Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

mercoledì, aprile 28, 2010

Proposta di modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica: Titolo I - Il Parlamento; Sezione I - Le Camere


Il dibattito sulla modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica sta passando sulla testa dei cittadini. Ogni fazione tira acqua al proprio mulino. Sembrano tante bande mafiose che tentano di garantisi il potere in vista di un possibile cambiamento: ma i cittadini, che cosa vogliono dalla Costituzione modificata? Forse solo controllare meglio ruberie e piccole mafie che negli ultimi 65 anni hanno imperversato nella politica italiana portando l'Italia al disastro economico che stiamo vivendo.

Questa è la proposta di modifica Costituzionale fatta da un cittadino che non sarà mai eletto (non ci sono le condizioni) e che non è portatore di interessi di parte, ma che desidera solo il funzionamento dello Stato in funzione dei cittadini e della società civile.
Apriamo un dibattito almeno diventeremo consapevoli di quello che sta passando sulle nostre teste.
Di questa proposta ne farò una pagina web. Questa è la proposta di modificazione degli articoli dall'articolo 55 all'articolo 69. Seguiranno altri post che proporranno la modifica degli altri articoli dlela Costituzione della Repubblica Italiana. Le pagine relative alla proposta di modifica della Costituzione della Repubblica il cui intento è quello di capire la direzione nella quale la Costituzione può e deve essere modificata, le trovate qui. Costituzione della Repubblica e le modifiche che ne rispettino lo spirito e il bisogno di libertà proprio delle intenzioni della Costituente . Quella che trovate sotto è solo un’anticipazione.


Proposta di modifica della seconda parte della
Costituzione della Repubblica Italiana

TITOLO I

IL PARLAMENTO
Sezione I - Le Camere



Articolo attuale – Art. 55.
Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

Articolo attuale – Art. 56.
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Così da modificare – Art. 56.
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti coloro che nel giorno della elezione hanno compiuto i trentacinque anni d’età
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Articolo attuale – Art. 57.
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Così da modificare – Art. 57.
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Articolo attuale – Art. 58.
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Così da modificare – Art. 58.
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il cinquantacinquesimo anno di età e che siano residenti da almeno 7 anni nella regione in cui si candidano.

Articolo attuale – Art. 59.
È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Così da modificare – Art. 59.
È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Articolo attuale – Art. 60.
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. [11]
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Così da modificare – Art. 60.
La Camera dei deputati è eletta per quattro anni, mentre il Senato della Repubblica è eletto per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata né per legge, né in caso di guerra.

Articolo attuale – Art. 61.
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.
Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Così da modificare – Art. 61.
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.
Finché non siano riunite le nuove Camere le Camere precedenti non possono legiferare.

Articolo attuale – Art. 62.
Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.

Così da modificare – Art. 62.
Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.

Articolo attuale – Art. 63.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Così da modificare – Art. 63.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Articolo attuale – Art. 64.
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Così da modificare – Art. 64.
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite non possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale. L’assenza dei componenti per più di tre volte nel corso della legislatura che non sia giustificata da impegni Istituzionali o da malattia grave, comporta la sospensione del parlamentare dallo stipendio e dalla funzione la prima volta per un mese; dopo altre tre assenze per sei mesi e così via fino alla fine della legislatura.
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Qualora non ottemperino all’obbligo sono automaticamente dimessi. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Articolo attuale – Art. 65.
La legge determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore.
Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Così da modificare – Art. 65.
Sono ineleggibili chiunque detiene una carica elettiva in altre amministrazioni (comunali, provinciali e regionali) qualora non si sia dimesso prima di presentare la sua candidatura; sono ineleggibili gli appartenenti ai corpi militari, alla magistratura e ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni col grado di dirigente, a meno che non si dimettano definitivamente prima di presentare la candidatura; sono ineleggibili coloro che controllano banche, industrie e organi di informazione, a meno che non abbiano cessato la loro attività da almeno cinque anni prima della presentazione della candidatura. Sono ineleggibili coloro che hanno commesso reati mentre erano nella pubblica amministrazione.
Nessuno può ricoprire più di una carica elettiva..

Articolo attuale – Art. 66.
Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Così da modificare – Art. 66.
La Corte Costituzionale è chiamata a dirimere il conflitto di inammissibilità dei componenti della Camera e del Senato, qualora si sollevino cause di incompatibilità o ineleggibilità.


Articolo attuale – Art. 67.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Così da modificare – Art. 67.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Qualora, un deputato o un senatore, per essere presentati dal loro partito politico hanno firmato documenti che li obbligavano, sia nel condizionare i loro comportamenti che nel versare parte del loro stipendio al partito, tali documenti sono automaticamente nulli e, costituendo ricatto, possono essere impugnati dal deputato o dal senatore, citando per danni il proprio partito politico.

Articolo attuale – Art. 68.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Così da modificare – Art. 68.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Gli insulti, le denigrazioni e le diffamazioni, che i Parlamentari mettono in atto nei confronti dei cittadini senza incarichi Istituzionali, vengono punite per legge e la pena, a deputati e senatori, va aumentata di tre volte.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Un parlamentare, accusato di reati la cui pena massima supera i tre anni viene sospeso dal parlamento fino alla prima sentenza. Ciò comporta l’obbligo da parte del Pubblico Ministero di consegnare le accuse al Tribunale del Riesame entro tre mesi e questi deve esaminare le prove ed emettere sentenza di reintegro o di sospensione del parlamentare, entro un mese. Ai processi contro i Parlamentari va data una corsia preferenziale in quanto si tratta di questioni di sicurezza nazionale.
Non serve nessuna autorizzazione per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni. Un deputato e un senatore devono essere limpidi, senza segreti e senza interessi terzi da nascondere ai cittadini.

Articolo attuale – Art. 69.
I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.

Così da modificare – Art. 69.
I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.
Ogni variazione di quell’indennità, comprensiva di benefit, deve essere sottoposta a referendum e ad approvazione dei cittadini. Il referendum che ratifichi le eventuali variazioni può essere proposto in concomitanza della tornata elettorale. Nel quesito deve essere chiaro qual è l’indennità, comprensiva di benefit percepita e qual è la variazione dell’indennità comprensiva di benefit che si vuole riconoscere loro.
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Fine della proposta di modificazione Costituzionale del Titolo I, sezione 1 della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana.

28 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica, aprile 25, 2010

Gianfranco Fini tiene Silvio Berlusconi per le palle; le sta schiacciando e Silvio Berlusconi gode più che non con Noemi!


Diciamola tutta: Gianfranco Fini sta tenendo Silvio Berlusconi per le palle e lo sta strizzando bene, bene. E’ solo perché Silvio Berlusconi era tanto teso a sistemarsi i lifting facciali che ha offerto le proprie palle a Gianfranco Fini e ad una destra più attenta alle regole sociali.
Questa situazione figurata dipinge la situazione politica in questo momento e le prospettive future.
Inizialmente avevo pensato che lo scontro Fini-Berlusconi avesse uno scopo strategico la ricerca di un incidente che permettesse di andare ad elezioni anticipate in modo che Berlusconi potesse presentarsi con un parlamento controllato quando si sarebbe votato per il nuovo capo dello Stato.
Invece, oggi, mi sto rendendo conto che Fini ha deciso che Berlusconi “non deve sortir vivo”!
La forza di Berlusconi è data dal controllo dell’informazione e dall’effetto che sortisce la notizia eclatante data ad effetto dalle sue televisioni e dai media. Non per nulla Silvio Berlusconi non accetta nessun confronto politico con nessun oppositore perché non è in grado di reggere nessun confronto politico. La forza di Fini è rappresentata dal fatto di essere all’interno delle Istituzioni e di avere, da destra, una sua visione dello Stato e della società. Berlusconi, al contrario, ha una visione di “sé stesso come padrone dello Stato”: il capo azienda! Il padrone in nome del dio padrone. Mentre Fini è in grado di costruire dei rapporti politici con le persone in un partito in cui dibatte, Berlusconi può costruire dei rapporti solo con i suoi servi o con le pecore del gregge di cui egli vuole essere il buon pastore (anche quando se le sodomizza).

Silvio Berlusconi è troppo impegnato a difendersi dai processi per rendersi conto della società in cui vive e dei problemi crescenti che sono nella società. L’Italia sta vivendo una situazione come la Grecia, lo ha detto, sia pur indirettamente oggi, Giulio Tremonti:

Grecia: Tremonti, l'Europa non è un condominio dove si entra e esce
25 aprile, 2010
WASHINGTON - L'Europa non è un condominio dal quale si entra e si esce a proprio scelta, ma è una comunità ispirata ad un principio politico di unione che assume anche valore giuridico. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti torna così a ricordare a ciascuno stato membro le proprie responsabilità, soprattutto in un momento come quello attuale in cui la crisi greca chiama i partner dell'Unione a scendere in campo per fornire il proprio aiuto. Al termine della due giorni di lavori che ha visto susseguirsi le riunioni di G7, G20 e Fondo Monetario Internazionale, il ministro preferisce non parlare esplicitamente di Grecia, ma si avvale di una nuova metafora per ricordare a ciascuno il proprio ruolo, anche per gestire il problema di quello che lui preferisce definire, invece di contagio, rapporto di "controparte". E questa volta cita il Titanic.
"Chi aveva il biglietto di prima classe sul Titanic - racconta - non si è comunque salvato". Quando sorgono dei problemi all'interno dell'Unione Europea, dunque, "non significa che i costi li paga solo qualcuno, che non vengano fuori le colpe, che chi fa casino non debba sostenere i costi e ammettere le proprie colpe". Secondo il Ministro si tratta in sostanza di una "visione etica, storica, dell'Europa e se è così devi comunque intervenire, poi il regolamento dei conti lo fai comunque". E Tremonti non manca di sottolineare che "io il regolamento dei conti lo farei anche con chi ha fatto l'allargamento in questo modo". Nonostante gli effetti oltre confine della crisi greca, per il costo del debito pubblico italiano non sembrano profilarsi problemi: "la struttura dei nostri spread - ha detto infatti Tremonti - si muove secondo un flusso ordinario". Infine, per quanto riguarda un altro tema in questo momento all'ordine del giorno dei grandi del mondo, l'introduzione di una nuova tassazione sulle banche per gestire le crisi, il ministro ha ricordato che "a parte la scelta politica, credo che il meccanismo sia ancora molto indeterminato: non è chiaro a cosa serve e chi dovrebbe applicarla".
Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/04/25/visualizza_new.html_1766209586.html


L’Italia è la prossima dopo aver nascosto la polvere sotto il tappeto per anni. La situazione economica sta esplodendo nelle mani dei Berlusconi. Per di più la Lega vuole le Banche del “nord” il che significa mettere in allarme i banchieri in una condizione in cui Berlusconi non è in grado di dire “no!” alla Lega.
In questo scenario la destra si deve sganciare dal personalismo e dal soggettivismo di Berlusconi perché le esigenze della politica e dell’economia richiedono una riattivazione degli strumenti Istituzionali e non la loro delegittimazione come vorrebbe Silvio Berlusconi e la Lega.
A livello di massa c’è un’esigenza che la sinistra, come il Partito Democratico, non è in grado di cogliere e di coniugare con la tradizione democratica; dall’altro lato l’economia, l’alta finanza, l’imprenditoria, hanno la necessità di sbarazzarsi di Silvio Berlusconi che rappresenta, al di là delle singole letture che ne si può dare, l’avvento del sistema mafioso nelle Istituzioni nazionali.
L’occupazione mafiosa non è in grado di gestire le istituzioni perché è sempre “antagonista” alle Istituzioni, in quanto tali, pur trovando individui all’interno delle Istituzioni pronti ad appoggiare le istanze mafiose. Prima o poi la contraddizione arriva al pettine e sia la struttura che ha favorito le istanze mafiose, sia le collusioni all’interno delle Istituzioni, entrano inevitabilmente in conflitto con le Istituzioni in quanto tali a meno che la mafia non riesca ad imporsi sullo Stato, come sta facendo la chiesa cattolica.
Per riuscire a battere Fini, Berlusconi avrebbe bisogno di un grande “colpo di teatro”. Di un grande successo teatrale o di altre situazioni emergenziali: un terremoto abruzzese elevato al quadrato. Lo stesso terremoto d’Abruzzo sotto Roma o sotto Milano. Già se quel terremoto gli arrivasse sotto Palermo non gli servirebbe. Senza un tale colpo di teatro Berlusconi viene eroso sia dai processi penali e civili in corsoi, sia dai processi futuri in cui sta per essere coinvolto (sia direttamente che indirettamente come ad esempio le denunce contro Il Giornale si possono considerare denunce contro Berlusconi).
Per contro, i dati presentati oggi dal quotidiano La Repubblica dicono che un eventuale partito politico capeggiato da Fini, oggi come oggi, potrebbe raccogliere il 6% dei voti. Per fare quel partito politico Fini dovrebbe essere espulso dal PdL, come ha richiesto Bossi. E questo Berlusconi non se lo può permettere. Inoltre, bisogna tener presente che Bossi non può tollerare la presenza di Fini perché l’idea di Fini e della destra del Federalismo, non è la stessa idea di Bossi (o di Zaia e Cota) sul federalismo. Mentre Bossi, Zaia e Cota, intendono il federalismo come un’occasione per rapinare l’Italia e distruggere le Istituzioni Nazionali, Fini e la destra lo intendono come una redistribuzione della ricchezza (chi saranno i beneficiari, questo è un’altro paio di maniche). Sarà inevitabile che con Fini all’interno del PdL il federalismo voluto da Bossi e dalla Lega non può passare. Bossi continuerà a chiedere l’allontanamento di Fini e Silvio Berlusconi sarà costretto a rimangiarsi le stupidaggini che ha detto pubblicamente contro Fini.

Silvio Berlusconi è la figura del padrone che non è mai stato in grado di fare politica: fa il capopopolo, il padrone, l’unto del signore, ma non il politico. E’ incapace, proprio perché non gli frega nulla di fare politica, gli frega soltanto dei suoi interessi contro il paese Italia.
In questa situazione Gianfranco Fini lo tiene per le palle Silvio Berlusconi (e gliele sta strizzando), come per le palle lo stanno tenendo altri due personaggi. Uno è quel Giulio Tremonti che per Berlusconi nasconde la polvere sotto il tappeto e l’altro è quel Nicolò Ghedini sul quale è difficile dire se è “scemo” (uno che davanti alla Corte Costituzionale proclama un individuo al di fuori della legge induce al sospetto....) o se ha nelle sue intenzioni quelle di cucinarsi Silvio Berlusconi facendosi pagare parcelle milionarie e inventando trucchi “giudiziari” che eccitano tanto la “furbizia” di Silvio Berlusconi rendendolo felice nel pagare le parcelle. Nicolò Ghedini ha ingannato una sola persona, Silvio Berlusconi. Per contro, appare evidente o, se preferite, il sospetto è forte da costruire un’intima convinzione, che Silvio Berlusconi ha commesso un numero talmente elevato di reati gravi che ringrazia le furbate di Nicolò Ghedini di sottrarlo ai processi e di offuscare, con le sue uscite, la capacità di critica degli italiani. Furbate che si possono far risalire ad una scuola di pensiero (o a una banda criminale, scegliete voi....) che di delitti ne ha commessi parecchi!

L’ultima annotazione in questo quadro riguarda i vari deputati e senatori del Popolo delle Libertà. Personaggi che non brillano per ideali politici, ma per convenienza. Quanti di loro si schiereranno con Silvio Berlusconi e quanti con Gianfranco Fini?
Quante rielezioni è in grado di garantire Silvio Berlusconi e quante Gianfranco Fini?
Gli ultimi dati dicono che se Silvio Berlusconi espelle Fini e Fini si presenta con un suo partito, sia da solo o in alleanza con Casini e qualcun altro (più per ragioni di quorum che per ragioni di alleanza, dato il sistema elettorale attuale), potrebbe dimezzare deputati e senatori. Dimezzare la sua rappresentanza nella società a vantaggio di un Gianfranco Fini che sostituirebbe, di fatto, Silvio Berlusconi come punto di riferimento (tolto il ruolo di Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi non è in grado di agire come un deputato o un senatore qualunque) del centro-destra. In questo caso si indebolirebbe anche la sinistra perdendo quella fascia di elettori che sono schierati in una situazione di centro o che vedono in Fini un oppositore di Berlusconi più efficace di Bersani.

In sostanza, Silvio Berlusconi è tenuto per le palle.
I cittadini si domandano: quanto durerà la goduria di Berlusconi nel farsi strizzare le palle?
Intanto la crisi economica sta distruggendo la società civile e la chiesa cattolica continua a stuprare bambini nonostante le dichiarazioni di Ratzinger e la simpatia di Berlusconi.
---aggiunta---
L'11 maggio Silvio Berlusconi con la strizza al culo riunisce i suoi "fedelissimi" fra i quali Alemanno e Verdini per cercare delle soluzioni per ricucire con Gianfranco Fini. Terrorizzato e impaurito, con un gran male alle palle dovuto alla forte presa di Gianfranco Fini, Berlusconi capitolava. Venne dato l'incarico a Verdini di "sondare", "verificare", se c'erano dei margini per ricucire la frattura con Gianfranco Fini. Silvio Berlusconi, incapace di avere un confronto politico da persona civile, più abituato ad essere il padrone che dà ordini, davanti al dito puntato da Gianfranco Fini e dalla determinazione dei suoi, si cala le brache e, come un accattone, tende la mano per elemosinare un compromesso.
Questo avviene nella stessa giornata in cui Ciancimino rivela (poi qualcuno verificherà la fondatezza) che Berlusconi ha sempre agito indirizzato da interessi mafiosi: "La maggior vittima della mafia". Le vittime, fino ad ieri, eravamo abituati ad intenderle come delle persone uccise dalla mafia; non come capacità della mafia di trasformarle in strumenti d'uso. Per questo il sospetto che questo governo non facesse una "guerra alla mafia", ma, per le sue prerogative usava lo Stato per una "guerra di mafia", si fa sempre più concreto.
Dalle ultime indiscrezioni del giorno 12 maggio, sembra che Fini gli abbia risposto "picche" :
"Il presidente della Camera Gianfranco Fini non ha in programma nè oggi nè nei prossimi giorni incontri con esponenti del Pdl". Lo afferma il portavoce del presidente di Montecitorio, raggiunto telefonicamente, a proposito della notizia secondo cui il presidente della Camera avrebbe dovuto incontrare oggi il coordinatore del Pdl Denis Verdini.
Al che Silvio Berlusconi affermando che "tanto l'uva è acerba", ha commentato:
"Prima della direzione avevamo periodicamente riunito l'ufficio di presidenza. La Russa, gli altri ex An e gli uomini vicini a Fini non hanno mai tirato fuori quei problemi, che in ogni caso io considero assolutamente secondari". "E comunque quei problemi hanno portato a un voto, li abbiamo votati e risolti. Come in ogni sistema democratico si vota e la maggioranza vince".
Da La Repubblica 12 maggio
---fine aggiunta 12-11 maggio 2010 ---

25 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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Tel. 3277862784
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lunedì, aprile 12, 2010

Come il governo usa la propaganda per illudere sulla fine della crisi.



Con i dati sulla produzione industriale di febbraio 2010 resi noti dall’Istat oggi, si certifica la grave crisi economica che sta distruggendo l’Italia.
I tromboni della propaganda berlusconiana si sono affrettati a sottolineare la presenza di un incremento rispetto al febbraio del 2009, ma si dimenticano di sottolineare il crollo della produzione che il febbraio del 2009 ha avuto rispetto al febbraio del 2008.
Tale confronto conferma che l’aumento della produzione non solo è irrisorio, ma sottolinea come la produzione industriale si sia bloccata ai livelli del 2009 che, con questo dato, dimostra di essere un anno spartiacque fra un’organizzazione industriale morente e una nuova organizzazione industriale che il governo si rifiuta di gestire in modo da creare allarme e disperazione sociale.
Leggiamo alcuni dati sulla produzione industriale di febbraio di oggi:

L'Istituto di statistica comunica che non c'è stata variazione rispetto a gennaio 2010Gli incrementi maggiori nei settori chimico, elettronica e ottica, mezzi di trasporto
Istat, cresce la produzione industriale+2,7% a febbraio, primo rialzo dal 2008
ROMA - La produzione industriale a febbraio ha registrato una variazione positiva del 2,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Lo comunica l'Istat. Si tratta del primo rialzo tendenziale dall'inizio del 2008. Il dato risulta invece invariato rispetto a quello di gennaio 2010.L'incremento è relativo sia all'indice grezzo della produzione industriale, sia all'indice corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20, come a febbraio 2009). I dati grezzi non crescevano da luglio 2008, mentre quelli corretti erano fermi da aprile dello stesso anno.L'analisi per settore di attività economica evidenzia che a febbraio l'indice corretto per gli effetti di calendario ha segnato, rispetto allo stesso mese del 2009, gli incrementi più marcati nei settori dei prodotti chimici (+15,7%), della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica (+9,9%) e dei mezzi di trasporto (+9,1%). In diminuzione sono risultati, invece, l'industria del legno, carta e stampa (-4,7%), l'attività estrattiva (-1,8%) e i macchinari e le attrezzature non classificati altrove (-1,3%).Per quanto riguarda in particolare la produzione di autoveicoli, l'incremento tendenziale è stato del 16,1% su base annua (dato corretto per effetti di calendario). Nei primi due mesi del 2010 l'indice ha segnato un aumento del 31,3% rispetto al periodo gennaio-febbraio del 2009.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/2010/04/12/news/istat_cresce_la_produzione_industriale_2_7_a_febbraio_primo_rialzo_dal_2008-3284372/


E confrontiamo questi dati sui dati che nello stesso periodo dello scorso anno vennero dati dall’Istat nel confronto fra produzione industriale del 2009 e produzione industriale del 2008:


Produzione industriale crolla: -23,7% in un anno. Ai minimi dal ‘90

Ancora un record negativo per la produzione industriale: a febbraio ha segnato un calo del 23,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. A lanciare l’allarme è l’Istat sottolineando che si tratta del crollo peggiore dal 1990, da quando cioè iniziano le attuali serie storiche. Diminuendo del 3,5% rispetto a gennaio, il mese di febbraio risulta così il decimo mese di calo consecutivo a livello congiunturale.Rispetto a gennaio, la produzione industriale a febbraio è diminuita del 3,5%, è il decimo mese di calo consecutivo a livello congiunturale. L’indice della produzione corretto per gli effetti di calendario ha registrato una diminuzione tendenziale del 20,7%. I giorni lavorativi sono stati infatti 20 contro i 21 di febbraio 2008. Anche in questo caso si tratta del calo maggiore dal 1990. Per quanto riguarda i raggruppamenti principali di industrie rispetto a gennaio le variazioni destagionalizzate sono state tutte negative: -6,5% per i beni intermedi (metallurgia tessile base, gomma e chimica) i più colpiti, -4,2% per i beni strumentali, -2,4% per l’energia e -1,2% per i beni di consumo. All’interno di quest’ultimo raggruppamento i beni durevoli hanno registrato un calo del 4,3%, mentre per i beni non durevoli la discesa è più lenta (-0,1%). Rispetto a febbraio 2008 i cali corretti per giorni lavorativi sono stati invece del 30,2% per i beni intermedi, del 22,5% per i beni strumentali, del 10,4% per l’energia e del -8,4% per i beni di consumo (-23,5% per i durevoli e -5,5% per i non durevoli).La produzione di autoveicoli è diminuita a febbraio del 42% rispetto allo stesso mese del 2008. L’Istat ha, tuttavia, specificato che nei primi due mesi del 2009 il calo è stato del 48,4%. A gennaio, infatti, si era registrato un crollo ancora più significativo, pari a -54,7%.

Tratto da:
http://blog.panorama.it/economia/2009/04/09/produzione-industriale-crolla-237-in-un-anno-ai-minimi-dal-90/


Dal confronto dei dati emerge che la situazione della produzione industriale attuale altro non è che la fissazione del crollo industriale dello scorso anno e la conferma come la crisi economica non permette nessuna ripresa dell’economia nazionale.
Non possiamo far altro che aspettarci licenziamenti e nuova miseria sociale.
12 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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