Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

domenica, ottobre 03, 2010

Attentato a Belpietro o attentato a Di Pietro per impedirgli di denunciare chi sta stuprando la democrazia? Sospetti da chiarire!


Siamo sicuri che davvero qualcuno abbia tentato qualche cosa contro il direttore di Libero Belpietro?
Le indagini sono in corso, ma qualcuno, come Maroni, ad esempio ha già fatto ipotesi relative ad un clima intimidatorio.
Altri politici hanno invitato ad “abbassare i toni”. Spesso i politici legati a Belpietro hanno accusato Di Pietro e le sue indignazioni contro una devastazione sociale messa in atto da questo governo di essere una specie di ispiratore di quello che molti pensano ad un “attentato” al direttore di Libero, Belpietro.

E’ davvero così?
Quali sono gli elementi oggettivi che disponiamo?
Un poliziotto, dalla pistola facile, che ha sparato tre colpi sulle scale del palazzo in cui abitava Belpietro dopo aver accompagnato a casa Belpietro.
L’unico elemento in mano agli inquirenti sono i tre colpi di pistola del poliziotto.
Tutto il resto naviga nell’indeterminatezza.
Un’indeterminatezza che viene riempita dalle affermazioni del poliziotto che ha sparato. Tre colpi e non ha colpito nessuno. Ciò che ha visto era più veloce di lui. Ha scavalcato un cancello; ha fatto perdere le sue tracce; nessuna telecamera della zona al momento sembra aver rilevato l’uomo fuggito; l’identikit della polizia è stato fatto in base alle informazioni del poliziotto!

E se invece l’obiettivo era quello di fare un attentato contro Di Pietro?
Se l’obbiettivo fosse stato quello di mettere a tacere quella voce che accusa Silvio Berlusconi di stuprare la Democrazia e di uccidere il paese?

Non dimentichiamo l’incitamento all’odio messo in atto da Maroni mediante i poliziotti picchiatori che vogliono impedire alle persone di manifestare il loro dissenso. Non dimentichiamo le attività criminali di aggressione ai Rom, ai poveri e ai diseredati messe in atto dalla polizia di Stato e dalla polizia Locale. Non dimentichiamo l’attività di Silvio Berlusconi che ha fatto licenziare centinaia di migliaia di persone riducendole alla miseria. Non dimentichiamo le dichiarazioni piene d’odio di Bondi, Cicchitto e Bonaiuti che prendono in giro e insultano i cittadini che presentano i problemi sociali. O gli insulti con cui Gasparri e Capezzone allontanano le critiche ad un governo inetto.

Cosa c’è di meglio che un finto attentato per allontanare le critiche e aggredire gli avversari che chiedono giustizia rispetto ad un governo che semina ingiustizia accusando i magistrati che fanno il loro lavoro e favorendo i magistrati moralmente corrotti quando non collusi?

La Questura di Milano ha già scartato l’ipotesi che dietro quell’episodio, se effettivamente ci fosse stato quell’uomo sulle scale, non c’è un’organizzazione.
Sarà necessario stabilire se, invece c’è un’organizzazione dietro al poliziotto che ha sparato. Se ci sono delle direttive o se, invece, è una sua iniziativa personale. Io ho ancora fisse nella memoria le immagini del telegiornale in cui un poliziotto, uscito dalla scuola di Genova in cui erano stati macellati i ragazzi, mostrava uno strappo sulla giubba affermando di essere stato accoltellato: i processi hanno dimostrato che ha mentito, ma l’impatto emotivo sull’opinione pubblica fu di una generale approvazione del massacro a cui i ragazzi furono sottoposti da parte di poliziotti feroci e criminali.

Nella società non ci sono attentatori, nemmeno quelli ventilati di Al-Quaida. Solo che la Polizia di Stato vuole che ci siano e opera aggredendo le persone. La bomba di Bertoli alla Questura, la strage di Piazza Fontana e le accuse a Pinelli e Valpreda, la strage alla Stazione di Bologna, sono tutte operazione di polizia. Come le lettere degli “anarco-insurrezionalisti” di qualche anno fa sono azioni di destabilizzazione dell’opinione pubblica messa in atto dalla Polizia di Stato. E, per favore, non si parli di “organi deviati”, ma si parli di Polizia di Stato le cui azioni sono finalizzate alla destabilizzazione delle Istituzioni. Si spera sempre che nella Polizia di Stato ci siano anche funzionari integerrimi e che il loro potere sia tale da fermare altri poliziotti che attentano alle Istituzioni, come ci si augura che venga fatta chiarezza sull’episodio che vede coinvolto Belpietro.
C’è sempre un militante del Popolo delle Libertà pronto a lanciare una statuetta in faccia al suo capo perché deluso dalle sue scelte, ma che Silvio Berlusconi organizzi una sparatoria contro l’editore di Libero Belpietro al fine di impedire a Di Pietro di accusarlo di stuprare la democrazia per i suoi interessi personali, francamente mi sembra eccessivo. Nonostante ciò, ho un vago ricordo relativo ad una persona violentata e che aveva, fatalità, fondato i comitati “boicotta il biscione” o una cosa del genere.
E’ bene che le indagini vengano fatte a tutto campo. Ma proprio tutto!
Riporto l’articolo de La Repubblica:



L'INTERVISTA
"Le indagini sono in buone manichiariranno i dubbi sulla vicenda"
L'ex procuratore D'Ambrosio: molte analogie con l'agguato contro di me sventato nel '95
di DAVIDE CARLUCCI

MILANO - "Quel poliziotto non è un novellino. Ha una grande esperienza di scorte. Lascia stupiti il fatto che si sia lasciato ancora una volta sfuggire l'attentatore. Capitano tutte a lui...".

Gerardo D'Ambrosio, oggi senatore del Pd, era il capo della procura di Milano quando, il 14 aprile del 1995, Alessandro M. - il caposcorta che ha sventato l'attentato nei confronti di Maurizio Belpietro - mise in fuga un uomo armato di fucile pronto a colpirlo. Un episodio inquietante del quale non si venne mai a capo. E che oggi lo stesso ex capo di Mani Pulite richiama, parlando della vicenda che coinvolge il direttore di Libero.


Cosa ne pensa, senatore?


"La ricostruzione dell'agguato che ho letto sui giornali presenta diverse stranezze. Se è vero che ha sparato tre colpi di pistola, mi stupisce che un professionista come lui, con una calibro nove parabellum non abbia colpito il bersaglio da quella distanza. A meno che non abbia sparato a scopo intimidatorio. Ma io di quest'indagine non so niente, lasciamo che siano i magistrati a occuparsene e vediamo cosa emerge. A occuparsene, del resto, è Ferdinando Pomarici, lo stesso che si occupò del mio caso".


A coordinare l'inchiesta è il procuratore aggiunto Armando Spataro, sul cui conto ha espresso le sue riserve Maurizio Gasparri, chiedendosi se non ci fossero altri magistrati a cui affidare le indagini...


"Spataro, oltre a essere un ottimo magistrato, è il coordinatore della sezione antiterrorismo: le indagini non potevano essere affidate che a lui. Gasparri si occupi dei fatti suoi, se non conosce come funzionano gli uffici giudiziari, eviti di parlare. Forse dice quello che pensa il suo capo che vorrebbe una commissione d'inchiesta sui magistrati. Lasciamolo parlare e aspettiamo gli sviluppi delle indagini".


Nel suo caso finì con un'archiviazione.


"L'ipotesi dell'agguato nei miei confronti è rimasta solo un'affermazione di Alessandro M.".


Vuol ricordare come andò?


"Era un mattino piovoso di aprile. Ero a casa che aspettavo l'auto che mi avrebbe accompagnato in procura. Alessandro citofonò e disse: "Procuratore non scenda". Mi affacciai alla finestra del mio appartamento e vidi un uomo che parlava con una donna nell'asilo sotto casa mia. Quella persona fu poi sospettata come complice. A distanza di un po' di tempo lo incontrai in un supermercato. Si avvicinò a me sorridendo e con garbo mi disse: "Procuratore, permette che mi presenti. Sa, io sono quello che secondo qualcuno doveva ammazzarla...".


E l'agente cosa disse?


"Bagnato fradicio e in stato di alterazione, mi spiegò che aveva inseguito una persona dentro l'asilo. Un uomo armato di fucile che poi aveva saltato un muro ed era scappato su una moto guidata da un complice".


Lei non ci ha mai creduto.


"Io dovevo credere a un uomo della mia scorta. Resta il fatto, oggettivo, che non ci sono mai stati altri riscontri".

(03 ottobre 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/03/news/le_indagini_sono_in_buone_mani_chiariranno_i_dubbi_sulla_vicenda-7665352/


Non sono l’unico ad avanzare dei sospetti. Già si era parlato fin da subito di un attentato quando Berlusconi prese in faccia la statuetta quando, invece, si trattava solo di un militante del suo partito deluso. Per giorni il fatto venne usato dalla propaganda berlusconiana per nascondere la sua incapacità ad affrontare i problemi sociali nel fare un lavoro Istituzionale.
Oggi assistiamo alla stessa campagna preventiva e alle farneticazioni del direttore di Libero Belpietro che afferma di “dare fastidio per le sue idee”. Così, ciò che appariva agli occhi dell’opinione pubblica come un “servo sciocco di Silvio Berlusconi”, assurge al ruolo di “ideologo” che ha “delle idee”. Kant si sta dimenando nella tomba.

03 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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