittadini. Il secondo passo sarà quello di non avere reddito sufficiente per assicurarsi le merci necessarie in quanto la povertà sociale che il “lavoro di controllo del processo produttivo” ha imposto.

28 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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