Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

lunedì, dicembre 07, 2009

Il non ammazzare dei cristiani; il solido legame familiare di Monica Cabrele; la manipolazione mentale cattolica.

Il comune di Asiago che, imponendo l'orrore del crocifisso a bambini indifesi, in assoluto disprezzo delle leggi dello Stato e della Costituzione della Repubblica, forte del non intervento di magistrati corrotti, pone le basi per emarginazione, disagio sociale e patologie psichiatriche che portano all'omicidio: è il non ammazzare dei cattolici.
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Il quinto comandamento, non ammazzare, viene usato dalla chiesa cattolica per legittimare il diritto di ammazzare.
Questa contraddizione è solo apparente. O meglio, è una contraddizione soltanto nella società civile retta dall’articolo 3 della Costituzione per cui ogni principio di legge si deve applicare in maniera uguale a tutti; non lo è nell’ideologia cattolica che, invece, costruisce una gerarchia di soggetti al di fuori della legge, come il suo dio padrone, il Gesù, la gerarchia ecclesiastica, la gerarchia sociale. Tutti soggetti che, secondo l’ideologia religiosa della chiesa cattolica, si sottraggono dall’obbligo di non ammazzare.
Possono ammazzare e, secondo la chiesa cattolica, in alcuni casi debbono ammazzare: quando lo ordina il dio padrone.

L’ordine di ammazzare, imposto dalla chiesa cattolica mediante il quinto comandamento (vedi: http://www.federazionepagana.it/bibbiaquintocomandamento.html ) viene veicolato nella società civile quando le patologie psichiatriche distruggono le resistenze che la società civile impone con le proprie regole sociali.
Il caso della madre del padovano che ammazza a coltellate il figlioletto in un crescendo di frustrazioni psicologiche, è un esempio di come l’imposizione del quinto comandamento dei cattolici, il non ammazzare, impone alle persone di ammazzare quando l’ordine viene da dio. Solo che mentre la chiesa cattolica considera sé stessa colei che pronuncia le parole in nome di dio, la patologia da identificazione che ogni cristiano fa col proprio dio, un dio, appunto, personale, lo porta a parlare con lui, ad accogliere la sua parola. Nella patologia, questa parola, questo ordine di dio, diventa l’assoluto della relazione psichica del soggetto, come questa “madre” che fissa il suo ruolo e la sua proprietà nei confronti del figlio, marchiandola con numerose coltellate.
Riporto l’articolo e sottolineo l’aspetto religioso che l’articolista, proprio per permettere lo sviluppo e l’esecuzione di altri omicidi, tende a nascondere fra le pieghe dell’articolo anziché metterlo in risalto:



Padova. La mamma: «Non crederci se ti dicono che ho ucciso un bambino»
L'omicidio del piccolo Alessandro fu quasi annunciato:


accuse di stupro ai parenti e la fuga di notte con la figlia
di Matteo Bernardini



PADOVA (6 dicembre) - Una bella casa, singola, con il giardino curato. Due figli sani, Alessandro di quasi tre anni, la sorellina appena nata, di pochi mesi. La tranquillità economica e un legame coniugale, quello tra Gianni Bellato e Monica Cabrele, solido in una famiglia in cui tutti si volevano tanto bene. Ma questa era la superficie. Una calma solo apparente che ha reso, a molte persone, incomprensibile il terremoto che in un gesto ha distrutto una famiglia e sconvolto un’intera comunità lasciando aperte ferite che non si rimargineranno più.


IL MATRIMONIO


I segnali che qualcosa, nella mente di Monica Cabrele, fosse ormai andato fuori posto erano infatti evidenti. E numerosi. Le scosse che preannunciavano il terremoto che la sera di sabato 21 novembre si è manifestato in tutta la sua tragicità con l’uccisione da parte della mamma del piccolo Alessandro ormai si ripetevano da giorni, da settimane. Alcuni segnali addirittura da anni. Da quando Monica, già dopo il matrimonio, aveva cominciato ad accusare i primi segnali di "stress". Era convinta che tutti, in paese, pensassero e parlassero male di lei, e per questo vedeva le persone in maniera diffidente. E dopo il matrimonio aveva anche interrotto le visite degli amici, i normali momenti di incontro tra coppie che invece sono solite trovarsi di tanto in tanto per raccontarsi le loro esperienze, i loro momenti di vita. Perché sporcavano.


I GENITORI


Si era incrinato il rapporto con i genitori con i quali Monica restava senza parlare anche per interi giorni. Però Gianni, conoscendo il carattere non facile della moglie, a questi segnali non aveva dato troppo peso. Monica era così. Ma il salto nel buio era ormai evidente quando, alcuni giorni prima di straziare suo figlio a coltellate, la mamma aveva cominciato a benedirlo con un crocefisso. Oppure quando due giorni prima dell’omicidio continuava a ripetere di avere il telefono sotto controllo per colpa di suo padre, che era convinta avesse commesso un piccolo furto. Monica aveva addirittura impedito al nonno materno di vedere il bambino e di entrare in casa, temendo che potesse far del male al nipote. La mamma aveva paura che qualcuno potesse accanirsi contro suo figlio, e che addirittura un parente, un anno fa, avesse abusato sessualmente di lui un pomeriggio in cui l’aveva lasciato in sua custodia.


IL FILM


Un quadro insomma composto da tanti dettagli che proprio nelle ore precedenti l’omicidio si infittiscono e si mostrano ancora più evidenti e sconcertanti. Le scosse non solo si ripetono, ma si fanno ancora più intense. Monica, il venerdì pomeriggio che ha preceduto il delitto si era chiusa a chiave nella stanza matrimoniale, un gesto assolutamente inconsueto, e aveva visto il film "The Secret". Un lungometraggio-documentario di un’autrice australiana, Rhonda Byrne, che spiega come la realtà sia la proiezione della nostra mente e dei nostri pensieri più convinti. È una serie di interviste ad esperti nell’uso della mente per influenzare la vita. Il "Segreto" che consente di modellare l’esistenza secondo i nostri desideri è la "legge dell’attrazione". Al tentativo del marito di entrare in stanza, Monica aveva risposto quasi urlando di non disturbarla e di «non fare male al Redentore». Gesti e parole che avevano scosso il marito così da chiedere aiuto a un’amica comune. Perché lui non sapeva come fare.


LA FUGA


La giornata di venerdì si è poi chiusa con un altro comportamento inspiegabile da parte di Monica Cabrele che uscita di casa la sera, di nascosto dal marito, si era recata da un fisioterapista portando con sè la bambina di tre mesi senza vestiti. Tanto che la persona alla quale aveva fatto visita era corsa al telefono per informare Gianni Bellato di quanto aveva visto. Rientrata, Monica e il marito avevano parlato a lungo, e lei continuava a ripetere come fosse sicura che l’indomani mattina i carabinieri sarebbero andati a prenderla: «Me credito – ripeteva al marito –, se i te dise che go copà un puteo, che non ze vero?». Una frase talmente incredibile che Gianni non avrebbe mai potuto credere che invece di lì a poche ore si sarebbe realmente verificata. Infatti al mattino sveglia la moglie e le "mostra" che a ridestarla dal sonno non sono stati i carabinieri ma lui stesso.


IL VESTITO DA SPOSA


E sabato mattina sembra essere davvero il preludio di un giorno felice. Anche se inizia con un altro comportamento bizzarro di Monica, che indossa l’abito da sposa prima di riordinare casa e quindi di riposare. Poi... Poi è la calma. Prima della bufera. È la terra che si ferma prima dell’ultima scossa. Quella definitiva, quella devastante. Quella che squarcia tutto poco dopo le 19. Quando Gianni esce per andare a prendere le pizze e rimanda in casa il piccolo che vuole andare con lui. Chiama Monica perché scenda in cuicina a occuparsi del bambino. Lei scende con un plaid e si siede di fronte ad Alessandro dopo che lui aveva mangiato dolci. E a quel punto lo colpisce. Novanta volte. Alessandro non grida e non piange. Fa solo un movimento, quasi volesse voltarsi, ma viene colpito ancora. Poi Gianni Bellato torna a casa e trova la moglie che stringe a sé il figlio insanguinato. Un abbraccio mortale che solo dopo ore potrà essere sciolto. E allora gli occhi si riaprono e la mente torna lucida. Tanto che Monica chiede di autorizzare qualcuno a spararle, per raggiungere Alessandro ed essere seppellita accanto a lui. Perché senza di lui non può vivere.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=83263&sez=NORDEST


Un articolo dai toni patetici. Irreali, a tratti offensivi.
Tutto si conchiude nel carattere e MAI nella ricerca di cause che hanno indotto all’atto omicida. Mai come ricerca di interpretazione dei segnali da parte della società. Quasi un diritto ad ignorare le persone, i loro problemi, per poter svegliarsi stupiti dell’evento drammatico. Come se l’evento drammatico fosse il prodotto dell’ineluttabile volontà del dio padrone e non dell’educazione che basata sull’imposizione ossessiva del crocifisso.
Questa ossessione dell’ignoranza glorificata del Veneto che nelle tensioni emotive parla in Veneto, per poter giustificare la propria incapacità di relazionarsi con il mondo in cui vive.
E’ l’imposizione da parte della chiesa cattolica del quinto comandamento: non ammazzare! Un’imposizione che ordina alle persone di ammazzare quando l’ordine viene da dio. Il dio che si manifesta nella patologia delle persone come soggetto diverso da sé e che indica il nemico da uccidere.
Così il nostro articolista de Il Gazzettino trasforma in “sfogo poetico” la conclusione di una tragedia che faceva comodo a tutti: al sistema sociale Veneto; alla chiesa cattolica; al dio padrone dei cristiani; al crocifisso imposto nella psiche della donna con la violenza; al giornalista de Il Gazzettino che trova soddisfazione nella sua espressione pietistica.
Il giornalista che omette il terrore dell’educazione nell’oratorio; la privazione degli strumenti adeguati con cui quella persona poteva far fronte alla vita; omette che queste persone erano sottratte ai diritti Costituzionali; omette di dire come il marito fosse un incapace, un incompetente e, in fondo, di moglie e figli non gli fregava niente non vivendo con loro passioni ed emozioni.
E’ il non ammazzare, il quinto comandamento dei cristiani, che si dispiega in tutta la sua atrocità.
Domani, aspettiamo la prossima atrocità.
Una prossima atrocità che porta i Veneti a congratularsi con loro stessi perché, loro, sono meglio di questi assassini che si sono fatti travolgere dall’educazione cattolica.
Il sindaco di Asiago, con la minaccia delle armi della Polizia urbana, impone il crocifisso. Sa perfettamente che il suo ordine va a scardinare la struttura psichica delle persone inducendole a comportamenti criminali ad imitazione dei comportamenti criminali del pazzo in croce. Ma l’imposizione del crocifisso lo fa sentire bene: onnipotente come il suo dio padrone. Così il sindaco di Asiago se ne sbatte delle leggi; se ne sbatte della Costituzione: lui è il padrone dei cittadini e come il pazzo in croce si compiace dei cittadini di Asiago in ginocchio davanti a lui.
Domani, saremo a discutere dell’ennesima atrocità. E' successo già a Cogne, in una bella villetta, domani succederà da un'altra parte. Storie dell’ennesima madre che userà il crocifisso per imporlo a suo figlio, lo chiamerà “redentore” e lo finirà a coltellate!

07 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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