Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

lunedì, dicembre 14, 2009

Massimo Tartaglia; aprire un dibattito! Art. 52 Costituzione: La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.



Il comma 1 dell’articolo 52 della Costituzione afferma:

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.”

Che cos’è la Patria?

E’ quanto definito dalla Costituzione!
Non esiste una Patria diversa da quella definita dalla Costituzione che impone dei doveri alle Istituzioni.
Quando le Istituzioni, attraverso personali interpretazioni di soggetti che le occupano, minano il dettato Costituzionale o mettono in pericolo le norme Costituzionali, E’ SACRO DOVERE DEI CITTADINI DIFENDERE LA PATRIA.

La difesa della Patria, definita dalla Costituzione, non è quella determinata dalle leggi fasciste tanto care a una parte dei politici, ma è quella definita dalla Costituzione che, fra l’altro, sia con il Lodo Schifani che il Lodo Alfano, hanno messo in grave pericolo. E’ vero che la Corte Costituzionale è intervenuta fermando il pericolo in atto, ma è altrettanto vero che dall’approvazione delle leggi alla loro abrogazione per intervento della Corte Costituzionale, c’è stata la sospensione della Costituzione della Repubblica, in particolare dell’Articolo 3, con l’introduzione nella società civile di norme di stampo fascista.

Inoltre, la minaccia reiterata da Silvio Berlusconi di aggredire la Costituzione della Repubblica e la Corte Costituzionale, crea una terribile ansia fra i cittadini che vedono in pericolo la loro Patria.

Purtroppo, come sappiamo, l’ideologia fascista imposta alla società civile, ha impedito l’attuazione del comma 3 dell’articolo 52 della Costituzione: noi abbiamo le forze armate organizzate sul modello del Rambo americano o del superuomo nazista e non articolate sulle norme della Costituzione. In altre parole i militari italiani sono organizzati per ammazzare la gente e non per conquistarla o per essere parte della popolazione italiana. Un’organizzazione militare ancora organizzata sul modello nazista e non su quello democratico. Anche se da poco tempo è stata rimosso il motto dei carabinieri “usi obbedir tacendo”, motto di stampo ideologico nazista, quel “fedeli nei secoli” non si capisce a che cosa si riferisce visto che la Costituzione legittima lo Stato solo dal 1948 e, prima di allora, lo Stato era illegale in quanto organizzazione criminale nemica dei cittadini.

Le riflessioni emergono dopo che Massimo Tartaglia ha colpito il Sig. Silvio Berlusconi nella sua veste di militante del PDL e nel momento in cui ha aggredito, dal palco della piazza, la magistratura.
Le prime notizie dicono che Massimo Tartaglia fosse un “psicolabile”, ma è proprio su questa sua patologia, salvo che in seguito, come ho ipotizzato, non salti fuori qualche cosa di diverso, che vale la pena di riflettere.
Se uno come Bersani, che se ne sbatte della società civile, può vivere le affermazioni di Berlusconi contro la società come delle parole vuote perché (sono quasi convinto) può ipotizzare che la società e la politica abbiano in sé degli anticorpi capaci di impedire che le parole farneticanti di Berlusconi si traducano in leggi e norme; una persona “psicolabile” può percepire quelle parole come un assoluto. Un totale emotivo capace di travolgerla e di imporgli delle reazioni immediate. Una persona emotivamente fragile, può subire le farneticazioni di Silvio Berlusconi come un pericolo ossessivo al quale deve porre, in qualche modo, rimedio (vista la latitanza delle Istituzioni).

Se fosse vero che Massimo Tartaglia ha risposto alle provocazioni con cui Berlusconi minacciava la Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione, la magistratura, le norme della stessa Costituzione, il problema che si pone dovrebbe essere non tanto l’aggressione di Massimo Tartaglia a Silvio Berlusconi, ma l’aggressione che la Polizia di Stato ha fatto agli Italiani sostenendo, di fatto e con provvedimenti locali, le attività di eversione di Silvio Berlusconi e del suo governo. Eversione che appare tutte quelle volte che vengono messi in pericolo i diritti Costituzionali e la loro fruizione da parte dei cittadini, al di là delle scuse o delle motivazioni, soggettive e dunque illegali, che la polizia di Stato o Carabinieri, o i Vigili Urbani, o i Sindaci, hanno adottato.

Se Massimo Tartaglia fosse stato un militante di un qualche partito politico o di qualche organizzazione, effettivamente, al di là della gravità o della banalità del gesto, la faccenda assumerebbe un aspetto diverso; ma se Massimo Tartaglia è solo un individuo, emotivamente ipersensibile, che ha reagito ad una condizione soggettiva di impotenza contro le minacce di Silvio Berlusconi di privarlo dei diritti Costituzionali, allora, forse, è giunto il momento di aprire un dibattito sui limiti della politica di agire sulla Costituzione e sulle norme Costituzionali. E’ ora di aprire un dibattito sull’uso dei media per aggredire i diritti fondamentali dei cittadini in funzione di questa o quella organizzazione economica, sociale, o mafiosa. Un dibattito su quell’ingiusto profitto che viene assicurato mediante una accanimento contro le norme Costituzionali e che impediscono ai cittadini di chiedere giustizia.

Io non so quale sarà il futuro di Massimo Tartaglia, anche se la carcerazione mi sembra un eccesso rispetto al reato che ha commesso: sono infinitamente più gravi i reati che ha commesso Silvio Berlusconi e per i quali, spesso, non è stato nemmeno inquisito (come l’incitamento all’odio alla Corte Costituzionale o al Capo dello Stato). La posizione di Presidente del Consiglio costituisce un’aggravante nella commissione di quei reati, non un’attenuante. Questo perché il danno che può fare al Capo dello Stato o alla Corte Costituzionale, in quanto Presidente del Consiglio, è molto maggiore di quello che può fare il semplice cittadino con le medesime esternazioni.

Come in seguito alle scarpe che vennero lanciate contro Bush, così la statuetta di Massimo Tartaglia dovrebbe far aprire un dibattito nel paese. In fondo non ha colpito il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma il militante del Popolo delle Libertà Silvio Berlusconi anche se, probabilmente, irritato dalle esternazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
14 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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