Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

domenica, ottobre 04, 2009

Quali sono le ragioni di Di Pietro per dare del vigliacco a Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica? Di Pietro ha molte ragioni!


Quando Napolitano giustifica il motivo per cui firma la legge sullo Scudo Fiscale, approvata dal Parlamento (riporto dal giornale La Stampa), Di Pietro censura la sua azione definendo il suo atto “un atto di viltà”:

“Le affermazioni di Napolitano scatenano l’ira dell’Italia dei valori che, pur nel clima di scontro degli ultimi mesi, sferra un’offensiva senza precedenti contro la prima carica dello Stato. «Napolitano ha compiuto un atto di viltà e di abdicazione - tuona Di Pietro -. È proprio la Costituzione che affida al capo dello Stato il compito di rimandare le leggi alle Camere controllandone in prima istanza la loro costituzionalità. Così facendo Napolitano si assume la responsabilità di questa legge».”

Napolitano lo ha detto: “Anche se io non firmo, il Parlamento rivota e io sono obbligato a firmare!”
L’atto di viltà sta proprio in questo; e si tratta esattamente di “viltà morale”!
La viltà sta nella scelta personale di Giorgio Napolitano il cui atto si può equiparare alla scelta del re d’Italia che, con i suoi atti di viltà, personale spianarono la strada al fascismo e ai massacri della seconda guerra mondiale marchiando d’infamia nei secoli il popolo italiano.
E’ vero; se Napolitano non firma e il Parlamento riapprova, lui, come Presidente della Repubblica, è obbligato a firmare.

MA E’ OBBLIGATO A FIRMARE!

Separa il suo coinvolgimento morale e personale dall’attività di aggressione del Parlamento a quei cittadini che hanno sempre pagato le tasse e hanno contribuito alla società. La sua persona non insulta quei cittadini!
Diventa obbligato, ma non colluso o complice!

Invece, la sua scelta personale è stata quella di insultare quei cittadini onesti non frapponendo, fra la firma di un provvedimento palesemente iniquo e la sua entrata in vigore, la sua dignità personale che, come Presidente della Repubblica, è il garante della moralità della Costituzione.
I cittadini che non ricorrono al “falso in bilancio” o allo “scudo fiscale” non si sentono garantiti dal diritto, dalle leggi, né dalla Costituzione e da chi dovrebbe riaffermarne i valori: nelle azioni pratiche, esponendo sé stessi, non nelle parole recitate davanti ad un pubblico scelto e plaudente.
Cosa interessa ai cittadini che Napolitano parli contro i morti sui posti di lavoro, quando firma provvedimenti che favoriscono i morti sul lavoro o diminuiscono le pene per i responsabili dei morti sul lavoro?
La politica di “destra” e quella di “sinistra” sono diverse, ma nessuna delle due può contrastare col Dettato Costituzionale e firmare passivamente significa essere collusi con chi fa provvedimenti contro la Costituzione.
Con la sua scelta, Giorgio Napolitano, ha reso la Presidenza della Repubblica collusa con quell’attività eversiva di regime che un Parlamento, distante dai suoi doveri costituzionali, sta mettendo in atto con un numero infinito di aggressioni e di atti di terrorismo nei confronti dei singoli cittadini. Non si tratta solo della libertà di stampa che viene aggredita, ma di tutto il vivere quotidiano nel quale i cittadini vengono privati dei loro diritti di libertà sociale.

Ed emerge il Giorgio Napolitano distante dai cittadini, relegato nella sua reggia che disprezza ogni respiro di libertà che si manifesta nella società civile. E’ il Giorgio Napolitano che usa parole oggi contro le eclatanti morti sul lavoro, ha tuonato contro i sette morti delle acciaierie, ma ha scelto, con i provvedimenti nella direzione del PCI, di far torturare (ha appoggiato il teorema Calogero) chi chiedeva giustizia nella società. E’ il Giorgio Napolitano che, e il perché è ancora un mistero, come ministro degli Interni, ha scatenato una violenta caccia alle streghe, contro i non cattolici favorendo l’incitamento all’odio religioso (rapporto sulle sette). E’ il Giorgio Napolitano che non trova nulla di disdicevole trovarsi col mafioso Andreotti (ha detto di provare nostalgia per la politica degli anni ’50 e ’60, quando i celerini macellavano chi voleva delle migliori condizioni di vita), ma trova disdicevole un Di Pietro che lo richiama ai doveri morali che la sua carica impone. Un Giorgio Napolitano che non ha esitato a richiamare i giornali, prima del G8, affinché non denunciassero l’attività di mignotteria di Silvio Berlusconi e Silvio Berlusconi potesse sputtanare l’Italia davanti al mondo.
Se domani il Parlamento della Repubblica votasse un'Italia fascista, che farà il Presidente Giorgio Napolitano? Firmerà?
E se il Parlamento della Repubblica, per legge, imponesse i principi fascisti in cui da cittadini gli italiani diventassero oggetti di possesso e in dovere di obbedire alla gerarchia, e il parlamento chiamasse questa legge "libertà dei cittadini" anziché "stato fascista"; cosa farà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Firmerà?

Il Presidente Giorgio Napolitano ha scelto.
Quelle sue scelte sono delle AZIONI.
Quelle azioni possono essere elogiate da chi ha fatto un provvedimento per il condono del “falso in bilancio”, ma vengono censurate e considerare “vili” da quei cittadini che rispettano le leggi e ritengono quel provvedimento un atto criminale. Un crimine è tale per l’azione compiuta (garantire l’impunità a truffatori del falso in bilancio), non in base al soggetto che la compie: è l’ABC della società democratica.

Forse, domani, qualche altra azione di Giorgio Napolitano ci indurrà a tessere qualche elogio, è sempre il Presidente della Repubblica, ma l’atto che ha compiuto oggi è un atto di dimissioni dal suo ruolo di garante della Costituzione e della legalità democratica.

Appunto: un atto di VILTA’.
E Giorgio Napolitano è il Presidente della Repubblica, non il re padrone che si sottrae alle critiche e alla censura per le sue azioni!
Anche questo è l’ABC della democrazia.

04 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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