Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

venerdì, novembre 27, 2009

Lo stupro di minori della chiesa cattolica, la violenza nella società e i politici compiacenti.


In Italia il ministro degli interni Maroni continua a coprire l’attività di pedofilia della chiesa cattolica. Mentre i paesi all’estero tentano di fare chiarezza e pulizia, solo in Italia la Polizia di Stato continua ad essere latitante ed omertosa nei confronti dell’attività di pedofilia dei preti cattolici. Una loro complice. Certo, qualche volta, qualche caso, arriva all’attenzione, ma sono bazzecole rispetto all’entità della situazione che la Polizia di Stato dovrebbe perseguire. Uno come Ratzinger non è mai stato perseguito e uno come Scola e Mattiazzo non è mai stato perseguito a norma di legge. I cittadini hanno il diritto di essere protetti, mentre la Polizia di Stato viene istigata dal Ministro Maroni a perseguire chi chiede giustizia nei loro confronti quando costringono i bambini in ginocchio a pregare un dio assassino.
Il Partito Democratico, in linea con la Lega, il Popolo delle Libertà e l’Unione di Centro, hanno un solo obbiettivo: assicurarsi i voti aiutando il vaticano a stuprare bambini costretti in ginocchio davanti ad un crocifisso. Stupro di minori con la collaborazione di un terrorista internazionale: Ratzinger!
Io mi limito a riportare gli ultimi articoli sparsi per l’web, ma la situazione è atroce nella società civile con i sindaci che impongono col terrore della polizia locale armata il crocifisso a bambini indifesi. Lo impongono sputando ed offendendo la Costituzione e le leggi dello Stato. Gli abusi perpetrati in Italia da Ratzinger vengono, di fatto, coperti dalla polizia di Stato. Ogni tanto qualcosa emerge, nel dolore e nella sofferenza, di chi ha visto il proprio futuro chiudersi nella violenza del Gesù e nel disprezzo di Istituzioni che avrebbero dovuto garantirne i diritti sociali.


Il caso esploso in seguito a un reportage
shock dell'emittente inglese Bbc
La commissione d'inchiesta sugli abusi
denuncia l'ostruzionismo della Santa Sede
Irlanda, Vaticano sotto accusa
"Ostacolò il rapporto sulla pedofilia"


LONDRA - Il Vaticano ignorò la commissione d'inchiesta sugli abusi pedofili da parte di sacerdoti nell'arcidiocesi di Dublino e sulla loro gestione da parte dei vertici della Chiesa locale. E' la denuncia contenuta nel rapporto della commissione presentato ieri e citato dall'emittente inglese Bbc, che nel 2007 aveva trasmesso un reportage shock sulle violenze sessuali dei preti irlandesi. La commissione guidata dal magistrato Yvonne Murphy chiese nel 2006 dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall'arcidiocesi di Dublino. Ma il Vaticano, secondo il rapporto, non rispose, limitandosi a comunicare al ministero degli Esteri irlandese che "la richiesta non era andata attraverso gli appropriati canali diplomatici". La commissione ha sottolineato però che era indipendente dal governo e quindi non aveva ritenuto opportuno usare canali diploamtici. Fu anche ignorata, secondo la Bbc, una richiesta di informazioni avanzata al nunzio apostolico a Dublino nel febbraio 2007, in cui la commissione chiedeva tutti i documenti rilevanti (gli abusi e la loro gestione toccati dall'inchiesta vanno dal 1975 al 2004) in suo possesso. Non ci fu risposta neanche alla richiesta di commento al rapporto, parte del quale fu inviato al Nunzio, visto che menzionavano il suo ufficio. L'Irish Times cita oggi un portavoce della Santa Sede, per il quale "si tratta di una questione che riguarda la chiesa locale". Il responsabile attuale dell'arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha ieri espresso "dolore e vergogna" per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue "scuse" alle centinaia di vittime delle violenze. Anche in Italia il caso era esploso dopo la messa in onda del servizio dell'emittente inglese Sex crimes and the Vatican durante una puntata di Annozero su Raidue. Il video racconta di 100 bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti che il giornalista della Bbc sostiene siano stati coperti dal Vaticano, dalla Chiesa di Roma e dall'allora cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede.
(27 novembre 2009)

Tratto da:

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/pedofilia-vaticano/pedofilia-vaticano/pedofilia-vaticano.html?rss


Questa, invece, è una notizia che viene dall’Italia. I casi sporadici, mentre vengono ignorate le violenze di massa come quella di on Gelmini, quella di Firenze, quella dell’Istituto Provolo, quella nei seminari e nei centri di detenzione chiamati, eufemisticamente, centri di recupero.
Come si ammazzano le persone arrestate perché qualcuno pensa che non abbiano diritti, così si stuprano minori pensando che i minori non abbiano nessun diritto se non quello di essere grati ai loro violentatori: sia fisici che psicologici.
Riporto:

Notizia del 25/11/2009-15:15
Cesenatico - In carcere perchè pericolosoMalgrado gli 85 anni ed una grave patologia degenerativa, il Giudice ha ritenuto che Don Giuseppe Giacomoni - affetto da fobìe sessuali - potesse reiterare il reato. Da qui la dura sentenza dopo la pronuncia della Cassazione: "Finisca i suoi giorni in galera"


CESENATICO - In carcere malgrado gli 85 anni perchè ritenuto capace di reiterare il reato. E' un colpo durissimo per l'ottuagenario Don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote tornato definitivamente in carcere ieri pomeriggio dopo che la Corte di Cassazione ha, di fatto, rigettato le istanze del suo avvocato Menotto Zauli, confermando la condanna d'appello a sei anni ed otto mesi per pedofilia. Il parrocco di Russi, ex presidente dell'associazione Arcobaleno di Cesenatico, arrestato nel 2006 per una torbida storia di abusi su minori, dovrà anche corrispondere alla sua vittima settemila euro in contanti.
Non sorprende, nell'essenza, la pronuncia della Cassazione. Ciò che stupisce, semmai, è la misura cautelare in carcere, un provvedimento singolare per un detenuto di 85 anni, per altro affetto da una grave patologia degenerativa. Don Giacomoni, ospitato dopo un mese di carcere preventivo in un seminario di Forlì, dall'ottobre del 2008, era di fatto un cittadino libero. Aveva infatti l'obbligo di dimora notturno nel convento, ma durante il giorno non aveva obblighi restrittivi ed era dunque libero di spostarsi come meglio credeva.
Ed è probabile che, proprio gli elementi raccolti in questo periodo di osservazione, unitamente ad un profilo criminale che lo dipingevano come un individuo disturbato da fobie sessuali, abbiano indotto il Giudice a negare a Don Giacomoni la libertà, ritenendo - a dispetto dell'anagrafe - per lui più consono il regime carcerario.
Tratta da: //www.romagnanoi.it/News/Romagna/Cesenatico/Cronaca/articoli/94121/In-carcere-perch-pericoloso.asp


Organizzazioni cattoliche il cui fine è la violenza sui minori: Dalla Congregazione dei Legionari di Cristo, all’Opus Dei, ai Salesiani, ai Cappuccini, ecc.
Organizzazioni criminali che hanno agito con la complicità di Istituzioni.


Legionari di Cristo, dopo gli scandali sessuali:
«Perdono, saremo più umili»

CITTA’ DEL VATICANO (24 novembre) - La doppia vita di padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo recentemente scomparso, accusato di abusi sessuali e pedofilia da diversi seminaristi, rischia di schiacciare il futuro della Congregazione dei Legionari di Cristo. «Chiediamo perdono a tutti e aspettiamo fiduciosi ciò che ci dirà la Santa Sede. Noi promettiamo di diventare la Congregazione più umile» sussurra imbarazzato padre Alvaro Corquela, il successore di padre Maciel.L’inchiesta aperta agli inizi di quest’anno dal cardinale Bertone per fare luce sui fatti, è ormai giunta alle battute finali e i Legionari aspettanocol fiato sospeso l’esito, timorosi di un giro di vite. La Congregazione fondata in Messico negli anni Quaranta è una realtà in forte espansione. Conta 18 università, decine di seminari, 800 sacerdoti e 20mila laici raggruppati nell’associazione Regnum Christi. Per quasi un anno è stata passata a setaccio da due visitatori apostolici col compito di verificare la fondatezza delle accuse contro padre Maciel, compresa l’esistenza di almeno tre figli, di cui una in Spagna. Ieri mattina il cardinale Bertone e padre Corquela sono restati chiusi in una saletta dell’Ateneo Regina Apostolorum, subito dopo la cerimonia d’apertura dell’anno accademico, per almeno venti minuti. Si è trattato di un piccolo summit a porte chiuse, senza testimoni, né telecamere, servito ad entrambi per un franco scambio di opinioni. Seduti l’uno di fronte all’altro su dei divanetti blu, protetti dall’esterno da un cordone di gendarmi, si sono scambiati la lettura di alcuni documenti, probabilmente in vista di una decisione concordata. Non si tratta, infatti, solo di riconoscere la colpevolezza del fondatore, ma di arrivare a separare questa figura dalla storia della congregazione stessa, cercando di salvaguardarne le molteplici attività. La posta in gioco è importante e delicata. Padre Corquela quando è uscito dalla riunione era visibilmente scosso. «Dobbiamo metterci al servizio di quello che il Vaticano ci dirà», ha osservato parlando con alcuni giornalisti. Gli abusi compiuti dal predecessore, le violenze sui seminaristi, i figli, le amanti fisse costituiscono un fardello ingombrante: «Dobbiamo riconoscere queste cose, accettarle, ma dobbiamo andare avanti, anche se con molto dolore e chiedendo perdono a tutte le persone che hanno sofferto». Poi, guardando al futuro, ha assicurato che i Legionari di Cristo opereranno nell’umiltà «con grandissima purezza di cuore, carità e misericordia. E’ questo che abbiamo imparato». Una brutta, bruttissima storia per una congregazione che, come ha riconosciuto il Vaticano, svolge «un benemerito apostolato». Tre anni fa, quando è scoppiato il caso, Papa Ratzinger ha immediatamente ordinato i provvedimenti ispettivi e le misure restrittive nei confronti dell’anziano padre Maciel, all’epoca ancora in vita. A prescindere dalla sua persona, il Papa non ha mancato di esprimere gratitudine per l’attività apostolica svolta quotidianamente dai sacerdoti dei Legionari di Cristo. Papa Wojtyla e soprattutto il suo segretario, l’attuale cardinale Dziwisz, così come l’ex segretario di Stato, cardinale Sodano erano tra i principali sostenitori di padre Maciel e della sua opera. Con l’arrivo di Benedetto XVI l’aria è cambiata. E nel 2006 il fondatore dei Legionari di Cristo, ormai ultraottantenne, è stato costretto a ritirarsi «ed avere una vita riservata di preghiera e di penitenza». In virtù dell’età avanzata e della salute traballante, gli è stato risparmiato il processo canonico.
Tratto da:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=81714&sez=HOME_NELMONDO


L’Irlanda è un caso perché esistono delle indagini e perché le vittime sono state assistite. In Italia le vittime vengono spesso derise ed offese dalla polizia di Stato. Come per gli omosessuali quando vengono aggrediti. E’ la condizione che mette le vittime in uno stato di frustrazione e impedisce loro di chiedere giustizia. E’ la condizione che favorisce la violenza domestica. Quella violenza che ha alla base la famiglia cristiana, quella sacra famiglia, portatrice di odio e di disprezzo per le persone che chiedono di essere persone e non ruoli.
La Polizia di Stato ha grandi responsabilità nel terrore che è stato imposto alle donne e alle persone più deboli. Ha collaborato attivamente per umiliare le vittime e garantire l’impunità agli aguzzini (sei tu che te la sei voluta! Sei tu che hai fatto... giustificando, in questo modo, una specie di perdita di diritti di rivendicazione delle persone).

giovedì 26 novembre 2009, 16:42
Irlanda, 46 preti pedofili: 320 denunce in 29 anni



Dublino - La Chiesa cattolica irlandese ha coperto per anni i reati di pedofilia commessi dai suoi sacerdoti nell’intento di tutelare la propria reputazione: lo denuncia una commissione governativa incaricata di indagare sugli abusi, uno scandalo di cui si è già parlato nei mesi precedenti. Il rapporto di 720 pagine esamina il caso di 46 preti accusati di avere abusato sessualmente di minori tra il 1975 e il 2004. Complessivamente sono state depositate in merito 320 denunce. Il documento fa il nome di 11 sacerdoti condannati per pedofilia, mentre l’identità degli altri, che sono morti o non ancora processati, non è stata rivelata o sostituita da pseudonimi. Gli inquirenti hanno studiato per tre anni più di 60mila documenti, un tempo secretati dall’arcivescovo di Dublino. Le vittime hanno accolto con favore la pubblicazione del rapporto, stimando tuttavia che il governo e la Chiesa hanno ancora molto da fare per riparare i mali commessi. Gli inquirenti, guidati da un giudice e due avvocati, sostengono di non avere alcun dubbio sulla colpevolezza dei 46 preti: "Un sacerdote ha riconosciuto di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, mentre un altro ha detto di aver compiuto abusi due volte al mese durante il suo ministero, durato più di 25 anni", affermano. Arcivescovi omertosi La commissione ha inoltre scoperto che tre arcivescovi di Dublino - John Charles McQuaid (1940-72), Dermot Ryan (1972-84) e Kevin McNamara (1985-87) - non hanno denunciato i fatti alla polizia, scegliendo di evitare lo scandalo pubblico e trasferendo i colpevoli di parrocchia in parrocchia. Il cardinale Desmond Connell ha aspettato fino al 1995 per autorizzare la polizia a leggere i dossier dei 17 casi di abusi sessuali.

Tratto da:
http://www.ilgiornale.it/esteri/irlanda_46_preti_pedofili_320_denunce_29_anni/chiesa-irlanda-pedofilia/26-11-2009/articolo-id=402092-page=0-comments=1

Marrazzo, convinto di aver peccato contro il suo padrone, chiede scusa al Vaticano. Ma, scusa di cosa? Dovrebbe chiedere scusa a sua moglie!
La veicolazione delle proprie pulsioni sessuali, quando non avviene mediante violenza o stupro, non è mai un “delitto”, né è mai censurabile se non in ambiti esterni ed estranei alla società civile; come la chiesa cattolica.
La violenza della chiesa cattolica nel pretendere l’impunità nella sua attività di devastazione della società, è di una gravità immane. Purtroppo, questa attività, è sorretta da politici più attenti ai voti che non ai propri doveri sociali e Costituzionali.
Riporto la notizia dagli USA:

Washington:
vittime abusi, preti contro il vescovo


«Si lamenta che non vengono protetti i bambini mai nati. Noi però crediamo che allo stesso modo sia importante proteggere quelli che sono nati e purtroppo vengono violentati e sodomizzati dai preti. Ma ci sembra che il suo scopo sia proteggere anche loro...». Così Ruth Moore, leader dell'associazione delle vittime di abusi sessuali ad opera di religiosi, spiega cosa l'ha spinta a manifestare contro Thomas Tobin, il vescovo di Providence, Rhode Island, balzato agli onori della cronaca per aver negato la comunione al deputato democratico Patrick Kennedy, in segno di condanna per le sue posizioni filo-abortiste. Moore attacca il vescovo di non aver agito abbastanza per fare piena luce sul triste fenomeno della pedofilia tra i sacerdoti. L'associazione chiede a Tobin di rendere pubblico l'elenco dei 125 preti della sua diocesi accusati o rei confessi di abusi sessuali su minori.
Mercoledì 25 novembre 2009 00.51
Tratto da:
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/156357

Avere l’impunità per il terrorismo consumato nella violenza sui minori con altro terrorismo.
E’ la chiesa cattolica: un’organizzazione criminale che continua a prosperare sull’incoscienza di politici delle norme Costituzionali e sul loro desiderio di continuare a delinquere.

27 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì, novembre 23, 2009

Lega Nord e crocifisso: questioni sul confronto politico fra destra e sinistra.


Dopo il fallimento delle ronde sulle quali la Lega aveva spinto per creare il terrore nazionale, ora la Lega lancia il terrore contro la Costituzione della repubblica e i principi Fondamentali dei Diritti del Cittadino Europeo. Immagine presa da Facebook, ma rende bene il clima sociale e politico attuale.
Così la guerra dei crocifissi, finalizzata per legittimare lo stupro dei bambini ad opera della chiesa cattolica, vede la Lega impegnata nella campagna per le elezioni regionali. Una campagna di odio fatta in sintonia con i vescovi cattolici che serve alla Lega per coprire i propri fallimenti sia economici che sociali.
Una feroce campagna nazista che sfocia nella pulizia etnica e nell’uso del crocifisso per aggredire la Costituzione della Repubblica.
Una feroce campagna che sfruttando le necessità di Silvio Berlusconi di non essere processato per i delitti che ha commesso (anche di mafia, stando alle ultime scoperte giudiziarie che però appaiono ovvie al sentire comune) sta tentando di aggredire i principi Costituzionali con la complicità di magistrati infingardi e una polizia di Stato che omette atti d’ufficio per finalità di eversione dell’ordine democratico.
Iniziamo da Treviso dove, dopo molti anni di incitamento all’odio e al disprezzo delle leggi, Gentilini ha avuto una condanna per incitamento all’odio razziale:



IL CROCIFISSO PER DISTOGLIERE L'ATTENZIONE DALLE LEGGI SALVA PREMIER
Ma gli elettori della Lega lo capiranno. Ne sono certi gli attivisti di Un'Altra Treviso




Treviso - Continua la campagna di Un’altra Treviso per mettere in mostra le contraddizioni della Lega che raccoglie firme per salvare il crocefisso nelle scuole, mentre fanno uso di simboli celtici, messinscene pagane e “ampolle del dio Po”.
Anche sabato scorso, al mercato, gli attivisti Luigi Calesso, Anna Mirra, Marcello Stampacchia, hanno distribuito un diverso volantinaggio per mettere in evidenza quello che, secondo loro, quello è il vero problema posto dalla iniziativa leghista ovvero che “si tratta anche, se non soprattutto, di una vera e propria operazione di “distrazione di massa”.
Infatti, sostiene Un’Altra Treviso,” mentre a Treviso i leghisti “difendono il crocifisso” a Roma i, molto più concretamente “difendono Berlusconi” sottoscrivendo il progetto di legge che porterebbe alla conclusione senza sentenza i processi in corso a carico del Cavaliere.
Viene il dubbio, per meglio dire la certezza, che l’operazione “crocifisso” sia un modo per distogliere l’attenzione dei padani da quello che conta veramente, dalla spudorata complicità della Lega nel tentativo di sottrarre Berlusconi al giudizio a cui dovrebbe sottoporsi come ogni altro cittadino.
Si tratta di una legge che chiuderà prima della sentenza processi per i reati di frode, abuso d’ufficio, traffico di rifiuti, truffa, corruzione, ricettazione, sfruttamento della prostituzione in decine di migliaia di casi e per decine di migliaia di imputati, per raggiungere lo scopo di chiudere tre processi e salvare un imputato, il Cavaliere”.
Secondo gli attivisti di Un’Altra Treviso visto che questa legge non piace ai ‘padani’ i leghisti avrebbero individuato una precisa strategia: “a Veneti e Lombardi riempiono la testa con la “difesa della religione cristiana”, mentre loro in Parlamento (coperti appunto dalla cortina fumogena “religiosa”) si occupano senza tanto strepito della molto meno ostensibile ma molto più concreta “difesa di Berlusconi”. Noi pensiamo che i ‘padani’ non ci cascheranno”.
Tratto da:

http://www.oggitreviso.it/crocifisso-distogliere-lattenzione-sulle-leggi-salva-premier-20048

Continuiamo con l’odio sociale che è ben rappresentato dal crocifisso e ben praticato dalla Lega.
Appare evidente che la lotta politica contro la Lega e la sua attività nazista passa attraverso la lotta sociale contro il crocifisso, i vescovi cattolici e il terrorista internazionale Ratzinger.
Appare sciocca la posizione della “sinistra” che vuole salvare Ratzinger mentre gli USA lo processano per stupro di minori!
Appare stupido il linguaggio da Vaticano della sinistra che non è in grado di veicolare i propri sentimenti sociali con un linguaggio capace di rendere immediato e condiviso lo sdegno per le attività di eversione dell’ordine democratico. Appare una sinistra priva di principi morali ed etici e più preoccupata di non irritare chi pensa i bambini come bestiame da costringere in ginocchio a pregare.
Una sinistra che non ha principi morali sentiti con le emozioni profonde non può che essere complice di chiunque la può ricattare con un crocifisso. L’eterna contrapposizione fra comunisti marxisti che costruirono la democrazia e il processo storico di uscita dal feudalesimo e comunisti cristiani che costruirono i gulag, è sempre in atto dove i secondi trovano affinità con i nazisti leghisti che impongono, con il crocifisso, la tradizione europea dei campi di sterminio e del genocidio: domani a chi tocca?
Trasformare la società in un cimitero sociale, politico ed economico, è il progetto della Lega di Bossi, Maroni, Cota, Tosi, Gentilini.




Riporto per il Piemonte:



CUNEO/ 8.500 firme raccolte dalla Lega Nord contro la sentenza di Strasburgo sul crocifisso




SODDISFAZIONE DELL'ONOREVOLE COTA. Stefano Isaia: "In provincia di Cuneo nel week-end abbiamo raggiunto le 8.500 firme un successo sopra ogni più rosea aspettativa”. Un successo in parte atteso ma non in queste proporzioni. Oltre 45 mila firme su tutto il Piemonte, più di 15 mila sulla Provincia di Torino ed 5 mila sulla città’. "Oltre 45mila in Piemonte. 15mila a Torino" - è soddisfatto il segretario nazionale della Lega Nord Piemont e capogruppo del Carroccio alla Camera on. Roberto Cota al termine del weekend di raccolta firme a sostegno dell’esposizione del Crocifisso e per dare supporto al ricorso del Governo contro la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’ uomo di Strasburgo".
‘Finché c’è la Lega – precisa Cota - la gente può star tranquilla che il crocifisso e tutti i simboli della nostra identità non spariranno dai luoghi in cui sono da sempre esposti. I cittadini oggi hanno risposto con decisione all’attacco sferrato dalla Corte Europea alle nostre tradizioni venendo in massa sotto i nostri gazebo ad apporre una firma per una questione che, evidentemente, sentono nel profondo. La gente sa che la Lega è l’unica forza politica che con grande coerenza ha difeso, difende e difenderà le radici cristiane e la nostra identità.
Lo dimostrano del resto tutti i provvedimenti approvati e la coerenza nel mantenere gli impegni presi che sta caratterizzando la nostra azione di Governo’. ‘Sono orgoglioso della risposta del Piemonte a questa nostra iniziativa – conclude Cota – perché premia la nostra eccezionale militanza, che sta in piazza veramente 365 giorni all’anno e permette la realizzazione di queste grandi mobilitazioni che sono la Lega riesce ancora ad organizzare’.
“Ancora una volta la Lega Nord attraverso l’impegno costante dei suoi militanti ha quasi raggiunto l’obbiettivo delle 12000 firme. – spiega il segretario provinciale Stefano Isaia - La gente ha dimostrato un grandissimo entusiasmo vista l’affluenza ai tavolini dei gazebo per firmare la petizione, lo stesso entusiasmo che le persone hanno manifestato nel vedere la Lega Nord sempre presente nelle piazze anche fuori dal contesto delle campagne elettorali, dove invece si sfidano a colpi di buoni propositi gli altri partiti politici.
La nostra iniziativa continuerà fino a fine anno e presto ci saranno nuovi gazebo di cui daremo informazioni precise nei prossimi giorni. Ringraziamo la gente che continua a dimostrare un grande affetto per il nostro Movimento e per le nostre battaglie; il nostro pensiero continua ad essere il pensiero di coloro che credono nelle proprie tradizioni, storia e credo”.

Il coordinatore provinciale MGP Alberto Brignone conclude: "La difesa del crocifisso è un valore a cui tutti i nostri giovani tengono ancora, toglierlo significherebbe far perdere alle nuove generazioni quell'identità cristiana che è stata il fondamento della nostra educazione. Per noi del movimento giovanile raccogliere le firme di domenica mattina rappresenta una necessità in difesa dei nostri valori."

Tratto da:
http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=22408


Pulizia etnica che una volta iniziata può continuare all’infinito: dai semafori intelligenti, all’aggressione delle persone.
Dove il natale cristiano appare nella sua reale interpretazione: dal genocidio degli eretici; al genocidio dei popoli dell’america latina; dal genocidio degli ebrei, al genocidio degli zingari, al genocidio di ogni popolo. Si inizia con la marchiatura del bestiame, con i restringimenti e poi con il filo spinato.
Crocifisso e lega vanno di pari passo: c’è un serbatoio di voti da aggregare e la Lega, sputando sulla Costituzione e sui Diritti Fondamentali dei Cittadini Europei, incitano al terrore. Come la Lega favorisce lo stupro dei bambini mediante l’imposizione del crocifisso, così il nazismo usò il pazzo di Nazareth per giustificare la sua soluzione finale.
Il razzismo della Lega è il razzismo dei vescovi cattolici: entrambi contro l’Unione Europea; entrambi contro la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo; entrambi per i campi di sterminio e per la costruzione della miseria sociale. Sia in campo economico che in campo sociale.
Riporto:
Brescia, il comune leghista di Coccaglio lancia l'operazione
"White Christmas"
I vigili casa per casa a controllare gli extracomunitari:
chi non è in regola perde la residenza
Un bianco Natale senza immigrati

Per le feste il comune caccia i clandestini
Obiettivo: "Far piazza pulita" dice il sindaco.
E l'assessore alla Sicurezza afferma
"Natale non è la festa dell'accoglienza ma della tradizione cristiana"
di SANDRO DE RICCARDIS



L'uso dei massacri, dei campi di sterminio, dei linciaggi e dell'aggressione razziale, non hanno mai creato nessuna sicurezza, ma hanno portato voti a chi li invocava. Hanno sporcato di sangue le mani di ogni italiano che ha collaborato col nazismo: ci risiamo? Non è un gioco!
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BRESCIA - A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari. Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio". L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia". A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. "È solo propaganda - dice l'ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra - Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d'integrazione. L'unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c'è stato sotto la nuova amministrazione". L'idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa", replica Abiendi, che si definisce "tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992". Poi enumera i risultati dell'operazione "Bianco Natale": "Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati". E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l'hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la "White Chistmas" ha avuto l'appoggio convinto dello stato maggiore del partito. "Il ministro Maroni è un uomo pratico - dice ora Claretti - ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici". Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. "Forse è stato infelice. Ma l'operazione scadrà proprio quel giorno lì".
(18 novembre 2009)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio.html


Se non si prende consapevolezza dell’importanza di imporre la Costituzione e i doveri alle Istituzioni, non si comprende nemmeno l’importanza che ha nella vita civile la Costituzione della Repubblica come uscita dall’orrore del cristianesimo. Cristianesimo, fascismo e nazismo, sono la stessa cosa. Solo la Costituzione rinchiude l’ideologia di morte del cristianesimo entro ambiti ristretti, ma, ultimamente le farneticazioni di Ratzinger contro l’aborto, il relativismo, il diritto delle persone di disporre del proprio corpo, trovano una sponda politica in chi vorrebbe riportare l’Italia in una società nazista.
Censurare la chiesa cattolica; censurare il cristianesimo; censurare il crocifisso; come l’aspetto nero e distruttivo di quanto di perverso si è presentato nella società civile. E’ questo l’unico modo per far politica in questo paese.

23 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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domenica, novembre 01, 2009

L'Italia ridotta ad un porcaio per i comportamenti mafiosi di politici imprenditori!

La vicenda Marrazzo appare sempre più come un grande porcaio berlusconiano.
Gasparri che minaccia querele se qualcuno tira in ballo le sue storie.
Querele che arrivano dalla famiglia Angelucci proprietaria dei giornali Libero e il Riformista:

Il gruppo Tosinvest, che fa capo alla famiglia Angelucci, smentisce la ricostruzione apparsa su Repubblica in un articolo sulla vicenda Marrazzo e chiede alla società editrice del quotidiano 30 milioni di euro come risarcimento danni. Il Gruppo Tosinvest, si legge in una nota, «nello smentire categoricamente la ricostruzione e il contenuto tutto degli articoli pubblicati su La Repubblica, comunica di aver conferito mandato ai propri legali di procedere in tutte le sedi opportune alla richiesta di euro 30 milioni a titolo di risarcimento dei danni arrecati al Gruppo dalla società editrice de La Repubblica, dal direttore responsabile e dai giornalisti autori degli articoli. Conferma, inoltre, tutto quanto dovesse essere riconosciuto a titolo di indennizzo dagli organi competenti verrà interamente devoluto in beneficenza». Negli articoli citati, Repubblica adombra presunti interessi del gruppo Tosinvest (che ha diverse cliniche nel Lazio ed è editore dei quotidiani Libero e Il Riformista) a danneggiare l’ex presidente della Regione
Tratto da:
http://www.altroquotidiano.it/?p=17814

Chiunque adombra viene denunciato!
Non male come uso della giustizia.
Se lo stesso risarcimento danni fosse stato richiesto dai cittadini per i danni provocati dal Teorema Calogero e dalle tonnellate di inchiostro usate per costruire castelli di sabbia con cui giustificare l’aggressione dei cittadini, avremmo una società civile ben più ricca.
Ma la società fascista si divide fra ricchi e poveri; fra chi può usare i magistrati e gli avvocati e ai cittadini cui è impedito farlo.
Ed è proprio seguendo i metodi che i giornalisti adottarono nell’usare il “teorema Calogero” che possiamo constatare come tutti gli attori in questa vicenda abbiano partecipato ad un disegno criminoso al centro del quale c’è Silvio Berlusconi.
Per mesi il filmato del ricatto è stato nelle mani di persone che avrebbero dovuto consegnarlo alle autorità competenti. Tutti sapevano e nessuno aveva fatto un esposto o una denuncia. Lo stesso Silvio Berlusconi, quando è stato scoperto che lui aveva il filmato in mano, ha provveduto a telefonare a Marrazzo affinché Marrazzo pagasse per toglierlo dal mercato.
Marrazzo stesso dice che era stato avvisato che lo avrebbero aggredito ad ottobre e non si è dimesso prima (questa è la vera colpa che nessuno, dei partiti che lo hanno appoggiato, gli perdonerà mai).
Riporto l’articolo del Corriere della Sera che fa una specie di riassunto dei lati oscuri della vicenda e di una serie di interrogativi.
A mio avviso, a breve, dovrà arrivare un’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi in quanto, volenti o nolenti, lui è stato l’utilizzatore finale del filmato, quello che ha telefonato a Marrazzo dopo che per due settimane ne è stato in possesso:



Le contraddizioni e le versioni diverse dei protagonisti
Soldi, bugie e mediatori, tuttii punti oscuri dal blitz alla trattativa
Nel video forse più dettagli di quelli già noti


La tenaglia che ha già stritolato Pie­ro Marrazzo si stringe ancora e ora rischia di strozzare qualcun altro. Perché dieci giorni dopo l’arresto dei quattro carabinieri, questa storia che s’è dipanata da luglio a ottobre rimane segnata da troppi punti oscuri. I due momenti cruciali sono l’irruzione nel­l’appartamento del transessuale Natalie e la commercializzazione del video del governato­re. La lettura degli atti sin qui acquisiti (quan­tomeno quelli che i giudici hanno messo a di­sposizione delle parti) mostra le contraddizio­ni — anche su dettagli all’apparenza banali— e le versioni divergenti fornite dai protagoni­sti. Ma soprattutto evidenzia quanto appro­fondite debbano essere le verifiche investigati­ve per comprendere se l’iniziale ricatto econo­mico possa essersi trasformato anche in una trappola politica. Nella seconda fase si agita­no infatti sulla scena attori che mostrano inte­resse per il video, ma poi dichiarano di non aver mai avuto l’intenzione di renderlo noto «perché si trattava di immagini impubblicabi­li ». E allora ci si può domandare come mai ab­biano continuato a trattarlo, invece di denun­ciare che cosa stava accadendo. Si tratta infat­ti di personaggi di primo piano dell’informa­zione, della politica e dell’imprenditoria italia­na. Dunque è proprio dall’inizio che bisogna ripartire per cercare di individuare i misteri da svelare.
Quattro nella casa Almeno la data appare ormai fissata: 3 lu­glio 2009. Marrazzo, Natalie e i due carabinie­ri che effettuano l’irruzione (Carlo Simeone e Luciano Tagliente) negano che nell’apparta­mento ci fossero altre persone. Ma su quanto accade forniscono ricostruzioni molto diver­se. I militari raccontano di essere entrati per­ché avvisati dalla loro «fonte» Gianguarino Cafasso che c’era un festino a base di cocaina. E sostengono che fu il presidente, sorpreso in quella situazione imbarazzante, a offrire loro denaro e favori. Marrazzo racconta di essere stato minacciato dai due che volevano soldi in contanti e di aver invece offerto tre assegni «perché avevo paura sia di essere arrestato, sia per la mia incolumità». Ma perché conse­gnarsi ai ricattatori fornendo loro un elemen­to così compromettente, tanto più se — come ha verbalizzato — il governatore non si era ac­corto che qualcuno stava girando un filmino, dunque non sapeva di essere incastrato? È pro­babile che la trattativa sia stata più comples­sa, che ci siano state consegne immediate o comunque successive di soldi. Uno dei carabi­nieri ha detto che il video originale dura 13 minuti confermando il sospetto che mostri molto più di quanto emerso. O, addirittura, che sia stato girato in due fasi diverse: quella dell’irruzione e quella dell’avvenuto pagamen­to. Due persone che l’hanno visionato sosten­gono che sul tavolino c’erano molto più dei 5.000 euro di cui ha parlato Marrazzo. «Alme­no 15.000 in banconote da 500 euro», concor­dano il fotografo Max Scarfone e il giornalista Giangavino Sulas.
Nell’ombra della trattativaL’indagine dovrà stabilire chi abbia girato il video, ma altrettanto e forse più interessante è comprendere quale fosse il fine reale della sua messa in vendita. È accertato che già il 15 luglio, appena dieci giorni dopo l’irruzione, Cafasso contatta due giornaliste di Libero . Il quotidiano all’epoca è diretto da Vittorio Fel­tri che però dice di non aver mai visto le im­magini. Negli stessi giorni i carabinieri (si è aggiunto Nicola Testini) chiedono al collega Antonio Tamburrino di trovare qualcuno che lo compri. Se l’unico obiettivo è fare soldi, non basta tenere in scacco Marrazzo? Lui stes­so ha ammesso che «quelli si sono rifatti sot­to in seguito, volevano favori». Con il trascor­rere del tempo la voce dell’esistenza del filma­to si è ormai sparsa, gli stessi militari hanno contattato alcuni imprenditori, «un certo Ric­cardo con tale Massimo». Ed ecco il primo det­taglio che inquieta. Racconta Tagliente: «Sime­one mi disse che quei due agivano per conto di altri». Chi sono questi altri? Ma soprattutto, quale uso può fare un imprenditore di un vi­deo tanto imbarazzante, se non utilizzarlo per un ricatto? E chi è davvero quel «Piero Cola­bianchi che ha case in Sardegna», al quale lo stesso Simeone racconta di essersi rivolto?
Il secondo livelloMentre i tre carabinieri si muovono, il foto­grafo Max Scarfone fa salire il livello degli in­terlocutori affidando il negoziato all’agenzia Photo Masi. Le regole per veicolare materiale delicato le conosce bene, visto che due anni fa fu proprio lui a immortalare Silvio Sircana, il portavoce del governo Prodi, mentre si acco­stava con la macchina a un transessuale in un viale alberato di Roma. Tentano con il settima­nale della Rcs Oggi , ma dopo aver mandato il giornalista Sulas a visionare il video, il diretto­re Andrea Monti dichiara di non essere inte­ressato. Ben diversa è la procedura con Mon­dadori, visto che il 5 ottobre Alfonso Signori­ni ne ottiene una copia. «Non avevo alcuna in­tenzione di pubblicarlo», dichiara quando la storia diventa nota. Ma, nonostante questo, non ha ritenuto di doverlo restituire a chi lo gestiva in esclusiva. Anzi.
Le visioni privateNe parla subito con Marina Berlusconi e con lo stesso presidente del Consiglio, al qua­le lo porta in visione. Poi lo veicola all’interno del gruppo editoriale, ma non solo. Per il 12 ottobre procura un appuntamento al nuovo direttore di Libero Maurizio Belpietro che lo visionerà negli uffici della Photo Masi. Lo stes­so accade due giorni dopo — 14 ottobre — con Gianpaolo Angelucci, l’imprenditore del­la sanità ed editore di Libero e del Riformista. Il diretto interessato smentisce di aver guarda­to il filmato, ma è Carmen Pizzuti, la titolare dell’agenzia, a rivelare i dettagli di quell’incon­tro specificando che «Angelucci si mostrò in­teressato e disse che mi avrebbe dato una ri­sposta entro le 19». Chi mente e perché? Rac­conta Pizzuti: «Quello stesso 14 ottobre Signo­rini mi chiamò e mi disse di fermare tutte le trattative perché Panorama era molto interes­sato e dovevano decidere chi doveva pubblica­re tutto». Adesso bisogna capire che cosa ac­cadde nei cinque giorni successivi. Perché il 19 ottobre è lo stesso Berlusconi ad avvisare Marrazzo dell’esistenza del video. Sono tra­scorse due settimane da quando il suo gruppo editoriale lo ha avuto in consegna. Perché ha aspettato tutto questo tempo? Il presidente del Consiglio ha detto pubblicamente di aver fornito a Marrazzo i contatti per trovare un ac­cordo con l’agenzia. Il governatore racconta un’altra storia: «Silvio Berlusconi mi ha telefo­nato per comunicarmi di aver saputo che ne­gli ambienti editoriali milanesi girava voce che ci fossero foto compromettenti che mi ri­guardavano. Io ho subito ripensato all’episo­dio accaduto nei primi di luglio e ho cercato tramite i miei collaboratori dell’ufficio stam­pa di saperne di più. È così che mi è stato dato il numero di telefono dell’agenzia che sembra­va interessata alla commercializzazione delle presunte foto che mi riguardavano». Pizzuti lo smentisce: «Il 19 ottobre Signorini mi ha te­lefonato dicendomi che mi avrebbe chiamato Marrazzo perché la cosa, per ovvi motivi, inte­ressava direttamente lui. Infatti il 19 ottobre, tra le 15.00 e le 15.30, mi contattava sul mio cellulare una voce maschile che si presentava come Piero Marrazzo». Se anche fosse riuscito ad acquistare quel materiale, come poteva spe­rare il Governatore che il segreto fosse mante­nuto per sempre? Sono tutte queste domande, tutti i misteri ancora aperti, a dimostrare come siano i ri­svolti politici ad intrecciarsi con un’inchiesta giudiziaria che potrà accertare la verità soltan­to chiarendo le diverse versioni fornite dai protagonisti.
Fiorenza Sarsanini
01 novembre 2009
Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/09_novembre_01/sarzanini-carte-marrazzo_d7edba10-c6d7-11de-b8db-00144f02aabc.shtml


Il 15 luglio il filmato è visto dai giornalisti di Libero. Feltri ne è a conoscenza.
Io ho l’impressione di assistere ad un film già visto: non si parla più della frequentazione di prostitute di Berlusconi, ma dei trans di Marrazzo. Dimenticando che ai trans Marrazzo non ha promesso un posto alla regione o un seggio a Strasburgo.
Inoltre, la cosa più grave, è che si indicano i trans come dei “pervertiti” dimenticando che a loro non sono riservate molte attività. Chi assumerebbe un trans in fabbrica alla catena di montaggio? Chi assumerebbe un trans come bidello in una scuola?
E le indagini sulle violenze dei carabinieri sui trans?
Ci si augura che tutto venga chiarito, anche se, visto l’andazzo dei magistrati di Roma, sembra assai improbabile.
La colpa di Marrazzo non è quella di essere andato con i trans, ma è quella di essersi fatto ricattare e, con lui, i suoi elettori.
Dopo di che a Marrazzo va ascritto il merito di aver fatto emergere un porcaio che altrimenti sarebbe stato, ancora una volta, taciuto. Però sono curioso di avere una risposta alla domanda: il 19 ottobre Berlusconi ha telefonato a Marrazzo, ma quando è stato comunicato a Silvio Berlusconi che c’era un video con immagini piccanti e compromettenti sul “Presidente” che circolavano?
Eppure, a Silvio Berlusconi quella comunicazione è stata fatta. Da chi? Pubblici Ministeri? I Ros? Carabinieri infedeli? Allora era il momento in cui emergevano le frequentazioni con minorenni di Silvio Berlusconi.
Ci sono molte cose che Silvio Berlusconi dovrebbe chiarire e, comunque, egli, per le azioni che ha fatto, rimane, con i carabinieri, il protagonista della corruzione.
E per giungere a questo, non serve il giudizio dei magistrati che spesso hanno dimostrato una certa complicità con Silvio Berlusconi (non hanno indagato come avrebbero dovuto o potuto), è sufficiente il giudizio sociale, morale e politico.

01 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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