Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

sabato, luglio 25, 2009

Sono i servizi deviati che hanno usato la mafia, oppure è lo Stato che, deviato dalla Costituzione, ha usato la Mafia? Quando uno stato è fascista?

C’è un’incognita che si vorrebbe chiarire: “Quali servizi “deviati” dello Stato hanno trattato con la mafia?”.
Da quanto i giornali scrivono e dalla sentenza, anche se la condanna è andata in prescrizione, di condanna di Giulio Andreotti, appare chiaro che lo stato e la mafia hanno agito in assoluta sincronia. Con obbiettivi ed intenti di reciproco interesse. Fin dalla strage di Portelle delle Ginestre, lo stato si è sempre servito della mafia e, ancor oggi, le implicazioni fra Dell’Utri, Berlusconi e uno stalliere, sembra che tali relazioni continuano con reciproca soddisfazione.

Ma che cos’è la mafia?
Toto Reina? Bagarella? Provenzano?
Sicuramente costoro sanno sparare. Sicuramente costoro sono responsabili di estorsioni e di omicidi. Però non è sufficiente considerare questi personaggi “pericolosi” a livello Istituzionale se non fossero un braccio esecutivo delle Istituzioni stesse. Un braccio che, nel tempo, ha raggiunto una certa autonomia e una certa capacità di contrattazione al punto tale da occupare, indipendentemente dalle Istituzioni di cui è sempre stato al servizio, ruoli politici e ruoli economici rilevanti. Qualche “mafioso” si è messo in proprio.
Le dichiarazioni di Ciancimino, Violante, Mori, Mancino, stanno ad indicare l’esistenza di relazioni contrattuali fra lo “stato”, i suoi scopi illegali e l’uso di un “braccio armato” che si vuole attribuire alla “mafia”.
Dal tentativo di colpo di stato di Borghese, De Lorenzo, la loggia P2, il Vaticano, appare evidente come parlare di “apparati deviati dello stato” appare quanto meno ridicolo in quanto, Borghese, Mancino, Andreotti, Moro, Violante, De Lorenzo, i magistrati iscritti alla P2, ERANO LO STATO! Uno Stato che anziché essere sottomesso alla Costituzione agiva per ricostruire la società e il regime fascista. Se ci fosse qualche dubbio, basti pensare alla vicenda delle indagini sui responsabili dell’attentato a Piazza Fontana. Quanto apparato dello”Stato” si è speso per accusare gli anarchici? L’intera DC e l’intero PCI, come partiti all’interno del Parlamento, accettarono per anni gli anarchici come capri espiatori per allontanare da sé il sospetto di essere i protagonisti dell’aggressione che portavano avanti contro la Costituzione della Repubblica. Lo stesso attuale Presidente della Repubblica, all’interno del PCI, si fece promotore della distruzione dell’apparato giuridico non solo legittimando la tortura degli imputati, impedendo loro di difendersi, manomettendo e pilotando i processi (come nei tribunali speciali fascisti) per ottenere condanne, ma soprattutto per impedire la persecuzione degli esecutori e dei mandanti della strage di Piazza Fontana che doveva servire per ottenere il favore dell’opinione pubblica in vista dell’imminente colpo di Stato. Il Teorema Calogero era la “teoria giuridica” con cui si volle legittimare le torture, il sequestro di persona e gli omicidi ad opera di terroristi che non facevano di mestiere l’operaio, ma che di mestiere facevano i magistrati e i poliziotti.

E’ difficile pesare che ci siano “apparati deviati dello Stato”, ma è più coerente, come gli effetti della storia hanno dimostrato con l’arrivo del pduista Berlusconi, parlare di uno stato deviato che anziché rispettare la Costituzione tenta di ricostruire l’ideale fascista e clericale. Quando uno come Giancarlo Caselli emette ordini di carcerazione preventiva nei confronti di cittadini perché questi, in vista del vertice del G8 potrebbero “manifestare”. Non si tratta dell’azione di un magistrato, ma dell’imitazione del terrore fascista che procedeva all’arresto dei “possibili disturbatori” quando il Duce arrivava in quella città: si tratta di un sequestro di persona che non viene perseguito in quanto, chi dovrebbe perseguirlo, ha legami di complicità con Giancarlo Caselli.

Scrive La Stampa a proposito dell’audizione di Luciano Violante presso i giudici di Palermo:


La «testimonianza» di Luciano Violante, arrivata dopo ben diciassette anni, offre implicitamente una conferma alla «trattativa», intavolata nell’estate-autunno del 1992, dal Ros dei carabinieri e Vito Ciancimino, per tentare di bloccare l’offensiva stragista ed eversiva di Cosa nostra. Violante, che dal settembre di quell’anno aveva assunto la presidenza dell’Antimafia, incontrò l’allora colonnello Mario Mori, che gli chiese se fosse disposto a incontrare Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo condannato per associazione mafiosa. Gli incontri tra Mori e Violante avvennero presumibilmente tra ottobre e novembre di quell’anno. Il figlio dell’ex sindaco, Massimo Ciancimino, ha messo a verbale ai pm palermitani che il colonnello Mori disse a suo padre che l’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino, era informato della trattativa. Non solo, ma ha aggiunto: «Mio padre voleva che del “patto” fosse informato Luciano Violante». Il patto, ovvero la trattativa. Violante venerdì è sceso a Palermo, per testimoniare. Rivelando che effettivamente il colonnello Mori gli chiese la sua disponibilità a incontrare Vito Ciancimino. E lui declinò l’invito. Ma se Mori si rivolse a un esponente della minoranza politica che aveva appena ottenuto la presidenza dell’Antimafia, evidentemente aveva ottenuto la copertura anche dal governo in carica. C’è un passaggio delle motivazioni della sentenza di primo grado per le stragi di Firenze, Roma e Milano (1993) che vale la pena riprendere, a proposito delle trattative Mori-Ciancimino: «L’iniziativa del Ros aveva tutte le caratteristiche per apparire come una trattativa; l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione».


La ricostruzione dello Stato fascista è avvenuta quando il Presidente della Repubblica può offendere Antonio di Pietro perché costui critica il suo modo di interpretare il suo ruolo di Presidente della Repubblica. Lo insulta deridendo, di fatto, l’urgenza dei rilievi che Di Pietro ha sollevato. Non importa se quei rilievi sono stati mossi in un modo “formale corretto”. Il “modo formale corretto” viene usato con il re, non con il Presidente della Repubblica che, anche se la Costituzione prevede che non sia imputabile per gli atti fatti nell’esercizio delle sue funzioni, ciò non significa che quegli atti non possano innescare l’indignazione di parte della popolazione e venire, per questo, censurati e bollati come cattivi, pericolosi e inadeguati.
La ricostruzione dello Stato fascista c’è quando i sindaci incitano all’odio razzista e la magistratura non interviene.
La ricostruzione dello Stato fascista c’è quando i magistrati non procedono, quando ci sono degli incidenti sui posti di lavoro, per attentato all’articolo 1 della Costituzione.
La ricostruzione dello Stato fascista c’è quando il barbone che ruba del pane viene condannato a 3 mesi di reclusione, mentre si procede “con i piedi di piombo” quando i reati sono commessi da persone ricche (come nel caso di Berlusconi e le sue prescrizioni) o quando la polizia di Stato favorisce la diffamazione dei cittadini.
Dalla strage di Portelle delle Ginestre fino ad oggi non si tratta di apparato dello Stato deviato, ma si tratta di uno Stato che ha attentato alle Istituzioni. Uno stato, sia quando prende il nome di Andreotti, Violante, Aldo Moro, Rumor, Mancino, Napolitano, Berlusconi, Bossi, Fini, Schifani, Berlinguer, Perini, Nenni, Craxi, Berlusconi, Veltroni, Rutelli, Fassino, Tremonti o quant’altri volete aggiungere.
E’ la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA quale mandato che il cittadino concede allo Stato per essere Stato, l’unico metro di misura che noi abbiamo per giudicare e non il diritto o la “libertà” di individui che gestiscono lo Stato a stuprare i cittadini per i loro interessi.
I delitti che vengono commessi oggi da individui delle Istituzioni forse ne verremmo a sapere fra qualche anno (sempre che le modifiche continue dall’apparato giuridico per garantire l’impunità non trasformino l’Italia nel Terzo Reich), ma gli effetti, le aggressioni, i delitti, i cittadini li subiscono oggi!
Ed è da questi effetti che si deduce che non è mai esistito un “apparato deviato dello Stato”, ma è lo stato che è deviato e ha privato i cittadini delle garanzie Costituzionali per garantirsi un ingiusto profitto!
E’ più facile pensare che lo Stato abbia usato la mafia per i propri scopi, da Sindona a Calvi, dallo IOR alle grandi banche, da Reina a Provenzano, altrimenti non si capirebbe perché Violante non ha detto pubblicamente e ALLORA la richiesta ricevuta: la commissione antimafia non è mica “roba sua”. Lo Stato, sia che si chiami Andreotti, Aldo Moro, Violante o Berlinguer, Craxi o Berlusconi, ha usato i mafiosi come il Vaticano ha usato la banda della Magliana. Li ha usati quando serviva, poi, nulla vieta di pensare che siano stati buttati a mare (salvo onorare De Petris per i favori a Marcinkus) con roboanti dichiarazioni di legalità contro la mafia! Inoltre, stando alla COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA, il cittadino è innocente fino a prova contraria, le Istituzioni SONO COLPEVOLI FINO A PROVA CONTRARIA. Le Istituzioni DEVONO dimostrare ai cittadini di non essere colluse e di non attentare alla Costituzione: lo devono dimostrare sempre. Solo in uno Stato Monarchico, in uno stato fascista, in uno stato cattolico-clericale, avverso e contrario alla DEMOCRAZIA, le Istituzioni sono innocenti perché padrone delle persone. Perché in quei regimi i cittadini non sono cittadini, ma sudditi e schiavi che i cattolici e i nazisti (che poi sono la stessa cosa) a loro piacere, possono infilarli nei campi di sterminio.
E c’è la sensazione che in Italia stia per accadere.

25 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784

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