Le modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana.

O le modifiche si pensano come un regime democratico, come democrazia dei cittadini, oppure si pensano dal punto di vista dell'ideologia nazista, come da anni le sta proponendo Luciano Violante del PD, in cui le Istituzioni sono le padrone dei cittadini, concedono i diritti, ma si riservano la libertà di stuprare e violentare i cittadini secondo le loro necessità

mercoledì, novembre 03, 2010

Silvio Berlusconi organizza un'evasione: che sia di Toto Reina o di Ruby, la cosa non cambia. Ha organizzato l'evasione di un imputato per delitto.

A qualcuno piace la fantapolitica?
Quando è fantapolitica?
Totò Reina è appena stato fermato dai carabinieri e dalla polizia. Stanno esaminando in che carcere mandarlo, quando arriva la telefonata di Silvio Berlusconi che dice: “E’ parente di Mubarak, sarebbe bene scarceralo, vi mando un funzionario della Presidenza del Consiglio cui affidarlo”. Subito i funzionari premurosi accolgono l’inviato del Presidente del Consiglio e gli consegnano Totò Reina. Dopo qualche giorno Totò Reina viene fermato per altri reati o sospetto di altri reati e, accorgendosi di aver sbagliato, i carabinieri e la Polizia lo inviano in prigione in attesa di processo.

Il problema non il soggetto per il quale Silvio Berlusconi ha telefonato, il problema è che Silvio Berlusconi ha messo in atto una vera e propria evasione di un arrestato e indagato. Ha sottratto un indagato alla giustizia.

In pratica Silvio Berlusconi ha messo in atto un’evasione sfruttando il suo ruolo di Presidente del Consiglio che, eufemisticamente e per la sua vanità, si fa chiamare “premier”.
Non è importante chi ha fatto evadere Silvio Berlusconi. Non è importante se ad evadere è Totò Reina o una ladra che fa la prostituta d’alto bordo, a organizzato attivamente un’evasione.

Scrive il Corriere della Sera del 30 ottobre 2010:

Poi in Questura arrivò la consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti
«Conosciamo questa ragazza non portatela in un centro»
Berlusconi chiamò in questura per Ruby: è una parente di Mubarak, meglio affidarla a una persona di fiducia

ROMA - Fu S
ilvio Berlusconi a dichiarare al capo di gabinetto della questura di Milano che Ruby era la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak. Fu lui, esponendosi in prima persona, a mentire sulla reale identità della giovane e a chiedere che fosse subito affidata al consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti. Il testo della telefonata, così come è stato ricostruito dallo stesso funzionario Pietro Ostuni, è agli atti dell'inchiesta della magistratura che procede per favoreggiamento della prostituzione nei confronti della stessa Minetti, di Emilio Fede e di Lele Mora.
È il 27 maggio 2010, le 23 sono appena passate. Nella stanza del fotosegnalamento c'è Ruby, 17 anni, marocchina, fermata perché è stata denunciata da una sua amica per il furto di 3.000 euro. Lei cerca di difendersi, giura che quei soldi sono suoi. E quando le chiedono come mai è a Milano da sola, dice di essere in lite con la sua famiglia che vive a Messina. «Sono andata via, perché ho problemi con i miei genitori», chiarisce.
In un altro ufficio squilla il telefono del capo di gabinetto Pietro Ostuni. A chiamare è un uomo. Si qualifica come il caposcorta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E subito chiarisce il motivo della telefonata: «So che da voi c'è una ragazza che è stata fermata. È una persona che conosciamo e dunque volevamo sapere che cosa sta succedendo». Fornisce le generalità della giovane, si informa su quanto è accaduto. Ostuni inizialmente resta sul vago. E allora il caposcorta è più esplicito: «Anche il presidente la conosce, anzi aspetta che adesso te lo passo». Il funzionario rimane incredulo. Capita spesso che le personalità chiamino il gabinetto delle questure sparse in tutta Italia per i motivi più disparati, ma certo non si aspettava di parlare con il capo del governo. E invece è proprio Berlusconi a chiarire la situazione. Il resoconto della sua telefonata è nelle relazioni di servizio che sono già state depositate agli atti dell'indagine.
«Dottore - spiega Berlusconi - volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». Ostuni chiarisce che la procedura di identificazione è ancora in corso, ma assicura che si provvederà al più presto. E subito dopo chiede di accelerare lo svolgimento della pratica. Poi avvisa i poliziotti che si stanno occupando della ragazza, dell'imminente arrivo della Minetti. Genericamente spiega che la questione interessa Palazzo Chigi. Non immagina che una funzionaria riferisca ai colleghi di questo «intervento». E invece la notizia fa presto a diffondersi. Soltanto il questore Vincenzo Indolfi viene informato che è stato Berlusconi in persona a chiamare, ma comunque si capisce che Ruby ha qualcuno «importante» che l'aiuta.
Qualche minuto prima della mezzanotte Minetti arriva in via Fatebenefratelli. Le viene spiegato che bisogna attendere il via libera del magistrato di turno al tribunale dei minori, la dottoressa Anna Maria Fiorilli. Nei casi di fermo di un minore, c'è l'obbligo di informare l'autorità giudiziaria del provvedimento e poi di attendere le sue decisioni circa la destinazione dell'indagato. Ed è quanto avviene anche quella sera, così come risulta proprio dalla relazione inviata al ministro dell'Interno Roberto Maroni. Al consigliere regionale viene comunque concesso di vedere la ragazza. Ruby le va incontro, l'abbraccia, la ringrazia per quanto sta facendo. Alle 2, esattamente otto ore dopo il fermo, la giovane marocchina torna libera. Agli atti rimane la firma di Nicole Minetti che dichiara di accettare il suo affidamento. Un impegno che - evidentemente - non ritiene di continuare ad onorare.
Una settimana dopo, il 5 giugno, Ruby litiga con una sua amica brasiliana. Interviene la polizia, la giovane viene portata in ospedale dove rimane qualche giorno. Al momento della dimissione la trasferiscono in questura proprio perché si tratta di una minorenne. Si decide di contattare il consigliere Minetti proprio perché possa andare a prenderla, visto che risulta affidataria. Ma per due volte la donna non risponde e a quel punto - dopo aver nuovamente contattato il magistrato per il "nulla osta"- arriva il provvedimento per trasferirla in una casa-famiglia a Genova. Nella sua informativa al ministro, Indolfi chiarisce che «nessun privilegio è stato concesso alla ragazza perché tutte le procedure sono state rispettate». Caso chiuso per il Viminale, come chiarisce in serata Maroni che si dice «pronto anche a riferirne in Parlamento». Ma l'indagine della procura di Milano è tutt'altro che conclusa. Moltissimi sono gli interrogativi ancora aperti.
Bisogna innanzitutto fare riscontri su chi effettivamente avvisò il presidente Berlusconi che Ruby era stata fermata ed era in questura per accertamenti: non è ancora escluso che abbia chiamato personalmente il caposcorta. In altre indagini sulle frequentazioni private del capo del governo, alcune ragazze avevano dichiarato di essere state autorizzate dallo stesso premier a contattare - in caso di necessità - direttamente il caposcorta o comunque qualcuno della segreteria. Una prassi che sarebbe stata seguita diverse volte e che anche Ruby potrebbe aver deciso di sfruttare quando ha compreso di trovarsi nei guai. E pure Nicole Minetti dovrà chiarire quale sia la reale natura del suo rapporto con Ruby, visto che prima accettò di firmare il decreto per l'affidamento della minore e poi decise di non occuparsene più.
Fiorenza Sanzini

30 ottobre 2010
Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_30/sarzanini_conosciamo_ragazza_c857b278-e3f4-11df-9798-00144f02aabc.shtml?fr=correlati


Va da se che organizzare un’evasione è sempre un reato. Se il poliziotto di servizio riceve degli ordini dal capo a cui ha telefonato Berlusconi e lui li esegue in buona fede non è certo responsabile. Il responsabile, in complicità di evasione è il suo capo che, una volta ricevuta la telefonata di Silvio Berlusconi ha ritenuto più opportuno violare le leggi e glissare il Pubblico Ministero per far contento Silvio Berlusconi. In quel momento, il poliziotto responsabile ha cessato di essere un funzionario di polizia per diventare un criminale (che di lavoro fa il funzionario di polizia) che in combutta col criminale Silvio Berlusconi. Ha violato il codice di Procedura Penale al fine di assicurare, a sé o ad altri, un ingiusto profitto.
Il reato, commesso da Silvio Berlusconi, non è diverso se la fuga l’ha organizzata per Rudy o per Toto Reina. Il reato che ha commesso è uguale ed è quell’idea di Berlusconi di sottoporre i Pubblici Ministeri al controllo dell’esecutivo. Silvio Berlusconi, vigliaccamente, si ritiene il padrone delle persone e non il soggetto che, come Primo Ministro, ha dei doveri nei confronti dei cittadini.
Col suo comportamento e col suo disprezzo delle regole, Silvio Berlusconi sta incitando i cittadini a tirargli tanti duomi di pietra in faccia. E’ bene che i magistrati intervengano e fermino questo delinquente. E’ bene che i magistrati facciano il loro dovere nei confronti di Silvio Berlusconi.
Diventa altresì grave e criminale l’affermazione di Umberto Bossi secondo cui Silvio Berlusconi avrebbe dovuto far telefonare ad altri, come Maroni. Ora, già è chiaro che Maroni sta usando la polizia in modo improprio e spesso per aggredire i cittadini e consentire a Ratzinger di stuprare bambini. E’ altrettanto vero che molte norme, spacciate per sicurezza, in realtà sono attentati criminali alla Costituzione della Repubblica, ma che Umberto Bossi dica pubblicamente come quella cosa sia normale ingenera rabbia per le dimissioni che i magistrati della Repubblica hanno dato all’esecuzione del loro dovere.



Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

03 novembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento: