Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

giovedì, gennaio 28, 2010

La FIAT, con questa decisione, dichiara guerra alla società civile.


Tutte le aziende muoiono. E quando lo fanno la strada è costellata di cadaveri degli operai e impiegati licenziati. Ieri toccava a "loro", oggi a "questi", domani ad "altri". Non chiedere a chi tocca oggi; sta toccando a te!

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La FIAT ha messo in atto una dichiarazione di guerra alla società civile.
Si tratta di un atto di eversione finalizzato alla distruzione della Costituzione.
Il naturale sviluppo della politica di Silvio Berlusconi e della sua strategia per usare la crisi al fine di distruggere il tessuto sociale italiano.
Se fino alla metà della giornata del 28 gennaio si parlava dell’imposizione della cassa integrazione nel gruppo FIAT come di un ricatto a tutta la nazione, ora, con questa presa di posizione, si può parlare di guerra civile messa in atto dalla FIAT.
Perché la FIAT ha preso questa decisione?
Per pararsi i fondelli dal crollo in borsa che sta avendo il titolo azionario.
E’ mia impressione che il valore del titolo azionario era la garanzia che la FIAT ha dato alle banche per coprire il prestito e garantire un dividendo agli azionisti nonostante le perdite cospicue accumulate dal gruppo. Co crollo del valore delle azioni, la FIAT si vede costretta a sborsare altri soldi per coprire le garanzie che stanno venendo meno e si vede costretta a ricattare il governo e il paese per avere soldi ulteriori.
Si tratta di un atto di guerra civile le cui conseguenze, inserite nelle difficoltà diffuse del sistema paese, non sono ancora prevedibili. Sia sul piano economico che su quello sociale.
Riporto l’articolo:


"Troppe proteste a Termini Imerese"
La Fiat sospende tutte le attività
Con un telegramma inviato ai sindacati e a diverse autorità istituzionali, la Fiat annuncia la sospensione dell'attività produttiva nello stabilimento di Termini Imerese a causa delle agitazioni che avevano bloccato l'attività del polo produttivo siciliano. La sospensione dal lavoro del personale, quasi la totalità dei 1.350 lavoratori, è, al momento, a tempo indeterminato.
Polemici i sindacati: "Un fatto gravissimo"


Assemblaggio della Lancia Ypsilon fermo. E' stata questa la sorpresa che ha dato il buongiorno agli operai del primo turno nello stabilimento Fiat a Termini Imerese, dove lavorano complessivamente 1.350 persone e altre 600 sono occupate nelle aziende dell'indotto. La decisione di sospendere la produzione delle auto è arrivata da Torino. Con un telegramma inviato marrtedì ai sindacati e a diverse autorità istituzionali, la Fiat ha spiegato le ragioni della sospensione, dell'attività produttiva. "Da alcuni giorni - scrive la direzione Fiat della fabbrica siciliana - lo stabilimento è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l'attività lavorativa. Da oggi (martedì, ndr) ha avuto la forma di un presidio dei cancelli con blocco delle merci in entrata e in uscita. Il mancato ricevimento di componenti da parte dei fornitori sta bloccando dalle 11 la produzione. Perdurando questa impossibilità di svolgere l'attività, a partire dal 27 gennaio l'azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale dello stabilimento, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti". "La decisione dell'azienda è unilaterale, senza alcuna comunicazione preventiva al sindacato", sottolinea Roberto Mastrosimone, della Fiom Cgil. Lo stop delle consegne, comunica il Lingotto in una nota, rimarrà "sino a quando verrà ripristinato il flusso delle merci". E' questa la conseguenza del blocco dei Tir con i pezzi da assemblare, davanti ai cancelli. Una protesta attuata martedì mattina da alcuni operai dell'indotto e dai familiari dei 13 dipendenti della Delivery & Mail, (18 occupati in tutto) che da martedì scorso protestano su uno dei capannoni dello stabilimento in difesa del loro posto di lavoro, dopo avere ricevuto una lettera di licenziamento a partire dal primo febbraio. "Siamo provati dalla stanchezza ma continueremo la nostra lotta e rimarremmo sul tetto anche la prossima notte", dice Tommaso La Bua, uno dei 13 lavoratori. Davanti ai cancelli sono rimasti per ore un centinaio di operai. "Per noi sono in cassa integrazione - afferma Mastrosimone - La sospensione dei lavori è un fatto gravissimo. Non ci sono precedenti: i dipendenti erano qui, come ieri, pronti a lavorare, ma l'azienda, invece di assicurare la Cig, ora potrebbe non pagare gli operai. Attendiamo a questo punto l'incontro al Ministero di venerdì prossimo". A dare manforte ai lavoratori il segretario della Uil, Luigi Angeletti, a Palermo: "La Fiat - afferma - ha il dovere di dire come tutelare la produzione industriale a Termini Imerese per garantire l'occupazione e lo sviluppo". E aggiunge: "l'azienda torinese non può sostenere che assemblare auto a Termini costa troppo dal punto di vista logistico e quindi la chiudo". Il Lingotto sostiene infatti che realizzare una vettura nello stabilimento del palermitano costa mille euro in più rispetto alle altre fabbriche del gruppo nel mondo. Intanto, per il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato "Si vuol far calare il sipario sullo stabilimento. Lo si vuole spegnere lentamente ma inesorabilmente".
(27 gennaio 2010)


Tratto da:
http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Termini:-produzione-impossibileLa-Fiat-sospende-tutte-le-attivita/1842263?ref=rephp

Non valgono i richiami morali del sindacato, valgono ben di più le richieste di risarcimento danni che si possono pretendere nei confronti della FIAT per la costruzione delle infrastrutture e i finanziamenti che ha avuto per aprire lo stabilimento di Termini Imerese.
In ogni caso, il segnale è gravissimo e va a sottolineare ancora una volta come la Confindustria, con l’aiuto di Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, hanno dichiarato guerra al paese e alla società civile.

27 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì, gennaio 18, 2010

Non date soldi alla Caritas e alle altre organizzazioni private né per Haiti, né per nessun'altra emergenza. Non aiutateli a distruggere Haiti.


Perché non bisogna finanziare le associazioni private “caritative” che chiedono soldi per Haiti?
Non date soldi ai missionari o alle agenzie private che vogliono raccogliere fondi affermando che quei fondi sono destinati ai terremotati di Haiti.

Proviamo a riflettere.
Il terremoto ha devastato la capitale di Haiti. Si sono viste scene di soccorritori, a loro volta terremotati, tentare di tirare fuori dalle macerie i sopravvissuti. Ad Haiti è scomparso lo Stato e ogni organo nazionale di coordinamento. Lo stesso presidente del Parlamento è stato estratto dalle macerie.
In questa fase solo gli haitiani possono aiutare gli haitiani. Arriveranno i soccorsi, ma prima che la macchina internazionale si metta in moto, non ci sarà più nessuno da tirare fuori dalle macerie e le ruspe raderanno al suolo i rottami della città
La seconda fase, che si sovrappone alla prima, è la cura dei feriti. Servono ospedali da campo immediatamente e viveri subito!
Non fra due o tre giorni, ma ora!
Quando gli ospedali saranno montati dagli eserciti che intervengono, molti feriti saranno morti e si opererà per salvare il salvabile.
Questo lo può fare solo l’esercito USA e gli eserciti che inviano soccorsi.
Le macchine statali, non le macchine private. In questo momento l’arrivo dei soccorsi è caotico, imbottigliato, quasi paralizzato come se si dovesse ancora decidere chi organizzerà i soccorsi.
Nel frattempo la gente ha fame e sete.
Non c’è “colpa” in questa situazione, se qualcuno saccheggia le case diroccate; come non c’è colpa se qualcuno uccide per difenderle.
Tutti hanno diritto a mangiare: donne, bambini, uomini, detenuti e disperati.
Tutti hanno diritto, anche chi viveva nelle case di cartone ha il diritto di cogliere l’opportunità che il terremoto gli ha dato.
Hanno diritto a sopravvivere fino all’arrivo degli aiuti e fino a che non si può mettere in moto un minimo di economia.

In tutte queste fasi, dare soldi alla Caritas o ad altri enti privati di assistenza, non ha senso.
Finanziare la Caritas significa finanziare il terrore e privare di soldi i cittadini generosi. La Caritas è quell’organizzazione che distribuisce ai poveri il cibo scaduto togliendo dalle confezioni la data di scadenza.
Alcune organizzazioni private non sono solo rispettabili e necessarie, come Medici senza frontiere, ma la maggior parte delle organizzazioni private praticano un’intensa speculazione e molte sono delle coperture ad organizzazioni religiose che aggrediscono i cittadini.

La terza fase, quella della ricostruzione, vede impegnati gli Stati e gli industriali: che senso dare i due euro?
I ricchi avranno soldi e i poveri continueranno a stare nelle case di latta e cartone.
Milioni di euro, dati nella speranza di aiutare i poveri, rafforzeranno industriali e organizzazioni criminali che si contendono il territorio.

Non date soldi per nessun terremoto.
Se gli Stati non sono in grado di modificare la struttura dell’esercito e di trasformarla in una macchina di soccorso, ma continuano ad usarla per macellare gli individui: che senso ha dare soldi per i soccorsi?
I morti non rivivranno e i mutilati continueranno ad essere mutilati.
La società haitiana rinascerà da quel macello, ma solo se non verranno finanziati i missionari cristiani: gli amici ci papa Doc.

Per favore non inviate soldi alle organizzazioni private.
Ciò che fa lo Stato Italiano con gli Stati Europei, per quanto squallido e disonesto sia il governo italiano, è l’unica forma di garanzia in quanto l’Europa sta tentando di coordinare gli aiuti.

Torno a ripetere: NON DATE SOLDI!
Domani ci sarà il terremoto del Guatemala, poi da un’altra parte del mondo. Gli uomini devono imparare a convivere col RESPIRO DELLA TERRA e non confidare nella provvidenza di un dio padrone che come il papa Doc di Haiti fece 40.000 morti ed ebbe la simpatia e la collaborazione della Teresa di Calcutta.

E’ più serio adottare un bambino orfano, se qualcuno ha delle possibilità, che non finanziare i privati

18 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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mercoledì, gennaio 13, 2010

I dati sulla produzione industriale novembre 2009 confrontati con novembre 2008 e 2007: il bilancio fallimentare del governo Berlusconi.


Quando si parla di produzione industriale è bene confrontare dati omogenei.
Quando si dice che la produzione industriale è cresciuta dello 0,1% a novembre rispetto a ottobre 2009, diciamo che c’è una stagnazione assoluta nella produzione industriale.
Quando i dati li confrontiamo rispetto a novembre del 2008, notiamo come nel mese di novembre 2008 c’è stata una notevole riduzione. Se poi leggiamo il dato del novembre 2008 sulla produzione industriale e lo confrontiamo col dato relativo al novembre del 2007, notiamo come la tendenza all’accentuazione della diminuzione della produzione industriale sia in atto.
In altre parole, il crollo della produzione industriale, iniziato nel terzo quadrimestre del 2008, viene accentuato nel novembre del 2009.
Riporto le due informazioni sulla produzione industriale:



ECONOMIA. ISTAT: INCREMENTO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE
pubblicato il : 13/01/2010


(AGO PRESS) Nel mese di novembre, l'indice della produzione industriale ha segnato un aumento dello 0,2 per cento rispetto a ottobre. La variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi rispetto a quella dei tre mesi immediatamente precedenti è pari a meno 0,1 per cento.
L'indice della produzione corretto per gli effetti di calendario ha registrato a novembre una diminuzione tendenziale del 7,9 per cento, mentre nei primi undici mesi la variazione rispetto allo stesso periodo del 2008 è stata di meno 18,4 per cento. L'indice grezzo della produzione industriale ha registrato una diminuzione del 5,2 per cento rispetto a novembre 2008. Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-novembre l’indice è diminuito del 18,5 per cento.

Tratto da:
http://www.agopress.info/?lang=it&idcnt=6128




Periodo di riferimento: Novembre 2008
Diffuso il: 14 gennaio 2009
Prossimo comunicato: 10 febbraio 2009



Nel mese di novembre 2008, sulla base degli elementi finora disponibili,l'indice della produzione industriale con base 2000=100 è risultato pari a 90,4 con una diminuzione del 12,3 per cento rispetto a novembre 2007, allorché risultò uguale a 103,1. Nel confronto tra il periodo gennaio-novembre 2008 e il corrispondente periodo del 2007, l’indice ha presentato una diminuzione del 3,6 per cento.

L'indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato in novembre una diminuzione tendenziale del 9,7 per cento (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di novembre 2007), mentre nella media dei primi undici mesi del 2008 il medesimo indice ha segnato un calo del 3,5 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2007 (i giorni lavorativi sono stati 233
contro i 234 del 2007).
L'indice della produzione industriale destagionalizzato è risultato pari a 88,7 con una diminuzione del 2,3 per cento rispetto a ottobre 2008.

Tratto da:
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/prodind/20090114_00/


In altre parole, la crisi della produzione industriale è tutt’ora in atto e in fase di accelerazione pur attraversando dei periodi di stagnazione che induce i truffatori a gridare all’ottimismo e alla prossima ripresa.
Berlusconi ha detto che non può abbassare le tasse perché c’è la crisi, ma la crisi c’era nel 2008 ed è stata accentuata dalle scelte e dalle non scelte del governo Berlusconi.

Visti questi dati, appare evidente come non vi sia nessuna prospettiva di ripresa nella produzione industriale a medio termine.
E’ probabile che la produzione industriale tenderà a stabilizzarsi a questo livello per tutto il 2010. Nel 2010 assisteremo ad una gran quantità di chiusure di esercizi e di fallimenti di imprese medio piccole con la conseguente ripercussione sul commercio e sulle entrate fiscali del governo.
Berlusconi, che non sa nulla di economia, non ha fatto altro che scommettere su un’imminente ripresa. E’ stato sicuramente favorito nel 2009 dall’abbassamento del prezzo del petrolio che ha contenuto i disastri economici che si profilavano. Però ha perso la scommessa che consisteva nel non fare nulla; aspettare che tutto si aggiustasse da solo e poi sbandierare le “opportune misure” che il suo governo ha adottato.
Mentre Berlusconi si vede tutti i giorni in televisione senza che i giornalisti pongano le domande opportune e pretendano le opportune risposte, i cittadini attendono di vedere i dati una volta al mese. Nel frattempo vivono il malessere che la realtà, letta da quei dati, DOPO, fotograferà.

13 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Altra condanna definitiva per la famiglia di Silvio Berlusconi. I miliardi che illegalmente si sono intascati. Ha proprio bisogno del processo breve.


Altra condanna per la famiglia Berlusconi.
Silvio Berlusconi non è stato condannato, ma lo è stato suo fratello.
Una condanna che giunge definitiva dopo un primo pronunciamento da parte della Corte di Cassazione.

La Cassazione conferma la condanna a Paolo Berlusconi


È confermata la condanna a 4 mesi e 15 giorni per false fatturazioni inflitta a Paolo Berlusconi (fratello del premier ndr.) dalla Corte d'Appello di Milano nell'ambito del processo sulla gestione della discarica di Cerro Maggiore. Oggi la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dai legali di Paolo Berlusconi contro la sentenza emessa dai giudici di Milano l'11 luglio 2008. Secondo i giudici, tra il 1993 e il 1995 la Simec di Berlusconi avrebbe emesso false fatturazioni per circa 5 miliardi di lire. È la seconda volta che la Suprema Corte si pronuncia sulla medesima vicenda. In precedenza i giudici della Cassazione avevano annullato una prima sentenza della Corte d'Appello di Milano che aveva dichiarato prescritto il reato in questione.
Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/01/cassazione-condanna-berlusconi-paolo.shtml?uuid=a741b1d6-ffae-11de-b8ab-74ae532c4409&DocRulesView=Libero

Questo dimostra l’urgenza di Silvio Berlusconi di sfasciare la magistratura e la struttura della giustizia in Italia.
La condanna del fratello Paolo Berlusconi è una condanna anche al suo operato dal momento che Paolo Berlusconi è il proprietario (di nome o di fatto, o come prestanome come alcuni sostengono) de Il Giornale.
Si tratta di condanne per i miliardi di allora.

La vicenda, se interessa, si legga qui:

http://www.brianzapopolare.it/sezioni/territorio/20020503_discarica_cerro_berlusconi.htm

Ha bisogno del processo breve per nascondere la sua attività di delinquente, non come dice Alfano per governare. Per nascondere il suo delinquere. Con la violenza, con le carte, con i trucchi pur di giungere all’impunità.
E’ il più grande atto di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico che sia stato fatto in questo paese dal 1948 dopo i tentativi di colpo di stato che si sono succeduti fino al 1975 .
13 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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lunedì, gennaio 11, 2010

Maroni e Berlusconi, stando a quanto dice la sentenza della Corte di Cassazione, dovrebbero essere in galera per estorsione.


Berlusconi, Bush e Blair, disprezzando le leggi e le regole internazionali hanno macellato 600.000 persone in una guerra illegale e in offesa alla Costituzione Italiana: Berlusconi è tenuto a rispettare le leggi italiane, invece se ne sbatte. Anche Maroni dovrebbe rispettare la legge, ma per i suoi interessi personali viola le leggi ed aggredisce i cittadini. Domani, quanti campi di sterminio costruirà Maroni? (la domanda è lecita viste le sue dichiarazioni sulla giustificazione dello schiavismo e dell'aggressione agli immigrati)


Quali sono le novità portate da Rosarno?
Maroni ha detto che le leggi vanno rispettate: infatti lui si è guardato bene di rispettare la legge e di garantire il giusto stipendio a chi andava a raccogliere le arance per 20 euro al giorno. Ha protetto la schiavitù e ha detto che gli schiavi non hanno rispettato la legge.

La violenza a Rosarno, al di là delle implicazioni della mafia locale, aveva uno scopo preciso: impedire agli extracomunitari di rivendicare i loro diritti di dignità. Questi extracomunitari erano così prepotenti da chiedere che gli venisse pagato lo stipendio pattuito che, in deroga alle leggi dello Stato (quelle che Maroni era tenuto a far rispettare), era infinitamente più basso.
Se gli extracomunitari stavano a Rosarno era solo perché non avevano un quadro generale del resto dell’Italia. La violenza degli schiavisti razzisti di Rosarno (da addebitare indistintamente a tutti gli abitanti di Rosarno) ha modificato uno status-quo che ha garantito loro la ricchezza fin dall’inizio del primo governo Berlusconi. Ciò che gli schiavisti e razzisti di Rosarno non hanno calcolato con le loro violenze è che gli extracomunitari se ne andassero in blocco. Agli agricoltori di Rosarno le arance e i mandarini sono quotati molto poco, ma ancora meno era il costo che avevano per l’impiego della manodopera. Mentre le quotazioni di arance e mandarini rimangono basse, ora le arance e i mandarini devono raccoglierseli loro.
Io dubito che alla base della violenza contro gli extracomunitari di Rosarno ci fosse un progetto. Più semplicemente c’è stata quell’esplosione emotiva da parte degli abitanti di Rosarno che non voleva pagare i soldi che aveva pattuito per i lavori eseguiti e a quell’esplosione si sono affiancati tutti coloro, degli abitanti di Rosarno, che si sono sempre sentiti delle mer.de che avevano la capacità i dormire in veri e propri “porcili” pur di coltivare una visione di futuro e di dignità. Questi “negri”, per gli abitanti di Rosarno, non si inginocchiavano abbastanza velocemente e non baciavano spontaneamente la mano dei loro padroni: per gli abitanti di Rosarno era intollerabile e ritenevano che fosse venuto il momento di dare una lezione a questi “negri”.
Questo tipo di tensioni si acquiscono nei momenti di crisi economica favoriti da un governo, come quello di Berlusconi e Maroni, che non rispetta né leggi né norme, ma che favorisce comportamenti criminali al fine di devastare la società. Le leggi vanno rispettate, ma quando le leggi rientrano nel dettato Costituzionale, non quando lo violano in maniera criminale come fu per il Lodo Alfano e come appare incostituzionale la legge sul reato di immigrazione clandestina. E’ Maroni e Berlusconi che non rispettano le leggi: proprio per poter trafficare in schiavi!
Era Zaia che doveva garantire le condizioni di vita ai raccoglitori di arance e di mandarini. Ma anziché fare il suo lavoro si occupa di prosciutti e cucina come un venditore ambulante.
Zaia e Maroni hanno compromesso la sicurezza sociale.
Zaia e Maroni, assicurando agli schiavisti l’immunità per le paghe da fame, hanno fiancheggiato l’attività di estorsione. Proprio perché l’hanno fiancheggiata omettendo atti d’ufficio, diventa partecipazione in estorsione di stampo mafioso.

Dice, infatti la sentenza della Corte di Cassazione:



domenica, 10 gennaio 2010
E’ estorsione l’accordo contrattuale con l’azienda per paga inferiore al minimo retributivo….
Dr. Barberio Vladimiro



Rischia una condanna per estorsione mediante minaccia il datore di lavoro che stipula “un accordo contrattuale” con il dipendente per pagarlo al di sotto dei minimi retributivi e meno rispetto alle ore di attività svolte. Il monito arriva dalla Corte di cassazione che, con sentenza n.48868 del 21 dicembre 2009, ha confermato la condanna per estorsione con minaccia nei confronti di un datore di lavoro che aveva “minacciato diversi dipendenti di licenziarli se non avessero accettato di ricevere una retribuzione mensile inferiore a quella pattuita”. In particolare, ha affermato la seconda sezione penale, “ un accordo contrattuale tra datore di lavoro e dipendenti, nel senso dell’accettazione da parte di quest’ultimo di percepire una paga inferiore ai minimi retributivi, non esclude, di per sè, la sussistenza del presupposti dell’estorsione mediante minaccia, in quando anche uno strumento teoricamente legittimo può essere usato per scopi diversi da quelli per cui e apprestato e può integrare, al di là della mera appartenenza, una minaccia, ingiusta, perchè è ingiusto il fine a cui tende, e se è idonea a condizionare la volontà del soggetto passivo, interessato ad assicurarsi comunque una possibilità di lavoro, altrimenti esclusa per le generali condizioni ambientali o per le specifiche caratteristiche di un particolare settore di impiego della manodopera, condivido pienamente la sentenza perchè nel nostro paese c’è sfruttamento di manodopera soppratutto nei confronti di lavoratori extracomunitari.

Tratto da:
http://vladistok.blog.kataweb.it/2010/01/10/e-estorsione-laccordo-contrattuale-con-lazienda-per-paga-inferiore-al-minimo-retributivo/

Dove stavano, e che cosa facevano i carabinieri di Rosarno?
Dove stava e che cosa faceva Maroni? E Zaia? E Berlusconi? E Tremonti?
Fiancheggiavano gli estorsori fingendo di non vedere e girandosi dall’altra parte.
Maroni non rispetta le leggi e nemmeno i carabinieri e la Polizia di Stato di Rosarno.
10 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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martedì, gennaio 05, 2010

L'imprenditore, l'industriale del Veneto alla base della crisi economica del Veneto con la complicità di Amministratori regionali moralmente corrotti


Quando si parla di fattori che conducono alla crisi, sia il governo di Berlusconi che il governo della Regione Veneto ne imputano le cause al crollo dei mercati finanziari negli USA.
Però è vero il contrario, il crollo dei mercati finanziari degli USA altro non ha fatto che registrare il crollo del sistema produttivo incapace di veicolare la struttura educazionale dei vari industriali e dei vari operatori nell’ambito della finanza.
Erano più educati a truffare che non a fare industria e a fare società.
Erano educati all’ideologia di mafia, all’ideologia di rapina, anziché all’ideologia sociale. La società, nella loro mentalità, è un corpo statico ed estraneo al loro operare. Il loro operare era come quello del rapinatore che, armato, entra in banca, punta una pistola, arraffa il bottino e scappa. Per quanto bottino il rapinatore arraffi non ne porterà via tanto da far fallire una banca né, tantomeno, un sistema sociale. Solo che il rapinatore entra nella banca con una pistola o con un mitra. Si limita a minacciare a mano armata o ad ammazzare qualcuno.
Quando, la stessa mentalità del rapinatore viene fatta propria da chi gestisce le leve del mercato finanziario e non si limita ad entrare in banca con un mitra ed arraffare, ma lui è il sistema bancario che punta il “suo tipo di mitra”, nella fattispecie la possibilità di persecuzione giuridica, agli investitori del sistema sociale, ad entrare in difficoltà è l’intera società, non soltanto quegli investitori.
La mentalità del rapinatore è la mentalità del dirigente di banca, del dirigente della finanziaria, è la mentalità dell’industriale. In modo particolare del Veneto. E’ una mentalità facile. Si costruisce con parole semplici; non necessita di una grande conoscenza dei meccanismi sociali e degli effetti delle proprie azioni.
Questo tipo d mentalità è all’origine della crisi economica e delle difficoltà che stanno attraversando i cittadini.
Un esempio è quello della Nuova Pansac di Mira in cui l’industriale, con il lavoro degli operai, si è comperato un giocattolo costoso: la squadra di calcio del Mantova.
Una squadra di calcio che, come tute le squadre di calcio, è in gestione economica fallimentare. Però è il giocattolo del padrone della Nuova Pansac. Fabrizio Lori ha comperato la squadra del Mantova con il denaro guadagnato sulla pelle degli operai della Nuova Pansac i quali sono costretti al sacrificio perché Fabrizio Lori possa continuare a giocare con il suo giocattolo.
E’ il senso morale della crisi. Un senso morale che si incontra nel cristianesimo e riprodotto, mediante l’educazione in ogni cristiano.
Stabilimenti a Mira, Portogruaro e Marghera che stanno attraversando un periodo di difficoltà. C’è crisi? Si! Ma crisi dell’intelligenza umana.

Riporto:


VENETO:

ATALMI (PDCI), REGIONE INTERVENGA PER CRISI NUOVA PANSAC



Venezia 4 gen. - (Adnkronos) - ''La Regione Veneto si attivi presso il ministero dello Sviluppo economico a Roma per affrontare l'ennesima emergenza produttiva veneziana della Nuova Pansac''. Lo chiede il consigliere regionale veneto Nicola Atalmi (Pdci) che non risparmia ''critiche alla proprieta' dell'azienda del settore chimico''.
''I lavoratori oggi riuniti in assemblea - spiega Atalmi - denunciano che la proprieta' non avrebbe pagato le tredicesime mentre si sarebbe invece ulteriormente indebitata con una finanziaria per pagare gli arretrati ai calciatori del Mantova calcio. Se cio' fosse vero saremmo di fronte ad un comportamento vergognoso e vorremmo conoscere l'opinione in merito di Confindustria veneziana e della Giunta regionale. Non e' accettabile che si salvino i calciatori, mentre i lavoratori vengono messi in strada''.
Oltre al passo formale dell'esecutivo regionale nei confronti del Governo, Atalmi chiede che la legge finanziaria regionale, in discussione dalla settimana prossima in Consiglio, istituisca un fondo di rotazione per l'anticipo degli stipendi e degli assegni di cassa integrazione ai lavoratori delle aziende in crisi.
Tratto da:
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/251874


Come nel caso dell’imprenditore Bruno Campeol del quale è stato chiesto il processo con rito immediato per bancarotta fraudolenta.
Al di là di ciò che sarà sentenziato, un incapace e un truffatore che ha distrutto il lavoro di decine di operai per le pigne che aveva in testa. Pigne in testa che il suo legale qualifica come “superfiiale”. Uno che ha distratto merci, beni strumentali e attrezzature per 3 milioni di euro, io lo chiamo delinquente e ladro.
Riporto la notizia:


05/01/2010
BANCAROTTA, BRUNO CAMPEOL VERSO L'IMMEDIATO
L'imprenditore coneglianese di 53 anni avrebbe distratto merci per 3 milioni di euro



E' stato chiesto che Bruno Campeol, l'imprenditore coneglianese di 53 anni, venga processato con giudizio immediato per le accuse di bancarotta fraudolenta documentale, impropria patrimoniale e pagamenti preferenziali. L'uomo era finito in manette in seguito a un'operazione della Guardia di Finanza sul fallimento delle società di pezzi di ricambio per automobili “Marmitte Zara” di Susegana e “APE” di Refrontolo, operazione che aveva portato anche all'iscrizione nel registro degli indagati di altre 7 persone. Bruno Campeol, secondo l'accusa, avrebbe distratto merci, beni strumentali e attrezzature per oltre 3 milioni di euro. Oltre alle due società, i sospetti dei finanzieri erano nati dal fallimento di altre società satellite riconducibili a Campeol e agli altri indagati. Secondo il suo legale, l'avvocato Stefania Bertoldi, “Bruno Campeol è stato sicuramente superficiale ma l'arresto è stata una misura spropositata”.

Tratto da:
http://www.radiovenetouno.it/leggi_notizia.asp?Notizia=8560


Questi delinquenti e ladri hanno costruito un quadro d’insieme devastante per la regione Veneto. Ma questo quadro devastante della Regione Veneto lo hanno costruito don la Dal Lago, Gentilini, Galan, Tosi, Bitonci, Zaia, Galan e amministratori incapaci e corrotti. Una corruzione criminale che li ha portati ad usare il denaro della Regione più per comperare crocifissi che non per garantire un’amministrazione legata alla Costituzione. Più legata alla militarizzazione del territorio che non a garantire la sicurezza dei cittadini. Più a garantire l’impunità di amministratori corrotti (Tosi è stato condannato per razzismo e anche Gentilini, dopo tante esternazioni offensive e criminali è stato perseguito).

Un quadro generale ben più pesante si profila per tutta l’area produttiva veneziana:



Crisi, 4 mila posti di lavoro persi
Anno nero per l’industria. E il 2010 rischia di non essere molto migliore

(29 dicembre 2009)


MESTRE. Se il 2009 è stato un anno nero e senza precedenti tanto per le piccole aziende artigiane, quanto per le grandi e medie industrie manifatturiere, per il 2010 non si intravede una chiara via d’uscita. Anzi, stando ai dati di Veneto Lavoro e alle previsioni delle associazione imprenditoriali, per il nuovo anno si prevede ancora un ricorso massiccio alla cassa integrazione - sia ordinaria che straordinaria - e un numero crescente di lavoratori in mobilità (licenziati) per l’esaurimento degli ammortizzatori sociali e la mancanza di nuovi posti di lavoro.Il 2009 se ne va con un bilancio economico-sociale molto pesante e un numero crescente di imprese, grandi e piccole con bilanci in rosso, pochi ordini di lavoro e meno credito dalle banche.Aziende in difficoltà. Per la prima volta, la Camera di Commercio veneziana registra un saldo negativo tra iscrizioni di nuove aziende e cessazioni; mentre le produzioni manifatturiere registrano una diminuzione del 20% con prospettive poco tranquillizzanti per il prossimo anno, sopratutto nei settori più colpiti: edilizia, chimica e vetro, metalmeccanica e siderurgia. Non meno pesante è il dato sulle sofferenze bancarie (debiti e mutui non pagati nel 2009) cresciute del 22% rispetto al 2008.Sempre più cassintegrati. L’anno che si sta chiudendo ha registrato un numero crescente di aziende in grave crisi di commesse di lavoro e liquidità. Stando ai dati dell’agenzia regionale Veneto Lavoro, il totale di aziende in stato di crisi è passato dalle 84 del 2008 a 214 nel 2009 (aggiornato a novembre), con un numero di lavoratori interessati passati dai 2.025 del 2008 ai 6.720 di quest’anno (dato aggiornato a novembre). Nel 2009 il ricorso agli ammortizzatori sociali non ha pari negli ultimi vent’anni, con un numero di ore di cassa integrazione ordinaria (crisi congiunturali) sei volte maggiore dell’anno precedente e più del doppio per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria (crisi strutturali e ristrutturazioni). Nel 2009 il numero di lavoratori posti in mobilità è passato dai 2.988 del 2008 ai 4.084 del 2009 a causa delle aziende che hanno ridotto gli organici o hanno addirittura chiuso i battenti per cessata attività o per l’avvio della procedura fallimentare dovuto all’eccessivo indebitamento e all’insufficiente capitale sociale o di riserva. Un lungo elenco. La crisi interessa tutto il settore manifatturiero in tutta la provincia, senza distinguere tra grandi medie o piccole aziende. La crisi di ordini di lavoro e liquidità - iniziata alla fine del 2008 e continuata, con sali e scendi, nel 2009 - ha contagiato in modo pesante grandi e medie industrie del Veneto Orientale e della Riviera - come il Lanificio Veneto, la Nuova Pansac, Aprilia, San Benedetto, Speedlene, Flag, Visibilia, ecc. - sia quelle del polo industriale di Porto Marghera (Nuova Sirma, Montefibre, Vinyls Italia, Solvay, Officine Beltrame, Ilva, Alcoa Italia, cantieri navali De Poli e Dalla Pietà, ecc.) e del loro indotto costituito da centinaia di piccole aziende artigianali diffuse il tutto il territorio provinciale. Del resto, anche il porto commerciale di Venezia chiude il 2009 con una forte riduzione di tutti i tipi di traffici (prodotti petroliferi e chimici, carbone, cereali e granaglie, rinfusa metalliche, colli vari e container) attestata a fine ottobre a - 16 %.

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/crisi-4-mila-posti-di-lavoro-persi/1815546



Ci sono comportamenti individuali che si innestano in contesti generali. Ci sono comportamenti individuali che costruiscono il contesto generale. E’ il comportamento individuale che forma l’oggettività del contesto in cui gli individui si muovono.
E’ stupido dire che c’è la crisi in cui i singoli industriali o imprenditori si muovono; è corretto dire che i singoli imprenditori sono coloro che hanno costruito, voluto, pianificato, l’attuale crisi come atto di guerra nei confronti delle società civili.
Sono gli industriali che hanno devastato la società civile e ora vogliono soldi per finanziare le loro imprese. Il governo, anziché distribuire fondi finanziando i cittadini, preferisce finanziare le imprese e le loro strategie distruttive: si fa propaganda distruggendo ricchezza prodotta dagli operai.
Come il comportamento della singola banca o del singolo industriale ha contribuito a distruggere la società e il contesto sociale, così il comportamento di sopravvivenza del singolo consumatore contribuisce a distruggere il contesto in cui gli industriali saranno chiamati ad operare.
Se gli industriali, anziché comportarsi come una faina che entra in un pollaio e sgozza tutte le galline, avessero preso con attenzione all’insieme del pollaio (della società), oggi la crisi non ci sarebbe come per i comuni e le regioni che anziché usare il denaro per il benessere dei cittadini hanno finanziato la chiesa cattolica, la sanità privata, distruggendo la ricchezza sociale.
E’ come per la Nuova Pansac. Chi se ne frega degli operai? Io mi diverto con la mia squadra di calcio.
Non ci stupiamo se la depressione e le nevrosi che inducono al suicidio sono di casa nel Veneto (anche quando l’informazione li nasconde).

05 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

sabato, gennaio 02, 2010

I dati macroeconomici dimostrano che Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Zaia, Gentilini, con la Lega e il PdL sfasciano l'Italia.


La luna blu dell'ultimo mese del 2009 è un pessimo presagio per la società civile italiana.
Come era da aspettarsi, i dati dell’export e dell’import con i paesi extra UE confermano il fallimento del sistema produttivo italiano e l’incapacità e l’incompetenza di personaggi come Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Bossi, Maroni, che stanno saccheggiando l’Italia manifestando odio nei confronti dei cittadini.

Nascondono la crisi per poter rapinare i cittadini italiani. Come i leghisti in Veneto di Zaia, Tosi, Galan, Gentilini, Bitonci, più tesi a incitare al razzismo e a pratiche di terrore sociale pur di nascondere il fallimento economico che hanno imposto alla regione Veneto che non ad affrontare i problemi che loro stessi hanno creato alla regione. Loro, i responsabili dei licenziamenti e dei fallimenti della struttura economica, dall’incapace e fannullone Brunetta, al venditore di vaccini Sacconi, al trafficante con Alitalia, hanno portato il Veneto sull’orlo del collasso economico. Le televisioni nascondono la crisi. RAI tre è tutto uno spot di propaganda che tenta di vendere la regione Veneto come fosse un dentifricio: nasconde le “magagne”, esalta commercianti truffatori, amministratori locali criminali che violentano i bambini, scelte economiche contrarie allo sviluppo economico e contrarie alle norme Costituzionali.
La RAI e Mediaset nascondono la crisi per poter meglio rapinare i cittadini: ufficialmente sono giornalisti, ma in realtà sono militanti di un’organizzazione il cui fine è la destabilizzazione delle Istituzioni. Comitati elettorali (come disse Mentana) in funzione di un padrone e contro le norme della democrazia.
Vale la pena di aggiungere:
4 gennaio 2010
Brutte notizie sul fronte dei conti pubblici. Nel 2009 il fabbisogno del settore statale (la differenza tra le uscite e le entrate) è salito a 85,9 miliardi di euro, con un incremento di 31,6 miliardi rispetto al 2008. Il "rosso" di cassa è il più alto dal 2000, l'anno in cui è stato utilizzato per la prima volta l'euro nelle statistiche della finanza pubblica. Nel rendere noti i dati, il Tesoro sottolinea che in ogni caso il fabbisogno è rimasto sotto le ultime stime del governo (88 miliardi), influenzate dalla crisi internazionale.
Tratto da:
Proviamo a leggere i dati delle importazioni ed esportazioni:


Export verso paesi extra Ue +2,6%
Istat, novembre frena la caduta annua a -10,3%. Import -18,5%
22 dicembre, 12:02


(ANSA) - ROMA, 22 DIC - Le esportazioni verso i Paesi extra Ue a novembre sono aumentate del 2,6%, mentre le importazioni sono rimaste stabili. Lo comunica l'Istat. Rispetto a novembre 2008, l'export ha registrato una diminuzione del 10,3% e l'import del 18,5%, con ''un netto ridimensionamento della caduta tendenziale dei flussi commerciali, registrata dall'inizio dell'anno'', sottolinea l'Istituto di statistica, in cui si sono raggiunti cali anche intorno al 30%.



Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2009/12/22/visualizza_new.html_1648829204.html


Nel mese di novembre 2008, rispetto allo stesso mese del 2007, gli scambi commerciali con i paesi extra UE le esportazioni sono diminuite dell’8,8% e le importazioni sono diminuite del 3,6% rispetto al 2007. nello stesso mese il saldo commerciale con i paesi extra UE è risultato negativo per 1.234 milioni di euro, in peggioramento rispetto al disavanzo di 575 milioni i euro registrato a novembre 2007.

Questo crollo del sistema economico del commercio con i paesi extra Ue si evidenzia ancor di più se si considera l’andamento della prima parte del 2008 in cui l’export e l’import erano estremamente sostenuti, tanto che :

Nel periodo gennaio-novembre 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, le esportazioni sono aumentate del 6,1% e le importazioni del 10,5%. Il saldo è stato negativo per 21.359 milioni di euro, in peggioramento rispetto al deficit di 14.075 milioni di euro nello stesso periodo dell’anno precedente.

I dati attuali confermano il crollo delle esportazioni e delle importazioni. I dati del crollo di novembre del 2009 vanno sommati ai crolli dell’esportazione e dell’import nel 2008 rispetto al 2007.

Rispetto ai mesi precedenti novembre presenta cifre relative migliori dei mesi scorsi, ma solo perché novembre del 2008 iniziò il crollo dell’import-export.
Novembre non dà un segnale positivo, ma conferma l’andamento negativo del commercio con i paesi extra UE. Il dato di novembre è un dato di stabilizzazione della crisi e la garanzia del protrarsi del fallimento sociale, dei licenziamenti, della chiusura dia attività commerciali. I dati confermano che la crisi in atto è destinata ad allungarsi ancora. A mano a mano che i mesi passeranno il confronto avverrà con novembre e dicembre del 2008 dove il crollo del mercato finanziario abbatté il commercio e con i primi sei mesi del 2009 che hanno visto il crollo del commercio con l’estero. Un segno positivo sarebbe una decisa sterzata rispetto agli ultimi mesi del 2008 e dei primi sei mesi del 2009. Ma la gente, quella che alimenta il commercio, l’import e l’export, non ha soldi per comperare. Berlusconi, un incompetente sia dal punto di vista economico che sociale, si è dimenticato che i soldi andavano dati agli imprenditori solo attraverso i consumatori. Invece, ha solo messo in atto un’azione di rapina che ha sottratto miliardi all’Italia e ha danneggiato i consumatori. Il segno negativo delle importazioni ed esportazioni, significa che l’attuale produzione nazionale, le industrie, gli artigiani, sono in assoluta sofferenza perché non producono e non vendono. Non è stato finanziato chi compera, così non è necessario produrre.
E’ necessario confrontare i dati, perché a mano a mano che i mesi passano, si confermano le condizioni della crisi e il fallimento dell’industria nazionale. Da quando si è voluto introdurre il lavoro interinale e i contratti a progetto si sono poste le basi per la distruzione della società civile.
Sono le parole e le azioni di odio di Silvio Berlusconi nei confronti della società civile. Le sue azioni che creano disoccupazione, crisi, angoscia e disagio. I cittadini si sentono ricattati e minacciati da Silvio Berlusconi e le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi sono gli atti di terrorismo messi in atto da Silvio Berlusconi contro gli italiani.

A chi ha rubato i soldi Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti?
Proviamo a leggere


Belluno. I comuni si sentono abbandonati

e stasera spengono le luci di Capodanno
Oltre una decina di amministrazioni unite: «Non è una protesta

contro un singolo governo, ma un segnale per il futuro»


BELLUNO (31 dicembre) - Oltre une decina di comuni del bellunese - ma le adesioni stanno continuando a fioccare a ritmo serrato, spegneranno per almeno mezz'ora le luci delle cittadine dolomitiche in attesa del Capodanno per sollecitare decisioni, soprattutto economiche, a favore della sopravvivenza in montagna. Capofila dell'iniziativa è il sindaco di Ponte nelle Alpi, Roger De Menech, che conta sul sostegno di realtà come Belluno, Agordo, Pieve di Cadore, Mel, Lentiai e Pieve d'Alpago.«Non è una protesta e neppure un'iniziativa contro la Finanziaria - avverte De Menech - né tantomeno è rivolta a un Governo piuttosto che a un altro; si tratta di un segnale per invitare a riflettere sul nostro futuro specie quando, per mancanza di fondi, tagliamo servizi e, come giusta risposta, i cittadini bussano alla porta dei sindaci». Nel bellunese - ricorda De Menech - negli anni è stato tagliato il servizio ferroviario, sono state chiuse e semiabbandonate le stazioni e ora è la volta degli uffici postali. A Ponte nelle Alpi, sul futuro della vita in montagna, questa sera il sindaco incontrerà i cittadini per uno scambio di auguri in municipio; mentre, il 9 gennaio, scatta un corteo di protesta con mobilitazione generale.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86058&sez=NORDEST

Ma che avranno da protestare questi amministratori. Quando Silvio Berlusconi aveva detto che avrebbe tolto l’Ici, i comuni sapevano benissimo che sarebbero rimasti senza fondi. E allora, perché non hanno protestato allora? Da dove pensavano arrivassero i soldi con cui finanziare i comuni? Dal papi Berlusconi?
Amministratori comunali ridicoli e offensivi nei confronti dei cittadini!
02 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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