Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

giovedì, ottobre 15, 2009

Omofobia, omosessualità, Costituzione, articolo 3: la guerra del Vaticano contro la società italiana.


Il Parlamento ha bocciato la legge contro l’omofobia.
Il Parlamento ha violato l’articolo 3 comma secondo della Costituzione che impegnava la Repubblica a rimuovere gli ostacoli contro l’uguaglianza.
E’ stato un atto criminale che viene censurato anche dall’ONU. Scrive il Corriere della Sera:

“Navi Pillay, alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, secondo cui lo stop alla legge «è un passo indietro» per i diritti di gay e lesbiche. «È necessaria ovunque la piena protezione - ha detto durante una conferenza stampa rispondendo a una domanda -. L'omosessualità e gli omosessuali vengono criminalizzati in alcuni Paesi, ma non possiamo ignorare che i gruppi minoritari e tra loro gli omosessuali sono soggetti non solo a violenza, ma a discriminazioni in diversi aspetti della loro vita».”

I Parlamentari italiani non conoscono i doveri che impone loro la Costituzione. Un Po’ come il Presidente della Repubblica Napolitano che non conosce né l’articolo 73, né l’articolo 74 della Costituzione che lo reputa responsabile morale della promulgazione delle leggi. I Parlamentari Italiani non reputano un loro dovere rimuovere quegli ostacoli che provocano aggressioni contro gli omosessuali per la loro sessualità incitando, di fatto, le aggressioni.
La questione si risolve in due modi: o il Parlamento fa una legge che determina la pena e l'aggravante quando gli atti di discriminazione violano l'articolo 3, comma 1, della Costituzione; oppure i magistrati applicano, in presenza di reati che violano il diritto di uguaglianza dell'articolo 3 comma 1, l'aggravante di "eversione dell'ordine Costituzionale". In questo secondo caso, però, tre quarti della Lega Nord dovrebbe essere in galera.
In questo ha ragione Navy Pillay specialmente per il fatto che le aggressioni agli omosessuali sono volute e pilotate dal Vaticano di cui molti parlamentari si sentono devoti. Come quella Binetti del PD che agisce come agente dell’Opus Dei contro ogni libertà dell’uomo in funzione del suo dio padrone.
Vale la pena di ricordare uno scontro avvenuto fra la municipalità di Roma e il Vaticano in occasione della manifestazione dei gay nel 2000 e come i laici, anche allora, finirono per calare le brache:



la Repubblica - Martedì, 1 febbraio 2000 - pagina 22

di MARCO POLITI
Dopo lo scontro sulla manifestazione dei gay,

Rutelli assente all' inaugurazione del parking

SCOPPIA IL GRANDE FREDDO TRA ROMA E IL VATICANO
Alla cerimonia presieduta da Giovanni Paolo II

mancavano anche il sottosegretario Minniti e il prefetto

LA POLEMICA



ROMA - E il Papa restò (quasi) solo. Dopo le polemiche vaticane sul raduno mondiale dei gay finisce rovinata la festa per l' inaugurazione del megaparcheggio del Gianicolo. Danno forfait, nonostante la presenza di Giovanni Paolo II, il sindaco di Roma Rutelli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Minniti e il prefetto di Roma Mosino. Cala una folata di gelo sulla platea vaticana, sui cardinali e monsignori venuti per applaudire l' opera, che Giovanni Paolo II esalta e definisce una "importante infrastruttura urbana per Roma e la zona di San Pietro", destinata a migliorare il traffico e addirittura la qualità della vita degli abitanti del quartiere. Quel tintinnio di possibili note, quella minaccia di passi diplomatici invocando il Concordato e il "particolare carattere di Roma", non sono piaciuti al Campidoglio e a Palazzo Chigi. Manca il sindaco, sempre così presente alle uscite del Papa e nonostante che il suo arrivo fosse stato previsto in un primo momento. Manca il più stretto collaboratore del premier D' Alema, Marco Minniti, che il pontefice ringrazia invano nel suo discorso ufficiale. Così come inutilmente rivolge il suo "particolare pensiero" al signor prefetto. Ai cardinali di Curia si affiancano il sottosegretario ai Lavori Pubblici, Bargone, e l' assessore ai Lavori Pubblici del Comune Esterino Montino. La gelata è evidente. La pretesa vaticana di bloccare la giornata dell' orgoglio gay è stata eccessiva. In Campidoglio smentiscono ufficialmente qualsiasi intenzionalità, indicando "improrogabili e precedenti impegni" di Rutelli (che nessuno riesce a sapere quali fossero). Ma a quattr' occhi lo sfogo della squadra capitolina nei confronti della gerarchia ecclesiastica è amaro. "Chiedono sempre e non ringraziano mai. Abbiano lavorato tantissimo per questo Giubileo e arrivano pretese sempre più forti". Già non è andato giù il fatto che quando infuriavano le polemiche sul megaparcheggio, sulle antichità distrutte, il Vaticano si sia sovranamente defilato come se la cosa non lo riguardasse, come se il pensiero dei monsignori fosse rivolto soltanto a "cose alte, altissime". "Ci hanno lasciato soli", sbottano. E adesso la pretesa di imporre la cancellazione della manifestazione degli omosessuali. "Non è ammissibile". Brucia l' ingratitudine di una gerarchia ecclesiastica, che sembra dimenticare le generose sovvenzioni concesse dalla giunta alle scuole materne cattoliche e la decisione di introdurre alle materne comunali l' insegnamento religioso, che il concordato non prevedeva per i bambini di quella fascia di età. Al governo fanno quadrato intorno alle dichiarazioni del ministro degli Esteri Dini, l' andreottiano, e dunque l' uomo adatto a far capire ai vertici ecclesiastici che non si può tirare troppo la corda. "La manifestazione gay non viola il Concordato - ha detto - e di sicuro non possiamo impedirla". Punto e basta. Raccontano in Campidoglio di un commento di Rutelli all' ipotesi di liquidare la giornata del World Pride: "Non c' è trippa per gatti". Lui, il sindaco, non conferma. Anzi non vuole nemmeno parlare del caso che considera chiuso e strachiuso. Ma durante il week- end Rutelli è stato attivissimo per capire da che parte è partito il siluro e ne ha ricavato la convinzione che sia stata solo una fazione del variegato mondo vaticano - a ranghi sciolti in questa fase dell' autunno di Wojtyla - a cercare di sparare addosso alla giunta capitolina. Dall' entourage del Papa non sono partiti fulmini, anzi (informati in anticipo dell' impossibilità del sindaco di partecipare alla cerimonia di ieri) le reazioni sarebbero state cordialissime come sempre. In segreteria di Stato non c' è unanimità sull' opportunità di lanciare una crociata anti-gay e contro il Comune. E anche l' equipe vaticana impegnata nell' organizzazione del Giubileo non vedrebbe di buon occhio l' eventualità di turbare i rapporti con l' Italia, quando la grande macchina giubilare si è appena mossa. Sulla sponda italiana del Tevere si considera altamente improbabile, se non tramontata, l' idea di un passo diplomatico vaticano per impedire la manifestazione dei gay con il pretesto del concordato. Anche perchè, carte alla mano, il sindaco nei suoi colloqui dietro le quinte ha ricostruito passo, passo tutti i contatti da lui avuti con le autorità ecclesiastiche sin dal primo momento in cui fu resa nota l' intenzione del movimento omosessuale di organizzare a Roma il grande incontro internazionale. "Sono stati ben due anni di contatti, con un' informazione puntale e precisa", va ripetendo Rutelli. Che ieri pomeriggio, peraltro, ha organizzato in Campidoglio una grande cerimonia con i vescovi ausiliari romani e la comunità francescana per ripristinare l' "omaggio civile" del Comune ad una grande Beata del Cinquecento, ritratta splendidamente dal Bernini: la compatrona di Roma Lodovica Albertoni, che non si festeggiava più dopo Porta Pia. Una carezza al Vaticano dopo il freddo dell' assenza del mattino. Tendono la mano anche i laici. In una lettera al cardinal Sodano il presidente dell' Arci Benetollo ricorda che "Roma non è un maso chiuso" e va salvaguardata la libertà di tutti. Su queste basi si auspica il rilancio di un "dialogo vero tra Chiesa e persone omosessuali".

L’omosessualità diventa perversione soltanto se è dominio, clandestinità ed emarginazione. Solo come perversione da emarginazione il Vaticano può imporre i sensi di colpa alle persone costringendole alla sottomissione. Gli omosessuali sono sempre stati schierati con la chiesa cattolica e ne hanno sempre giustificato gli orrori. Così la chiesa cattolica li ha potuto utilizzare per criminalizzarli e addebitare a loro la sua pratica sistematica di pedofilia. Se gli omosessuali potessero raggiungere gli stessi diritti e le stesse prerogative, cui hanno diritto, di ogni cittadino, la chiesa cattolica non potrebbe più usarli, nella sua propaganda per attribuire loro la perversione dell’attività pedofila dei preti cattolici.
E’ solo per questo motivo che la Binetti, i leghisti e i cattolici del PDL hanno votato affinché gli omosessuali potessero essere aggrediti senza che quelle aggressioni siano identificate come attacco all’articolo 3 della Costituzione.
Come il governo Berlusconi ha fatto in modo di rendere difficoltose le indagini sulle attività di pedofilia dei preti cattolici, così aiuta la chiesa cattolica a mantenere l’aggressione sugli omosessuali.
Finché gli omosessuali continueranno ad appoggiare i cattolici e le loro aggressioni alla società civile non possono attendersi altro che aggressioni dopo aggressioni!

15 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento: