Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

domenica, novembre 01, 2009

L'Italia ridotta ad un porcaio per i comportamenti mafiosi di politici imprenditori!

La vicenda Marrazzo appare sempre più come un grande porcaio berlusconiano.
Gasparri che minaccia querele se qualcuno tira in ballo le sue storie.
Querele che arrivano dalla famiglia Angelucci proprietaria dei giornali Libero e il Riformista:

Il gruppo Tosinvest, che fa capo alla famiglia Angelucci, smentisce la ricostruzione apparsa su Repubblica in un articolo sulla vicenda Marrazzo e chiede alla società editrice del quotidiano 30 milioni di euro come risarcimento danni. Il Gruppo Tosinvest, si legge in una nota, «nello smentire categoricamente la ricostruzione e il contenuto tutto degli articoli pubblicati su La Repubblica, comunica di aver conferito mandato ai propri legali di procedere in tutte le sedi opportune alla richiesta di euro 30 milioni a titolo di risarcimento dei danni arrecati al Gruppo dalla società editrice de La Repubblica, dal direttore responsabile e dai giornalisti autori degli articoli. Conferma, inoltre, tutto quanto dovesse essere riconosciuto a titolo di indennizzo dagli organi competenti verrà interamente devoluto in beneficenza». Negli articoli citati, Repubblica adombra presunti interessi del gruppo Tosinvest (che ha diverse cliniche nel Lazio ed è editore dei quotidiani Libero e Il Riformista) a danneggiare l’ex presidente della Regione
Tratto da:
http://www.altroquotidiano.it/?p=17814

Chiunque adombra viene denunciato!
Non male come uso della giustizia.
Se lo stesso risarcimento danni fosse stato richiesto dai cittadini per i danni provocati dal Teorema Calogero e dalle tonnellate di inchiostro usate per costruire castelli di sabbia con cui giustificare l’aggressione dei cittadini, avremmo una società civile ben più ricca.
Ma la società fascista si divide fra ricchi e poveri; fra chi può usare i magistrati e gli avvocati e ai cittadini cui è impedito farlo.
Ed è proprio seguendo i metodi che i giornalisti adottarono nell’usare il “teorema Calogero” che possiamo constatare come tutti gli attori in questa vicenda abbiano partecipato ad un disegno criminoso al centro del quale c’è Silvio Berlusconi.
Per mesi il filmato del ricatto è stato nelle mani di persone che avrebbero dovuto consegnarlo alle autorità competenti. Tutti sapevano e nessuno aveva fatto un esposto o una denuncia. Lo stesso Silvio Berlusconi, quando è stato scoperto che lui aveva il filmato in mano, ha provveduto a telefonare a Marrazzo affinché Marrazzo pagasse per toglierlo dal mercato.
Marrazzo stesso dice che era stato avvisato che lo avrebbero aggredito ad ottobre e non si è dimesso prima (questa è la vera colpa che nessuno, dei partiti che lo hanno appoggiato, gli perdonerà mai).
Riporto l’articolo del Corriere della Sera che fa una specie di riassunto dei lati oscuri della vicenda e di una serie di interrogativi.
A mio avviso, a breve, dovrà arrivare un’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi in quanto, volenti o nolenti, lui è stato l’utilizzatore finale del filmato, quello che ha telefonato a Marrazzo dopo che per due settimane ne è stato in possesso:



Le contraddizioni e le versioni diverse dei protagonisti
Soldi, bugie e mediatori, tuttii punti oscuri dal blitz alla trattativa
Nel video forse più dettagli di quelli già noti


La tenaglia che ha già stritolato Pie­ro Marrazzo si stringe ancora e ora rischia di strozzare qualcun altro. Perché dieci giorni dopo l’arresto dei quattro carabinieri, questa storia che s’è dipanata da luglio a ottobre rimane segnata da troppi punti oscuri. I due momenti cruciali sono l’irruzione nel­l’appartamento del transessuale Natalie e la commercializzazione del video del governato­re. La lettura degli atti sin qui acquisiti (quan­tomeno quelli che i giudici hanno messo a di­sposizione delle parti) mostra le contraddizio­ni — anche su dettagli all’apparenza banali— e le versioni divergenti fornite dai protagoni­sti. Ma soprattutto evidenzia quanto appro­fondite debbano essere le verifiche investigati­ve per comprendere se l’iniziale ricatto econo­mico possa essersi trasformato anche in una trappola politica. Nella seconda fase si agita­no infatti sulla scena attori che mostrano inte­resse per il video, ma poi dichiarano di non aver mai avuto l’intenzione di renderlo noto «perché si trattava di immagini impubblicabi­li ». E allora ci si può domandare come mai ab­biano continuato a trattarlo, invece di denun­ciare che cosa stava accadendo. Si tratta infat­ti di personaggi di primo piano dell’informa­zione, della politica e dell’imprenditoria italia­na. Dunque è proprio dall’inizio che bisogna ripartire per cercare di individuare i misteri da svelare.
Quattro nella casa Almeno la data appare ormai fissata: 3 lu­glio 2009. Marrazzo, Natalie e i due carabinie­ri che effettuano l’irruzione (Carlo Simeone e Luciano Tagliente) negano che nell’apparta­mento ci fossero altre persone. Ma su quanto accade forniscono ricostruzioni molto diver­se. I militari raccontano di essere entrati per­ché avvisati dalla loro «fonte» Gianguarino Cafasso che c’era un festino a base di cocaina. E sostengono che fu il presidente, sorpreso in quella situazione imbarazzante, a offrire loro denaro e favori. Marrazzo racconta di essere stato minacciato dai due che volevano soldi in contanti e di aver invece offerto tre assegni «perché avevo paura sia di essere arrestato, sia per la mia incolumità». Ma perché conse­gnarsi ai ricattatori fornendo loro un elemen­to così compromettente, tanto più se — come ha verbalizzato — il governatore non si era ac­corto che qualcuno stava girando un filmino, dunque non sapeva di essere incastrato? È pro­babile che la trattativa sia stata più comples­sa, che ci siano state consegne immediate o comunque successive di soldi. Uno dei carabi­nieri ha detto che il video originale dura 13 minuti confermando il sospetto che mostri molto più di quanto emerso. O, addirittura, che sia stato girato in due fasi diverse: quella dell’irruzione e quella dell’avvenuto pagamen­to. Due persone che l’hanno visionato sosten­gono che sul tavolino c’erano molto più dei 5.000 euro di cui ha parlato Marrazzo. «Alme­no 15.000 in banconote da 500 euro», concor­dano il fotografo Max Scarfone e il giornalista Giangavino Sulas.
Nell’ombra della trattativaL’indagine dovrà stabilire chi abbia girato il video, ma altrettanto e forse più interessante è comprendere quale fosse il fine reale della sua messa in vendita. È accertato che già il 15 luglio, appena dieci giorni dopo l’irruzione, Cafasso contatta due giornaliste di Libero . Il quotidiano all’epoca è diretto da Vittorio Fel­tri che però dice di non aver mai visto le im­magini. Negli stessi giorni i carabinieri (si è aggiunto Nicola Testini) chiedono al collega Antonio Tamburrino di trovare qualcuno che lo compri. Se l’unico obiettivo è fare soldi, non basta tenere in scacco Marrazzo? Lui stes­so ha ammesso che «quelli si sono rifatti sot­to in seguito, volevano favori». Con il trascor­rere del tempo la voce dell’esistenza del filma­to si è ormai sparsa, gli stessi militari hanno contattato alcuni imprenditori, «un certo Ric­cardo con tale Massimo». Ed ecco il primo det­taglio che inquieta. Racconta Tagliente: «Sime­one mi disse che quei due agivano per conto di altri». Chi sono questi altri? Ma soprattutto, quale uso può fare un imprenditore di un vi­deo tanto imbarazzante, se non utilizzarlo per un ricatto? E chi è davvero quel «Piero Cola­bianchi che ha case in Sardegna», al quale lo stesso Simeone racconta di essersi rivolto?
Il secondo livelloMentre i tre carabinieri si muovono, il foto­grafo Max Scarfone fa salire il livello degli in­terlocutori affidando il negoziato all’agenzia Photo Masi. Le regole per veicolare materiale delicato le conosce bene, visto che due anni fa fu proprio lui a immortalare Silvio Sircana, il portavoce del governo Prodi, mentre si acco­stava con la macchina a un transessuale in un viale alberato di Roma. Tentano con il settima­nale della Rcs Oggi , ma dopo aver mandato il giornalista Sulas a visionare il video, il diretto­re Andrea Monti dichiara di non essere inte­ressato. Ben diversa è la procedura con Mon­dadori, visto che il 5 ottobre Alfonso Signori­ni ne ottiene una copia. «Non avevo alcuna in­tenzione di pubblicarlo», dichiara quando la storia diventa nota. Ma, nonostante questo, non ha ritenuto di doverlo restituire a chi lo gestiva in esclusiva. Anzi.
Le visioni privateNe parla subito con Marina Berlusconi e con lo stesso presidente del Consiglio, al qua­le lo porta in visione. Poi lo veicola all’interno del gruppo editoriale, ma non solo. Per il 12 ottobre procura un appuntamento al nuovo direttore di Libero Maurizio Belpietro che lo visionerà negli uffici della Photo Masi. Lo stes­so accade due giorni dopo — 14 ottobre — con Gianpaolo Angelucci, l’imprenditore del­la sanità ed editore di Libero e del Riformista. Il diretto interessato smentisce di aver guarda­to il filmato, ma è Carmen Pizzuti, la titolare dell’agenzia, a rivelare i dettagli di quell’incon­tro specificando che «Angelucci si mostrò in­teressato e disse che mi avrebbe dato una ri­sposta entro le 19». Chi mente e perché? Rac­conta Pizzuti: «Quello stesso 14 ottobre Signo­rini mi chiamò e mi disse di fermare tutte le trattative perché Panorama era molto interes­sato e dovevano decidere chi doveva pubblica­re tutto». Adesso bisogna capire che cosa ac­cadde nei cinque giorni successivi. Perché il 19 ottobre è lo stesso Berlusconi ad avvisare Marrazzo dell’esistenza del video. Sono tra­scorse due settimane da quando il suo gruppo editoriale lo ha avuto in consegna. Perché ha aspettato tutto questo tempo? Il presidente del Consiglio ha detto pubblicamente di aver fornito a Marrazzo i contatti per trovare un ac­cordo con l’agenzia. Il governatore racconta un’altra storia: «Silvio Berlusconi mi ha telefo­nato per comunicarmi di aver saputo che ne­gli ambienti editoriali milanesi girava voce che ci fossero foto compromettenti che mi ri­guardavano. Io ho subito ripensato all’episo­dio accaduto nei primi di luglio e ho cercato tramite i miei collaboratori dell’ufficio stam­pa di saperne di più. È così che mi è stato dato il numero di telefono dell’agenzia che sembra­va interessata alla commercializzazione delle presunte foto che mi riguardavano». Pizzuti lo smentisce: «Il 19 ottobre Signorini mi ha te­lefonato dicendomi che mi avrebbe chiamato Marrazzo perché la cosa, per ovvi motivi, inte­ressava direttamente lui. Infatti il 19 ottobre, tra le 15.00 e le 15.30, mi contattava sul mio cellulare una voce maschile che si presentava come Piero Marrazzo». Se anche fosse riuscito ad acquistare quel materiale, come poteva spe­rare il Governatore che il segreto fosse mante­nuto per sempre? Sono tutte queste domande, tutti i misteri ancora aperti, a dimostrare come siano i ri­svolti politici ad intrecciarsi con un’inchiesta giudiziaria che potrà accertare la verità soltan­to chiarendo le diverse versioni fornite dai protagonisti.
Fiorenza Sarsanini
01 novembre 2009
Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/09_novembre_01/sarzanini-carte-marrazzo_d7edba10-c6d7-11de-b8db-00144f02aabc.shtml


Il 15 luglio il filmato è visto dai giornalisti di Libero. Feltri ne è a conoscenza.
Io ho l’impressione di assistere ad un film già visto: non si parla più della frequentazione di prostitute di Berlusconi, ma dei trans di Marrazzo. Dimenticando che ai trans Marrazzo non ha promesso un posto alla regione o un seggio a Strasburgo.
Inoltre, la cosa più grave, è che si indicano i trans come dei “pervertiti” dimenticando che a loro non sono riservate molte attività. Chi assumerebbe un trans in fabbrica alla catena di montaggio? Chi assumerebbe un trans come bidello in una scuola?
E le indagini sulle violenze dei carabinieri sui trans?
Ci si augura che tutto venga chiarito, anche se, visto l’andazzo dei magistrati di Roma, sembra assai improbabile.
La colpa di Marrazzo non è quella di essere andato con i trans, ma è quella di essersi fatto ricattare e, con lui, i suoi elettori.
Dopo di che a Marrazzo va ascritto il merito di aver fatto emergere un porcaio che altrimenti sarebbe stato, ancora una volta, taciuto. Però sono curioso di avere una risposta alla domanda: il 19 ottobre Berlusconi ha telefonato a Marrazzo, ma quando è stato comunicato a Silvio Berlusconi che c’era un video con immagini piccanti e compromettenti sul “Presidente” che circolavano?
Eppure, a Silvio Berlusconi quella comunicazione è stata fatta. Da chi? Pubblici Ministeri? I Ros? Carabinieri infedeli? Allora era il momento in cui emergevano le frequentazioni con minorenni di Silvio Berlusconi.
Ci sono molte cose che Silvio Berlusconi dovrebbe chiarire e, comunque, egli, per le azioni che ha fatto, rimane, con i carabinieri, il protagonista della corruzione.
E per giungere a questo, non serve il giudizio dei magistrati che spesso hanno dimostrato una certa complicità con Silvio Berlusconi (non hanno indagato come avrebbero dovuto o potuto), è sufficiente il giudizio sociale, morale e politico.

01 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it


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