Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

venerdì, maggio 07, 2010

Silvio Berlusconi e l'armata fantasma: c'è un complotto di servizi segreti dell'armata fantasma!

Dopo una certa età le persone diventano paranoiche. Scorgono fantasmi o gnomi dietro la crescita dei funghi. E’ come se la rugiada del mattino non fosse un’umida cascata in un bosco, ma un insieme di individui che controllano la vita delle persone.
Mi è capitata un’altra volta di ascoltare questa sensazione. Allora era il 1973 e mi ricordo che mi muovevo in un insieme di ombre di cui non afferravo la forma ma dovevo dedurle dalle azioni. Oggi, leggendo un po’ di cronaca riesco a vedere alcuni di quei fantasmi, ma di altri fantasmi che si muovono attorno forse non ne intuirò mai la forma.
Una brigata fantasma che popola romanzi di fantascienza, di spionaggio, romanzi fantasy o apocalittici.
Fantasmi che sbucano all’improvviso. Solo che non li vedi. Ti appaiono come delle azioni, coincidenze, effetti.
Cinque articoli, uno dopo l’altro, che riguardano Silvio Berlusconi e l’ “armata fantasma”.
Iniziamo dal “grand’uomo” quello che pensa che, diventando il Presidente del Consiglio con i ricatti degli altri è al di fuori di ogni gioco: lui ha ricattato Fassino; lui ha ricattato Marrazzo.

IL CASO
"Berlusconi ascoltò la voce di Fassino e mi promise eterna gratitudine"
Favata: io ad Arcore con la telefonata tra il leader Ds e Consorte.
Ieri l'imprenditore in procura.
"Ora sono senza lavoro, ho chiesto aiuto invano a Ghedini".
"In quell'occasione Paolo Berlusconi aveva portato in regalo al fratello un tartufo gigantesco"
di EMILIO RANDACIO

MILANO - Fabrizio Favata, l'imprenditore indagato nell'inchiesta milanese per aver "passato" alla famiglia Berlusconi l'intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ("Allora, abbiamo una banca?"), si è presentato ieri alla procura, con il legale Antonio Nebuloni, per raccontare la sua verità. Al pm Massimo Meroni ha anche consegnato tre registrazioni a supporto della sua versione.
Favata - va ricordato - in passato è stato arrestato per bancarotta e ha subito tre condanne tra il '93 e il '94. Da allora, la sua vita galleggia. Un momento di gloria era arrivato con la Iptime, società di cui è stato consulente per Paolo Berlusconi. Nel 2007 la Iptime è stata liquidata. Ed è per questo che a Favata, in grave crisi economica, viene in mente di rispolverare la promessa che nel 2005 Silvio Berlusconi gli avrebbe fatto ad Arcore. Quale promessa? Qui entra in scena la versione di Favata. A ottobre vede Antonio Di Pietro e racconta che il nastro della conversazione Fassino-Consorte, al premier, lo ha portato lui, alla vigilia di Natale del 2005, in compagnia di Paolo Berlusconi e dell'ex numero uno della Rcs (Research control system), Roberto Raffaelli, che ha affittato alla procura la strumentazione per intercettare Consorte. Di Pietro ascolta la storia e, il giorno dopo, presenta un esposto in procura. Favata e Raffaelli finiscono indagati per accesso abusivo al sistema informatico.Favata, com'è che quel nastro è finito nelle mani del premier?"Nell'ottobre del 2005 mi trovavo nella sede della Rcs da Raffaelli. Mentre chiacchieravamo, Roberto mi ha allungato un paio di cuffie e mi ha fatto ascoltare il nastro di Fassino. Raffaelli mi ha raccontato il contesto e abbiamo deciso di rivolgerci a Paolo Berlusconi, con il quale lavoravo".
Come siete arrivati ad Arcore?"Paolo ci disse che avremmo incontrato il presidente ad Arcore alla vigilia di Natale 2005. L'appuntamento era alle 18 e 40 nel parcheggio di un grande magazzino. Poco prima di arrivarci, ho chiamato sul cellulare Paolo Berlusconi. Lui era già lì, con la scorta. Li abbiamo seguiti fino alla villa del premier. Ricordo che Paolo aveva portato il regalo di Natale per il fratello. Dentro un barattolo c'era un gigantesco tartufo. Poi si è aperta una porta e il presidente ci ha fatto accomodare in una saletta. Si è disteso su una poltrona e ci ha chiesto di fargli ascoltare "quella cosa". Raffaelli ha acceso il portatile, ha inserito la chiavetta e ha fatto girare il nastro. Quando Berlusconi ha riconosciuto la voce di Fassino, ha aperto improvvisamente gli occhi e ha detto: "Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno"".Tutto qui?"Berlusconi ha chiesto a Raffaelli come funzionava la "cosa". Mi ha dato l'impressione di non essere molto pratico. In tutto, l'incontro non è durato più di venti minuti".Ricapitolando, Raffaelli spingeva sul premier per un appalto in Romania. Paolo Berlusconi fece pubblicare la conversazione sul il Giornale. Ma a lei, di ficcarsi in questo ginepraio, chi glielo ha fatto fare?"Quel favore mi ha rovinato. Nel giro di pochi mesi, viste le cattive acque in cui navigavano le società di Berlusconi, il fratello ha deciso di chiuderle tutte, compresa la Iptime. In piedi è rimasto solo il Giornale. E da un giorno all'altro mi sono ritrovato in mezzo a una strada. Allora mi è venuta in mente quella promessa fatta ad Arcore".A qualcuno potrebbe sembrare qualcosa di simile a un ricatto..."Chiedevo aiuto perché ero e continuo a essere disperato. Era stato il Cavaliere a dichiararmi la sua eterna riconoscenza. Ricordo che nel 2005 i sondaggi davano Forza Italia in netto calo. Alle politiche successive, invece, il margine fu molto ridotto. E questo, sono convinto, anche per la campagna di stampa su Fassino. In questi mesi ho anche incontrato l'onorevole Niccolò Ghedini. Ho chiesto un prestito di un milione per riavviare l'attività dell'Iptime, ma non mi hanno aiutato".Può provare di aver incontrato Ghedini?"Nello studio padovano ho registrato il colloquio con un collaboratore. L'ho appena depositato alla procura di Milano".Cosa si aspetta dal suo futuro?"Solo di essere aiutato. Spero che qualcuno possa offrirmi un lavoro, la possibilità di riscattarmi, di mettere al riparo la mia famiglia. Mi appello agli italiani, mettetevi una mano sul cuore, altrimenti il 25 maggio con la mia famiglia sarò costretto a vivere come un senza dimora".
(06 maggio 2010)
Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/06/news/berlusconi_ascolt_la_voce_di_fassino_e_mi_promise_eterna_gratitudine-3850002/



In pochi mesi Paolo Berlusconi, dice Fabrizio Favata, ha chiuso tutte le società.
Il fallimento che è sempre stato sospeso come una spada di Damocle sulla testa di Silvio Berlusconi.

GOVERNO
Berlusconi: "Mai parlato di congiura"Sul dopo Scajola La Russa frena la Lega
Il premier smentisce le dichiarazioni riportate ieri dalla stampa e parlando dell'interim allo Sviluppo economico assicura: "Sarà breve". Bossi: "Forse Galan al posto di Scajola e un leghista all'Agricoltura". Il ministro della Difesa: "Sarà un politico del Pdl". Anm al premier: "Facciamo solo il nostro dovere"



ROMA - "Non ho mai parlato di congiure e complotti. Il termine congiura lo avete scritto voi, penso di non averlo mai detto in vita mia, è un vocabolo che non mi appartiene" ha detto il premier Silvio Berlusconi conversando con i giornalisti smentendo le dichiarazioni riportate ieri e replicando a chi gli faceva notare che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avesse preso le distanze da un'ipotesi del genere.Il premier ha quindi esposto il suo pensiero: "Penso che tutto va avanti come è sempre andato avanti, e cioè con alcuni magistrati politicizzati e basta. Io di natura credo di non avere mai detto congiura in vita mia. Mai, non è assolutamente un mio vocabolo". E dunque, ha concluso, "non ho mai detto né congiura né complotto". A queste parole ha risposto l'Associazione nazionale dei magistrati: "Ci sono delle inchieste giudiziarie, i giudici hanno un compito da svolgere che gli assegna la Costituzione, di accertare appunto se determinati fatti costituiscono reato". Premier: "Interim sarà breve". Poi, parlando dell'interim allo Sviluppo economico, Berlusconi ha assicurato che "sarà breve e sarà un incarico limitato nel tempo". "E' un incarico - ha precisato - diciamo così, tecnico. Durerà giorni". Berlusconi ha aggiunto che sulla scelta del successore di Scajola, serviranno dei giorni perché "devo consultarmi anche con gli alleati, all'interno del governo e mi sono preso qualche giorno di tempo per una decisione che deve essere ponderata". Nomi in campo? "Ci sono alcuni nomi che ho in mente", ha risposto il premier.Chi sostituirà Scajola? Umberto Bossi ragiona, con i cronisti a Montecitorio, del dopo-Scajola. Si parla di Giancarlo Galan al posto di Claudio Scajola al ministero dello Sviluppo economico e di un leghista al dicastero dell'Agricoltura di Luca Zaia. Uno scenario possibile secondo il leader del Carroccio. "Potrebbe anche essere", replica il senatur. Ma dal Pdl arriva uno stop. "Abbiamo appena fatto un riequilibrio con la Lega - dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa dopo la riunione tenutasi a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi ed i vertici del Pdl - Io penso che gli equilibri all'interno della coalizione siano già corretti. Non ci saranno drammi ma credo che sarà un politico del PdL e non un tecnico". Schifani: "Sul ddl anticorruzione fare presto". Intanto oggi il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sollecitato, con una lettera, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia "a una definizione in tempi brevi" del ddl anticorruzione "per consentire una sollecita calendarizzazione del provvedimento in Assemblea".

Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/06/news/anticorruzione_fare_in_fretta_lettera_di_schifani_alle_commissioni-3856275/


Posso chiamarla solo “armata fantasma”.
Qualcuno che raccoglie informazioni. Qualcuno che le distribuisce. Qualcuno che decide quando usarle. Qualcuno (forse Toro?) decide di fermare le indagini e altri le accelerano. L’armata fantasma da una sorte di “via libera”. Un Questore che approva o rifiuta. Un Prefetto accondiscendente o riluttante. Un magistrato che vorrebbe emettere una sentenza e, invece, improvvisamente cambia idea e ne emette un’altra. Una denuncia archiviata o una denuncia accelerata.
E’ “l’armata fantasma” che alimenta i propri progetti. Forse non usa i telefoni, ma il vecchio metodo dei sussurri e dei consigli. Indicazioni nelle orecchie o ordini e consigli al giornalista amico.

INCHIESTA APPALTI
Verdini: "Mai ricevuto avvisi di garanzia"Escluse le dimissioni: "Da cosa mi dimetto?"
Intervenuto a "La telefonata" di Mattino5, per il coordinatore nazionale del Pdl si tratta di "un altro processo mediatico". "Avrò fatto qualche telefonata. Ma nulla di sostanziale, non avevo nessuna responsabilità di governo. Io non posso fare niente di concreto"

ROMA - Denis Verdini nega, non sa di essere indagato per corruzione nel business degli appalti dell'eolico in Sardegna, ribadisce che il suo presunto coinvolgimento "è una follia". Intervenuto a "La telefonata" di Maurizio Belpietro a Mattino5, il coordinatore nazionale del Pdl ha dichiarato: "Avvisi di garanzia non ne ho ricevuti. Dicono che sono indagato ma io non so niente". Per Verdini si tratta di un processo mediatico, una gogna pubblica. "Mi sembra una follia quello che sta accadendo, un'operazione di violazione costante del segreto istruttorio, ti espongono a processi mediatici a quali non voglio stare - ha detto nell'intervento -. Si reclama che i politici vogliono sfuggire ai processi, invece i processi vengono fatti altrove. Mi sento tranquillo e mi attengo ai fatti". "Quando uno fa politica - ha aggiunto durante il programma - può fare delle cose ma nessuna illegittimità. Avrò fatto qualche telefonata ma non c'è nulla di sostanziale, non avevo nessuna responsabilità di governo o funzioni, non posso fare niente di concreto. Sono opinioni dei magistrati con cui voglio confrontarmi". Verdini ha aggiunto che "nessuno mi ha detto niente, ho letto solo sui giornali. Anemone non lo conosco, mai visto. Ci sono altre persone con cui ho parlato, ma solo quello. Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, è un'inchiesta vecchia, ma io non so nulla".Per Verdini pensare al complotto è legittimo: "Ci sarà una congiura? Non lo so ma certo si ripetono sempre gli stessi fatti e con puntualità - ha detto -. E quando una cosa si ripete puntualmente diventa scientifica ed è legittimo anche sospettare delle cose". Ma nessuna dimissione all'orizzonte, secondo Verdini quello di Scajola è stato infatti "un gesto significativo, se no la gente non è contenta di niente. Io da che mi dimetto? Non ho responsabilità di governo, solo di organizzazione del partito". E sulle possibili ripercussioni all'interno del Pdl, invece, secondo Verdini "possono prestare il fianco all'avversario vero, che vuole che il paese resti dove è invece di fare le riforme vere. Se cadesse il governo è logico che si dovrebbe andare al voto, poi ci sono delle regole da seguire ma non vedo questa questione perchè la maggioranza e il governo sono forti".

Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/06/news/verdini-nega-3851755/


Ci sono sempre dei fantasmi che tornano a tormentare: ricordano gli errori e mantengono vivo il ricordo fra i cittadini del Silvio Berlusconi che si fa le minorenni.
L’armata fantasma agisce per distruggere una persona. E all’armata fantasma riesce bene il gioco, quanti più scheletri sono nascosti negli armadi.

IL COMPLEANNO
Noemi, notte in discoteca a Milano "Per i miei 19 anni il sogno di un film"
La festa della ragazza che un anno fa ricevette la "sorpresa" di una visita di Berlusconi. Con lei la madre e gli amici di Portici. Firma autografi davanti alla torta per cento persone
di CONCHITA SANNINO

MILANO - Il suo mestiere, per ora, è il "compleanno". Ed è questo esercizio ad attirare alcune dozzine di fotografi e quaranta testate giornalistiche, ieri notte, in una discoteca di Milano. Noemi Letizia, la prediletta di papi, lo sa. Un anno dopo la partecipazione di Silvio Berlusconi alla festa del suo diciottesimo a Casoria, una presenza dalle devastanti conseguenze politiche e coniugali, eccola dunque: la ragazza di Portici, che sogna alternativamente di fare l'attrice, la ballerina, la showgirl e anche l'imprenditrice e il "naso" dei profumi ("Politica? No, ora non ne voglio sentir parlare"), imbastisce un altro compleanno mediatico. Lei arriva alle 22.30. L'abitino è avorio, lo stesso colore di quella lontana sera nella provincia napoletana, ma stavolta è punteggiato di piume, pagliuzze argentate e dalla pochette argento. I tacchi sono altissimi e in lucente plexiglas. Con lei ci sono gli amici di Portici e sua madre Anna. Più diplomatica eppure tesa rispetto a un anno fa, alcuni tratti del volto e del corpo visibilmente modificati, Noemi soffia le candeline (a otto giorni di distanza dal conteggio dell'anagrafe) di una torta millefoglie bianca per cento persone, firma autografi, si scatena in pista. Stavolta, a far da fondo alla Noemi che si ripete, non c'è il degrado dell'hinterland di Casoria, ma il finto chic di Milano. Non le fontane kitsch di Villa Santa Chiara, ma il privé della nota discoteca "The Club", meta di aspiranti mondanità televisive e di manager di starlette come Paolo Chiparo, l'agente che, insieme con il giovanissimo regista Carlo Fumo, ha organizzato per Noemi location e tema di una piovosa notte di mezza primavera.
"Mi voglio divertire ed entrare nello spettacolo, ho solo 19 anni. Mi pare che non ci sia nulla di male, no?". Così risponde, anche stavolta, la ragazza che ha provocato il divorzio del presidente del Consiglio. E aggiunge: "Mi sto preparando, ma questa storia mi ha anche danneggiato, c'è chi non vuole farmi un provino". Dopo le conseguenze politiche di un compleanno, gestione "politica" di una fama imprevista. È quello che, accortamente, sottolinea in un suo intervento scritto anche l'amico Carlo Fumo, 24 anni appena, che due anni fa l'aveva diretta nel cortometraggio "Scacco matto". "Noemi ha vissuto un anno davvero unico - sottolinea Fumo -. Ma il caso mediatico ha anche lanciato la sua immagine oltreconfine. Ora dipende tutto da lei. Ma deve studiare per evitare di diventare uno di quei personaggi-meteora senza arte né parte...". Fumo non ammette che sia una marcia indietro rispetto a quando, solo otto mesi fa, si inventò un festival a Valva, in Irpinia, pur di insignire l'aspirante attrice di un premio al "Talento che verrà". E richiesto di indicare un ruolo per Noemi in un corto che ha in mente, se la cava così: "La rovinerei. Perché la "mia" storia comincia in una sala massaggio, con ragazze disponibili ad andare con i potenti e una scrivania su cui squillano i telefoni degli eccellenti".
(06 maggio 2010

Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/06/news/noemi_notte_in_discoteca_a_milano_per_i_miei_19_anni_il_sogno_di_un_film-3849889/


Ha ragione a gridare al complotto: sta subendo l’azione dell’ “Armata fantasma”.
Avete presente quei film in cui gruppi di poliziotti si travestono da giustizieri o da banditi e agiscono nell’ombra?
Più o meno appare come una cosa simile; qualcuno strizza le palle a Silvio Berlusconi.
La sensazione che ha è quella di essere circondato.
Eppure nessuno lo circonda.
La sensazione è quella di sbagliare una mossa politica dietro l’altra.
La sensazione che ha è che le persone che lo circondano non sono più affidabili: da Verdini a Ghedini, da Bondi a Gasparri, c’è la sensazione che stiano tentando di trovare scarpe diverse dalle sue. Sono sempre disponibili ad inveire e ad abbaiare contro l’avversario, ma, qualche volta, di sfuggita, Silvio Berlusconi coglie un guizzo, un attimo, che li fa sentire lontani. Come se stessero facendo le valige. Come topi che si apprestano ad abbandonare una nave annusando.
Prima Fini aveva reclamato uno spazio. Ora Scajola deve abbandonare, Bossi che fino ad ieri lo appoggiava, oggi lo stoppa. Belpietro, pur continuando ad inveire contro “la sinistra”, sembra diventato più accondiscendente nei confronti della sinistra. Ascolta di più. Feltri ha chiesto a Scajola di chiarire.
Guizzi, lampi, prodotti dall’ “armata fantasma”.
E Berlusconi conosce quei segnali. Lui ha militato nella P2.
Ma quante altre P2 c’erano in Italia?
Quale di queste hanno decretato che Berlusconi è un peso e un dramma non solo per l’Italia, ma anche per i loro progetti?

CENTRODESTRA
Caso Scajola, Berlusconi grida al complottoFini e Bossi lo stoppano: "Non è vero"
Il Cavaliere ha assunto l'interim e le opposizioni attaccano: "Enorme conflitto di interessi". Il presidente della Camera: "Nessuna congiura". Il leader leghista: "I magistrati fanno il loro lavoro"

ROMA - "Per ora prendo l'interim, ma è chiaro che c'è una congiura contro il governo". Secondo l'agenzia Agi Silvio Berlusconi si sarebbe rivolto così ad un gruppo di senatori del Pdl a palazzo Grazioli. Il giorno dopo ledimissioni del ministro dell'Attività produttive Claudio Scajola (che "ha creato un precedente pericoloso perché chiunque ora potrà chiedere le dimissioni di un ministro") il Cavaliere evita di sostituire il ministro ed assume sulle sue spalle la carica. Non rinunciando, però, a gridare al complotto. Ma questa volta nessuno segue il premier: né Gianfranco Fini, e questo era scontato, e nemmeno Umberto Bossi. Il presidente della Camera, intervistato da Sky, prende le distanze: "Non c'è nessuna congiura o accanimento dei giudici contro il governo, è un dovere di tutti tutelare il valore della legalità. Acceleriamo sul ddl anticorruzione". E lo stesso fa il leader della Lega: "Congiura? I magistrati fanno il loro lavoro". Fini a Sky ha parlato anche degli attacchi subìti dal Giornale. "Il problema è l'evidente conflitto di interessi in cui si trova l'editore". In serata il Cavaliere ha cercato comunque di recuperare con Fini. Ha convocato alcuni senatori della corrente del presidente della Camera ai quali avrebbe rivolto l'invito a riprendere il dialogo. "E' stato un incontro - aggiungono le stesse fonti - molto positivo"."Mi prendo l'interim". "Per ora prendo l'interim. C'è da portare avanti il discorso del nucleare che è stato impostato bene" dice Berlusconi, mettendo da parte l'ipotesi di sostituire il titolare del dicastero delle Attività produttive. Non è la prima volta che il premier decide in questo modo. Nel precedente governo fu anche responsabile della Farnesina. Ad un senatore il presidente del Consiglio ha confidato di voler cercare una persona al di fuori della politica ("Se me lo faranno fare...", è stata la sua battuta), a tutti quanti ha poi ripetuto che "al momento non ci sono candidature. Meglio - questo il ragionamento - far decantare le acque e non turbare gli equilibri del governo. La durata sarà proporzionata alle candidature che emergeranno, vediamo più avanti". Nel pomeriggio il Cavaliere è salito al Quirinale dove il presidente Giorgio Napolitano ha firmato il decreto di nomina. E su questo si sono scatenate le opposizioni. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd è secca: "Il conflitto di interessi è ora in termini solari. Il Presidente imprenditore non può anche essere ministro dello Sviluppo economico". "E' un conflitto di interessi madornale. E' la dimostrazione che ancora una volta questo governo intende farsi solo gli affari propri", aggiunge il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro.

"C'è una congiura". E' solo l'inizio. "Attaccheranno altri personaggi a me vicini ed altri esponenti di governo. Lo hanno fatto e lo faranno ancora" preannuncia Berlusconi ai suoi senatori. "C'è una congiura - ha teorizzato il premier secondo quanto viene riferito - di un sistema esterno al governo che ha in mano delle carte" o che "per via mediatica" tenta di disarcionare l'esecutivo. Il Cavaliere, nel suo ragionamento, ha parlato di "un gruppo quasi organizzato" che minaccia l'azione del governo, "di un 'dossier' aperto a rate che fa parte di un'operazione ben più vasta del 'caso Scajola'".

(05 maggio 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/05/news/berlusconi_dopo_il_caso_scajola_interim_pu_durare_c_congiura-3833507/

L’ “armata fantasma” tiene Berlusconi per le palle. Bossi, se non Fini, avrebbe potuto benissimo spendere qualche parola in più per Berlusconi. Ma deve lanciare il segnale: è iniziato il distacco.
“L’armata fantasma” ha ordinato a Bossi che non è più il caso di continuare.
Come qualche giorno fa ha ordinato a Fini che era venuto il momento di iniziare a rivendicare.
Molto probabilmente, “l’armata fantasma” ha messo anche Letta con le spalle al muro. Intanto Ciarrapico dovrà risarcire parecchi milioni di euro.
Silvio Berlusconi è solo un grande intrallazzatore. Ha messo in piedi una grande struttura dimenticando si di porsi la domanda: perché i suoi intrallazzi riuscivano?
Era “l’armata fantasma”. Si è chiesto Berlusconi perché non è ancora arrivato l’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi per il ricatto a Marrazzo? E si è chiesto Silvio Berlusconi come mai, un’inchiesta che sembra sia stata messa in piedi da persone vicine a Silvio Berlusconi per favorire Fitto e incastrare la sinistra in Puglia, ha finito per scoprire il suo giro di puttane e di cocaina mettendolo con le spalle al muro?
“l’armata fantasma” è come l’attore di quel film che dice: “Con una mano io do e con una mano io prendo. Vado per la mia strada [tralascio: fin dall’origine del tempo]....”


Oppure, se vi fa piacere, “l’armata fantasma” è come quella descritta in questo articolo:

INCHIESTA ITALIANA
Addaura, nuova veritàsull'attentato a Falcone
Così lo Stato si divise. Nel commando non c'erano solo i boss di Cosa nostra ma anche presenze estranee: uomini dei servizi segreti
di ATTILIO BOLZONI

È tutta da riscrivere la storia delle stragi siciliane. Le inchieste sono partite con quasi vent'anni di ritardo per disattenzioni investigative e deviazioni, un depistaggio che ha voluto Totò Riina e i suoi Corleonesi come unici protagonisti del terrore. Tutto era riconoscibile già allora: bastava indagare su quelle "presenze estranee" a Cosa Nostra. Ma nessuno l'ha fatto. Vent'anni dopo è stata capovolta tutta la dinamica del fallito attentato dell'Addaura. Ci sono testimonianze che rivelano un'altra verità e che irrobustiscono sempre di più l'ipotesi di un "mandante di Stato". La scena del crimine è da spostare di ventiquattro ore: la borsa con i candelotti di dinamite è stata sistemata sugli scogli non il 21 giugno del 1989 ma la mattina prima, il 20 giugno. E, da quello che sta emergendo dalle investigazioni, sembra che fossero due i 'gruppì presenti quel giorno davanti alla villa di Falcone. Uno era a terra, formato da mafiosi della famiglia dell'Acquasanta e da uomini dei servizi segreti. E l'altro era in mare, su un canotto giallo o color arancio con a bordo due sub. I due sommozzatori non erano di "appoggio" al primo gruppo: erano lì per evitare che la dinamite esplodesse. Non c'è certezza sull'identità dei due sommozzatori ma un ragionevole sospetto sì: uno sarebbe stato Antonino Agostino, l'altro Emanuele Piazza. Il primo, Agostino, ufficialmente era un agente del commissariato San Lorenzo ma in realtà un cacciatore di latitanti. Venne ammazzato insieme alla moglie Ida Castellucci il 5 agosto del 1989, nemmeno due mesi dopo l'Addaura. Mai scoperti i suoi assassini. Anche Totò Riina ordinò una "indagine" interna a Cosa Nostra per capire chi avesse ucciso il poliziotto: "Anche lui non riuscì a sapere nulla", ha riferito il pentito Giovanbattista Ferrante. "È stato ucciso perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo. Anche sua moglie sapeva: per questo hanno ucciso anche lei", ha raccontato invece il collaboratore di giustizia Oreste Pagano. Per l'uccisione di Antonino Agostino, la squadra mobile di Palermo seguì per mesi un'improbabile "pista passionale".

Qualche mese fa i magistrati di Palermo hanno ascoltato un testimone - un funzionario di polizia - che ha raccontato di avere ricevuto una confidenza proprio dal giudice Falcone, andato a trovarlo una sera nel suo commissariato: "Questo omicidio l'hanno fatto contro di me e contro di lei". Parlava dell'agente Antonino Agostino. Il secondo sommozzatore, Piazza, era un ex agente di polizia che aveva anche lui cominciato a collaborare con i servizi segreti (il Sisde) nella ricerca dei latitanti. Emanuele Piazza è stato ucciso il 15 marzo del 1990. Una "talpa" avvisò i mafiosi che l'ex agente di polizia stava lavorando per gli apparati di sicurezza. I boss lo attirarono in una trappola e lo strangolarono. Anche per il suo omicidio, la squadra mobile di Palermo indirizzò inizialmente le ricerche su "una fuga della vittima in Tunisia, in compagnia di una donna". Un depistaggio nelle indagini sul primo omicidio, un altro depistaggio nelle indagini sul secondo omicidio. Sul fallito attentato dell'Addaura sta affiorando un contesto sempre più spaventoso: un pezzo di Stato voleva Falcone morto e un altro pezzo di Stato lo voleva vivo. Ma chi ha deviato le indagini sugli omicidi di Antonino Agostino ed Emanuele Piazza? Chi ha voluto indirizzare i sospetti verso la "pista passionale" per spiegare le uccisioni dei due poliziotti?Un giallo nel giallo è nascosto fra altre pieghe del fascicolo sull'Addaura: si stanno cercando da mesi gli identikit dei due sommozzatori, ricostruiti attraverso le indicazioni di alcuni bagnanti che il 20 giugno del 1989 erano nella zona di mare dove volevano uccidere Giovanni Falcone. Quotidiani e agenzie di stampa avevano, al tempo, dato ampio risalto alla notizia di quegli identikit: oggi c'è il sospetto che non siano mai stati consegnati alla magistratura. Entrare nelle indagini dell'Addaura è come sprofondare nelle sabbie mobili.Se l'affaire dell'Addaura è il punto di partenza di tutte le indagini sulle altre stragi siciliane, è un affaire con troppi morti. E molti interrogativi. Ad esempio, perché le indagini sull'attentato al giudice sono partite con vent'anni di ritardo? E chi ha ucciso tutti i testimoni dell'Addaura?Morto è Francesco Paolo Gaeta, un piccolo "malacarne" della borgata dell'Acquasanta, che il giorno del fallito attentato aveva casualmente assistito alle manovre militari intorno alla villa del giudice. Qualche tempo dopo, Gaeta fu ucciso a colpi di pistola: il caso fu archiviato come regolamento di conti fra spacciatori.Morto è il mafioso Luigi Ilardo. Era un informatore del colonnello dei carabinieri Michele Riccio, e all'ufficiale aveva detto: "Noi sapevamo che a Palermo c'era un agente che faceva cose strane e si trovava sempre in posti strani. Aveva la faccia da mostro. Siamo venuti a sapere che era anche nei pressi di Villagrazia quando uccisero il poliziotto Agostino". Il mafioso Luigi Ilardo è stato assassinato qualche giorno prima di mettere a verbale le sue confessioni. Morto Ilardo. Morto Falcone. Morto l'agente Nino Agostino. Morto il collaboratore del Sisde Emanuele Piazza. È caccia aperta all'uomo con la faccia da mostro. Qualcuno dice che si è vicini a un riconoscimento, qualcun altro giura che quell'uomo non si troverà mai perché anche lui è morto da anni. Così come è caccia aperta ad altri "agenti dei servizi" legati ai boss di Corleone. Uno, in particolare, chiamato di volta in volta "Carlo" o "signor Franco": un uomo degli apparati che per una ventina di anni è stato al fianco dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Trattava con lui e con Totò Riina nell'estate del 1992.Sono due i livelli del coinvolgimento degli apparati di sicurezza all'ombra delle stragi: ci sono i servizi sospettati di aver trattato con la mafia e ci sono i servizi sospettati di avere avuto un ruolo attivo negli attentati. Se non si scopriranno queste trame, non sapremo mai chi davvero ha ucciso Falcone e Borsellino e perché. C'è puzza di spie in ogni massacro siciliano. Misteri di mafia che si confondono con misteri di Stato.
(07 maggio 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/07/news/inchiesta_italiana_7_maggio-3876272/

“l’armata fantasma” esiste, ma sotto l’armata fantasma c’è “l’armata fantasma”. Come il gioco di scatole cinesi. E Gladio? Era un’armata fantasma. E coloro che ordinarono la diffusione dell’eroina e la massiccia diffusione di droghe nel 1968? Era “l’armata fantasma”. Quali sono i limiti dell’ “armata fantasma”? C’è la storia dei documenti manomessi con cui si giustificò l’invasione dell’Iraq. Si sa che fu fatta da italiani che appartenevano all’ “armata fantasma”, ma quali furono i reali autori, non si sa.
Ora “l’armata fantasma” ha deciso che Berlusconi è di troppo e tutto accade “per sconcertante coincidenza”. Le “sconcertanti coincidenze” creano lo “scoramento” che attecchisce come gramigna in un paese che ha perso l’identificazione con le Istituzioni e che vede in Silvio Berlusconi e il suo apparato di propaganda televisiva un pericolo: la manipolazione di una percentuale così grande di elettori mina la possibilità dell’ “armata fantasma” di influire sui rapporti di forza politici. Se “l’armata fantasma” spande la notizia di un politico del PD con le mani nella marmellata, è sicura che l’uso della notizia influisce sulla “carriera” di quel politico. Se trovano un Anemone o un Balducci, per avere un effetto, devono mettere in moto un’enorme quantità di forze col rischio di bruciare personaggi dell’ “armata fantasma”.
Non c’è dubbio: qualcuno sta complottando contro Berlusconi. E non solo Silvio.
Naturalmente, tutto questo, è solo un parto di fantasia.
07 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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