Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

sabato, dicembre 19, 2009

Facebook, libertà di espressione, incitamento all'odio di Schifani e le alleanze con Debbie Frost e Richard Allan.

La preoccupazione maggiore per la fastizzazione dell’Italia, in questo momento, passa anche con gli accordi che Facebook sta prendendo con Schifani.
L’odio per la società civile di Schifani che lo ha portato ad approvare per ben due volte (e solo per quanto riguarda il Lodo Schifani e il Lodo Alfano) leggi incostituzionali miranti a destabilizzare le Istituzioni, sembra che venga fatto proprio da Facebook per proteggere l’attività eversiva di Schifani, del suo partito e dei seminatori di odio razzista (la Lega di Maroni è nella coalizione con Schifani) in questo paese.

Già in passato abbiamo assistito alla censura dei siti sollecitata dall’organizzazione criminale della chiesa cattolica che non gradiva posizioni diverse dalla sua.
E’ successo quando il servizio Tripod passò sotto la gestione Lycos; successe con GeoCities di Yahoo; successe con altri, che hanno praticato la censura dei siti per odio religioso: quando le idee esposte non erano gradite alla chiesa cattolica e alla sua attività di stupro di minori, la chiesa cattolica accusava chi l’accusava di stuprare minori bollandoli come “odio” e agendo, attraverso le relazioni mafiose con i provider, per far chiudere i siti.
I gestori dei servizi di provider erano molto solleciti ad ottemperare alla richieste della chiesa cattolica e garantire loro l’assoluzione alla sua attività di stupro di minori.
Per contro, si tolleravano siti di diffamazione e ingiurie, anche da parte della Polizia Postale che adduceva “difficoltà” (vedi l’odio della Polizia Postale di Venezia) per poter aiutare l’odio della chiesa cattolica nella sua attività di stupro di minori.
Capisco che Richard Allan voglia garantirsi le simpatie di Schifani, di Ratzinger, di Silvio Berlusconi, oppure, anche se non è della sua area di competenze, di Ahmadinejad, per poter aver spazio commerciale nei vari paesi. Ma in Italia, la garanzia che un “sito contenga odio” andrebbe sottoposta al SOLO giudizio della magistratura e non a quello degli avversari politici o religiosi del sito stesso. Infatti, il partito politico di Schifani attenta ogni giorno alla magistratura, aggredisce i singoli magistrati, proprio per odio sociale. Seminando odio per la volontà di destabilizzare l’Italia.
Al di là delle motivazioni con cui Richard Allan decide di chiudere siti o gruppi, che possono essere più o meno giustificate dal suo punto di vista, non lo sono né per la legge, né per la parte politica o religiosa per cui lui agisce.
I provvedimenti di odio sociale attuati da Schifani suscitano indignazione. Un’indignazione che può essere più o meno scomposta; espressa con può o meno enfasi; perché sono provvedimenti volti ad attentare al dettato Costituzionale e a trasformare l’Italia in un paese nazista. Questa percezione, per ora è appannaggio dei cittadini più sensibili, quelli che si esasperano perché la loro attenzione non è centrata su questo presente, ma sul prossimo futuro che sta emergendo dall’odio con cui Schifani e la sua parte politica opera.
Richard Allan, nell’ottica sociale per cui le persone sono del bestiame da sfruttare a fini commerciali, non prende provvedimenti contro i gruppi cattolici, né contro i siti del Vaticano che fomentano l’odio contro i principi Costituzionali insultando il diritto dei cittadini a gestire il loro corpo; incitando all’odio contro l’aborto; incitando all’odio contro il divorzio; incitando all’odio contro Eluana Englaro e il suo desiderio di morire; incitando all’odio contro la sanità pubblica incitando all’odio contro la scuola pubblica; incitando all’odio contro i bambini ai quali vuole imporre il crocifisso in offesa alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo; incitando all’odio contro i magistrati che fanno il loro lavoro onestamente e non obbedienti agli ordini di Silvio Berlusconi.
Però Richard Allan si accorda con Schifani, un individuo che ha partecipato alla campagna d’odio contro la pillola Ru 486; quello che ha partecipato alla campagna d’odio contro Eluana Englaro perché non potesse gestire il proprio corpo; alla campagna d’odio contro la Costituzione della Repubblica, alla campagna d’odio contro i bambini per costringerli in ginocchio davanti al crocifisso, con gli stessi principi del Ku Klux Klan.
Solo per il fatto di aver accettato di discutere i termini con Schifani, Richard Allan, di fatto, schiera Facebook contro la società italiana.
Se davvero c’è incitamento all’odio, come sostiene, deve intervenire la magistratura in un processo e in un dibattimento: tutte le altre decisioni sono decisioni di mafia. Ma Schifani e la sua parte politica spacciano per odio l’indignazione rabbiosa che provocano nelle persone attraverso le loro azioni di odio e di devastazione sociale. Questo perché quando Allan Richard chiude i gruppi, la sua decisione è irrevocabile. Nessuno di coloro che posta su Facebook ha la possibilità di chiedere un giudizio imparziale ad un magistrato, in un pubblico dibattimento, e la Polizia Postale, per i propri interessi ideologici, favorisce gli interessi di alcuni e perseguita altri preventivamente. Non dimentichiamo la ferocia criminale di Di Noto che, nascondendosi dietro alla suo “contrasto alla pedofilia” che è di competenza della Polizia e della magistratura, si ritiene in diritto di diffamare e ingiuriare chi vede nella sua attività di prete cattolico colui che costruisce gli stupratori di bambini.
Riporto l’articolo che suscita non poche preoccupazioni:


Il responsabile europeo del social network chiede un incontro al
presidente del Senato Palazzo Madama:
"E' un passo estremamente positivo".
"Verificheremo come intervenire"
Violenza sul web, Facebook invita Schifani
"Insieme troveremo una soluzione"


ROMA - L'armistizio tra Schifani e Facebook è firmato dal responsabile europeo del social network Richard Allan: "Siamo pronti a discutere e verificare come poter intervenire più efficacemente in futuro". La risposta alle parole del presidente del Senato non si è fatta attendere. Dalla sede californiana di Facebook parte la richiesta di un incontro con Renato Schifani. Iniziativa che Palazzo Madama accoglie giudicandola "un passo estremamente costruttivo": "Rifletteremo assieme per individuare regole e procedure per evitare che sui siti si possano inserire inni di istigazione all'odio e alla violenza che non fanno bene al Paese e a volte configurano estremi di reato". Dopo la nascita sul web di gruppi pro-Tartaglia che inneggiavano all'aggressore del premier Silvio Berlusconi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva annunciato un giro di vite contro chi usa internet per istigare alla violenza e Schifani aveva riacceso la polemica sostenendo che tra i social network e i gruppi extraparlamentari della stagione del terrore, il parallelo è quasi scontato: "Negli anni '70, che pure furono pericolosi - ha detto il presidente del Senato - non c'erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di alimentare l'odio che alligna in alcune frange. Qualcosa va fatto. Ho preso atto che si procederà ad una regolamentazione via legge ordinaria. Ha fatto bene. Il Parlamento lo farà". Facebook non aveva taciuto: già la portavoce del social network Debbie Frost, aveva dichiarato a Repubblica: "Quando le opinioni espresse sul nostro sito si trasformano in dichiarazioni di odio o minacce contro le persone, rimuoviamo i contenuti e possiamo anche chiudere gli account dei responsabili. Ma la realtà è che purtroppo l'ignoranza esiste, dentro e fuori da Facebook, e non sarà sconfitta nascondendola, ma piuttosto affrontandola a viso aperto".

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-23/giustizia-23/giustizia-23.html

Capisco che la portavoce del Facebook Debbie Frost si schieri con l’ideologia nazista. Sono affari suoi. Capisco che Richard Allan trovi la collaborazione col puttaniere Silvio Berlusconi più conveniente che aprire lo spazio alle critiche. Capisco che Richard Allan ha tollerato la presenza di nickname, nomi falsi, provocazioni delle organizzazioni del terrore cattolico, ma che oggi come oggi le voglia certificare con accordi con Schifani suona un insulto per tutti gli italiani: e domani, con chi firmerà accordi?
E, per piacere, non venite a dire che su Facebook ci sono “incitamenti all’odio”, se ci fossero, per la Polizia e per la Magistratura, sarebbe una pacchia: può individuare chiunque agisca per DAVVERO fomentare “odio”. Chi davvero mette in atto atti che indicano odio e non semplice rabbia per le azioni di odio e di terrore che i cittadini subiscono ad opera di Schifani, del suo partito o delle paranoie criminali di Silvio Berlusconi o di Ratzinger.
La libertà di espressione non è formata dalle parole soltanto, ma è formata da parole che esprimono emozione.

Da una parte, Silvio Berlusconi e i suoi soldi; dall’altra, parte i fruitori di Facebook!
E’ questa la scelta di Debbie Frost e di Richard Allan!
Domani, la scelta sarà fra Ahmadinejad e i cittadini Iraniani: fra questi ultimi ci sarà chi inveirà e aggredirà Ahmadinejad, ma non venitemi a dire che Ahmadinejad non avrebbe sostenitori.
Pessima azione di Facebook!
Pessima impressione.
Obama, quando c'erano le proteste in Iran chiese ai Social Network di non chiudere e di non censurare: in Italia si appresta a censurare accusando, chi censura, di postare odio!
Secondo Richard Allan e Debbie Frost, come pensano che sia il nostro stato d’animo. Non quello di Schifani, ma il nostro. Quello di una parte di coloro che hanno postato su Facebook arricchendolo. Domani posteranno solo i sostenitori di Schifani?

19 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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